SCHEDA PAESE: Siria
Caratteri generali
 
Forma di governo: Repubblica presidenziale
Superficie: 185.180 chilometri quadrati
Abitanti: 20 milioni 410 mila
Capitale: Damasco
Composizione etnica: arabi 89%, curdi 9%
Lingua: arabo
Religione: islamica
Moneta: lira siriana
Presidente: Bashar al Assad
Primo ministro: Wael Nader al Halqi
Confini: Turchia, Iraq, Giordania, Israele, Libano
Indipendenza: 1 gennaio 1946 dalla Francia
 

 

 

 
La situazione politica
 
Nel 2000 alla morte del generale del partito Baath, Hafiz al-Assad, che instaurò una dittatura durata 40 anni, gli succedette alla presidenza il figlio Bashar. A seguito del suo ambiguo rapporto con una serie di gruppi considerati terroristici e al rifiuto di appoggiare le guerre in Afghanistan nel 2001 e in Iraq nel 2003, il paese subì le sanzioni di Washington. Questa posizione di isolamento internazionale, portò Bashar a cercare la normalizzazione dei rapporti con la Turchia, tradizionale antagonista regionale, e un'alleanza strategica con l'Iran. Nel 2005, a seguito dell'assassinio dell'ex premier libanese al-Hariri, Damasco dovette ritirare, su pressione popolare libanese e internazionale di Onu, Usa e Francia, le sue truppe dal Libano. Per sfuggire all'accerchiamento diplomatico cercò, da un lato, di rafforzare ulteriormente la cooperazione con l'Iran, dall'altro, di mostrarsi favorevole alla stabilizzazione dell'Iraq, con il quale nel novembre 2006 furono riallacciati i rapporti diplomatici; questa linea prudente portò alla ripresa delle relazioni con la Ue.
 
Riconfermato presidente nel 2007 attraverso un referendum, nel 2011 Bashar al Assad si è trovato a dover affrontare violente proteste di piazza che hanno portato alle dimissioni del governo nel mese di marzo. Nel tentativo di tacitare i gruppi dissidenti Assad ha annunciato importanti riforme, tra cui l'abolizione dello stato di emergenza che vige dal 1963. A fronte del mancato rispetto di tali promesse, il conflitto si è ulteriormente inasprito dando luogo a una sistematica e sanguinosa guerra civile che vuole le dimissioni del presidente Bashar al Assad e l'eliminazione della struttura istituzionale monopartitica del Partito Baath. Ai gruppi rivoluzionari si sono uniti i militari dissidenti delle forze armate che hanno formano, insieme ai civili addestrati, l'Esercito siriano libero (Esl), organizzazione non riconosciuta dal governo centrale.
 
Dall'inizio del 2012 cominciano ad emergere i primi gruppi organizzati di ispirazione fondamentalista e dichiaratamente vicini all'ideologia di Al Qaeda. Il più numeroso e meglio armato è il Fronte al Nusra che si forma nel gennaio 2012 e si rende protagonista di numerosi attentati suicidi. Si crea quindi  una nuova area di conflitto a nord della Siria, quando la minoranza di etnia curda si organizza in gruppi armati e rivendica l'indipendenza del Kurdistan siriano. I miliziani curdi operano con finalità diverse dall'opposizione siriana, instaurando momentanee alleanze di convenienza. Tuttavia a Luglio del 2013 la convivenza in alcuni villaggi con i militari dell'Esl e soprattutto con i combattenti jihadisti termina in scontro aperto, generando un nuovo fronte di guerra civile.
 
