SCHEDA PAESE: Egitto
Caratteri generali
 
Forma di governo: Repubblica presidenziale
Superficie: 1.002.450 chilometri quadrati
Abitanti: 85 milioni 550 mila
Capitale: Il Cairo
Composizione etnica:arabi, egiziani
Lingua: arabo
Religione: islamica 80 per cento, copta 20 per cento
Moneta: sterlina egiziana
Presidente: Abdel Fatah al Sisi
Primo ministro: Sherif Ismayl
Confini: Libia, Sudan, Israele, Anp, Mar Mediterraneo
Indipendenza:1922 dal Regno Unito
 
 
La situazione politica
 

Dopo gli attentati di New York dell’11 settembre 2001, il presidente egiziano Hosni Mubarak offrì agli Stati Uniti il suo appoggio alla lotta contro il terrorismo, ma dovette fronteggiare il riacutizzarsi dell’opposizione integralista, soprattutto dopo i bombardamenti sull’Afghanistan e la recrudescenza degli scontri in Palestina. Rieletto nel 2005, Mubarak si è impegnato ad attuare riforme politiche liberali che tuttavia non si sono realizzate per la recrudescenza del terrorismo fondamentalista. Al contrario, nel 2007 sono state trasformate in leggi costituzionali le norme speciali antiterrorismo introdotte dopo l’assassinio del presidente Sādāt, e sono state previste restrizioni all’attività politica dei movimenti religiosi, mirate a indebolire l’opposizione dei Fratelli musulmani. Mubarak, dopo un trentennio di presidenza, continuamente reiterata grazie a opportune modifiche costituzionali, in seguito a imponenti proteste a piazza Tahir al Cairo, accompagnate dall'uccisione di oltre 800 egiziani, si dimette l’11 febbraio 2011.

Il potere passa a una giunta militare (Consiglio supremo militare) guidato dal Feldmaresciallo Mohammed Hoseyn Tantawi che assicura un processo di modifica costituzionale, lo svolgimento a fine novembre del 2011 di elezioni legislative e, per giugno 2012, elezioni presidenziali che sanciscono la vittoria del candidato dei fratelli Muslmani, Mohamed Morsi.  Quest’ultimo vince le prime elezioni libere del paese con il 51 per cento delle preferenze contro il 48 per cento di Ahmed Shafiq, primo ministro di Mubarak.

La transizione politica dell’Egitto post-Mubarak ha vissuto un passaggio intenso e molto controverso nel processo di redazione e successiva ratifica popolare della nuova Costituzione. A fine 2012 il popolo egiziano è stato nuovamente chiamato alle urne per pronunciarsi sul destino della proposta di testo costituzionale presentata dall’Assemblea costituente. Il “Sì” vince con una percentuale del 63,8 , a fronte del 36,2 per cento dei votanti che ha espresso la sua contrarietà alla bozza. Il testo sottoposto a referendum avrebbe dovuto essere la concreta traduzione di un compromesso garante di una serie di diritti e libertà di natura civile, politica, economica e sociale negoziato fra le diverse fazioni dopo la sospensione della prima Costituente, decisamente sbilanciata a favore delle compagini islamiste. Inoltre, pur conservando una forte impronta presidenziale, la nuova Carta fondamentale introduce l’importante limite dei due mandati per il capo dello stato.

Le tensioni non si sono tuttavia affievolite. Il 3 luglio, dopo un ultimatum, l’esercito ha assunto il controllo e destituito il presidente; è stata inoltre sospesa la Costituzione e annunciata la formazione di un governo tecnico che guiderà il Paese fino a nuove elezioni. A Morsi è subentrato ad interim il presidente della Corte costituzionale Adli Mansour, e nei giorni successivi, la neoformata coalizione laico-militare al potere, ha conferito l'incarico di premier all'ex ministro delle Finanze ed economista Hazem El Beblawi e quello di vicepresidente al premio Nobel  El Baradei, il quale nel mese di agosto si è dimesso dalla carica a seguito della violenta repressione delle manifestazioni organizzate dai sostenitori dell'ex presidente. I primi di novembre 2013 è iniziato il processo contro Mohammed Morsi, alla sbarra insieme ad altri 14 dirigenti del movimento dei Fratelli Musulmani, deve rispondere di incitamento alla violenza. Intanto il ministro della Difesa, il generale Abdel Fattah al Sisi, ha stravinto le elezioni presidenziali del 2014,diventado "de facto" il personaggio politico più influente del paese in seguito alla decisione della commissione elettorale di rimandare le elezioni parlamentari previste nel marzo 2015. Senza un nuovo parlamento, infatti, è il presidente ad emanare le leggi presentate dal governo del premier Ibrahim Mahlab, insediatosi subito dopo l'elezione di al Sisi. 

