SCHEDA PAESE: Libano
Caratteri generali
 
Forma di governo: Repubblica semipresidenziale
Superficie: 10.452 chilometri quadrati
Abitanti: 4 milioni 227 mila
Capitale: Beirut
Composizione etnica: arabi, armeni
Lingua: arabo, francese
Religione: cristiana, islamica, drusa
Moneta: lira libanese
Presidente: Michel Aoun
Primo ministro: Tammam Salam
Confini: Siria, Israele, Mar Mediterraneo
Indipendenza: Dalla Francia 22 novembre 1943
 

 

 

 
La situazione politica
 
Nel 2000, in seguito al ritiro di Israele dalla fascia di sicurezza, il Libano riprendeva il controllo del Sud del paese. Importanti elezioni legislative fecero registrare la vittoria schiacciante a Beirut di Rafiq al- Hariri, acerrimo nemico del presidente Emile Lahoud (filosiriano, eletto nel 1998) e appoggiato dal leader druso Walid Giunblat, promotore di una spregiudicata alleanza con le destre cristiane.

Nel 2004 il rinnovo del mandato presidenziale di Lahoud per altri tre anni, con emendamento della Costituzione, fece precipitare le tensioni politiche, sfociate nelle dimissioni di al-Hariri, sostituito da Omar Karami, il cui governo favorevole a Damasco e sostenuto da Hezbollah cadde a seguito delle imponenti manifestazioni popolari scatenate dall'assassinio di Hariri nel 2005. Le elezioni del 2005 hanno portato alla formazione di un governo presieduto da Fouad Siniora, collaboratore di Hariri. Dimostratasi impraticabile ogni ipotesi di disarmo delle milizie sciite, dopo il nuovo conflitto con Israele scatenato nel 2006 dall'attività militare antisraeliana di Hezbollah, radicata ormai tra la popolazione e artefice di un vero e proprio Stato parallelo, a Beirut la vita politica è rimasta segnata da divisioni insanabili ed episodi sanguinosi. Solo nel maggio 2008, 18 mesi dopo la scadenza del mandato di Lahoud, il Parlamento è riuscito a eleggere il nuovo presidente, l'ex capo dell'esercito Michel Suleiman. Le elezioni del 2009 hanno visto la vittoria della coalizione filoccidentale guidata da Saad Hariri, che ha costituito un governo di unità nazionale. Nel gennaio 2011 è subentrato a Saad Hariri il miliardario sunnita Najib Mikati, la cui nomina, appoggiata dalle forze di Hezbollah, ha suscitato forti proteste da parte dei sostenitori del premier uscente. Nel giugno 2011 le violente sollevazioni popolari esplose in Siria contro Assad si sono estese nel Libano, provocando sanguinosi scontri tra le opposte fazioni dei sunniti e degli alawiti fedeli al presidente siriano, e costringendo l'ex premier Hariri- fatto oggetto di minacce a rifugiarsi in Francia.

Nel marzo 2013, mentre la guerra civile esplosa in Siria ha continuato ad avere pesanti ripercussioni nel Paese minando gli equilibri geopolitici dell'area, il primo ministro Mikati ha rassegnato le dimissioni in ragione dell'impossibilità di giungere a un accordo in seno al governo in vista delle elezioni politiche che si sarebbero dovuto svolgere a giugno e sono invece state rimandate a novembre 2014.
   
 
Lo stato dell'economia
 
L'economia libanese è stata caratterizzata nel  2012 dal rallentamento della crescita del PIL, dall'aggravamento del deficit commerciale e da un consistente deficit della bilancia dei pagamenti. Il rallentamento della crescita economica, che nel periodo 2007/2010 si era attestata su una media dell'8%, è da attribuire sostanzialmente all'instabilità regionale causata dalla cosiddetta "primavera araba" ed in particolare alla critica situazione venutasi a creare in Siria che ha influito pesantemente sul turismo e sull'export di merci via strada attraverso la Siria. I settori turistico, bancario e delle costruzioni, sui quali è fondamentalmente basata l'economia libanese hanno risentito più o meno marcatamente delle difficoltà interne e regionali. Il settore delle costruzioni, che é uno dei più fiorenti dell'economia, ha subito una flessione nella concessione dei permessi di costruzione cui si é aggiunta una flessione delle vendite immobiliari. Anche il turismo ha risentito in maniera significativa della crisi siriana. Il numero delle presenze é risultato  in calo del 17,5% nel 2012.

Nell'aprile 2013 si è tenuto a Beirut il Lebanon Oil & Gas Summit, nel corso del quale è stata annunciata l'assegnazione dei lavori di esplorazione, perforazione ed eventuale estrazione di risorse sottomarine di gas naturale e petrolio che dovrebbero ammontare a circa 700 miliardi di metri cubi, e un numero di barili di petrolio potenziali oscillante tra i 440 e i 660 milioni.
   
