SCHEDA PAESE: Bahrein
Caratteri generali
 
Forma di governo: Monarchia costituzionale
Superficie: 750 chilometri quadrati
Abitanti: 1 milione 261 mila
Capitale: Manama
Composizione etnica: arabi e berberi
Lingua: arabo, diffuso il persiano parlato
Religione: 80 per cento islamica (in maggioranza sciiti), 10% cattolica
Moneta: dinaro del Bahrain
Capo di Stato: re Hamad Bin Isa al Khalifah
Capo di Governo: Khalifah Bin Salman Al Khalifah
Confini: Isola nel Golfo Persico
Indipendenza: 1783 dalla Persia, 16 dicembre 1971 dal Regno Unito
 
 
La situazione politica
 
Il Bahrein è una monarchia costituzionale. L'attuale sovrano, Hamad bin Isa Al Khalifa, succeduto al padre, è in carica dal 1999. Il Primo ministro è Khalifa bin Sulman Al Khalifa, che presiede un gabinetto di ventitré membri. Ḥamad ibn Isa al-Khalifa dal 2001 ha dato il via a importanti riforme istituzionali. Conferma del percorso riformatore sono state le elezioni del 2002, dopo quasi trent’anni, le prime a suffragio anche femminile.

L'orientamento politico interno è improntato a un tradizionalismo islamico analogo a quello dell'Arabia Saudita. Il suo assetto istituzionale, che era disciplinato dalla Costituzione del 1973, il 27 agosto 1975 venne "sospeso temporaneamente". Nel marzo del 2011 il sovrano dichiara uno stato di emergenza della durata di tre mesi in seguito a scontri che provocano molti feriti  e che mobilita le due compagini religiose:sciiti e sunniti, primi appoggiati dall'Iran, i secondi hanno invece l'appoggio dell'Arabia Saudita. Il processo rivoluzionario, tuttora in corso, non ha però carattere esclusivamente confessionale, l'opposizione infatti chiede riforme di carattere economico, sociale e soprattutto politico-costituzionale e relative alle libertà civili.
   
 
Lo stato dell'economia
 
La ricchezza di questo piccolo stato è dovuta ai consistenti giacimenti petroliferi, infatti la vendita e la raffinazione del petrolio estratto sono la principale fonte di reddito per il paese.
Il Bahrain ha siglato accordi economici e commerciali bilaterali con oltre 40 Paesi, tra cui Cina, Francia, India, Singapore, Regno Unito e Usa. Il governo è inoltre ormai da molti anni impegnato nello sforzo di diversificazione dell'economia. Ciò potrà aprire opportunità in svariati settori. Inoltre il paese consente alla proprietà straniera di detenere il 100 per cento di progetti industriali e di aprire uffici di rappresentanza senza l'ausilio di uno sponsor locale. I numerosi progetti previsti lasciano intravvedere una buona dinamicità del settore delle costruzioni, pur in presenza dell'attuale situazione interna non ancora tornata alla completa normalità dopo le proteste partite nella primavera del 2011.

Il Bahrein è considerato un paradiso fiscale. Il sistema fiscale italiano, col decreto ministeriale 04/05/1999, l'ha inserita tra gli stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, nella cosiddetta Lista nera.
   
 
Cenni storici
 
Le isole del Bahrein, insieme alla costa prospiciente, furono tra le regioni d’Arabia dove la penetrazione dell’Islam incontrò maggior resistenza. Occupate nel  XVI secolo dai portoghesi e successivamente dai Persiani, passarono nel 1784 sotto il controllo dello sceicco Aḥmad ibn al-Khalifa, la cui famiglia (di confessione sunnita, mentre la popolazione locale è in prevalenza sciita) è da allora al potere. Nel 1861 il Bahrein dovette accettare il protettorato britannico, contro il quale nel secolo successivo si svilupparono sia le rivendicazioni indipendentistiche della popolazione sia il tentativo dell’Iran di stabilire la propria sovranità sul paese.

L’indipendenza fu ottenuta nel 1971, seguita dall’ammissione alla Lega araba e all’Onu. L’emiro Isa ibn Salman al-Khalifa si pose a capo di un governo da lui nominato. L’Assemblea nazionale, istituita nel 1973, secondo la Costituzione varata quell’anno, fu sciolta nel 1975 in seguito ai contrasti insorti con il governo. Nel 1981 Bahrein, con Arabia Saudita, Kuwait, Oman, Qaṭar ed Emirati Arabi Uniti, formò il Consiglio di cooperazione del Golfo, nell’ambito del quale nel 1991 partecipò alla coalizione anti-irachena. In seguito alla guerra si sviluppò un movimento d’opposizione al regime, che avanzò istanze riformiste, ma l’emiro, nel 1992, si limitò a istituire un Consiglio consultivo da lui nominato. L’atteggiamento di chiusura contribuì alla radicalizzazione delle tensioni tra la dinastia sunnita e la maggioranza sciita della popolazione, cui il regime negli anni successivi oppose una repressione poliziesca. Il nuovo emiro Ḥamad ibn Isa al-Khalifa è salito al trono nel 1999.