SCHEDA PAESE: Iraq
Caratteri generali
 
Forma di governo: Repubblica parlamentare
Superficie: 437.072 chilometri quadrati
Abitanti: 31 milioni 671 mila
Capitale: Baghdad
Composizione etnica: 70 per cento arabi; 15 per cento curdi, 8 per cento turkmeni
Lingua: arabo, curdo
Religione: islamica (60 per cento sciiti, 40 per cento sunniti)
Moneta: dinar iracheno
Presidente: Fuad Massum
Primo ministro: Haider al Abadi
Confini: Arabia Saudita, Giordania, Iran, Kuwait, Siria, Turchia
Indipendenza: 3 ottobre 1932 dal Regno Unito
 

 

 

 
La situazione politica
 
Secondo la Costituzione del 2005, l'Iraq è una repubblica parlamentare, federale, democratica, islamica. L'esigenza di un equilibrio tra le comunità si è riflessa nell'ordinamento del potere esecutivo, diviso fra tre cariche: il Presidente della Repubblica, largamente onorifico, curdo; il Primo Ministro, sciita; il presidente del parlamento, sunnita. Ciascuno di questi è affiancato da due vice appartenenti alle altre due comunità.  
 
Dopo la seconda guerra del Golfo, e la destituzione del dittatore Saddam Hussein,  le forze della coalizione guidata dagli Usa, sono rimaste nel paese, precipitato in uno stato di anarchia e sconvolto da attentati terroristici e dallo scontro tra sciiti e sunniti. Nel marzo 2004, il Consiglio interinale di governo raggiunse un accordo su una "legge di transizione", che avrebbe dovuto accompagnare il paese nel delicato passaggio dei poteri all'amministrazione civile nazionale. Nello stesso mese scoppiò il conflitto all'interno della comunità sciita, una cui ala radicale minacciò di unirsi ai sunniti, insorti in diverse città del centro del paese e soprattutto a Falluja. In un clima di forte tensione, il 30 gennaio 2005 si svolsero le elezioni per eleggere il nuovo Parlamento. Sfidando le minacce della guerriglia, otto milioni e mezzo di iracheni si recarono alle urne. Lo scrutinio segnò la vittoria degli sciiti e dei curdi, sulla comunità sunnita, il cui elettorato in larga parte disertò le urne: l'Alleanza unita irachena sostenuta dall'ayatollah Ali al-Sistani, principale forza degli sciiti, ottenne il 48per cento dei suffragi, seguita dall'Alleanza curda con il 26per cento. Agli inizi di aprile Jalal Talabani, capo dell'Unione Patriottica del Kurdistan, venne eletto alla presidenza del paese. Nel 2006 è stato formato un governo presieduto dallo sciita Al-Maliki. Alla presidenza della Repubblica è stato confermato il curdo Talabani. Ciò è avvenuto in uno dei periodi più sanguinosi della storia del paese, in un succedersi di atti terroristici diretti indiscriminatamente contro le forze governative, quelle della coalizione e la popolazione civile.  
 
L'affermarsi della struttura dello Stato e l'attenuarsi dell'attività terroristica consentirono nel 2007 il progressivo disimpegno di alcuni paesi dalla coalizione; nel 2008 i governi statunitense e iracheno si accordarono per il completo ritiro delle truppe americane dall'Iraq entro il 2012. Nel giugno 2009 tutte le città del paese ripassarono sotto l'esclusivo controllo delle forze irachene. A seguito delle elezioni svoltesi nel marzo 2010, dopo lunghe trattative, l'Assemblea nazionale, tra novembre e dicembre 2010, ha confermato Presidente della Repubblica Talabani e primo ministro Nouri Al Malik. Nel 2013 si è registrata un' escalation di violenza, gli attentati kamikaze e attacchi terroristici dall'inizio dell'anno hanno fatto oltre 7.000 morti, in maggioranza tra la popolazione civile. Inoltre Al Qaeda in Iraq si è unito ai gruppi estremisti che combattono il presidente Assad in Siria. Ad aprile 2014 si svolgeranno le prossime elezioni nel paese. In quell'occasione i partiti dovranno scegliere un nuovo presidente della Repubblica.
   
