SCHEDA PAESE: Iran
Caratteri generali
 
Forma di governo: Repubblica islamica presidenziale
Superficie: 1.648.195 chilometri quadrati
Abitanti: 35 milioni 157 mila
Capitale: Teheran
Composizione etnica: persiani 61%, azeri 16%, curdi 10%, arabi 2%
Lingua: persiano
Religione: islamica (90% sciita, 4% sunnita)
Moneta: riyal iraniano
Presidente: Hassan Rouhani
Primo ministro: Mir-Hossein Mousavi
Confini: Afghanistan, Armenia, Azerbaigian, Iraq, Nagorno-Karabakh, Pakistan, Turchia, Turkmenistan
 

 

 

 
La situazione politica
 
Dalla rivoluzione del 1979 l'Iran è una repubblica islamica. I creatori del nuovo stato hanno instaurato una sorta di sistema duale. Da una parte organi politici non elettivi, cui si accede per cooptazione, in cui risiede il cuore del potere; dall'altra gli istituti (Parlamento, Presidente) eletti dal popolo. Al vertice della piramide del potere è la Guida Suprema che nomina sei dei dodici membri religiosi del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, che ha il compito di approvare le candidature alla presidenza della Repubblica, certificare la loro competenza e quella del parlamento. La Guida Suprema è inoltre comandante in capo delle forze armate. In sua assenza il potere è esercitato da un consiglio di capi religiosi. Il Presidente dello Stato è eletto a maggioranza assoluta con suffragio universale, il suo mandato ha durata quadriennale. ll parlamento iraniano, monocamerale, è composto da 290 membri, eletti con voto diretto e segreto, anch'essi con mandato quadriennale.
 
Dopo gli attenti negli Usa dell'11 settembre, l'Iran fu inserito fra i paesi del cosiddetto ‘asse del male', questo innescò nel paese una reazione nazionalista abilmente sfruttata dai conservatori, che dal 2004 conobbero una netta ripresa politica, vincendo prima le elezioni in parlamento e successivamente nel 2005 le presidenziali, con l'elezione di Ahmadinejad, premiato da una sapiente miscela di retorica nazionalista, populismo e giustizialismo in nome dell'Islam, e forte del sostegno e della mobilitazione delle moschee e dei ‘guardiani della rivoluzione' (o pasdaran), gli speciali corpi volontari d'assalto istituiti da Khomeini a difesa della Repubblica islamica. Con la sua vittoria, un'ondata autoritaria, ha imposto un brusco arresto alla vitalità e alla dialettica interna del paese. Sul fronte internazionale, la strategia aggressiva di Ahmadinejad si è concretizzata in invettive contro Israele, minacciata nella sua stessa esistenza, in sostegno alle azioni degli ?ezbollah libanesi, e sul programma nucleare, che hanno esposto il paese alla condanna della comunità internazionale, in particolare degli Usa. Le elezioni del 2009 hanno confermato la presidenza di Ahmadinejad, pur contestata da forti manifestazioni di piazza che hanno denunciato pesanti brogli. Alle consultazioni legislative tenutesi nel marzo 2012 i candidati legati alla Guida suprema Khamenei, si sono aggiudicati la maggioranza dei seggi assegnati in parlamento.  
 
Le presidenziali tenutesi nel giugno 2013 hanno segnato una riconfigurazione profonda dell'esecutivo, decretando la vittoria al primo turno, con il 50,7 per cento delle preferenze, del riformista moderato Rohani, già capo negoziatore sul nucleare sotto la presidenza di Khatami, poi dimessosi con l'elezione di Ahmadinejad. L'elevata partecipazione al voto, pari all'80 per cento, ha conferito alla Repubblica islamica legittimità democratica, avviando il paese verso relazioni internazionali più distese.
   
 
Lo stato dell'economia
 
L'economia iraniana è caratterizzata da politiche stataliste inefficienti cattiva gestione della pubblica amministrazione, alta corruzione che creano gravi distorsioni in tutto il sistema. L'Iran è il secondo produttore petrolifero Opec con il 10 per cento delle riserve mondiali di greggio, e il secondo paese al mondo per riserve di gas naturale. Lo sviluppo economico è stato dunque trainato dalle entrate petrolifere e del gas che sono la principale voce dell'esportazione.
 
