SCHEDA PAESE: Arabia Saudita
Caratteri generali
 
Forma di governo: Monarchia assoluta
Superficie: 2.149.690 chilometri quadrati
Abitanti: 29 milioni 195 mila
Capitale: Riad
Composizione etnica: araba
Lingua: arabo
Religione: islamica sunnita nella sua versione wahabita
Moneta: riyal saudita
Capo di Stato: re Salman bin Abdulaziz al Saud
Confini: Giordania, Iraq, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi, Oman, Yemen, Mar Rosso
Indipendenza: unificazione nel 1932
 

 

 

 
La situazione politica
 

La famiglia dei Saud regna sull’Arabia da quasi 300 anni. Negli anni Novanta Fahd, al trono dal 1982, sul piano internazionale, appoggiò il leader palestinese Yasser Arafat e nell’aprile 1995 l’Arabia fu il primo paese a riconoscere i passaporti emessi dall’autorità palestinese nei territori occupati. Rimasero invece conflittuali le relazioni con gli altri paesi della penisola arabica, e in particolare con lo Yemen, per l’isola di Huraym nel Mar rosso. Nell’autunno 2001, quando gli Usa intervennero contro l’Afghanistan, Fahd non concesse l’uso delle proprie basi aeree. Tale scelta fu rinnovata nel 2002, quando il ministro degli Esteri saudita annunciò che le basi militari del paese non sarebbero state impiegate per eventuali attacchi all’Iraq. Nel 2003 il governo americano rese pubblica l’intenzione di ritirare quasi integralmente le proprie truppe stanziate in Arabia, ma entrambi i governi confermarono la reciproca alleanza e l’impegno comune contro il terrorismo, già precedentemente denunciato da Faḥd, subito dopo l’attacco alle Torri gemelle. Il paese divenne oggetto di ripetuti attacchi terroristici, che colpirono complessi residenziali e impianti petroliferi. Intanto le autorità saudite dovevano affrontare le pressioni interne e internazionali per l’introduzione di riforme democratiche. La monarchia rispose concedendo più poteri al Consiglio Consultivo, che avrebbe potuto proporre nuove leggi di propria iniziativa, come l’introduzione di un nuovo codice penale che metteva  al bando la tortura e introdotto maggiori diritti per gli indagati. Le riforme conobbero uno sbocco significativo nelle prime elezioni amministrative del febbraio-aprile 2005, da cui furono però escluse le donne, per le quali fino al 2001 non era nemmeno prevista la carta d’identità. Nell’agosto 2005, a seguito della morte di re Faḥd, salì al trono il fratellastro Abdullah Bin Abdulaziz al Saud, reggente dal 1995, quando Faḥd era stato colpito da ictus. Prima di diventare erede al trono e reggente, come membro del ristretto circolo dei principi sauditi era già uno degli uomini più influenti del regno e uno dei più autorevoli nei rapporti coi governi e le compagnie straniere, essendosi guadagnato fiducia e rispetto, in quanto estraneo a episodi di corruzione che pure hanno frequentemente riguardato altri membri del governo e della famiglia reale.

A fine  2011 ha annunciato che le donne potranno votare ed essere elette in politica a partire dal 2015. Abdullah è morto nel gennaio del 2015, succeduto dal suo fratellastro Salman. Erede al trono è ora il principe Muqrin.

 
 
Lo stato dell'economia
 
L’economia dell’Arabia si fonda sugli idrocarburi. Il paese ospiterebbe un quarto delle riserve mondiali di petrolio e figura come il più grande esportatore di petrolio. Il settore del petrolio rappresenta approssimativamente il 75% delle entrate del bilancio, il 40 per cento del Pil e il 90 per cento degli incassi dovuti all'esportazione. L’estrazione è stata nazionalizzata tra il 1960 ed il 1979, e oggi è controllata dalla Saudi Aramco, a capitale pubblico, ma società straniere società straniere hanno continuato a partecipare all’assistenza tecnica e alla distribuzione. La ricchezza che ne deriva è distribuita in maniera squilibrata, ma ha consentito un generale e nettissimo miglioramento della qualità di vita. Dopo un primo periodo di rapida crescita della produzione di greggio, le ripetute crisi mondiali hanno determinato tensioni e depressioni, che, peraltro, la politica economica governativa ha tentato di controllare; in particolare, dopo la prima Guerra del Golfo, la flessione del prezzo del petrolio ha causato un netto arretramento dei redditi medi, tornati poi su livelli soddisfacenti solo  nel 2005. Notevolissima è la spesa sociale sostenuta dallo Stato. Gli investimenti interni, guidati dal 1971 da piani quinquennali, si sono rivolti al potenziamento delle infrastrutture e dei servizi, poi alla diversificazione delle produzioni agricole e industriali, infine al terziario finanziario. Il piano 2009-2013 ha varato investimenti in infrastrutture relative a ferrovie, strade, aeroporti, scuole, università, ospedali, telecomunicazione per un impegno di spesa pari a 400 miliardi di dollari. Nel 2010 il governo ha varato l’istituzione di sei "città economiche" in diverse regioni del paese per promuovere gli investimenti stranieri, per questo progetto per il periodo 2010-2014 sono stati stanziati  373 miliardi di dollari.

