SCHEDA PAESE: Somalia
Caratteri generali
 
Forma di governo: Repubblica Federale
Superficie: 637.657 chilometri quadrati
Abitanti: 10 milioni 085 mila
Capitale: Mogadiscio
Composizione etnica: somali
Lingua: somalo, arabo
Religione: islamica
Moneta: Scellino somalo
Presidente: Hassan Sheikh Mohamud
Primo ministro: Abdi Farah Shirdon Saaid
Confini: Dijbouti, Etiopia, Kenia
Indipendenza: 26 giugno 1960 dal Regno Unito, 1 luglio 1960 dall'Italia
 

 

 

 
La situazione politica
 
Nel settembre 2012,con l'elezione del presidente Hassan Sheikh Mohamoud e con l'instaurazione di un governo stabile, il paese sembra lentamente uscire dalla guerra civile e ritornare alla normalità. Nel 2004 nel paese sembrava avviarsi alla conclusione il processo di pacificazione politica con il raggiungimento di un accordo tra i quattro principali clan del paese. A Nairobi, in Kenia, fu costituito un governo federale di transizione per la Somalia, cui l'Unione Africana diede il suo appoggio, stabilendo di inviare una forza di pace per permettergli di rientrare in patria e insediarsi a Mogadiscio, teatro degli scontri tra le milizie dei ‘signori della guerra' e le Corti islamiche. Furono nominati un presidente ad interim Abdullahi Yusuf Ahmed, il più potente signore della guerra, e un Governo Federale di Transizione somalo (Tfg) con Primo Ministro Mohamed Mohalim Gedi. Il governo di transizione arrivò in Somalia, a Baidoa, nel 2005 e controllava un'area ridottissima del paese. Queste deboli istituzioni tuttavia non riuscirono a rendere effettivo il loro potere e a governare davvero il paese.
 
Così, nel dicembre 2006 il Consiglio di sicurezza dell'Onu approvò la risoluzione 1725, che diede il via libera formale, revocando l'embargo delle armi al governo federale, a una forza internazionale regionale con il compito di “monitorare e mantenere la sicurezza a Baidoa”, permettendo di fatto alle istituzioni transitorie di riarmarsi. Pochi giorni dopo si riacutizzarono gli scontri tra le milizie delle Corti islamiche e le truppe fedeli al governo provvisorio di Baidoa, sostenute militarmente dall'Etiopia. Sul finire dello stesso mese, le truppe etiopi, intervenute pesantemente a sostegno del governo di Baidoa, entrarono nella capitale somala dopo pochi ma violentissimi giorni di guerra, provocando migliaia di morti e suscitando la ferma disapprovazione di Unione Africana, Lega Araba e dell' Autorità intergovernativa per lo sviluppo Igad.
 
Il 9 gennaio 2007 gli Stati Uniti entrarono militarmente nel conflitto, a supporto dell'esercito etiope e con il sostegno del presidente e del governo somalo; l'intervento che causò la morte di numerosi civili nel sud del paese, in cui secondo i militari americani, si sarebbero rifugiati esponenti di al-Qaida, ricevette dure critiche dall'Unione Europea e dall'Onu. Pochi giorni dopo, i signori della guerra accettarono di disarmare le loro milizie e di entrare nel nuovo esercito nazionale. Nei primi giorni del mese di marzo 2007, sono giunte a Mogadiscio le truppe ugandesi della missione di pace dell'Unione africana (Amisom, African Mission to Somalia). Nonostante l'arrivo delle truppe ugandesi, gli scontri sono aumentati di intensità, la situazione a Mogadiscio è precipitata nel caos come non accadeva da anni, con il perdurare di violenti scontri tra truppe etiopi, governo di transizione e nuovamente i signori della guerra da un lato e milizie islamiche dall'altro.
 
Nell'autunno del 2007 la situazione è drammaticamente precipitata. A Mogadiscio, in preda a caos, violenze ed epidemie, si è in piena catastrofe umanitaria, e gli sfollati hanno raggiunto quota un milione. Le truppe etiopi continuano a imperversare ed a scontrarsi con i ribelli armati, mentre il contingente militare ugandese appare incapace di opporre la minima resistenza. Nel gennaio 2008 il nuovo primo ministro, Nur Hassan Hussein, eletto a novembre 2007, dopo le dimissioni di Mohamed Mohalim Gedi, è giunto per la prima volta a Mogadiscio. Sempre nel gennaio 2008, in Somalia arrivano anche 440 soldati del Burundi a rafforzare il contingente di pace dell'Unione africana.
 
