SCHEDA PAESE: Kuwait
Caratteri generali
 
Forma di governo: Monarchia costituzionale
Superficie: 17.818 chilometri quadrati
Abitanti: 2 milioni 736 mila
Capitale: Medinat al Kuwait
Composizione etnica: 80 per cento arabi, immigrati indiani, bengalesi, pachistani e filippini
Lingua: arabo
Religione: islamica
Moneta: Dinaro kuwaitiano
Presidente: Sabah IV Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah
Primo ministro: Jabir al-Mubarak al-Hamad Al Sabah
Confini: Arabia Saudita, Iraq
Indipendenza: 19 giugno 1961 dal Regno Unito
 

 

 

 
La situazione politica
 
Il Kuwait è una monarchia costituzionale con un sistema di governo parlamentare, il più antico del Golfo. Il capo dello stato è l'Emiro, un titolo semi-ereditario. L'attuale emiro Sabah IV, è stato per 40 anni, dal 1963 al 2003, ministro degli Esteri del suo paese sotto il governo del fratellastro Jaber III al-A?mad al-Jabir Al ?aba?. Diventa emiro nel 2006, all'abdicazione di Salid, che era salito al trono pochi giorni dopo la morte di Jaber III.

Il paese si è caratterizzato per i buoni rapporti con i paesi occidentali, che autorizzati dall'Onu, intervennero militarmente in suo favore, con una coalizione di 34 paesi, guidata dagli Stati Uniti, quando nel 1990 fu occupato dall'Iraq. Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, il Kuwait mise a disposizione il proprio territorio per la spedizione militare destinata a invadere l'Iraq.  
 
Nell'ambito del processo di democratizzazione delle istituzioni, nel 2003 per la prima volta, è stato separato il ruolo di primo ministro da quello di erede al trono e nel 2005 sono stati riconosciuti pieni diritti politici alle donne; fra il 2006 e il 2009 le contese fra deputati e membri dell'esecutivo, selezionati dalla famiglia reale, hanno portato alla formazione di 5 governi e a 3 elezioni; in quelle del 2009 per la prima volta sono state elette 4 donne. Dopo le dimissioni rassegnate nel 2011 dal primo ministro Al-Mohammed al-Ahmad al-Sabah Nasser, le elezioni legislative tenutesi nel febbraio 2012 hanno registrato la vittoria dei partiti islamisti dell'opposizione, ma a giugno dello stesso anno la Corte costituzionale ha annullato  le consultazioni riconfermando il parlamento eletto nella tornata elettorale del 2009. Nell'ottobre 2012 il parlamento è stato formalmente sciolto, il nuovo emendamento alla legge elettorale che abbassa la rosa delle preferenze esprimibili da quattro a uno approvato e indette nuove elezioni tenutesi nel dicembre 2012. Anche le elezioni svoltesi nel giugno dell'anno successivo  sono state annullate per il boicottaggio dell'opposizione e il parlamento nuovamente sciolto. Le nuove elezioni, tenutesi nel luglio del 2013, hanno registrato una drastica sconfitta della minoranza sciita, che ha perso oltre la metà dei suoi seggi scendendo da diciassette a otto, mentre i liberali ne hanno ottenuti tre e i sunniti hanno visto aumentato il loro peso politico passando da cinque a sette seggi.
   
 
Lo stato dell'economia
 
Nel territorio del Kuwait si trovano quantità di petrolio pari al 7 per cento delle riserve mondiali. Gli idrocarburi contribuiscono alla formazione della metà del Pil del paese, e rappresentano il 95% delle entrate. L'estrazione avviene in circa 700 pozzi, collegati, tramite oleodotti, ai terminali costieri e agli impianti di raffinazione. Il Kuwait  si è anche impegnato ad aumentare la produzione di petrolio di 4 milioni di barili al giorno entro il 2020 L'aumento dei prezzi del petrolio a livello mondiale per tutto il 2011 e il 2012 ha fatto registrare un aumento del 20 per cento delle entrate. Di contro il paese ha fatto poco per diversificare la sua economia, il settore industriale ruota intorno alla lavorazione del petrolio, che copre il 68 per cento dell'intero comparto manifatturiero. Solo nel 2010, il Kuwait ha approvato un piano di sviluppo economico in cui si impegna a spendere fino a 130 miliardi di dollari in cinque anni per diversificare l'economia, attrarre maggiori investimenti, e aumentare la partecipazione del settore privato nell'economia.    
 
