SCHEDA PAESE: Emirati Arabi
Caratteri generali
 
Forma di governo: Monarchia costituzionale
Superficie: 82.880 chilometri quadrati
Abitanti: 5 milioni 473 mila
Capitale: Abu Dhabi
Composizione etnica: autoctoni 19 per cento, arabi e iraniani 23 per cento, asiatici 50 per cento
Lingua: Arabo
Religione: islamica 76 per cento, cristiana 15 per cento
Moneta: dirham
Presidente:  Khalifa bin Zayed Al Nahayan
Primo ministro: Muhammad b. Rāshid Āl Maktūm
Confini: Oman, Arabia Saudita, Golfo Persico
Indipendenza: 2 dicembre 1971 dal Regno Unito
 
 
La situazione politica
 
Gli Emirati Arabi Uniti sono una Monarchia assoluta federale. capo assoluto è il presidente della Federazione che esercita i supremi poteri con l'ausilio del primo ministro che di regola è lo sceicco di Dubai a cui spetta anche la carica di vicepresidente della federazione. Esiste inoltre un Consiglio Federale Nazionale consultivo.

Il principe sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahayan è l'attuale Presidente degli Emirati Arabi Uniti, succeduto al padre Zayed bin Sultan Al Nahayan, il 4 novembre 2004, è considerato uno degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio stimato di circa 21 miliardi di dollari. Il presidente in questi anni ha promosso un rafforzamento dell’identità religiosa del paese, per rinsaldare i legami della popolazione autoctona araba, divenuta minoritaria per l’immigrazione di lavoratori di altri paesi asiatici. Nel 2006, per la prima volta sono indette elezioni, per designare 20 dei 40 membri del Consiglio federale nazionale, organo consultivo senza poteri legislativi.
   
 
Lo stato dell'economia
 
La ricchezza degli Emirati si fonda quasi esclusivamente sul petrolio, che fu scoperto ad Abu Dhabi nel 1958 e a Dubai nel 1966, e che corrisponde al 10 per cento delle riserve mondiali. Secondo le ultime stime della International Energy Agency gli Emirati hanno raggiunto livelli record di produzione.

L'industria metallurgica (soprattutto dell'alluminio, dell'acciaio, del ferro) insieme al settore tessile sono capaci di produrre una quantità molto significativa del PIL e si prevede che entro i prossimi 40-60 anni, superino le entrate derivanti dal petrolio e dalle esportazioni di gas naturale

Il boom edilizio ha portato il governo del Paese ad investire in infrastrutture molto costose che includono il Burj Dubai, il cui nome è stato cambiato nel 2011 in Burj Khalifa, l'edificio più alto del mondo, il Dubai World Central International Airport, che, una volta completato, sarà l'aeroporto più costoso mai costruito, e le tre Palm Islands, le isole artificiali più grandi al mondo. Altri progetti riguardano il centro commerciale Dubai Mall e un arcipelago artificiale chiamato The World, che mira ad aumentare l’industria del turismo.

Il PIL del paese è cresciuto del 4,3 per cento nel 2012, il tasso più alto degli ultimi tre anni, favorito dal settore del commercio, turismo e costruzioni, per il 2013 la crescita è stimata  del 3,5-4,0 per cento. La spesa governativa è la più bassa dei paesi del Gcc (paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo) e in calo dal 2009, in netto contrasto con l'aumento delle altre regioni.

Ne 2013 l’ABI e la Federazione  delle banche degli Emirati hanno firmano un Memorandum d’intesa per rafforzare la cooperazione economica e finanziaria tra Italia ed Emirati attraverso una più stretta collaborazione tra i rispettivi settori bancari. Gli Emirati hanno chiesto di ospitare il congresso dell’Opec nel 2019, mentre Dubai si è candidata come sede per l’Expo 2020.
  Grattacieli a Dubai
 
Cenni storici
 
Soggetta a partire dal Cinquecento dapprima all’influenza portoghese, poi a quella olandese e inglese, la regione era nota con il nome di Costa dei Pirati. In seguito all’affermazione, dalla fine del Settecento, del predominio inglese nel Golfo, i piccoli emirati arabi della costa furono progressivamente costretti a porre termine alla pirateria e al commercio degli schiavi africani e ad accettare la tutela di Londra. Dopo il trattato del 1853, che stabiliva una tregua marittima permanente, gli emirati presero il nome di stati della tregua; con i trattati del 1892 furono posti anche formalmente sotto il protettorato del Regno Unito, che lasciò alle tradizionali dinastie regnanti un potere pressoché assoluto sul piano interno.

Il protettorato inglese ebbe termine nel 1971 e 6 dei 7 emirati diedero vita alla federazione degli Emirati Arabi, mentre il settimo aderì l’anno successivo. Ogni emirato ha mantenuto un’ampia autonomia e i tentativi di centralizzazione, promossi soprattutto da Abu Dhabi, hanno incontrato notevoli resistenze. Il peso preponderante, sul piano economico e demografico, di Abu Dhabi, capitale dal 1996, e Dubai si è tradotto nella regolare riconferma dal 1971, del presidente e del vicepresidente: rispettivamente l’emiro Zayed bin Sultan al-Nahyan (cui nel 2004 è succeduto il figlio Khalifa bin Zayed al-Nahyān) e Rashid bin Said al-Maktoum (sostituito nel 1990 dal figlio Maktoum bin Rashid al-Maktoum). In politica estera gli Emirati hanno stabilito stretti rapporti con l’Arabia Saudita, insieme alla quale nel 1981 hanno costituito un organismo di cooperazione economica e militare, il Consiglio di cooperazione del Golfo, nel cui ambito hanno partecipato al conflitto con l’Iraq nel 1991. Negli anni Novanta, infatti, un vasto piano di riarmo fu accompagnato da un’intensa attività diplomatica con gli Stati Uniti, considerati un indispensabile alleato sia nei confronti di Ṣaddam Ḥusain sia nei confronti dell’Iran e delle sue mire egemoniche sul Golfo Arabico. Tuttavia, venne negata a Usa, Francia Gran Bretagna la possibilità di costruire basi militari e di far stazionare truppe che non fossero sottoposte alla giurisdizione di Abu Dhabi.
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