 
Cenni storici
 
Nell'antichità il Libano fu la sede della civiltà dei Fenici, che nel VI secolo a.C. fu incorporata da Ciro il Grande nell'Impero Persiano e due secoli più tardi entrò nell'orbita dei regni ellenistici successori di Alessandro Magno. Nel I secolo a.C. ebbe luogo la conquista romana, che si protrasse (prima nell'ambito di un impero unificato, poi nel seno dell'Impero romano d'Oriente) fino all'invasione araba. Dalla conquista islamica, nel 634, alla fine del periodo ottomano, il territorio dell'attuale Libano aveva dato rifugio, nella sua parte montuosa e nella valle della Beqaa, a minoranze religiose cristiane e musulmane, che vi avevano stabilito comunità autonome. Sulla fascia costiera, con i centri di Tiro, Tripoli e Sidone, sede di regni latini all'epoca delle crociate, si esercitò il governo mamelucco e poi ottomano, mentre la regione montuosa fu dominata in modo semindipendente, dal XII al XVII secolo, dalla famiglia Man, di religione drusa, alla quale apparteneva l'emiro Fakhr al-din. Dopo il fallimento, nel 1635, del tentativo di Fakhr al-din di stabilire uno Stato autonomo dal controllo ottomano, prese il potere la famiglia Shihab, di fede maronita, che raggiunse l'apogeo con l'emiro Bashir Shihab II, nominato governatore dagli ottomani. Shihab entrò tuttavia in conflitto, fra il 1821 e il 1825, con la famiglia rivale dei Jumblatt, di fede drusa, che sconfisse alleandosi con l'Egitto di Muhammad Ali e con la Francia, ponendo così le basi di un conflitto settario che sarebbe proseguito fino al secolo seguente e che condusse, nei decenni successivi, a grandi massacri nelle due comunità. Nel conflitto, Francia ed Egitto si schierarono al fianco dei maroniti, Inghilterra e impero ottomano con i drusi, finché il governo ottomano, con l'accordo europeo, limitò l'egemonia dei maroniti a un territorio circoscritto del Jabal, garantendo ai drusi il potere di fatto sul restante territorio interno. Gli accordi stabiliti nel corso degli anni Venti, e confermati dal Patto nazionale 1943, ripartirono il potere politico fra cristiani, sunniti e sciiti, sebbene con un vantaggio a favore dei primi. Il fragile equilibrio raggiunto durò fino al 1958, quando la fondazione della Rau (Repubblica araba unita) scatenò la rivolta della popolazione musulmana, sedata dall'intervento americano. La revisione del patto costituzionale richiesta dai musulmani in base ai mutati equilibri demografici fu negata dai cristiani maroniti. La tensione si accrebbe dopo la guerra arabo-israeliana del 1967. Una nuova ondata di profughi si aggiunse ai rifugiati del 1948, con un impatto considerevole sugli equilibri politico-religiosi; contemporaneamente, lo sviluppo della guerriglia palestinese, a partire da basi situate nel Libano meridionale, esponeva il paese alle rappresaglie israeliane; tali problemi si aggravarono dopo la crisi giordana del 1970-71 (Settembre nero), che trasformò il Libano nella principale base operativa della guerriglia palestinese. I militanti dell'Olp si scontrarono ripetutamente dapprima con l'esercito libanese, poi soprattutto con le forze paramilitari della destra cristiana (la Falange di Pierre Gemayel), mentre l'esercito regolare si sfaldava e il conflitto tendeva a estendersi all'intera società; quando le sinistre (come il blocco progressista del druso Kamal Giunblat, favorevole a un cambiamento dell'assetto sociopolitico del Libano vicino all'Olp) e le forze musulmane dal 1975 cominciarono a scontrarsi con le milizie di destra, la crisi degenerò in guerra civile. La Siria intervenne al fianco dei maroniti e contro la presenza dell'Olp, bersaglio delle rappresaglie israeliane per gli attacchi dal suolo libanese. Una prima tregua, raggiunta nel 1976, fu rotta dall'intervento delle milizie cristiane e dall'inizio di una lunga serie di assassini politici. Nel 1978, Israele invadeva una prima volta il Libano, occupando l'area a sud del fiume Litani, che avrebbe mantenuto fino al 2000. Gli Accordi di Camp David, nello stesso anno, spinsero invece la Siria a sostenere l'alleanza di sunniti, drusi e Olp, abbandonando i maroniti, che trovarono appoggio negli israeliani. Gli anni fino al 1982 videro intensificarsi gli scontri fra siriani e maroniti e gli attacchi e le ritorsioni di palestinesi e israeliani, mentre fra la popolazione sciita, rimasta fino ad allora a margine del conflitto, nasceva Hezbollah, sulla spinta della rivoluzione iraniana del 1979. Nel 1982, il ministro israeliano Begin  ordinò l'invasione del Libano, per sradicarne le basi della guerriglia palestinese. L'esercito israeliano arrivò a Beirut, mentre la Siria manteneva il controllo del Nord e della valle della Beqaa. L'invasione favorì l'avvento a Beirut di un governo a direzione falangista; nel 1982 fu eletto alla presidenza della Repubblica il leader maronita Bashir Gemayel, e, dopo la sua morte in un attentato, il fratello Amin, che nel 1983 firmò un trattato di pace con Israele. Dopo il ritiro della Forza multinazionale di pace (1984), Gemayel dovette scendere a patti con la Siria e abrogare il trattato con Israele. Successivi negoziati con le opposizioni portarono infine alla formazione di un governo di riconciliazione nazionale ma non posero termine alla guerra civile.

L'apice del conflitto fu raggiunto quando, nel 1988, Amin Gemayel affidò la carica di primo ministro al generale maronita Aoun, violando le regole del Patto nazionale e scatenando la reazione del campo sunnita e della Siria. L'intervento della Lega araba riuscì a riunire tutte le parti per un accordo, che fu sottoscritto nel 1989 a Taif, e stabilì il riequilibrio della rappresentanza parlamentare delle componenti comunitarie, assegnando maggior peso ai musulmani. L'ultimo atto della guerra civile fu la rivolta di Aoun contro i termini dell'accordo; questa fu repressa dalla Siria, che rimase in Libano fino al 2005, accettando di ritirarsi solo dopo l'ondata di manifestazioni popolari (Rivoluzione dei cedri), successiva all'assassinio del primo ministro Rafiq al Hariri.