SCHEDA PAESE: Tunisia
Caratteri generali
 
Forma di governo: Repubblica semipresidenziale
Superficie: 163.610 chilometri quadrati
Abitanti: 10 milioni 480 mila
Capitale: Tunisi
Composizione etnica: arabi, berberi
Lingue ufficiali: arabo
Religione: islamica
Moneta: Dinaro tunisino
Presidente: Beji Caid Essebsi
Primo ministro: Youssef Chahed
Confini: Algeria, Libia, mar Mediterraneo
Indipendenza: 20 marzo 1956 dalla Francia
 
 
La situazione politica
 
Nel 1999 Ben Ali, al potere dal 1987, è stato riconfermato per il suo terzo mandato in maniera plebiscitaria e ha ottenuto lo stesso risultato alle elezioni del 2004 e del 2009, anche grazie alla favorevole congiuntura in campo economico. Nel gennaio 2011, a seguito di violenti tumulti popolari, il presidente ha dovuto abbandonare il paese, e gli è subentrato Fouad Mebazaa. Alle prime elezioni libere svoltesi nel paese il 23 ottobre dello stesso anno per eleggere i 217 membri dell'Assemblea costituente incaricata di stabilire una nuova forma di governo hanno partecipato 81 dei 111 partiti politici nati dopo la caduta di Ben Ali, i più importanti dei quali sono il partito islamista moderato e schierato con l’Occidente, Ennahdha, guidato da Rashid Ghannouchi, la formazione di centrosinistra denominata Partito democratico progressista, e il Congresso per la Repubblica partito laico di centrosinistra . Le consultazioni, alle quali si è registrata un'affluenza alle urne superiore al 90 per cento, hanno sancito la vittoria di Ennahdha, che ha ottenuto oltre il 40% delle preferenze.

Il 10 dicembre 2011 l'Assemblea nazionale costituente ha approvato una Costituzione provvisoria che permette di designare un nuovo organo di governo e che avrebbe dovuto rimanere in vigore fino alle elezioni generali, dopo cui si sarebbe promulgata la Costituzione definitiva. Moncef Marzouki, ex attivista per i diritti umani, è diventato il primo presidente liberamente eletto dalla Tunisia dopo la rivoluzione; capo del partito Congresso per la Repubblica, Marzouki ha ottenuto 153 voti su 217 dell’Assemblea nazionale costituente e già nelle elezioni del 23 ottobre il suo partito era arrivato secondo, conquistando 29 seggi rispetto agli 89 di Ennahdha.

Le forti tensioni anti-governative che, nonostante tali tentativi di istituire nuovi equilibri politici, hanno continuato a turbare il Paese sono degenerate in forme aperte di rivolta nel febbraio del 2013 a seguito dell’assassinio del leader dell’opposizione Chokri Belaid, e dopo l’assassinio di Mohamed Brahmi, fondatore di uno dei partiti laici del paese. In molti hanno accusato Ennahda di essere coinvolta in entrambi gli omicidi, qualcuno parlando di “mandante morale”, qualcun altro sostenendo che il partito al potere non aveva fatto abbastanza per bloccare le violenze degli estremisti islamici. Negli ultimi mesi del 2014 si sono tenute le nuove elezioni presidenziali e legislative che hanno visto la vittoria netta del partito Nidaa Tounes, di orientamento laico e progressista. Nidaa Tounes ha eletto anche il nuovo capo dello Stato, Beji Caid Essebsi. Questi ha nominato primo ministro Habib Essid, che ha dato vita a un esecutivo di coalizione con Ennahda e altri partiti minori.
   
 
Lo stato dell'economia
 
La Tunisia, a differenza di molti paesi dell’area Mena, non ha sul proprio territorio una rilevante disponibilità di risorse naturali: il paese produce gran parte dell’energia consumata, e le risorse da esportare sono esigue. Tale condizione ha fatto sì che, rispetto ad altri attori regionali, il sistema economico tunisino divenisse più dipendente dai rapporti con i paesi europei. Questi ultimi rivestono un’importanza vitale per la Tunisia, viste le relazioni commerciali, gli investimenti e i flussi turistici che contribuiscono a mantenere l’economia nazionale in condizioni relativamente buone. Dopo la Libia, infatti, la Tunisia è, in termini di Pil pro capite, il paese più ricco di tutta la fascia maghrebina: nel 2011, il paese ha avuto la prima recessione dopo 25 anni, ma già nel 2012 l’attività economica in Tunisia ha manifestato una discreta ripresa.

Il settore terziario contribuisce a quasi il 60 per cento del Pil totale tunisino ed è quindi il settore dominante; l’agricoltura pesa per l’8 per cento e l’industria per il restante 30 per cento. Le industrie principali sono quella tessile e delle calzature; di rilievo anche la produzione di macchinari. Nei servizi emerge invece il comparto turistico. Questo, che può contare sulle bellezze naturali del paese, in particolar modo la costa, e su un notevole patrimonio archeologico, contribuisce da solo a circa il 20 per cento del Pil.

L’alto tasso di disoccupazione (circa il 19 per cento ), che nella fascia giovanile assume dimensioni ancora più preoccupanti, rappresenta uno dei maggiori problemi strutturali del sistema-paese. A questi si aggiunge la grande disparità economica e infrastrutturale tra le zone costiere, specialmente quelle a nord, intorno a Tunisi, e le zone interne e meridionali il cui sviluppo è stato nettamente trascurato dalla dittatura di Ben Ali e che sono state l’origine delle rivolte del 2011. I rapporti commerciali più importanti della Tunisia sono quelli con l’Unione Europea. Francia, Italia e Germania sono i primi tre partner commerciali, sia dal punto di vista delle esportazioni che delle importazioni.
   