I principali partner commerciali sono Usa, Giappone, Cina e i paesi dell’Ue, soprattutto Germania, Italia, Francia.
   
     
Cenni storici    
     
Un'entità statale saudita nacque nell'Arabia centrale nel 1750 circa, quando il sultano del Najd, Muhammad ibn Saud, cercò di creare una nuova realtà politica e statuale. Nei centocinquanta anni successivi, le fortune della famiglia degli Al Saud sono cresciute e decadute molte volte, poiché la famiglia contendeva il potere e il territorio sulla penisola araba all'Egitto, all'Impero Ottomano e ad altre famiglie arabe. Nel 1902 Abd al-Aziz Al Saud conquistò la città di Riad, sottraendola alla famiglia rivale dei Rashid. Successivamente, tra il 1913 e il 1926 sottomise al-Hasa, la provincia di al-Qaṭif, il resto del Najd e la regione del Ḥijaz dove si sostituì alla dinastia hashimita della Mecca.

Il dominio saudita mirò all’espansione dei confini  (guerra del 1934 contro lo Yemen per il Nagran e l’Asir), ma soprattutto all’organizzazione interna, con lo sfruttamento, per mezzo di capitale e tecnici americani, dei giacimenti petroliferi scoperti nel Neged nel 1938. Nel 1945 il regno entrò a far parte delle Nazioni Unite e della Lega Araba. Alla morte di Ibn Saud (1953) il nuovo sovrano Saud, continuò la politica di rafforzamento dell’amministrazione del padre, affidando al fratello, il principe ereditario Faiṣal, le funzioni di primo ministro e ministro degli Esteri. Il rapporto tra i due fratelli fu però estremamente conflittuale, nel 1958 i membri della famiglia reale e gli ulema investirono Faiṣal dei pieni poteri nella direzione degli affari interni ed esteri. Saud riassunse le proprie prerogative nel 1960, ma due anni più tardi dovette nominare di nuovo il fratello primo ministro e ministro degli Esteri.

Nel novembre 1964 Saud viene deposto dal fratello per inabilità. Faisal intraprese un’ opera di modernizzazione del paese, cercando fonti di entrate alternative a quelle del petrolio in politica estera la sua azione mirò all’affermazione della solidarietà islamica e araba, aperta alla collaborazione con l’Occidente, e alla sicurezza del Regno, con interventi nei paesi confinanti contro movimenti considerati sovversivi. Il 25 marzo 1975 Faiṣal venne ucciso, ma la situazione fu controllata dal successore, il fratello Khaled che avviò un piano quinquennale (1976-80) di industrializzazione diversificata, con forti investimenti nei servizi sociali e nell’educazione, e la nazionalizzazione dell’estrazione petrolifera. In politica estera Khaled svolse un’ampia azione diplomatica tra Egitto, Siria, Giordania e Olp, allo scopo di risolvere sia il problema palestinese sia quello libanese, allontanando così la possibilità di un intervento diplomatico dell’Urss nella regione, e nel 1981 diede vita, con Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar, al Consiglio per la cooperazione nel Golfo, con funzioni di collaborazione economica, politica e militare.

Faḥd salito al trono nel 1982 dopo la morte di Khaled varò un nuovo piano quinquennale (1985-90), volto a fronteggiare il calo delle entrate petrolifere. In seguito all’invasione irachena del Kuwait nel 1990, l’Arabia si schierò con la coalizione multinazionale anti-irachena guidata dagli Usa e prese parte alle operazioni belliche. Durante la prima guerra del Golfo (1990-91), l’insediamento nel paese di eserciti stranieri, non musulmani, rappresentò un elemento di profonda crisi per la società saudita. Nel dicembre 1993, proprio per rispondere alle aspettative di cambiamento maturate nei settori più liberali e secolarizzati dell’opinione pubblica, nacque un Consiglio consultivo formato da 60 membri, portati a 90 nel luglio 1997, di nomina regia che affiancò re Faḥd alla guida del paese. Fu attuata al contempo una politica sempre più repressiva, anche per controllare la diffusione del fondamentalismo, e per contenere l’influenza degli ulema più radicali fu istituito, nell’ottobre 1994, un Consiglio supremo per gli affari islamici, con competenze in campo educativo e religioso.