I programmi e le riforme proposte da Ahmadinejad dopo l'entrata in vigore delle prime sanzioni in risposta al dossier nucleare hanno avuto l'effetto di deprimere l'economia iraniana producendo dal punto di vista macroeconomico una caduta del Pil e un'impennata dell'inflazione, mentre dal punto di sociale un impoverimento della classe media urbana e un indebolimento del sistema industriale nazionale. L'economia, inoltre, ha subito un duro contraccolpo anche per via della riforma dei sussidi pubblici ai carburanti e ai prodotti alimentari varata nel dicembre 2010. Sebbene l'obiettivo fosse l'alleggerimento del carico fiscale e una più efficiente redistribuzione delle ricchezze, la misura messa in atto dal governo ha favorito invece un'impennata dell'inflazione e un conseguente rincaro dei prezzi dei generi di prima necessità e una perdita del potere d'acquisto. Il 2012 per l'economia iraniana è stato definito da numerosi analisti come l'anno del collasso a seguito dell'eccessiva svalutazione del rial (che ha perso il 40 per cento del suo valore) e dall'inflazione schizzata alle stelle (i dati ufficiali parlano del 12-13 per cento ma quella reale dovrebbe raggiungere almeno il doppio). Gli squilibri macroeconomici interni sono stati aggravati dall'inasprimento delle sanzioni internazionali imposte da Onu, Stati Uniti e Unione Europea. L'effetto combinato di sanzioni e svalutazione della moneta ha generato un crollo della produzione petrolifera (si è passati dai 2,2 milioni di barili giornalieri del 2012 ai soli 1,1 milioni del primo quadrimestre 2013) con pesanti ricadute sul Pil (caduto di quasi due punti percentuali) e sulla disoccupazione. Sembra però che il nuovo presidente moderato Rohani voglia rompere l'isolamento di Teheran, trovando un compromesso sul programma nucleare.
   
 
Cenni storici
 
I Persiani si stanziarono intorno al VI secolo a.C. nella zona meridionale del paese. Con la famiglia reale degli Achemenidi e il suo capostipite Ciro il Vecchio l'Impero persiano, che si estendeva dal Caucaso all'Oceano Indiano, dal Mediterraneo all'Asia centrale, assunse una posizione di primo piano nella storia del mondo antico. La spedizione di Alessandro Magno segnò il crollo dell'antico Impero persiano. Nel II secolo a.C. la Partia divenne la potenza principale nella regione, riprendendo il controllo dei territori occupati dai regni ellenistici, e ricreando il precedente Impero persiano. Ai Parti succedette l'Impero sasanide  che durò quattro secoli. La maggior figura della dinastia sasanide è Khusraw I Anusharwan, despota magnifico e illuminato, dopo aver conosciuto con lui il più alto grado di potenza politica e di splendore culturale lo stato sasanide cadde nei decenni seguenti in una serie di crisi dinastiche, economiche e sociali, da cui non si sollevò più.
 
L'invasione araba, cominciata quasi subito dopo la morte di Maometto nel 632, spazzò via in pochi anni l'Impero sasanide e inaugurò per la Persia un nuovo periodo della sua storia, diventando per quasi due secoli una provincia dell'impero dei califfi. Intorno al X secolo nella Persia di nord-est si cominciarono a formare quelle autonome dinastie periferiche (Samanidi, Gasnavidi) con cui iniziò lo sfaldamento del califfato islamico unitario. Solo con i Selgiuchidi, Turchi iranizzati, verso la metà del XII secolo si ricreò un grande Stato unitario, che fu travolto dalla turbinosa conquista dei Mongoli di Genghiz khan. All'inizio del XVI secolo il regno dei Safavidi inaugurò la storia moderna della nazione persiana che adottò, come religione nazionale l'Islam sciita, per lo più avversato dalle dinastie locali, e si rafforzavano i contatti diplomatici con l'Europa fino a raggiungere, tra XVI e XVII secolo, un periodo di floridezza economica e solidità amministrativa.  
 
Nel 1722 la nazione fu travolta da un'invasione afgana, cui si accompagnarono incursioni turche e russe. Il regno risorse per opera dell'avventuriero sunnita Nahir Shah, che ricacciò gli Afghani conquistando il paese nel 1738, ma, alla sua scomparsa, la Persia ripiombò nel caos. Seguì un periodo di sanguinose guerre civili, terminate con l'insediamento della dinastia turca dei Qagiar che regno nel paese sino al 1925.  Allo scoppio della Prima guerra mondiale, la neutralità del paese fu violata da russi, britannici e turchi-ottomani. Nel dopoguerra emerse la figura di Rida Pahlavi, militare nazionalista che, con l'aiuto soprattutto britannico, assunse il titolo di scià e fondò una dinastia. Il suo governo dispotico fu al contempo teso a un grande sforzo di modernizzazione del paese, che nel 1935 prese ufficialmente il nome di Iran. Nella Seconda guerra mondiale, russi e britannici, preoccupati della germanofilia del regime iraniano, occuparono il paese nel 1941, assicurando così alla causa alleata il controllo del petrolio e le vie di comunicazione del Medio Oriente; Rida  fu costretto ad abdicare in favore del figlio Muhammad Rida.
 
