SCHEDA PAESE: Kosovo
Caratteri generali
 

Forma di governo: Repubblica parlamentare (autoproclamatasi indipendente il 17 febbraio del 2008)
Superficie: 10.887 chilometri quadrati
Abitanti: 1 milione 804 mila
Capitale: Pristina
Composizione etnica: albanesi 88%, serbi 7%, altri 5%
Lingua: albanese
Religione: musulmani, serbi ortodossi, cattolici
Moneta: euro
Presidente: Atifete Jahjaga
Primo ministro: Hashim Thaci (Partito democratico)
Confini: Serbia, Macedonia, Albania, Montenegro

 

 

La situazione politica
 

Il 17 febbraio del 2008 il Kosovo si è autoproclamato indipendente dalla Serbia. Da allora settantuno paesi hanno riconosciuto la repubblica parlamentare kosovara.  Nel frattempo, il 15 giugno 2008 è entrata in vigore la Costituzione delle Repubblica del Kosovo, che sostituisce il Quadro costituzionale provvisorio stabilito dalla risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. La risoluzione consentiva una presenza internazionale civile e militare in Kosovo per accompagnarlo verso la costituzione di un proprio assetto istituzionale. Le prime elezioni nella Repubblica indipendente del Kosovo si sono tenute nel novembre del 2008: oltre un milione e mezzo di elettori sono stati chiamati a scegliere i consigli locali e i sindaci in 36 comuni, compresa Pristina, la capitale. Le consultazioni amministrative hanno riconfermato indirettamente il governo di Hashim Thaci, l'ex leader dell'Uck (Esercito di liberazione del Kosovo) e attuale capo del Partito democratico eletto primo ministro nel 2007, ma la maggioranza dei serbi-kosovari che ancora vivono nel paese ha boicottato il voto.


Nel frattempo, la Corte internazionale di giustizia ha approvato il 22 luglio del 2010 un parere consultivo sulla dichiarazione d'indipendenza di Pristina in cui si afferma che l'autoproclamazione d'indipendenza non viola "il diritto internazionale". Successivamente, il 9 settembre dello stesso anno, l'Assemblea generale dell'Onu ha approvato una bozza di risoluzione concordata dalla Serbia con l'Ue,  che affida a Bruxelles un ruolo di guida nel dialogo tra le parti. Il documento, che non ha comunque valore vincolante, non fa menzione della riapertura di negoziati sullo status dell'ex provincia jugoslava, ma sostiene l'apertura di un dialogo tra Belgrado e Pristina che, sotto l'egida dell'Unione europea, dovrà risolvere la disputa tra Serbia e Kosovo e favorire la cooperazione tra i due paesi.

 

II 27 settembre 2010 il capo dello stato Fatmir Sejdiu si è dimesso. La Corte costituzionale aveva stabilito che non poteva ricoprire contemporaneamente le cariche di leader della Lega democratica del Kosovo (Ldk) e di presidente della repubblica. In seguito al ritiro dei ministri dell'Ldk dal governo, si è deciso di  tornare alle urne. Dalle elezioni anticipate, in cui non sono mancate polemiche per presunti brogli, è uscito vincitore il Pdk di Thaci. Il margine della vittoria, tuttavia, ha costretto i democratici ad allearsi con l'Alleanza per il nuovo Kosovo (Akr) guidata da Behgjet Pacolli, poi eletto nuovo presidente della repubblica, e i partiti delle minoranze.

 

Il 30 marzo 2011 la Corte costituzionale del Kosovo ha giudicato illegittima l’elezione di Pacolli, avvenuta in parlamento il 22 febbraio senza il  quorum necessario e  in mancanza di un candidato alternativo. Le dimissioni del capo dello stato - presentate da Pacolli poche ore dopo la decisione della Corte - hanno aperto una nuova crisi istituzionale, poi risolta con l'accordo tra maggioranza e Ldk sul nome del nuovo presidente della repubblica: Atifete Jahjaga, classe 1975, ex vice capo della polizia, eletta capo dello stato il 7 aprile.

 

Il 19 aprile 2013, i rappresentanti di Serbia e Kosovo hanno raggiunto a Bruxelles uno “storico accordo” in 15 punti per la “normalizzazione dei rapporti”, dando il via all’integrazione dell’enclave serba settentrionale nel resto del paese. Il 7 maggio del 2014, il parlamento di Pristina ha deciso di andare alle elezioni anticipate per l’incapacità della coalizione di governo di raggiungere il consenso necessario per attuare le modifiche costituzionali. Le elezioni dell’8 giugno hanno prodotto un risultato di impasse, risolto sei mesi dopo con l’accordo per formare una grande coalizione tra i due maggiori partiti, con Isa Mustafa (leader della Ldk) primo ministro e Hashim Thaci (leader del Pdk) ministro degli Esteri. L’intesa prevede che la Ldk voti a favore di Thaci durante l’elezione del prossimo presidente della Repubblica nel 2016.

