SCHEDA PAESE: Afghanistan
Caratteri generali
 
Forma di governo: Repubblica islamica presidenziale
Superficie: 652.864 chilometri quadrati
Abitanti: 29 milioni 820 mila
Capitale: Kabul
Composizione etnica: pashtun, tagiki, hazara, uzbechi, aimak, turkmeni, baluchi
Lingue ufficiali: pashtu, dari
Religione: islamica sunnita
Moneta: afghani
Presidente: Hamid Karzai
Confini: Iran, Pakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Cina
Indipendenza: 19 agosto 1919 dal Regno Unito
 

 

 

 
La situazione politica
 
A partire dall'ottobre 2001 la campagna militare “Enduring freedom” per distruggere i campi di addestramento e le installazioni militari di al Qaeda e catturare Osama Bin Laden dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre, ha sottoposto l'Afghanistan a pesanti bombardamenti da parte dell’aviazione statunitense e britannica. Sul fronte interno ha ripreso vigore l’offensiva delle forze di opposizione, coordinata e appoggiata dalle forze armate internazionali. La capitolazione di Kabul (13 novembre del 2001) e la successiva presa di Qandahār (7 dicembre) hanno segnato la sconfitta dei talebani e aperto una difficile e lunga fase di transizione verso un nuovo assetto istituzionale del paese. In seguito agli accordi siglati a Bonn il 5 dicembre 2001 tra le varie fazioni interne, è stato istituito un governo provvisorio formato dai rappresentanti delle diverse etnie del paese (principalmente pashtun, tagiki, hazara, uzbeki), guidato dal pashtun Hamid Karzai e affiancato da una forza multinazionale delle Nazioni Unite, cui è stato affidato il compito di ripristinare le condizioni per la ripresa della vita politica e sociale. Nel giugno 2002 si è riunita la Loya Jirga, l’assemblea tradizionale dei capi dei clan, che ha confermato alla guida del governo Karzai, nominato anche presidente ad interim. Mentre i corpi speciali Usa proseguivano la ricerca di Bin Laden e i rastrellamenti contro i guerriglieri talebani, la transizione politica conosceva fasi di grande tensione. Alla fine del 2003 una nuova riunione della Loya Jirga sanciva l’adozione di una Carta costituzionale democratica, che introduceva un sistema di governo presidenziale e un parlamento bicamerale. Il 9 ottobre 2004 si sono tenute le prime elezioni nazionali dopo 35 anni, che hanno assegnato la vittoria a Karzai con oltre  il 55 per cento dei suffragi, confermandolo nella carica di presidente. Successive le elezioni parlamentari nel 2005 hanno completato il nuovo quadro politico. Accanto ai poteri delle nuove istituzioni si riproponevano tuttavia quelli tradizionali dei capi tribù e dei signori della guerra, che continuavano a finanziarsi con il traffico internazionale di droga, mentre la guerriglia talebana riprendeva a sferrare i suoi attacchi contro il contingente internazionale Isaf (International security assistance force a guida Nato) rimasto a presidiare il paese, riuscendo a stabilire basi permanenti in oltre il 70 per cento del paese. Nonostante il potenziamento delle truppe Nato, l'attività terroristica è cresciuta nel 2009, in concomitanza con le elezioni presidenziali, vinte da Karzai ma viziate da ampie accuse di brogli. Nel giugno 2010 il presidente Karzai si è fatto promotore di una terza Jirga con l'intento di aprire negoziati di pace con i talebani, che hanno tuttavia disertato l'incontro, minandone anzi lo svolgimento con nuovi atti di violenza. Dopo l'uccisione di Osama Bin Laden, avvenuta il 1 maggio 2011 nel corso di un'operazione (in cui le forze militari statunitensi ne hanno individuato il rifugio nei pressi di Islamabad) si avviarono, per la prima volta dall'inizio della guerra, colloqui tra Stati Uniti e talebani per trovare una soluzione politica al conflitto. Ma già a 2012 i talebani hanno sospeso le trattative ritenendo disattese le precondizioni a un accordo di pace: l'uscita delle truppe straniere dall'Afghanistan e la scarcerazione dei terroristi imprigionati a Guantanamo. Il 2014 sarà un anno cruciale per il paese, in questo anno sono previsti il ritiro delle truppe internazionali e le elezioni presidenziali.    
 
