Forum Italia-Africa

Frattini: rilanciare il ruolo dell'Africa negli organismi internazionali
 
Roma, 01 lug - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha aperto oggi a Roma il Forum "Italy and Africa Partners in business", organizzato dal ministero dello Sviluppo economico, in collaborazione con quello degli Esteri e con la Società italiana per le imprese all'estero (Simest). Il Forum è alla seconda edizione e quest'anno è dedicato ai settori delle infrastrutture e dell'agroindustria, con una particolare attenzione alle opportunità di partnership commerciale e industriale tra imprese italiane e africane. Ad esso partecipano, insieme a Frattini, il vice ministro per lo Sviluppo economico italiano, Adolfo Urso, i ministri delle Infrastrutture di 11 paesi africani, il commissario per le Infrastrutture dell'Unione africana, Signora Elham Mahmood Ahmed Ibrahim, e quello per l'Agricoltura, Tumusiime Rhoda Peace, nonché esponenti della Simest, dell'Ice e della Confindustria. Nel suo intervento, Frattini ha definito l'Africa un "attore fondamentale per la governance mondiale" e un "partner strategico" che va considerato un'opportunità e non un problema. E' inimmaginabile - ha detto Frattini - che i 53 paesi del continente africano non abbiano una rappresentanza seria e stabile nel Consiglio di sicurezza dell'Onu". Il ministro ha sottolineato che l'Africa "è ancora sottoconsiderata nei grandi organismi internazionali", precisando a questo proposito che "serve un maggiore ruolo politico dell'Africa nella governance del mondo".

Il ministro ha aggiunto poi che è necessario "superare le logiche assistenzialiste e sviluppare un reale partenariato con gli Stati africani che oggi chiedono non soltanto aiuti, ma investimenti". "L'Italia considera i suoi partner africani su un piano di assoluta parità - ha detto Frattini - l'Africa sta cambiando e oggi assistiamo a una maggiore diffusione e a un consolidamento di stati democratici, alla presenza di classi dirigenti più preparate e meno ideologizzate". Per Frattini, serve un maggiore sostegno per la stabilizzazione di alcuni paesi africani, come la Somalia e il Sudan: "Le crisi in Africa hanno effetti devastanti sul piano umanitario e un forte potenziale di destabilizzazione politica. In Somalia l'Italia ha assunto un ruolo di primo piano con la proposta di creare un gruppo di contatto sulla Somalia all'Assemblea generale dell'Onu. In Crisi invece guardiamo con attenzione al referendum sull'autonomia del Sud del prossimo anno. Da quel referendum dipende infatti la stabilità di tutte le nazioni dell'Africa sub-sahariana".

"Non è più accettabile un welfare permanente in Africa", ha concluso il capo della diplomazia italiana, ricordando come il governo di Roma abbia avviato, negli ultimi anni, nuove forme di cooperazione che includono forum internazionali e visite bilaterali. "Abbiamo introdotto il metodo innovativo delle country presentation - ha detto Frattini - che consentono un incontro tra il mondo imprenditoriale italiano e le reali opportunità d'investimento presenti nei paesi interessati. Ci sono organizzazioni, come Assafrica, Sace, Simest e Confapi che già sfruttano questo metodo con successo. Con gli incontri business to business e le visite bilaterali si eliminano infatti le procedure burocratiche e si favorisce una reale e concreta cooperazione allo sviluppo che, per altro, è un grande pilastro dell'Italia".  
 

Palazzo Brancaccio a Roma

 

 

 

 

 

Il commissario all'Agricoltura dell'Unione Africana, Tumusiime Rhoda Peace

 

Urso: cambiare la logica dei rapporti tra Italia e Africa
 

Roma, 01 lug - (Agenzia Nova) - L'Italia è un sistema sociale con una particolare vocazione all'iniziativa privata e intende sfruttare questa sua peculiarità per raddoppiare le esportazioni e gli investimenti nella regione dell'Africa sub-sahariana nei prossimi tre anni. E' quanto affermato dal vice ministro per lo Sviuppo economico, Adolfo Urso, nel suo intervento al "Forum Italy & Africa - partners in business". "Nell'Africa sub-sahariana si gioca la grande sfida del futuro - ha detto Urso - e l'Italia vuole essere in prima linea nel cogliere questa opportunità, rafforzando le politiche di partenariato". Urso ha ricordato che il nostro paese è il primo partner commerciale dell'Africa mediterranea, è il secondo al mondo per la produzione di macchine agricole ed ha una grande tradizione fieristica. "Con il continente africano - ha spiegato il vice ministro - va cambiata la politica dei rapporti. Da paese donatore l'Italia deve diventare partner di sviluppo nei settori della tecnologia, della formazione, dell'agricoltura e del turismo". Al Forum sono presenti ben 500 imprese italiane, le delegazioni di 20 ministri africani e 4 sessioni di lavoro su agribusiness, materie prime, infrastrutture e strumenti finanziari per lo sviluppo". In particolare, secondo Urso, è necessario investire nell'Africa sub-sahariana, dove attualmente sono presenti solo mille imprese italiane.

