SCHEDA PAESE: Libia
Caratteri generali
 
Forma di governo: Repubblica popolare
Superficie: 1.759.840 chilometri quadrati
Abitanti: 6 milioni 120 mila
Capitale: Tripoli
Composizione etnica: arabi, berberi, tuareg
Lingua: araba
Religione: islamica 97 per cento, cristiana 3 per cento
Moneta: Dinaro libico
Presidente: -
Primo ministro: Fayez al Sarraj
Confini: Tunisia, Mar Mediterraneo, Egitto, Sudan, Ciad, Niger, Algeria
Indipendenza: 1943 dall'Italia 1943, 24 dicembre 1951 dal Regno Unito
 

 

 

 
La situazione politica
 
Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 a New York e Washington,  Muammar Gaddafi, al potere dal 1970, ha attuato una svolta tesa a far uscire la Libia dall'isolamento internazionale. Sottolineata la propria opposizione al terrorismo di matrice islamica, Tripoli ha ripreso i colloqui con gli USA e altri paesi occidentali. Passi successivi sono stati nel 2003 la rinuncia a condannare l'invasione dell'Iraq, il riconoscimento delle proprie responsabilità in atti terroristici internazionali e l'annuncio dell'abbandono di ogni piano per la costruzione di armi di distruzione di massa. Ciò ha condotto alla revoca delle sanzioni internazionali e alla ripresa dei rapporti politici ed economici con l'Occidente. Nel 2008 la Libia ha firmato con l'Italia un trattato con il quale, in cambio del rafforzamento degli scambi commerciali e della lotta all'immigrazione clandestina, ha ottenuto l'impegno alla costruzione di infrastrutture come risarcimento del periodo coloniale. Nel febbraio 2011, sulla scia di un più vasto movimento di protesta che ha investito tutto il Medio Oriente, ha avuto inizio anche in Libia una serie di sollevazioni popolari. A marzo, a seguito della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, comincia un intervento militare con lo scopo di tutelare la popolazione civile libica. In realtà l'intervento si concretizza nel bombardamento di truppe governative, di infrastrutture civili e militari e nell'appoggio logistico alle truppe antigovernative. All'intervento hanno preso parte gli Stati appartenenti alla Nato tra cui Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Italia e Canada, e alcuni paesi arabi, Qatar e Emirati Arabi Uniti. Il paese è intanto in mano a un Consiglio nazionale di transizione composto da vari esponenti delle forze dissidenti autoproclamatosi  legittimo rappresentante della Repubblica libica e capeggiato da Mahmoud Jibril. Il conflitto ha esiti alterni. All'iniziale presa di controllo del settore orientale del paese e di numerosi centri del settore occidentale da parte dei ribelli hanno fatto seguito mirati contrattacchi dei lealisti volti a riguadagnare il controllo su tali regioni. Tale situazione di stallo è perdurata fino all'agosto 2011, quando le forze ribelli hanno assunto il controllo di aree strategiche alla periferia di Tripoli e dell'importante centro di Zawiyah in cui sorge una delle più grandi raffinerie di petrolio della Libia, avanzando poi fino alla capitale e conquistando Bab al-Aziziyyah, il bunker-caserma ritenuto la roccaforte di Gheddafi, pur senza riuscire a catturare il dittatore. Il 20 ottobre, a due mesi dalla caduta di Tripoli, le truppe del Consiglio nazionale di transizione hanno conquistato Sirte, città natale di Gheddafi, assumendo il controllo delle ultime postazioni ancora in mano ai lealisti e uccidendo il rais in quella che è stata l'ultima battaglia contro il regime.

Il 23 ottobre 2011 a Bengasi, il presidente del  governo provvisorio del Consiglio nazionale di transizione libico ha proclamato ufficialmente la liberazione del paese nordafricano, promettendo un futuro di pace e di democrazia, e rimettendo il mandato nelle mani di Ali Tarhuni, anch'egli premier ad interim, sostituito dopo pochi giorni da Abdurrahim el-Keib; il 31 ottobre è inoltre ufficialmente terminato l'intervento militare della NATO nel Paese.

Nell'agosto del  2012, a seguito delle consultazioni tenutesi il mese precedente -  le prime elezioni libere dopo oltre quaranta anni di regime – il Consiglio nazionale di transizione ha ufficialmente ceduto tutti i poteri al Congresso nazionale generale, di cui è stato nominato presidente Mohamed Yousef el-Magariaf. Nell'ottobre 2012, dopo le dimissioni del primo ministro Mustafa Abushagur che aveva assunto la carica nel mese precedente subentrando a el-Keib, il Congresso nazionale ha designato al suo posto Ali Zidan, ex ambasciatore e oppositore di Gheddafi. A due anni dalla caduta del raìss, in Libia si è creato un intricato groviglio di poteri locali e tribali, affiancati dalle milizie formate dagli ex ribelli sotto l'egida dei quali proliferano cellule terroristiche locali e internazionali. Una serie di fattori esterni ha accentuato la convergenza del terrore in Libia: l'intervento militare francese nel Nord del Mali che ha costretto alla fuga centinaia di islamisti legati ad al Qaeda del Maghreb Islamico (Aqmi) e l'indurimento delle operazioni anti-terrorismo Usa nelle roccaforti storiche di al Qaeda, dal Pakistan all'Afghanistan fino allo Yemen. Negli ultimi mesi si sono verificati una serie di attacchi diretti alle sedi diplomatiche di Usa, Italia Francia e Russia. Ad ottobre 2013  il premier Ali Zidan è stato  rapito, e liberato poche dopo poche ore, da esponenti della Camera dei rivoluzionari di Libia, uno dei tanti gruppi di potere emersi con il disfacimento del regime di Gheddafi.
   