Lo stato dell'economia
 
L'economia afgana, una tra le più povere del pianeta, risente del regime talebano, ed è stata profondamente sconvolta dalle guerre. L'Afghanistan è ricco di ferro e rame, e nei pressi di Kabul sono presenti anche giacimenti auriferi. Il Paese potrebbe quindi diventare un attore economico molto rilevante a livello mondiale per tali materiali.

Nel 2002 sono state poste le basi del progetto per la costruzione della Trans-Afghanistan pipeline (Tapi) a seguito di un accordo congiunto fra Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e dal 2008 anche India. Il corridoio dovrebbe partire dal giacimento Dauletabad al confine sud-ovest del Turkmenistan, passare via Herat e Kabul (seguendo la ring road) in Afghanistan, per approdare ai porti pakistani. Uno spiraglio per la realizzazione del progetto si è registrato per la prima volta nel 2010, quando finalmente i quattro paesi coinvolti hanno siglato due accordi chiave: l’accordo intergovernativo e il Gas pipeline transmission agreement, secondo il quale il corridoio sarebbe stato tarato per poter sostenere una capacità di 33 miliardi di metri cubi annui, tre dei quali destinati all’uso interno per l’Afghanistan.

Tra i principali organi finanziatori dell’opera emerge la Banca asiatica per lo sviluppo, di cui sono note le compartecipazioni degli Stati Uniti e del Giappone. Gli Stati Uniti, grandi sostenitori del progetto, hanno anche disposto la disponibilità di finaziamento via Export-Import Bank (Eib) e tramite la privata Overseas Private Investment Corporation (Opic). Anche molte compagnie leader nel settore energetico del calibro di Exxon, Gazprom, Chevron e Gail hanno dimostrato tramite un accordo definito nel 2012 il loro interesse a essere parte economicamente attiva nel progetto. Il progetto per la realizzazione del corridoio energetico da 7.6 miliardi di dollari, potrebbe diventare realtà entro la fine del 2017. Oggi, il progetto Tapi è visto da molti come una delle ricette per la stabilizzazione dell’Afghanistan, una volta avviato il progressivo ritiro delle truppe dal 2014.
   
 
Cenni storici
 
Storicamente l’Afghanistan è stato un territorio di frontiera, esposto agli influssi culturali e alla dominazione dell’India, della civiltà iranica e dei popoli delle steppe. Nel VI secolo a.C. tutte le regioni furono conquistate dalla dinastia persiana degli Achemenidi. Con la conquista di Alessandro Magno (329 a.C.) e poi sotto i Seleucidi, l’Afghanistan si aprì all’influsso culturale del Mediterraneo greco. Nel corso del III secolo a.C. le regioni orientali furono soggette all’impero indiano dei Maurya, mentre nella Battriana, nel  nord de paese, si costituì, a partire dal 250 a.C., uno stato greco indipendente, con capitale amministrativa Ai Khanum. Dal 150 a.C. i territori greci vennero invasi da popoli nomadi provenienti dal Turkestan cinese; si impose allora il buddhismo (tra il V e il VII secolo fiorì il centro buddhista di Bamiyan, con le due grandi statue del Buddha distrutte nel marzo 2001 dal regime teocratico Taliban) che soppiantò il precedente zoroastrismo; mentre l’islamismo si impiantò nel IX secolo e fiorì sotto la dinastia dei Ghaznavidi.

Nel secolo XVI iniziò l’espansione degli Afghani, fondatore dello stato afghano si può considerare Ahmed Khan, il capo degli Abdali che, alla morte di Nadir Shah di Persia nel 1747, si proclamò re a Qandahar. Ai suoi discendenti immediati, che trasferirono la capitale a Kabul, successe nel 1826, con Dost Muhammad, la famiglia dei Barakzai.

Per la sua posizione strategica, l’Afghanistan interessò grandemente la Gran Bretagna. Nel 1809 fu stipulato il primo trattato anglo-afghano, volto a impedire un’eventuale invasione. Il successivo estendersi dell’influenza della Russia, provocò la prima e la seconda guerra afghana (1839-42 e 1878-79), che confermarono l’influenza inglese: l’Afghanistan godeva piena indipendenza interna, riceveva sussidi dal governo dell’India, ma era vincolato alla Gran Bretagna nella politica estera.