"L'Africa è il più grande giacimento di risorse dell'umanità - ha aggiunto Urso - e da queste risorse possono trarre profitto sia i paesi del continente che quelli europei e del resto del mondo". Il Piano per l'Africa sub-sahariana del ministero degli Esteri italiano intende puntare su due direttrici: "la promozione degli investimenti tramite forme contrattuali di counter trade (il moderno baratto) e la promozione del capitale umano tramite interventi di microcredito". Quest'ultimo in particolare permette di creare scambi tra attività economiche e finanziarie basati sulla fiducia reciproca, base fondamentale per ogni forma di collaborazione.

  Adolfo Urso, viceministro dello Sviluppo economico
 
Africa sub-sahariana: priorità per il sistema Italia 
 
Roma, 01 lug - (Agenzia Nova) - L'Africa sub-sahariana è un'area di prioritario interesse per il sistema Italia ed è necessario che tutti i paesi che ne fanno parte raggiungano livelli superiori di tenore di vita e un ruolo più importante sullo scenario internazionale. Lo ha affermato Umberto Vattani, presidente dell'Istituto per il commercio estero (Ice), nel suo intervento al Forum "Italy and Africa - partners in business". Il governo italiano ha già preso degli impegni in sede G7 e G8 nei confronti dell'Africa sub-sahariana: "non bisogna perdere l'opportunità di questo forum per rafforzare la cooperazione e creare nuove forme di partnership", ha detto Vattani, ricordando inoltre come l'Ice sia presente all'estero sia negli organismi internazionali che attraverso progetti concreti.

Ed è nei progetti concreti che si inseriscono le attività di organizzazioni e imprese come la Sace, che partecipa al Forum con il suo amministratore delegato, Alessandro Castellano. Anche lui, nel suo intervento, ha sottolineato la necessità di passare da una logica assistenzialista ad una logica "commerciale ed economica" che dia profitti ad entrambe le parti. "L'Italia è il secondo produttore al mondo di macchinari agricoli - ha detto Castellano - e questo rappresenta una base importante per lo sviluppo di importanti investimenti". L'importante, però, secondo Castellano, è che i progetti avviati giustifichino gli investimenti fatti e quindi generino profitto per le imprese italiane.
   
     
Diallo e Bahdon: opportunità d'investimento in Niger e a Gibuti
     

Roma, 01 lug - (Agenzia Nova) - Il Niger aspira a diventare nel giro di pochi anni un'economia emergente, una repubblica moderna e democratica, ricca della propria cultura, aperta all'innovazione tecnologica e attiva nella lotta alla corruzione e nel commercio equo-solidale. Lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture nigerino, Amadou Diallo, nella presentazione del suo paese al "Forum Italy & Africa - partners in business", ricordando come le infrastrutture siano un settore fondamentale per lo sviluppo dei paesi africani. "Una rete stradale sicura e delle reti ferroviarie efficienti sono una necessità imprescindibile - ha detto - anche per sottrarre le comunità agricole al loro attuale isolamento". Il Niger è quindi uno dei paesi dell'Africa sub-sahariana che, insieme alla Nigeria, offre grandi opportunità d'investimento all'Italia. "Abbiamo bisogno di 10 mila chilometri di strade - ha detto Diallo - per investimenti pari a 120 milioni di euro".

Il Gibuti è un altro paese che, per la sua posizione strategica nel Corno d'Africa, offre interessanti opportunità d'investimento, per altro già parzialmente sfruttate dall'Italia. "Il Gibuti è un hub africano che mantiene importanti contatti anche con il mondo arabo - ha affermato il ministro delle Infrastrutture del Gibuti, Ali Hassan Bahdon - ed ha un tasso di crescita che oscilla tra il 5 e il 10 per cento, quasi al livello di quello di potenze emergenti come la Cina e l'India". La sua economia rappresenta un'eccezione nel continente africano in quanto si basa per il 35 per cento sui servizi legati al traffico marittimo. "Le infrastrutture marittime sono al centro del nostro sistema economico - ha aggiunto Bahdon - e rappresentano una grande opportunità d'investimento per l'Italia. E in tale contesto assume particolare importanza la gara d'appalto lanciata per la costruzione del 2° porto del paese". Per favorire gli investimenti è però fondamentale la lotta alla pirateria nel Corno d'Africa e la stabilizzazione della Somalia.