Il 2012 si chiude con una sostanziale avanzata dei ribelli in molte città siriane, ma soprattutto ad Aleppo, centro economico del Paese. Le truppe regolari sono arginate solo nella parte ovest e gran parte dei villaggi del governatorato passano sotto il controllo dei ribelli. Nel 2013 la situazione sul campo volge a favore del governo siriano grazie all'ingresso in Siria dei miliziani libanesi sciiti di Hezbollah, che permettono la riconquista decisiva della cittadina di Al-Quasyr al confine con il Libano e, di fatto il controllo di Homs e le vie di comunicazione per la costa. Il fronte dei ribelli invece si indebolisce e, tra l'Esl e i miliziani jihadisti le divergenze sull'amministrazione dei territori conquistati degenerano in scontri. Grazie all'appoggio dell'Arabia Saudita nasce anche un nuovo gruppo jihadista composto prevalentemente da non-siriani: lo Stato Islamico di Iraq e Sham (Siis). Nel 2013 la situazione sul campo volge a favore del governo siriano grazie all'ingresso in Siria dei miliziani libanesi sciiti di Hezbollah, che permettono la riconquista decisiva della cittadina di Al-Quasyr al confine con il Libano e, di fatto il controllo di Homs e le vie di comunicazione per la costa. Il fronte dei ribelli invece si indebolisce e, tra l'ELS e i miliziani jihadisti le divergenze sull'amministrazione dei territori conquistati degenerano in scontro aperto.
 
Sul finire dell'estate del 2013, parte della comunità internazionale accusa il regime di Assad di aver utilizzato armi chimiche contro i civili. A questa accusa, confermata anche da un'ispezione Onu, segue la minaccia di un intervento militare americano, che però vede il parere negativo della Russia sostenitrice del regime di Assad. Il 14 settembre 2013, a Ginevra, viene siglato un accordo tra gli Stati Uniti e la Russia con cui si stabilisce la distruzione delle armi chimiche in mano alla Siria entro la prima metà del 2014. I primi siti per la produzione delle armi chimiche sono stati "sigillati" dagli esperti dell'Opac, chiamata a monitorare il rispetto del trattato di bando di questi armamenti.  Intanto la Russia si è detta pronta ad ospitare un incontro informale tra rappresentanti del regime e dell'opposizione siriani, prima della conferenza di pace internazionale sulla Siria, Ginevra 2, che non sarà comunque convocata prima di dicembre. A due anni e mezzo dall'inizio della guerra "civile" in Siria il bilancio è drammatico: oltre 110 mila morti, 5 milioni di sfollati, danni alle infrastrutture per oltre 350 miliardi di dollari.
   
 
Lo stato dell'economia
 
Con l'avvento al potere del partito Baath nel 1963, la Siria ha impostato un programma economico di tipo statalista, caratterizzato da piani quinquennali di sviluppo e dalla nazionalizzazione dei principali settori produttivi. Negli anni 1970, con il presidente al Assad, si è manifestata una prima apertura all'iniziativa privata e agli investimenti stranieri, apertura accentuatasi dopo il crollo dell'URSS, principale partner economico del paese. Tra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo, la Siria ha attuato un progressivo smantellamento dell'economia pianificata, tradotto nella privatizzazione di aziende statali, nella creazione di banche private, e nell'abolizione di alcune barriere doganali. Nel marzo 2009 è diventata operativa la Borsa di Damasco, la prima borsa valori siriana. Il settore estrattivo è incentrato sul petrolio che copre lo 0,4 per cento della produzione mondiale. La situazione economica del paese è molto compromessa dalla guerra che sta andando aventi dal 2011. Il Pil ha registrato una forte flessione dal 2011 perché sono stati azzerati consumi privati, investimenti ed esportazioni. Danni e interruzioni alle attività industriali e alle produzioni agricole, in aggiunta alle sanzioni imposte a livello internazionale, hanno ridotto la presenza di investitori stranieri e comportato una severa flessione delle esportazioni nel 2013 (-46 per cento rispetto al 2012).    
 
Cenni storici
 
La Siria sviluppò nell'antichità fiorenti civiltà. Ebla fu tra il 2400 e il 2250 a.C. il centro di un importante impero che contrastò l'espansione verso il Mediterraneo dei re mesopotamici; i Cananei, fino al 2000 a.C., furono protagonisti di una grande cultura urbana della Siria settentrionale e centrale. La regione fu influenzata direttamente prima dagli Egiziani, poi dai Babilonesi e infine, a partire dalla fine del IV secolo a.C. fu sottoposta a un vigoroso processo di ellenizzazione dalla dinastia dei Seleucidi. Intorno al 60 a.C. iniziò la conquista della regione da parte dei romani che si protrasse per circa sette secoli, prima nel quadro di un Impero unitario, poi come parte dell'Impero romano d'Oriente. I Romani (e i loro eredi Bizantini) ne fecero un fiorente centro del commercio internazionale.
 