Nel giugno 2008 è stata concordata la firma di un accordo tra governo somalo, parte dell'opposizione ed Etiopia. Le fasi previste nell'accordo sono la fine degli scontri armati, l'ingresso delle forze internazionali ed il ritiro dei militari etiopi. Per pervenire a tale accordo, a differenza che nei precedenti tentativi, sono state coinvolte le realtà moderate collegate alle corti islamiche. Il 29 dicembre 2008 il presidente Abdullahi Yusuf Ahmed ha rassegnato le sue dimissioni criticando duramente la comunità internazionale per il mancato sostegno economico, senza il quale non sarebbe stato possibile formare un esercito in grado di fronteggiare le corti islamiche e gli altri gruppi che si contendono il potere. Aden Mohamed Nur, presidente del parlamento, ha assunto a interim la funzione di presidente.
 
Intanto tra il 2006 e il 2007 nel paese nasce il movimento radicale di Al Shabaab come ala militante dell'Unione delle Corti Islamiche in reazione all'invasione dell'Etiopia. Obiettivo della lotta di Al Shabaab era combattere l'invasione e il governo federale, ritenuto un governo fantoccio sostenuto, fra gli altri, dagli Stati Uniti, che hanno inserito il movimento nella lista delle organizzazioni terroristiche. Il 31 gennaio 2009 il leader di una fazione moderata dell'Unione delle Corti Islamiche Sheikh Sharif Sheikh Ahmed è stato eletto capo del governo federale di transizione; leader dell'Alleanza per la ri-liberazione della Somalia (ARS), ha sconfitto il primo ministro Nur Hassan Hussein appoggiato della comunità internazionale, e il generale Maslah Mohamed Siad, figlio dell'ultimo presidente della Somalia prima della guerra, Siad Barre.
 
Nel settembre 2012, è stato eletto presidente Hassan Sheikh Mohamoud, legato ad al-Islah e considerato il "braccio somalo" deiFratelli Musulmani. Un mese più tardi è stato designato dal Presidente  alla carica di Primo Ministro della Somalia Hassan Sheikh Mohamoud, che si è impegnato a concentrare l'azione di governo nella lotta alla corruzione ed allo sviluppo delle istituzioni previste della nuova Costituzione somala.Dopo l'insediamento il governo, Mohamud ha lavorato per eliminare l'embargo posto dalle Nazioni Unite sulla vendita delle armi alla Somalia. Il 6 marzo 2013 il Consiglio di Sicurezza ha approvato all'unanimità la Risoluzione 2093, con la quale si è accolta la soluzione britannica per la sospensione  dell'embargo per le armi leggere (mentre restano alcune restrizioni sull'acquisto di armi pesanti) per il periodo di un anno.
 
Intanto il malcontento popolare sta creando le basi per una vera opposizione laica guidata dall'avvocato Mohamud Addi Mohamed Gandi e dall'ex primo ministro Ali Mohamed Gedi che stanno tentando di raggruppare diverse personalità politiche, avvocati, giudici, ed esponenti del mondo imprenditoriale e della societá civile per formare un nuovo partito entro la fine del 2013. Il nuovo partito, completamente laico, punterebbe ad un cambiamento di regime forse anche prima delle elezioni previste per il 2016, sfruttando la debolezza del governo, il malcontento popolare e alleanze con potenze regionali che ormai nutrono seri dubbi sulla politica del presidente Mohamud.
   
 
Lo stato dell'economia
 
La Somalia è uno dei paesi più poveri del mondo che dipende quasi totalmente dagli aiuti umanitari.  Gli effetti combinati della lunga guerra civile e delle ricorrenti anomalie climatiche hanno minato l'agricoltura, attività che costituisce la tradizionale base dell'economia del paese e che occupa tuttora oltre il 70 per cento della popolazione attiva. L'agricoltura non riesce tuttavia a soddisfare i consumi interni. Le attività manifatturiere sono quasi completamente paralizzate.    
 
Cenni storici
 
Sebbene i primi insediamenti umani in Somalia risalgono al Paleolitico, alla base della storia e dell'origine delle popolazioni che vivono in Somalia ci sono i rapporti con la penisola arabica, da dove giunsero in epoca imprecisata i fondatori delle grandi famiglie o clan che costituiscono la nazione somala e i predicatori che introdussero l'Islam tra i secoli XI e XIII. Le prime città-stato sorsero sulla costa o nelle immediate vicinanze, per sfruttare l'opportunità del commercio. A partire dal XVI secolo, i Somali costrinsero una delle popolazioni che viveva nella regione, i Galla, a migrare e a occupare l'Etiopia. Dal XVII secolo gran parte della regione del Benadir, dove ha sede Mogadiscio, fu inglobata nei possedimenti del sultanato di Oman, quindi in quelli di Zanzibar.
 