  Il ministro delle Infrastrutture di Gibuti, Ali Hassan Bahdon, in un incontro del 2009 con l'allora Alto rappresentante dell'Ue per la politica estera, Javier Solana
     
Daggash: l'Italia torni ad investire in Nigeria    
     

Roma, 01 lug - (Agenzia Nova) -  La Nigeria conta 150 milioni di abitanti che costituiscono il 25 per cento dell'intera popolazione africana, un bacino di consumatori enorme che non bisogna lasciare esclusivamente ad economie aggressive come Cina, India e Brasile. "Negli ultimi 15 anni lo sviluppo in Nigeria è stato basso - ha affermato il ministro delle Infrastrutture, Mohammed Sanusi Daggash - gli aiuti diretti hanno distrutto le potenzialità dell'Africa di essere un grande mercato. La presenza delle imprese italiane, per altro, è diminuita negli ultimi anni, forse per un atteggiamento troppo conservatore". L'Italia deve quindi superare questo approccio conservatore e incoraggiare i finanziamenti al settore privato e alle infrastrutture, come le reti stradali.

"In Nigeria il 70 per cento delle strade sono in buone condizioni - ha precisato il ministro - ma il resto ha bisogno di forti investimenti sia statali che privati, anche per la manutenzione". Il clima imprenditoriale in Nigeria sta già favorendo gli investimenti di grandi potenze emergenti come India, Brasile e Cina e l'Italia non può perdere questa opportunità. "La Nigeria offre leggi e regolamenti che agevolano la formazione di nuove imprese e gli investimenti stranieri - ha ricordato Daggash - ci sono procedure convalidate da organismi internazionali come la Banca mondiale e gli appalti sono ormai processi aperti che garantiscono una maggiore competitività tra le imprese".

  Il ministro delle Infrastrutture della Nigeria, Mohammed Sanusi Daggash, con la moglie, Hajiya Aisha
     
Sierra Leone: ministro Koroma, integrazione regionale motore di sviluppo
     

Roma, 01 lug - (Agenzia Nova) - Il Forum "Italy and Africa - partners in business" rappresenta un'opportunità concreta per i paesi dell'Africa di far conoscere alle imprese italiane quali sono le loro aree d'investimento. Inoltre è raro che dei ministri delle infrastrutture possano incontrarsi per condividere esperienze e proposte, dato che generalmente gli incontri internazionali riguardano i titolari dell'Economia o della Sanità. A dirlo è il ministro delle Infrastrutture della Sierra Leone, Alimamy Koroma, in un'intervista rilasciata a "Agenzia Nova" al margine del Forum in corso da oggi a Palazzo Brancaccio. "In questa sede noi responsabili delle infrastrutture e dell'energia abbiamo l'occasione di parlare e discutere di integrazione regionale, cooperazione e opportunità d'investimento in Africa, per condividere le nostre politiche e soprattutto per consentire ai nostri governi di far sapere cosa stanno facendo nel settore delle infrastrutture e quali riforme e leggi stanno adottando per agevolare gli investimenti stranieri". Il ministro ha aggiunto che nel suo paese sono già state attivate diverse partnership pubblico-private, in particolare nel 2008-2009. "Le PPP permettono di dare una cornice legale alle collaborazioni tra pubblico e privato nello sfruttamento e nella gestione delle infrastrutture. Inoltre rappresentano una nuova forma di collaborazione che sostituisce il modello tradizionale degli aiuti bilaterali con un rapporto più paritario basato sulla condivisione di interessi comuni e su una collaborazione costante".

In tale contesto, l'Ecowas, la comunità economica regionale dell'Africa occidentale "costituisce una piattaforma per lo sviluppo del commercio, per una maggiore integrazione regionale, per il movimento di persone, affari e per l'espansione delle arterie stradali - ha affermato Koroma - e allo stesso tempo può essere la base per la costruzione di un pool energetico regionale che coinvolga tutti i paesi limitrofi della Sierra Leone (Guinea, Guinea Conakry e Liberia insieme alla Costa D'Avorio)". L'Ecowas, per altro, ha già firmato come blocco gli Economic partnership agreements (Epa) con l'Unione europea, "uno strumento che contribuisce a creare le condizioni per una maggiore collaborazione, anche con l'Italia". Infine, va ricordato, ha concluso il ministro il fatto che "la crisi economica e finanziaria internazionale ha colpito duramente paesi come la Sierra Leone, che ancora dipendono in gran parte dagli aiuti del Primo Mondo. Inoltre negli ultimi anni sono aumentati i prezzi delle materie prime e delle commodities il che rende ancora più necessario lo sviluppo di nuove partnership e degli investimenti diretti stranieri nel paese".

  Il ministro delle Infrastrutture della Sierra Leone, Alimamy Koroma