 
Cenni storici
 
La più antica presenza fenicia in Tunisia è documentata alla fine del XII secolo a.C.. Dominata in parte dai Cartaginesi fino al 146 a.C., dopo la conquista romana, fu provincia dell’Africa proconsolare. Appartenne poi ai Vandali e quindi ai Bizantini, finché nel 647-648 d.C. fu conquistata una prima volta dagli Arabi. Nei decenni successivi la penetrazione araba fu ostacolata da frequenti rivolte berbere e una vera pacificazione si ebbe alla fine dell’VIII secolo, con il governatore abbaside Ibrahim ibn al-Aghlab, che fondò una dinastia indipendente. Nel 909 gli Aghlabiti furono rovesciati dalla dinastia sciita dei Fatimidi, che attorno al 970 si spostò in Egitto, lasciando a governare la Tunisia i suoi luogotenenti ziriti. Dell’indebolito potere degli Ziriti approfittarono XII secolo i Normanni di Sicilia, ma presto il paese fu incorporata nello stato berbero musulmano degli Almohadi, i cui luogotenenti hafsidi vi stabilirono un solido stato autonomo.

Agli inizi del 1500 cominciarono la penetrazione turca e l’intervento spagnolo, ma le vittoriose spedizione di Carlo V del 1535 e del 1573 poterono sottrarre la Tunisia alla definitiva conquista turca, che affidò il potere  ai capi locali delle milizie turche e levantine dey e bey. Su questa oligarchia militare andò affermandosi nel XVII secolo il potere dei bey che nel 1705, con Husein Bey, liquidarono i rivali dey e fondarono la dinastia rimasta al trono fino al 1957.

Nel 1816 il bey di Tunisi sottoscrisse con la Gran Bretagna e poi con altri stati l’impegno ad abolire la schiavitù dei cristiani e la pirateria. Nel XIX secolo l’afflusso dall’Italia come dalla Francia s’intensificò. La presenza di queste colonie e la vicinanza sia all’Italia sia alla Francia, che nel 1830 aveva conquistato l’Algeria, aprì la strada alla rivalità franco-italiana per la Tunisia. Prendendo occasione da incursioni berbere in territorio algerino, un corpo di spedizione francese occupò la Tunisia e costrinse il bey al protettorato francese (1883). All’autorità francese si contrappose presto un movimento nazionalista e costituzionalista dalle cui file si formò, nel 1920, il partito Destur (Costituzione). All’interno dello schieramento nazionalista prevalsero poi le posizioni più radicali, espresse dal partito Neo-Destur, nato nel 1934. Teatro di guerra nel 1942-43, nel giugno 1943 la Tunisia tornò sotto il controllo dei Francesi. Fra il 1952 e il 1954 il contrasto ridivenne molto aspro e allo sviluppo di un terrorismo nazionalista si contrappose un ‘controterrorismo’ antiarabo di matrice colonialista.

A partire dal 1954, la Francia modificò la propria politica: all’apertura di negoziati, sfociati in un accordo sull’autogoverno (1955), fece seguito, nel marzo 1956, la firma del protocollo con cui Parigi riconosceva l’indipendenza del paese. Dopo la schiacciante vittoria del Fronte popolare, al-Habib Bourguiba assunse la guida del governo e nel 1957 venne nominato presidente della neonata Repubblica. Il governo svolse nei primi anni un’azione di modernizzazione. Sul piano economico, a partire dai primi anni del 1960 si registrò una svolta tendente al rafforzamento dell’intervento statale nell’economia. Nel 1964 furono espropriate le terre di proprietà straniera, ciò che provocò un aggravamento delle relazioni con la Francia. Comunque il paese adottò un orientamento filoccidentale, sviluppando cauti rapporti anche con i paesi del blocco comunista. Nel 1970 il nuovo primo ministro Hadi Nuwayra promosse una politica economica di orientamento liberista, svolta che fu accompagnata da un consolidamento del carattere autoritario del regime; nel 1974 Bourguiba fu eletto presidente del partito a vita e nel 1975 presidente della Repubblica a vita.

Dopo una fase di crescita, la seconda metà degli anni 1970 fu segnata dall’emergere di gravi difficoltà economiche, con una lunga fase di aspre tensioni sociali e la costituzione di due formazioni di orientamento progressista, il Movimento per l’unità popolare (Mup) e il Movimento dei democratici socialisti (Mds), che affiancarono il Partito comunista tunisino (Pct) nell’opposizione clandestina al regime. Dopo la sostituzione del primo ministro Nuwayra con Muhammad al-Mzali nel 1980, un anno più tardi si svolsero elezioni multipartitiche, ma il Fronte popolare ottenne il 95 per cento dei voti. Negli anni successivi si approfondì la crisi politica ed economica e si radicalizzò lo scontro fra il governo e l’opposizione degli integralisti islamici.

Nel 1987 l’anziano Bourguiba fu dichiarato incapace di governare per motivi di salute e rimosso. La sua carica fu assunta dall’allora ministro Ben Ali. La volontà più volte espressa di avviare una stagione di riforme e di confronto democratico fu presto smentita. Dopo il trionfo elettorale di Ben Ali anche alle presidenziali del 1994, si intensificò la personalizzazione del potere. In politica estera l’avvio del processo di pace in Medio Oriente, che permise fra l’altro lo spostamento del quartier generale dell’Olp da Tunisi a Gaza, favorì l’inizio di una lenta e travagliata normalizzazione dei rapporti tra la Tunisia e Israele.