 
Lo stato dell'economia
 
L'economia libica dipende primariamente dal petrolio, che contribuisce per il 95per cento al valore delle esportazioni. I primi giacimenti d'importanza commerciale furono scoperti nel 1955, ma la commercializzazione del greggio ha avuto inizio solo nel 1961. La timida crescita industriale manifestatasi alla fine degli anni 1980 è stata frenata dalla politica di Gaddafi e successivamente dall'isolamento dovuto alle pesanti sanzioni economiche applicate al paese per iniziativa degli USA, convinti del coinvolgimento del paese in azioni terroristiche contro obiettivi occidentali. Solo dopo la sospensione delle sanzioni, 2003-04, il governo libico ha dato segni di ripresa aperta all'apporto di capitali stranieri, non solo nei rami petrolchimico e delle infrastrutture, ma anche in altri comparti.

Secondo l'ultimo rapporto del Fondo Monetario Internazionale, l'economia della Libia nel 2012 è cresciuta di oltre il 100 per cento rispetto all'anno precedente, durante il quale aveva pagato molto le conseguenze della guerra civile. L'economia della Libia rimane però ancora molto legata ai settori del petrolio e del gas, che rappresentano l'80 per cento del Pil del paese. La difficoltà da parte del governo di mettere in sicurezza gli impianti di produzione degli idrocarburi, però, ha già causato numerosi problemi, come la chiusura di diversi  siti di produzione per  scontri tra diverse milizie. La produzione petrolifera nazionale a settembre 2013 è scesa a soli 200 mila barili al giorno, e le grandi multinazionali straniere, dalla ExxonMobil alla Shell, stanno iniziando a valutare l'ipotesi di chiudere i contratti con Tripoli, sempre più allarmate dall'insicurezza nel paese e deluse dall'operatività degli stessi siti petroliferi. Nell'ottobre 2013, il premier Ali Zidan, ha annunciato la costruzione di due nuove raffinerie di petrolio nell'est e del sud del paese.
   
 
Cenni storici
 

Le prime tracce della presenza umana in Libia risalgono a 80.000 anni fa. Nel primo millennio a.C nel sud della Libia fu fondato il regno dei Garamanti che controllò tutto il sud; il nord nella parte occidentale era invece frequentato da marinai Fenici, mentre nella parte orientale i coloni greci fondarono diverse città diverse città: Cirene, Teuchira, Apollonia, e Berenice. La Libia risultava così divisa in tre regioni: il Fezzan a sud sotto il dominio dei tra Garamanti; la Tripolitania nel nord ovest sotto l'influenza dei Fenici; la Cirenaica a nord est colonizzata dai greci.  Tra il 74 a.C e il 19 a.C i romani presero il controllo delle tre regioni, diventano colonia di Roma. Il controllo romano in  Libia continuò fino al 533 d.C. quando fu sottomessa dai Bizantini.

Nel 643, gli Arabi, si stabilirono in Cirenaica; la Libia fu dapprima governata dalla dinastia Ommayde proveniente da Damasco e poi dagli Abbasidi originari di  Baghadad. La dominazione arabo durò fino al 1135 quando i Normanni di Ruggiero II, re di Sicilia, seppero approfittare dell'occasione offerta dalla Seconda Crociata, e con una serie di vittoriose spedizioni conquistarono l'intera costa libica. I Normanni vennero però presto cacciati dalla dinastia berbera degli Almohadi. Con l'entrata in crisi dell'impero almohade nella prima metà del XIII secolo il paese fu e affidato ai governatori di Tunisi, che dal 1318 costituirono un vero e proprio regno autonomo, che sopravvisse sino alla metà del XV secolo, quando le principali città si proclamarono autonome sotto proprie dinastie e iniziando ad esercitare sempre più decisamente la pirateria come fonte di arricchimento.