Nel VII secolo la Siria venne conquistata dagli arabi e fu amministrata dalla dinastia califfale Omayyade, che ne fece il centro propulsore del Califfato, e eresse a sua capitale Damasco. Nell'XI secolo il paese iniziò a frazionarsi; le crociate che seguirono diedero luogo alla creazione degli Stati franchi. La conquista dei Turchi Ottomani tra il 1516 e il 1517, destinata a durare sino alla prima guerra mondiale, segnò  il periodo di maggior decadenza politica, economica e culturale del paese; tentativi di autonomia o indipendenza sotto l'emiro druso Fakhr ad-Din (XVII secolo) e sotto Dahir signore di Acri (XVIII secolo) non si rivelarono durevoli. Restaurato il dominio ottomano, la Siria entrò in un periodo di forti tensioni interne, caratterizzato da frequenti rivolte. Sul finire del XIX secolo, la Siria si aprì sempre più all'influenza occidentale, in particolare francese, mentre l'opposizione al potere ottomano si accentuò dopo la rivoluzione dei Giovani turchi (1908).
 
Al termine della prima guerra mondiale, creata a Damasco un'amministrazione militare araba guidata da Fai?al, la Gran Bretagna rimise il controllo della Siria alla Francia. Presto scoppiarono ostilità tra Francesi e Siriani che, nel marzo 1920, proclamarono la nascita del regno indipendente della Grande Siria sotto Fai'al. La Francia attaccò Fai?al e conquistò Damasco, costringendo il sovrano all'esilio. Invasa dalle truppe britanniche nel 1941, la Siria venne proclamata indipendente e nel 1942 unificata. L'anno seguente fu eletto alla presidenza della Repubblica Shukri al-Quwwahli, leader del partito nazionale che, insieme al partito popolare, aveva dato vita al Blocco nazionale, protagonista della resistenza ai Francesi. Il tentativo della Francia di mantenere il controllo politico sulla Siria, che dal febbraio 1945 era stata ammessa all'ONU, determinò nuovi violenti scontri; tuttavia la pressione britannica indusse Parigi a ritirare le sue truppe.
 
Le radicate divisioni etnico-religiose e i forti squilibri economici e sociali presenti nel paese gravarono sulla vita politica dopo l'indipendenza, contribuendo a determinare una lunga fase di instabilità; accentuata dagli aspri contrasti che divisero la classe dirigente siriana nelle scelte di politica internazionale. Dopo la sconfitta nella guerra arabo-israeliana (1948-49), la Repubblica siriana subì l'ingerenza politica dei militari. Nel 1958 la fazione panaraba crebbe sino a portare all'unificazione con l'Egitto di Nasser nella Repubblica araba unita (Rau). La Rau si dissolse però nel 1961, con un colpo di Stato dell'esercito siriano che, nel 1963, portò al potere il partito nazionalista Baath, di ispirazione socialista (Partito socialista dalla rinascita araba).
 
Nel 1967, persa la guerra dei Sei giorni, la Siria subì l'occupazione israeliana delle alture del Golan. Nel 1970 prese il potere con un colpo di Stato il generale bathista Hafiz al-Assad, che instaurò una dittatura quasi personale, sostenuta dal partito-guida. L'obiettivo di recuperare le alture del Golan spinse poi la Siria a migliorare i rapporti con Egitto e Giordania e a rafforzarsi militarmente, grazie a un accordo con l'Urss. Nel 1973, il paese partecipò alla guerra del Kippur contro Israele, senza però riconquistare il Golan; dal 1976 inoltre interferì militarmente e politicamente nella guerra civile libanese, istituendo in Libano una sorta di protettorato di fatto durato sino al 2005. Nemico del regime iracheno, Assad appoggiò Teheran nella guerra fra Iran e Iraq (1980-88), entrando in seguito nella coalizione militare anti-irachena guidata dagli USA durante la prima guerra del Golfo (1991); riallacciò però stretti rapporti con Baghdad, in chiave anti-israeliana, nel 1997. Alla morte di Assad (2000), gli succedette alla presidenza il figlio Bashar.