SCHEDA PAESE: Yemen
Caratteri generali
 
Forma di governo: Repubblica presidenziale
Superficie: 527 mila 970 chilometri quadrati
Abitanti: 25 milioni 408 mila (luglio 2013)
Capitale: Ṣanʿā
Composizione etnica: arabi
Lingua: arabo
Religione: islamica sunnita
Moneta: riyal yemenita
Presidente: Abd Rabuh Mansur Hadi
Primo ministro: Muhammad Salim Basindwah
Confini: Oman, Arabia Saudita, mar Arabico, golfo di Aden, mar Rosso
Indipendenza: Yemen del Nord 1918, Yemen del Sud 1967; unificazione 22 maggio 1990
 

 

 

 
La situazione politica
 
Ali Abdallah Salih è stato rieletto presidente della Repubblica yemenita nel 1994, nel 1999 e nel 2006. L'autoritarismo e la corruzione di cui è accusato il suo governo hanno reso lo Yemen politicamente e socialmente instabile. I locali gruppi fondamentalisti hanno aumentato la loro influenza nel paese, dando origine non solo a una serie di atti eversivi e terroristici susseguitisi dal 2000. I violenti conflitti tra il governo e gruppi ribelli sciiti zaiditi scoppiati nel 2004 nel Nord e le spinte secessioniste che a partire dal 2007 hanno dato vita nello Yemen meridionale a ondate di proteste e scioperi hanno indebolito ulteriormente il governo di Salih, mettendone in discussione la stessa legittimità. Nel gennaio 2011, sull'onda delle sommosse popolari che hanno interessato vari paesi dell'Africa settentrionale, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza invitando pacificamente il presidente  a dimettersi. Pochi mesi dopo, durante gli scontri scoppiati a seguito della dura repressione esercitata dalle forze di sicurezza e del fallito tentativo di accordo mediato dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, il palazzo presidenziale è stato sottoposto a un violento attacco nel corso del quale Salih è rimasto gravemente ferito. Pur privo dell'appoggio degli Stati Uniti e fiaccato dalle defezioni di parte dell'esercito e del suo entourage politico, Salih ha rifiutato di abbandonare la scena politica e solo il 23 novembre, dopo nove mesi di conflitti, ha firmato un accordo di transizione proposto dal Consiglio di cooperazione del Golfo in base alla quale si è impegnato a rimettere i suoi poteri nelle mani del vicepresidente Abd Rabbu Mansour Hadi. Nel gennaio 2012, in applicazione a tale accordo, il Parlamento ha approvato la legge che garantisce all'ex presidente  l'immunità. Nello Yemen permane uno stato di fragilità dovuto all'impossibilità del neoformato governo di unità nazionale di controllare intere regioni, ancora occupate dalle milizie islamiche legate ad al Qaeda o da secessionisti sunniti e sciiti. Il 21 febbraio 2012 è stato eletto il nuovo presidente della Repubblica, Abd Rabbu Mansour Hadi, candidato unico alle consultazioni.
   
 
Lo stato dell'economia
 
Lo Yemen è annoverato fra i paesi più poveri del mondo. L'unificazione non ha risolto i cronici problemi del nuovo Stato. La scoperta e la commercializzazione del petrolio, dal 1987, sembrava preludere a tempi migliori, ma la guerra del Golfo, e l'ambigua posizione assunta nei confronti dell'Iraq, comportò un drammatico esodo da Arabia Saudita e Kuwait di oltre un milione di yemeniti. L'industria - a parte il settore petrolifero, quasi 15 milioni di tonnellate nel 2008, con raffinerie a Ma'rib e a Little Aden, comunque condizionato da tensioni regionali e fluttuazioni di mercato - è poco sviluppata e poco diversificata con stabilimenti per la produzione di materie plastiche e di materiali edilizi. La bilancia commerciale è strettamente dipendente dall'andamento del prezzo del greggio, che costituisce oltre il 90 per cento delle esportazioni. Principali partner commerciali sono Cina, Thailandia, India, Repubblica Sudafricana e Arabia Saudita.Dal dicembre 2008 è presente a Sana un ufficio dell'Eni, che ha rilevato la compagnia inglese Burren Energy che nel 2006 si era aggiudicata licenze di esplorazione nei territorio di Aden/Abyan.    
 