 

Mahlab, tuttavia, si è dimesso dall'incarico nel mese settembre 2015 in seguito allo scoppio di uno scandalo di corruzione che ha coinvolto il ministero dell'Agricoltura. Il 19 settembre 2015 è stata resa nota la lista dei ministri del nuovo governo egiziano guidato da Sherif Ismayl. Della squadra governativa fanno parte 16 nuovi ministri che non presenti nell’esecutivo del precedente premier. Con il varo del nuovo governo, è stata annunciata inoltre la fusione dei ministeri della Sanità e della Popolazione, dell’Istruzione tecnica e dell’Istruzione; della Ricerca scientifica e dell’Istruzione superiore. Il nuovo premier, laureato in ingegneria, ha ricoperto una serie di ruoli dirigenziali in compagnie energetiche pubbliche e private prima di essere nominato ministro del Petrolio nel 2013 dall’allora capo del governo Hazem al Beblawi, incarico confermato poi da Mahlab. 

   
 
Lo stato dell'economia
 
L’economia egiziana è prevalentemente agricola, grazie alla fertilità della valle del Nilo. Il Cairo tra il 2004 e il 2008 ha avviato  riforme economiche per attrarre investimenti stranieri e facilitare la crescita del PIL. Ma dopo disordini scoppiati nel gennaio 2011, il governo egiziano ha fatto marcia indietro sulle riforme economiche, aumentando drasticamente la spesa sociale. Il bilancio dello Stato è in pessime condizioni, appesantito da un gigantesco settore pubblico e da una costosa politica di sussidi per l’acquisto di grano e di carburanti. L’inflazione ha colpito duramente la moneta del paese (la sterlina egiziana) mentre si stanno esaurendo le riserve di valuta estera, che servono, tra le altre cose, a finanziare la politica dei sussidi, costituiti in buona parte da prodotti che devono essere importati. Anche il turismo settore economico importante, dopo i disordini del 2011, ha registrato un netto calo con meno di 4 milioni di presenze l’anno.    
 
Cenni storici
 
Culla di una delle più potenti civiltà del mondo antico, l'Egitto è rimasto per secoli un paese di conquista.
La civiltà egiziana si sviluppò con caratteristiche per alcuni aspetti affini al modello mesopotamico, nell’economia (agricoltura basata sull’irrigazione, canalizzazione delle acque, intensi rapporti commerciali con i paesi mediterranei e asiatici), nella divisione del lavoro, nella stratificazione sociale, nella struttura piramidale del potere al cui vertice era un re, nell’organizzazione urbana e nella monumentalità architettonica. Ebbe tuttavia alcuni aspetti propri, che originavano dalle tradizioni preistoriche del popoli del Nilo o derivavano dalla sua particolare posizione geografica: paesi, città e villaggi si snodavano lungo il corso del Nilo, mentre il deserto costituiva una barriera insuperabile per qualsiasi popolazione volesse passarlo in armi.

La storia dell’Egitto faraonico si suddivide in grandi periodi di stabilità, Antico, Medio e Nuovo Regno, corrispondenti alle 30 dinastie che si avvicendarono nel governo del paese, alternati a periodi di crisi (regni intermedi), in cui il potere centrale si dissolse e si frammentò, andando a principi locali. L’Antico Regno raggiunse il suo apice tra la III e la V dinastia, tra il 2682-2322 a.C. Con la XI dinastia, a opera di Montu-hotep II (2046-1995 a.C.), si ricomposero le spinte centrifughe, fu ricostituita l’unità territoriale ed ebbe inizio il Medio Regno. Fu questa l’età di più raffinata vita dell’Egitto: una monarchia solida accanto a funzionari efficienti, un popolo impegnato in opere civili, un attivismo bellico che dava sicurezza alle frontiere; e, insieme, il fiorire dell’attività artistica e la stesura delle opere classiche della letteratura egizia. La stabilità sociale e politica non durò a lungo e seguirono anni di confusione. La XVIII dinastia (1550-1292) inaugurò la fase ‘imperiale’ della storia egiziana, quella del Nuovo Regno. Si apriva un’età di grandi scambi, la nuova società cosmopolita legata ai centri urbani divenne più eterogenea. I faraoni non furono in grado di resistere alla nuova potenza affermatasi in Asia, quella dei Persiani e nel 525 a.C. l’Egitto divenne una provincia dell’impero persiano.

Nel 332 a.C. fu conquistato da Alessandro Magno e, alla sua morte (323 a.C.), fu posto sotto il dominio della dinastia dei tolomei, che lo governarono per quasi tre secoli. Sottoposto alla crescente influenza di Roma, divenne una provincia romana, alle dirette dipendenze dell'imperatore, a partire dal 30 a.C. Entrò quindi a far parte, tra il VI e il V secolo d.C., dell'Impero bizantino. In questa fase il paese conobbe un intenso processo di cristianizzazione. L'Egitto fu infine conquistato dagli Arabi tra il 639 e il 642 e l'islamizzazione del paese fu assai ampia, ma non totale.
Inquadrato nel califfato omayyade e poi abbaside, nel corso di due-tre secoli l'Egitto si emancipò completamente dal potere centrale. Retto dalla dinastia turca dei tulunidi nella seconda metà del IX  secolo, passò nel 969 sotto la dominazione dei fatimidi, che appartenevano a una setta sciita in aperto contrasto con i califfi abbasidi. Il paese fu poi conquistato dal curdo sunnita Saladino, che diede origine alla dinastia degli ayyubiti, la quale governò il paese dal 1171 al 1250. A questa subentrarono i Mamelucchi, che rimasero al potere sino al 1517, quando l'Egitto fu integrato nell'Impero ottomano.