Cenni storici
 
Soggetto all'Impero ottomano dal XVI secolo, l'attuale Kuwait rimase relativamente autonomo da Istanbul ed esposto alle incursioni delle tribù nomadi dell'interno. Dal XVIII secolo lo stanziamento di tribù provenienti dal Neged diede vita alla città di Kuwait, che divenne centro di commerci e di pesca. La dinastia regnante ebbe origine nel 1756 con l'assunzione  del titolo di sceicco da parte di un membro della famiglia Sabah nel 1756, che mantenne una soggezione formale alle autorità ottomane ma, dalla fine del XVIII secolo, accettò sempre più l'influenza britannica.
 
Al termine della Prima guerra mondiale la dissoluzione dell'Impero ottomano lasciava lo sceiccato sotto l'esclusivo controllo britannico. La scoperta, a partire dalla fine degli anni 1930, di ricchi giacimenti di idrocarburi consentì dopo la Seconda guerra mondiale una crescita accelerata dell'economia, accompagnata da incremento demografico e dallo sviluppo delle infrastrutture. Nel 1961, con la cessazione del protettorato britannico, il Kuwait divenne uno Stato indipendente e lo sceicco assunse il titolo di emiro. Un accordo con l'Arabia Saudita, firmato nel 1965, previde la spartizione della zona neutrale di confine, mentre le relazioni con l'Iraq furono subito difficili, dato che il regime nazionalista di Abd al-Karim Qasim non riconosceva come validi gli accordi sui confini con il Kuwait e rivendicava il territorio di quest'ultimo. Dopo un intervento della Lega araba, la crisi fu risolta, nel 1963, dal rovesciamento di Qasim: il nuovo governo iracheno riconobbe l'indipendenza del Kuwait stabilendo con esso relazioni diplomatiche, anche se le tensioni per i confini si trascinarono negli anni successivi.
 
Una Costituzione varata nel 1962 stabilì la creazione di un'Assemblea nazionale, ma la sua rappresentatività restò assai limitata sia per la proibizione dell'istituzione di partiti politici sia per la ristrettezza del suffragio rispetto alla popolazione residente nel Kuwait. L'Assemblea nazionale fu sciolta dall'emiro ?aba? as-Salim nel 1976, in seguito sia all'aumento dei deputati di orientamento progressista e panarabo, verificatosi con le elezioni del 1975, sia i contrasti successivamente manifestatisi fra questi e il governo. Rieletta nel 1981, fu nuovamente sciolta nel 1985 per il riemergere dell'opposizione parlamentare. Nel 1990 venne creato un organismo provvisorio a carattere consultivo, il Consiglio nazionale, formato da 50 membri elettivi e 25 nominati dall'emiro.
 
Durante la guerra fra Iran e Iraq (1980-88) il Kuwait appoggiò apertamente Baghdad; in funzione antiiraniana fu costituito nel 1981 il Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg), un organismo di cooperazione economica e militare fra Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Oman, che contribuì a rafforzare i legami fra le sei monarchie del Golfo. Il calo dei prezzi internazionali del petrolio nel corso degli anni 1980 ridusse sensibilmente il valore delle esportazioni del Kuwait, provocando un rallentamento della crescita economica, mentre sempre maggior rilievo acquisivano gli investimenti all'estero. Tali sviluppi rafforzarono i legami economici tra l'emirato e i paesi occidentali industrializzati e accentuarono la sua propensione a produrre quantità eccedenti di petrolio rispetto alle quote concordate dall'Opec; ciò provocò, dal 1989, un progressivo deterioramento delle relazioni con l'Iraq, pesantemente indebitato e gravemente danneggiato dai bassi prezzi del petrolio.  
 
Il riemergere delle controversie di confine contribuì alla crescita della tensione fra i due Stati finché, nel 1990, l'Iraq invase il Kuwait; il successivo intervento di ingenti forze militari, sotto il comando degli Stati Uniti, ristabilì l'indipendenza dell'emirato nel 1991. Nel 1992 il Consiglio di sicurezza dell'Onu approvò un ampliamento dei confini a favore del Kuwait. Avviata la ricostruzione del paese, vennero rafforzati i rapporti economici e militari con le maggiori potenze intervenute in suo aiuto: patti difensivi decennali furono conclusi con Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Nel decennio successivo alla guerra si registrò una timida crescita del movimento di opposizione al regime, che si concretizzò nella diffusione dell'islamismo radicale, le forze islamiche si aggiudicarono infatti le elezioni nel 1999.