Cenni storici
 
Nello Yemen dal IX secolo a.C. si svilupparono diversi regni, il più famoso è quello di Saba, che controllavano diversi importanti centri commerciali.
Il paese subì diverse dominazioni, etiope, persiana e infine araba. L'avvento dell'Islam segnò la fine dei culti astrali affini a quelli mesopotamici e fenici e dei dialetti locali, e lo Yemen  fu incorporato nel califfato. Una delle famiglie che abitava il paese, gli zaiditi, riuscì a rendersi semindipendenti, e sia pur con prolungate interruzioni, a mantenere il potere dal IX secolo fino all' epoca recente, affermandosi progressivamente sulle altre famiglie locali.

Nel XVI secolo lo Yemen venne parzialmente occupato dai Turchi, che conquistò il paese nel corso del XIX secolo.
Con la presa della città di Aden, nel 1839, ebbe inizio nel Sud del paese la penetrazione britannica: fra il 1882 e il 1914 Londra stabilì il proprio protettorato su 23 stati situati lungo la costa dell'Hadramaut. Nel Nord, l'imam Ya?ya ibn Mu?ammad, dopo il ritiro ottomano e l'affermazione dell'indipendenza nel 1918, tentò di riconquistare Aden, ma nel 1934 dovette riconoscere di fatto la frontiera con il protettorato. Salito al trono nel 1948, l'imam A?med avviò una cauta politica di sviluppo economico con l'aiuto occidentale. Alla sua morte (1962) un gruppo di ufficiali guidato dal colonnello Abdallah Sallal proclamò la Repubblica Araba dello Yemen, mentre l'erede al trono, diede inizio a una sanguinosa guerriglia che si concluse con l'affermazione del regime repubblicano solo nel 1970.

Intanto nel 1967 la fine del protettorato britannico nella parte meridionale del paese aveva permesso la nascita della Repubblica popolare dello Yemen del Sud. Il potere fu assunto dal Fronte di liberazione nazionale (Fln) di ispirazione socialista. Avviata una politica di collaborazione con i paesi socialisti, nel 1970 fu proclamata la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen. Il primo ministro Ali al-Nasir Mu?ammad assunse anche la carica di capo provvisorio dello stato e l'FLN si trasformò in Partito socialista yemenita (Psy).
Nel Nord, un colpo di Stato insediò nel 1974 una giunta militare guidata da Ibrahim el-?amdi. Assassinato nell'ottobre 1977, questi fu sostituito dal colonnello A?med ?usain el-Ghashmi, che si fece eleggere presidente della Repubblica ma fu a sua volta assassinato l'anno successivo; la presidenza fu quindi assunta dal colonnello Ali Abdallah ?ali?. Emerse nel frattempo una forte opposizione di sinistra, organizzata nel Fronte democratico nazionale, movimento di guerriglia sostenuto dallo Yemen del Sud.

I rapporti tra i due paesi sono stati lungamente caratterizzati dall'alternarsi di fasi di grave tensione, sfociate in aperto conflitto nel 1972 e nel 1979.
Il processo distensivo fra i due paesi subì una nuova battuta d'arresto in seguito alla scoperta, intorno alla metà degli anni Ottanta, di giacimenti petroliferi nelle zone di confine, ma la considerazione dei benefici di uno sfruttamento congiunto costituì una spinta verso l'unificazione e nel maggio 1990 fu proclamata la Repubblica dello Yemen, con presidente Ali Abdallah Salih.
I progetti per lo sviluppo e l'integrazione economica furono vanificati dalle gravi conseguenze politiche ed economiche della crisi che seguì l'invasione irachena del Kuwait. Le forti tensioni sociali che ne derivarono si aggiunsero all'ondata di gravi violenze politiche, soprattutto ai danni di dirigenti del Psy. Nelle elezioni politiche del 1993 si affermò il Congresso generale del popolo (Cgp), il partito del presidente, seguito dall'Unione per la riforma (al-I?la?), formazione d'ispirazione islamica, e dal Psy. Fu costituito un governo di coalizione fra i tre partiti, ma il rafforzarsi dell'accordo fra il Cgp e al-I?la? accentuò le divergenze con i socialisti. La crescente tensione fra i due gruppi dirigenti e i due eserciti, rimasti separati, sfociò nel 1994 in aperto conflitto, risoltosi con la conquista di Aden da parte delle truppe del Nord.

Non riconosciuto internazionalmente, questo tentativo di secessione venne stroncato in due settimane di combattimenti dalle forze governative. Non si verificarono rappresaglie di rilievo e fu garantita l'amnistia ai combattenti e ai membri della frangia secessionista, con l'eccezione dei capi che riuscirono in buona parte a fuggire all'estero. Successivamente vennero avviate riforme politiche allo scopo di evitare nuove possibili ribellioni, in particolare venne stabilita l'elezione del presidente della repubblica con voto popolare.