Il contrasto tra ottomani e mamelucchi continuò a segnare per secoli la vita dell'Egitto, e fu in questo quadro che Napoleone tentò la sua spedizione in Egitto nel 1798. Fallita la campagna napoleonica, emerse la figura del pascià Mohammed 'Ali, un ufficiale albanese giunto in Egitto con l’esercito turco alla fine dell’occupazione francese, che diede avvio alla modernizzazione del paese.
Con l'apertura del canale di Suez, nel 1869, iniziò la penetrazione europea, che culminò nel 1882 con l’occupazione inglese che trasformo l’Egitto in Protettorato britannico. L’agitazione nazionalista, condusse nel 1922 alla proclamazione del Regno indipendente d’Egitto, sotto Fuāad. Il paese s’ispirò per la politica al modello parlamentare europeo, diviso fra la Corona e i partiti politici. I rapporti con la Corona vissero alterne vicende, con atti di forza del sovrano, sospensioni della Costituzione, scioglimenti della Camera e resistenze parlamentari. Il trattato del 1936, che ridusse l’occupazione militare inglese nella zona del Canale, ma legò l’Egitto in un’alleanza militare, che lo coinvolse nella Seconda guerra mondiale.
Dopo la Seconda guerra mondiale l'Egitto divenne uno dei paesi leader del mondo arabo. Fu tra i fondatori, nel 1945, della Lega araba e, sino alla fine degli anni Settanta, uno dei principali nemici dello Stato di Israele, con cui combatté nel 1948, nel 1956, nel 1967 e nel 1973.

Tre figure hanno dominato la sua storia dagli anni Cinquanta a oggi: Nasser (Giamal  Abd an-Nasir), Anwar as-Sadat e Hosni Mubarak.
Nasser ebbe un ruolo decisivo nel colpo di Stato che, nel 1952-53, portò alla caduta della monarchia e all'instaurazione della repubblica. Nasser avviò una politica di stampo socialista, nazionalista e panarabista (volta cioè a promuovere una vasta solidarietà tra tutti i popoli di lingua e cultura araba), che ebbe i suoi momenti più significativi nella crisi di Suez del 1956 e nella guerra contro Israele del 1967. Il suo successore Sadat, che  promosse un sostanziale processo di liberalizzazione economica e politica, si distinse soprattutto per il suo tentativo di appianare, dopo un'ulteriore guerra nel 1973, il contrasto con Israele. Questo tentativo, legato a una scelta filoccidentale in politica estera, culminò negli accordi di Camp David del 1978. Isolato all'interno del mondo arabo, Sadat fu assassinato nel 1981.

A Sadat succedette Mubarak, che, pur da posizioni moderate, riuscì a ricucire la rottura con il mondo arabo. Il regime di Mubarak accentuò la repressione contro l’intensificata azione terroristica dei gruppi integralisti islamici che, diretta in particolare contro i turisti e le banche di investimento straniere, minacciava di aggravare la già difficile situazione economica del paese. La crescita del malcontento, oltre che per la grave situazione economica, per le misure illiberali attuate dal governo, convinse infine Mubarak a fare un tentativo di apertura alle forze di opposizione (con l’esclusione della Fratellanza musulmana, al-Ikhwan al-muslimun (partito fondamentalista islamico ufficialmente non riconosciuto). Dopo un grave attentato del 1997 a Luxor, alcuni leader dei movimenti integralisti jihad (Guerra santa) e jami‛a al-islamiyya (gruppo islamico) annunciarono l’avvio di una strategia non violenta, cui si accompagnò una politica del governo più conciliante. La tensione fra Egitto e Sudan, sfociata in scontri armati ad Ḥala’ib, zona di confine contesa fra i due paesi (1995-96), si allentò, mentre peggiorarono i rapporti con Israele, in seguito alla linea intransigente assunta da questo nei confronti dei Palestinesi. L’Egitto riprese il ruolo di mediatore, ma i suoi sforzi per arrivare a una soluzione del problema palestinese furono compromessi dalla ripresa dell’Intifaḍa nel corso del 2000, cui fece seguito la condanna del Cairo nei confronti della risposta di Israele. Le elezioni legislative svoltesi nel 2000, intanto, ribadirono la vittoria dei candidati del Partito nazionale democratico, vicino al presidente.