 
Lo stato dell'economia
 
Le conseguenze della prima guerra del Golfo sono state gravissime  per l'economia irachena, il paese non solo ha subito la distruzione pressoché completa delle infrastrutture, ma è stato anche fatto oggetto di sanzioni internazionali applicate dall'Onu per il mancato rispetto, da parte del governo di Baghdad, degli accordi di pace. Al quadro già così gravemente compromesso si sono aggiunte le devastazioni della guerra del 2003.  
 
Secondo il rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA), l'Iraq è il quinto paese al mondo per riserve di petrolio. Due compagnie nazionali hanno il monopolio dello sfruttamento dei giacimenti: North Oil Company e South Oil Company, gli stranieri possono acquistare solo una parte delle loro azioni.  Il settore petrolifero fornisce oltre il 90 per cento delle entrate. La ricchezza del sottosuolo consentirà all'economia irachena una  crescita costante del 7-10 per cento nei prossimi tre anni. I principali problemi sono da ricercare nella mancata (almeno sino ad ora) attuazione di un percorso di riconciliazione nazionale che consenta una costruttiva dialettica sociale e politica tra le diverse etnie e componenti religiose del Paese (sciiti, sunniti e curdi piu' le minoranze, tra cui quella turcomanna e quella cristiana), nonché nella necessità di realizzare una più equa distribuzione della ricchezza. Il raggiungimento di tali obiettivi – peraltro fortemente voluti dalla stragrande maggioranza della popolazione irachena – è strettamente legato all'evoluzione del contesto di sicurezza che, con la significativa eccezione della regione curda (Pprovince di Erbil, Suleymania e Dohuk), resta al momento precario o comunque limitante. Nel 2012 le esportazioni di petrolio sono state pari a 2,6 milioni di barili al giorno, rispetto ai 2,2 milioni dell'anno precedente.
 
A luglio 2013 Eni ha firmato con South Oil Company e il ministero del Petrolio iracheno un emendamento al contratto di servizio per lo sviluppo del campo a olio di Zubair, uno dei più grandi giacimenti in Iraq. La modifica stabilisce un nuovo target di produzione di 850.000 barili di petrolio al giorno e l'estensione della durata del contratto di servizio per altri cinque anni, fino al 2035.
   
 
Cenni storici
 
Il territorio dell'Iraq odierno corrisponde in gran parte all'antica Mesopotamia e fu sede, tra il IV millennio e il VI secolo a.C., delle civiltà dei sumeri, degli accadi, degli assiri e dei babilonesi. Fu in seguito dominato dai Persiani, da Alessandro Magno, dai seleucidi e quindi dai Parti che ne contesero il controllo ai Romani. Sottomesso ai persiani della dinastia sasanide dal III secolo d.C., fu infine conquistato dagli Arabi nel VII secolo d.C. e islamizzato. Baghdad divenne la capitale del califfato abbaside e nel secolo VIII secolo e la Mesopotamia attraversò un periodo di grande splendore. Due secoli più tardi iniziò una fase di decadenza, e l'invasione dei Mongoli verso la metà del XIII secolo segnò la fine della dinastia abbaside. Seguì un periodo di grave crisi segnato da continue invasioni straniere, che ebbe termine nel 1534-36 quando i Turchi di Solimano il Magnifico conquistarono Baghdad e integrarono la regione nell'Impero ottomano.
 