Nel 1919 il sovrano Aman Ullah proclamò la guerra santa contro la Gran Bretagna; ebbe così inizio la terza guerra afghana, che si concluse dopo pochi mesi con il trattato di Rawalpindi e il riconoscimento dell’indipendenza del paese da parte della Gran Bretagna, seppur vittoriosa. Si ebbe quindi un deciso riavvicinamento alla Russia, trattato del 1921, volto a controbilanciare la sempre forte influenza britannica. Aman Ullah iniziò un’affrettata opera di occidentalizzazione, ma le sue riforme, specialmente quelle nel campo dell’istruzione, urtarono gli ambienti conservatori, sicché nel 1928 ebbe inizio una rivolta di tribù, guidata da Habib Ullah Ghazi, che nel 1929 riuscì a salire sul trono, iniziando un governo di terrore. Solo nel 1933 il sovrano Zahir promosse una cauta modernizzazione interna.

Nel secondo dopoguerra, perseguendo una politica di prudente equidistanza tra i due blocchi, Zahir cercò di risolvere la questione delle frontiere con accordo con l’URSS nel 1948 e con la Cina nel 1963. Sul piano della politica interna, la Costituzione del 1964 avrebbe dovuto istituire la democrazia parlamentare, ma i contrasti con le forze tradizionali ne impedirono l’applicazione. Il cambio di regime che si ebbe a partire dal colpo di stato del1973 del generale Muhammad Daud, ispirato a esigenze di modernizzazione e di riforma del paese, non portò risultati apprezzabili, nonostante gli aiuti economici sovietici, cinesi e degli stati islamici. Neppure la Costituzione istitutiva della Repubblica, nel 1977, che conferiva ampi poteri al presidente, riuscì ad arginare i contrasti interni. Un nuovo colpo di Stato, un anno più tardi, portò al potere il segretario del Partito democratico popolare, Nur Muhammad Taraki, il quale si trovò contro i ceti islamici tradizionalisti e la guerriglia di massa, da essi alimentata. Si arrivò così all’intervento militare dell’URSS nel 1979, in seguito al quale fu nominato primo ministro Babrak Karmal, che rinsaldò l’unità tra le molte organizzazioni della guerriglia, i mujahidin, sostenuti dal Pakistan. L’ascesa di Michail Gorbacev, nel 1985, determinò un graduale disimpegno sovietico, che si concluse il 15 febbraio 1989. Nel frattempo Karmal era stato sostituito da Muhammad Najibullah, che tentò vanamente una politica di riconciliazione nazionale. Nel 1992 la guerriglia dei mujahidin conquistò Kabul, costrinse Najibullah alla fuga, e fu proclamato lo Stato islamico.

Il leader del partito dell’Islam, Gulbuddin Hekmatyar, divenuto primo ministro, non riuscì però a stabilizzare la situazione; nella condizione di stallo emerse un nuovo gruppo armato, conosciuto con il nome di Taliban (dall’arabo studente), formato da giovani afghani di origine pashtun, provenienti dalle scuole islamiche del Pakistan, e da mujahidin delusi dai loro comandanti. Dotati di armamenti adeguati, grazie anche alla disponibilità di vaste risorse economiche provenienti dal traffico di oppio, i Taliban guadagnarono il controllo di vaste zone del paese e nel 1996, dopo mesi di pesanti bombardamenti, presero Kabul.

Il nuovo governo (subito riconosciuto formalmente da Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi) impose misure radicali, basate su una dogmatica applicazione dei principi della sharia. Ogni deviazione dalla loro legge venne punita con estrema ferocia. Emblematica fu la cattura voluta da Mullah Muhammed Omar, leader dei talebani, dell’ex presidente della repubblica democratica afgana Muhammad Najibullah; catturato dal palazzo delle Nazioni Unite, dove era rifugiato, fu torturato, mutilato prima di essere giustiziato ed esposto nei pressi del palazzo dell'Onu.

Il 20 agosto 1998 gli USA bombardarono alcuni campi di mujahidin, come rappresaglia per gli attentati alle ambasciate statunitensi di Nairobi e di Dar es-Salaam, attribuiti all’organizzazione terroristica di Osama Bin Laden, riparato in territorio afghano. Peggiorarono anche le relazioni diplomatiche con l’Arabia Saudita e con l’Iran. La situazione interna precipitò nel settembre 2001; l’uccisione di Ahmad Shah Massud, capo militare e politico dell’opposizione ai Taliban, fu seguita dall’attacco terroristico contro le Torri Gemelle di New York e il Pentagono.  Gli Stati Uniti decisero di invadere l'Afghanistan, dando il via all'operazione Enduring Freedom che si poneva come obiettivo la fine del regime dei Taliban e la distruzione dei campi di addestramento e della rete di Al Qaeda, il gruppo terroristico guidato da Osama bin Laden. Il regime integralista viene rovesciato in poco più di un mese, nel novembre del 2001.