I francesi occuparono nel 1859 il porto di Obock. Nel 1885 l'Italia concluse un trattato di commercio con Zanzibar, e dopo l'occupazione del villaggio di el-Athale, ottenne in affitto dal sultano di Zanzibar i porti di Brava, Merca e Mogadiscio tra il 1892 e il 1893. Un anno più tardi, Roma e Londra si accordarono per delimitare le rispettive zone di influenza; nel 1886 il Regno Unito proclamò il Somaliland Protectorate. Il progetto inglese di costituire una colonia in grado di autofinanziarsi fu impedito dalla rivolta nazionalista di Abdille ?asan, che dal 1899 e per circa 20 anni tenne in agitazione coi suoi cavalieri dervisci la Somalia Britannica e, parzialmente, il Benadir. Nel 1905 il governo di Roma assunse direttamente la gestione della sua colonia; nel 1908 si giunse a un'approssimativa delimitazione dei confini con l'Etiopia e la colonia del Benadir fu ribattezzata Somalia Italiana. Negli anni 1920, il fascismo promosse la cosiddetta pacificazione del territorio, in pratica il suo assoggettamento effettivo, cui seguirono l'insediamento di coloni e lo sfruttamento delle terre migliori per coltivazioni intensive. Nel 1925 i possedimenti italiani si ampliarono con l'acquisizione dalla Gran Bretagna dell'Oltregiuba e nel 1936, dopo la conquista dell'Etiopia, la Somalia Italiana, entrò a far parte dell'Africa Orientale Italiana.
 
L'Italia perse la sua colonia nel 1947, che fu sottoposta all'amministrazione militare della Gran Bretagna e cercò di impedire il ritorno dell'Italia nella regione; ciò nonostante, nel 1949 l'Onu assegnò a Roma la sua ex colonia come territorio in amministrazione fiduciaria per dieci anni fino al 1960.
 
L'indipendenza fu proclamata il 1 luglio 1960 e nello stesso giorno fu deliberata l'unione con l'ex Somaliland, indipendente dal 26 giugno. Il neonato stato somalo pose al centro della sua azione politica le rivendicazioni territoriali nei confronti dell'Etiopia e del Kenya, sfociate in un aperto conflitto con la prima, temporaneamente interrotto nel 1964, e nella rottura delle relazioni diplomatiche sino al 1968 con la secondo. Nel 1969 un colpo di Stato militare portò al potere il generale Siad Barre, presidente del Consiglio rivoluzionario supremo (organismo trasformatosi nel 1976 nel gruppo dirigente del Partito socialista rivoluzionario somalo, Psrs). Abolita la costituzione del 1960 e proclamata la Repubblica Democratica di Somalia, i militari avviarono un programma di profonde riforme economiche e sociali. Nel 1977 riesplose il conflitto con l'Etiopia conclusosi un anno dopo con la netta sconfitta somala.
 
L'assistenza militare fornita durante la guerra dall'Urss all'Etiopia determinò un mutamento nella politica estera del paese, che abbandonò il tradizionale filosovietismo per avvicinarsi all'Occidente. Nel 1979 una nuova costituzione istituzionalizzò il Psrs quale partito unico e Siad Barre fu confermato alla presidenza della Repubblica. Nel corso degli anni 1980 si riacutizzò la tensione con l'Etiopia; lo sviluppo della guerriglia, sostenuta da Addis Abeba, e il continuo peggioramento delle condizioni economiche misero in crescenti difficoltà il regime di Siad Barre, che andò degenerando nell'assolutismo e nel personalismo. L'autorità del governo fu apertamente sfidata in tutto il paese da numerosi partiti militarizzati in rappresentanza dei diversi clan e neppure la concessione di una costituzione multipartitica nel 1990 poté impedire l'allargamento della guerra civile. Nel 1991 Siad Barre fu rovesciato dalle forze del Congresso somalo unito (Csu); mentre il paese precipitava nell'anarchia e la popolazione era vittima di una carestia catastrofica, il conflitto si complicò ulteriormente per la spaccatura del Csu in due fazioni, una guidata da Ali Mahdi Mohammed e l'altra da Mohammed Farah Aidid. Nello stesso anno il Somaliland si autoproclamò indipendente, comportandosi da allora come uno Stato autonomo, pur senza sollecitare i riconoscimenti internazionali. Alla guerra civile, che provocò decine di migliaia di vittime e un imponente flusso di profughi verso il Kenya, non seppero porre termine neppure le missioni inviate dalle Nazioni Unite dal 1992 con scopi di pacificazione. Non potendo garantire una soluzione politica al conflitto, le forze Onu lasciarono la Somalia nel marzo 1995. Si sviluppava intanto l'offensiva musulmana, iniziata nel 1977, quando Siad Barre aveva reclutato centinaia di volontari per combattere l'Etiopia. Da quell'esperienza nacque il principale gruppo terrorista dell'integralismo somalo, Al Ittiat al Islami (Unione Islamica), attivo nella guerra civile e nella battaglia contro i militari americani della missione Onu. Dalla metà degli anni 1990 i gruppi integralisti cominciarono a diffondersi in tutto il paese, imponendo in alcune zone la legge coranica e prendendo il controllo delle Corti islamiche, nate in precedenza per la difesa dell'ordine e della legalità musulmana.