Nei secoli successivi il controllo imperiale rimase debole e la Mesopotamia fu esposta alle incursioni dei Beduini e al parziale dominio di altre potenze, tra cui quelle dei Persiani e dei Mamelucchi. Nel corso della seconda metà dell'Ottocento, quando ebbe inizio la penetrazione europea, il potere imperiale nella regione tornò per breve tempo a consolidarsi. Pochi decenni più tardi, durante il primo conflitto mondiale, il paese fu occupato dai britannici e, dopo la sconfitta dell'Impero ottomano, fu posto nel 1920 sotto l'amministrazione della Gran Bretagna. L'Iraq divenne nel 1921 una monarchia costituzionale sotto il re Faisal I. I britannici mantennero il mandato sino al 1932, pur tuttavia, continuarono a esercitare un forte controllo, anche militare, sul paese. Alla morte di Faisal I nel 1933 seguì un periodo di instabilità che si protrasse sino alla fine degli anni Cinquanta, nel quadro di una crescente ostilità verso i Britannici e verso lo Stato di Israele. Membro della Lega araba dal 1945, l'Iraq si avvicinò progressivamente agli Stati Uniti.
 
Nel 1958, con un colpo di Stato, il generale Abd al-Karim Qasim (conosciuto anche come Abdul Karim Kassem) proclamò la repubblica e stabilì un regime autoritario, avvicinandosi in politica estera all'Unione Sovietica. Qasim fu deposto nel 1963 da un nuovo colpo di Stato che portò al potere il partito Baath, di ispirazione socialista e panarabista. Seguì una nuova fase di instabilità, mentre il paese diventava uno dei maggiori produttori di petrolio del mondo. Dal 1968 l'Iraq fu governato da Ahmed Hassan al-Bakr. Nel 1979 gli subentrò  Saddam Hussein, che instaurò una dittatura personale, spietata contro gli oppositori politici e le minoranze curde e sciite.
 
Deciso a fare dell'Iraq la potenza egemone del Golfo Persico, Saddam Hussein condusse una lunga guerra contro l'Iran tra il 1980 e il 1988, che iniziò con l'invasione della sponda orientale dello Shatt al Arab e si concluse, dopo la morte di migliaia di morte,  senza vincitori né vinti. Poco dopo, il 2 agosto del 1990, l'Iraq invase il Kuwait; già nel 1961 ne aveva rivendicato il territorio, in quanto appartenente alla provincia di Bassora in epoca ottomana, ma nel 1963 ne aveva riconosciuto l'indipendenza. Obiettivi di Baghdad, oltre alla tradizionale ricerca di uno sbocco sul Golfo Persico, erano il patrimonio finanziario del Kuwait e le sue risorse petrolifere. Le reazioni internazionali furono di immediata condanna e si verificò anche una spaccatura nello schieramento dei paesi arabi. Il Consiglio di sicurezza dell'ONU impose un rigido sistema di sanzioni economiche contro l'Iraq e autorizzò l'uso della forza per costringerlo a ritirarsi dai territori occupati. L'ampia coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti gli mosse guerra infliggendogli una pesante sconfitta. Nel 2002 mentre un referendum  dall'esito plebiscitario confermava Saddam Hussein presidente per altri sette anni, gli Stati Uniti, con l'appoggio della Gran Bretagna, sostenevano con crescente determinazione la necessità di un intervento militare per rovesciare il dittatore iracheno.  
 
Scaduto il termine per completare il disarmo, a marzo 2003 ebbe inizio l'offensiva che in pochi giorni condusse all'occupazione di tutte le città irachene e alla fine del regime di ?ussein. Nel paese emerse una violenta e sanguinosa insurrezione portata avanti dagli uomini di Abu Mushab al-Zarqawi, leader di al-Qaeda in Iraq. L'ex presidente iracheno venne catturato dai soldati americani in un villaggio nelle vicinanze di Tikrit il 13 dicembre del 2003. Sottoposto a processo, nel 2005, da un tribunale iracheno per crimini contro l'umanità è stato condannato a morte e giustiziato a dicembre 2006.