   Pristina, festa dell'indipendenza
 
Lo stato dell'economia
 
Negli ultimi anni l'economia del Kosovo ha mostrato progressi significativi nella transizione verso un sistema di mercato e nel mantenere la stabilità macroeconomica, ma è ancora fortemente dipendente dalla comunità internazionale e dalle rimesse degli emigrati per l'assistenza finanziaria e tecnica. I cittadini del Kosovo sono i più poveri d'Europa con un reddito annuale pro-capite di 2500 dollari. La disoccupazione, che si aggira intorno al 40 per cento, è uno dei problemi principali del paese e alimenta l'emigrazione e le attività illegali. Gran parte della popolazione kosovara vive in città rurali fuori dalla capitale, Pristina. Il settore agricolo contribuisce ad un 20 per cento del Pil: un altro 20 per cento è rappresentato dal settore industriale e il restante 60 per cento da quello dei servizi. Negli ultimi anni è aumentata l’apertura del Kosovo ai mercati esteri. In termini di commercio estero totale (esportazioni e importazioni di beni e servizi) come percentuale del Pil dal 2006 al 2007 si è registrato un significativo incremento: 48 per cento nel 2004, 60 per cento nel 2007. Quasi tutto il commercio, però, può essere attribuito alle importazioni, con le esportazioni che contano solo per il 5 per cento del Pil. Infatti il Kosovo esporta meno che qualsiasi altro stato europeo, per la maggior parte minerali e metalli non lavorati. Uno dei maggiori impedimenti allo sviluppo economico è la scarsa capacità di fornitura elettrica, limitata e instabile. Solo il 18 per cento delle esportazioni è costituito da prodotti manifatturieri.
   Pristina, centrale elettrica
     
Cenni storici    
     
I primi abitanti dell'attuale Kosovo di cui si abbia notizia sono probabilmente gli illiri (diversi studiosi sostengono che gli albanesi siano i diretti discendenti degli illiri). Nel IV secolo a.C. l'area del Kosovo, nota come Dardania, viene occupata da Alessandro il Grande nel IV secolo. Caduto nell'orbita romana nel II secolo a.C., il territorio diviene nel IV secolo d.C. parte della provincia di Dardania dell'impero bizantino. In seguito Bisanzio, concentrato sulle guerre in Oriente contro i persiani e successivamente contro gli arabi musulmani, allenta la sua autorità sull'entroterra balcanico. Tale situazione favorisce da un lato le prime colonie di slavi che iniziano a penetrare verso il cuore dei Balcani attorno al VI secolo e allo stesso tempo permette alle popolazioni illiriche che vivevano nell'entroterra della bassa costa adriatica di espandersi verso est, in direzione dell'odierno Kosovo. Dalla metà del IX secolo sino al 1014 la provincia viene occupata dai serbi provenienti da est. E' in questa fase che gli illiri iniziano a chiamarsi albanesi. E' solo nel 1200 però che l'area del Kosovo viene incorporata nel regno serbo e vi rimane fino al 1389, quando la battaglia del Kosovo porta a cinque secoli di dominio ottomano.
 
 

 Prizren, moschea

Nel 1913, il Trattato di Londra, che mette fine alla prima guerra balcanica, assegna il Kosovo alla Serbia. A seguito dell'invasione della Jugoslavia condotta nell'aprile 1941 dagli eserciti tedesco e italiano, le rispettive forze d'occupazione si dividono il controllo della provincia del Kosovo. Il ricco nord minerario rimane incluso, come in passato, nella Serbia occupata dalla Germania, mentre il sud viene incorporato nell'Albania, sotto occupazione italiana. Alla fine del 1944, il Kosovo viene liberato dai comunisti jugoslavi e albanesi e diviene una provincia della Repubblica serba nella nuova Federazione delle repubbliche socialiste jugoslave guidata da Josip Broz, “Tito”. Lo status costituzionale del Kosovo nella Jugoslavia titina vive un momento di svolta nel 1974, con la nuova Costituzione che gli assegna uno status di grande autonomia (con la parità linguistica e altre importanti concessioni). Nel marzo del 1989, però, il leader serbo Slobodan Milosevic revoca gran parte dell'autonomia costituzionale del Kosovo, così come lo status paritario goduto dalla lingua albanese. E' in quegli anni che si forma il movimento di resistenza non violenta guidato da Ibrahim Rugova. Nella seconda metà degli anni Novanta, però, la resistenza non violenta di Rugova inizia a risultare insoddisfacente agli occhi di molti albanesi-kosovari che organizzano una lotta armata indipendentista guidata dall'Uck. Le forze di polizia e paramilitari serbe reagiscono con una cruenta controffensiva contro l'Uck, dando origine ad un conflitto durissimo che porta anche all'espulsione forzata di numerosi cittadini albanesi. I tentativi di mediazione internazionale non conducono ad alcun risultato di conciliazione tra le parti e, a seguito del fallimento dei negoziati di Rambouilliet, nel marzo 1999, la Nato interviene con i bombardamenti della Serbia e del Kosovo. Dopo 78 giorni di campagna aerea, le forze serbe si ritirano dal territorio kosovaro. Immediatamente dopo il conflitto, in base alla risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Kosovo viene posto sotto protettorato internazionale Onu e Nato, fino alla dichiarazione unilaterale d'indipendenza del febbraio 2008.    Visoki decani, monastero ortodosso