Cessata l'occupazione, dopo difficili negoziati nel 1947, il paese, rifiutando un'opzione sovietica per lo sfruttamento dei pozzi petroliferi, compì una scelta di campo filo-occidentale, che portò al bando il partito filosovietico Tudeh. Il rifiuto dell'Anglo-Iranian Oil Company controllata dai Britannici di rinegoziare la ripartizione dei proventi del petrolio (ai Britannici ne andava l'85%) riacutizzò il problema dell'indipendenza economica dando nel contempo nuovo vigore al nazionalismo. Nel 1951, la Gran Bretagna reagì con l'embargo economico nei confronti del paese in seguito alla nazionalizzazione del settore petrolifero, decisa dal primo ministro Mossadeq. Il contrasto tra lo scià, contrario alla nazionalizzazione, e il primo ministro aprì una grave crisi politica che vide lo scià costretto ad abbandonare il paese che però nel paese  nel 1953. I primi anni  Sessanta furono caratterizzati dalla cosiddetta ‘rivoluzione bianca', consistente in una serie di riforme volte a modernizzare e occidentalizzare il paese. Le riforme furono avversate dalla gerarchia religiosa sciita, colpita dalle espropriazioni delle terre di sua proprietà e ostile alle innovazioni politiche estranee al dettato islamico.
 
Sul piano internazionale, alle intense relazioni con gli Usa e con l'Europa occidentale si affiancarono la collaborazione con l'Urss e il ristabilimento dei rapporti con la Cina, mentre nei confronti degli Stati arabi le uniche tensioni erano con l'Iraq, rispetto al quale l'Iran rivendicava la sovranità sulla riva sinistra dello Shatt al-Arab, accolta dall'Iraq nel 1975 in cambio della cessazione degli aiuti iraniani ai Curdi. Una durissima repressione del dissenso interno (migliaia i detenuti politici), esercitata dalla Savak, la polizia segreta, consentiva allo scià, che nel 1975 impose un partito unico (Rastakhiz), di restare sul trono. Dal 1977 l'opposizione al regime si acuì guidata dai religiosi sciiti dell'ayatollah Khomeini, in esilio a Parigi dal 1963. Due anni più tardi lo scià fu costretto a lasciare l'Iran, paralizzato da scioperi e manifestazioni; Khomeini, tornato in patria, assunse il controllo del paese.
 
Il 1 aprile 1979 fu proclamata la Repubblica islamica dell'Iran e una nuova Costituzione conferì a vita a Khomeini il ruolo di guida religiosa del paese. Nel 1980 l'Iraq denunciò gli accordi del 1975 per lo Shatt al-Arab e invase l'Iran. L'attacco diede inizio a una guerra lunga e dolorosa, che si sarebbe conclusa solo nel 1988. Il conflitto rese più aperta la lotta di potere tra il clero sciita e le forze laiche, si scatenò una sorta di guerriglia urbana che vide in prima fila l'organizzazione islamica dei mujhaideen del popolo, inizialmente sostenuta dalle simpatie popolari. La fazione integralista consolidò definitivamente il controllo dello Stato soffocando con migliaia di arresti ed esecuzioni ogni opposizione. Nel 1983 anche il partito Tudeh, inizialmente alleato del regime, fu sciolto e molti suoi dirigenti e militanti furono condannati a morte. Alla morte di Khomeini, avvenuta nel 1989, il suo ufficio di "Guida Suprema" della Rivoluzione Islamica viene assunto (su disposizione dello stesso Khomeini) dall'ayatollah Ali Khamenei
Alla presidenza della Repubblica fu eletto il conservatore moderato e pragmatico Rafsanjani, che favorì una cauta apertura del regime nei confronti dei paesi occidentali e sostenne l'avvio di una politica di liberalizzazione economica, restando in fatto di morale e d'interpretazione della legge canonica sulla linea di rigore che era stata di Khomeini. Gli 8 anni del suo mandato presidenziale delusero le aspettative di quanti speravano nella normalizzazione del regime.  
 
I rapporti con i paesi vicini rimasero difficili e nel 1995 gli Usa annunciarono il blocco del commercio e degli investimenti nei confronti dell'Iran, accusato di essere il mandante e il principale organizzatore del terrorismo islamico internazionale, nonché di perseguire un programma per dotarsi di armamenti nucleari. Le elezioni presidenziali del 1997 furono vinte a sorpresa, con una solida base di consensi, da Khatami, osteggiato dai leader religiosi conservatori. Subito si aprì un braccio di ferro tra le forze riformiste e le forze più oscurantiste del paese, che tradizionalmente ricoprono tutte le cariche religiose, giudiziarie e di controllo. Lo scontro con i conservatori non fu frenato dal successo dello schieramento riformista (2000) in parlamento né dalla schiacciante conferma di Khatami nel 2001.