Nel 1510 gli spagnoli, divenuti padroni del Regno di Sicilia, invasero la Libia nel tentativo di porre un freno alla pirateria. Tripoli venne conquistata ed assegnata assieme all'isola di Malta ai Cavalieri di San Giovanni. Nel 1517, la Cirenaica venne conquistata dall'Impero Ottomano. Nel 1711 un ufficiale dell'esercito turco, Ahmed Karamanli, si staccò dall'Impero ottomano, divenendo sovrano della Libia e fondando la dinastia Karamanli, che regnò sulla Libia per i successivi 124 anni. I Karamanli prosperano proteggendo le attività dei pirati, che facevano base nel porto di Tripoli. L'attività corsara nel Mediterraneo irritava sempre di più le potenze europee, ed alla fine le pressioni sull'impero ottomano perché abolisse il commercio di schiavi e combattesse la pirateria ebbero effetto: nel 1835 il Sultano ottomano rimuove i Karamanli, e ristabilisce il proprio dominio diretto sulla Libia.

La colonizzazione italiana della Libia si deve soprattutto a Giovanni Giolitti; con la guerra all'Impero Ottomano, di cui la Libia era colonia. Sotto l'impulso del fascismo, negli anni trenta, il completo controllo di tutto il territorio libico consentì l'insediamento di coloni provenienti da Veneto, Sicilia, Calabria e Basilicata. Nel 1939 gli italiani erano il 13 per cento della popolazione. Nel corso della Seconda guerra mondiale, Tripolitana e Cirenaica furono occupate dalla Gran Bretagna e il Fezzan dalla Francia. Nel 1949, dopo il rifiuto del cosiddetto piano Bevin-Sforza (che prevedeva un'amministrazione fiduciaria italiana in Tripolitana, inglese in Cirenaica e francese in Fezzan), l'Onu indicò il 1 gennaio 1952 come data della futura indipendenza libica. Promulgata la Costituzione nel 1951, Muhammad Idris al Senoussi, emiro di Cirenaica e Tripolitania designato re dall'Assemblea nazionale, proclamò l'indipendenza del Regno Unito di Libia. All'indomani delle prime elezioni per il parlamento federale (1952), i partiti furono messi al bando. La collocazione internazionale del nuovo Stato, entrato nella Lega araba nel 1953 e nell'Onu nel 1955, fu condizionata dalla debolezza economica e dai legami con le potenze occidentali, soprattutto Gran Bretagna e USA, che si erano impegnati, in cambio della concessione di basi militari, all'erogazione di aiuti economici e all'assistenza militare. Nel 1963 fu abolita la forma di governo federale e stabilito uno Stato unitario. Il conservatorismo interno e la politica estera filooccidentale suscitarono nel paese un diffuso malcontento che rese possibile il rovesciamento incruento della monarchia e la proclamazione della Repubblica araba di Libia il 1 settembre 1969.

All'interno del nuovo regime, di composizione militare, emerse come leader il colonnello Gheddafi, che nel 1970 assunse la guida del governo e nel 1971 costituì l'Unione socialista araba, unico partito legale. Alla proclamazione del socialismo islamico quale idea guida del nuovo regime fece seguito l'equidistanza fra i due blocchi a livello internazionale. Fu rafforzata la presenza dello Stato nell'economia, in particolare nei settori bancario, petrolifero (nazionalizzato nel 1973) e commerciale. Vennero aperti negoziati con Usa e Gran Bretagna per una rapida restituzione delle loro basi militari e furono espropriati i beni degli Ebrei e degli Italiani residenti in Libia, che abbandonarono quasi completamente il paese.

La nuova Costituzione del 1977 mutò sostanzialmente l'assetto ideologico e gli ordinamenti del paese, dove fu formalmente instaurato un sistema di governo ispirato alla democrazia diretta; in realtà il potere rimase concentrato nelle mani di Gheddafi, che nel 1979 assunse il ruolo di ‘leader della rivoluzione'. Ripetute tensioni con altri paesi arabi, così come con la dirigenza dell'Olp, caratterizzarono i rapporti regionali. Il rafforzamento delle relazioni con i paesi del blocco comunista fece seguito al peggioramento dei rapporti con gli Usa e con altri paesi occidentali che accusarono la Libia di essere coinvolta in episodi di terrorismo internazionale. Il crescente isolamento internazionale aggravò le difficoltà economiche del paese, legate al calo delle esportazioni petrolifere e alla fine del decennio, accanto ad alcune misure di liberalizzazione del regime, fu avviata una politica economica di parziale riapertura all'iniziativa privata. Nel 1992 nuove accuse di coinvolgimento in atti di terrorismo internazionale (in particolare alla Libia fu attribuita la responsabilità dell'attentato in seguito al quale nel 1988 un aereo americano esplose e si schiantò sulla cittadina scozzese di Lockerbie provocando la morte di 270 persone) spinsero il Consiglio di sicurezza dell'ONU a varare l'embargo contro la Libia. La crisi economica degli ultimi anni 1990 favorì la crescita dei gruppi fondamentalisti islamici, a fronte della quale il regime adottò una politica repressiva alternata a misure conciliatorie e di islamizzazione della società, in virtù di una più stretta applicazione di provvedimenti ispirati alla sharia. Rimasero comunque difficili i rapporti con l'élite religiosa tradizionale, che rivendicava un maggior controllo sulla vita religiosa del paese.