Rubrica
19.10.2016 - 20:39
Analisi
 
Libia: tensione a Tripoli per i "golpisti" dell'ex Governo di salvezza nazionale
Roma, 19 ott 20:39 - (Agenzia Nova) - E’ alta la preoccupazione a Tripoli dove alla mancanza di sicurezza registrata negli ultimi mesi, per l’aumento dei rapimenti e delle azioni violente da parte delle milizie incontrollate, si aggiunge il tentativo di golpe ancora in corso e iniziato venerdì 14 ottobre, quando Khalifa Ghweil che guidava il vecchio Governo di salvezza libico, approfittando del malcontento delle guardie del Consiglio di Stato ai quali non erano stati pagati gli stipendi da mesi, è arrivato con le sue milizie occupando la sede istituzionale e annunciando il ripristino del suo esecutivo e del Congresso libico, entrambi dissolti dopo gli accordi di riconciliazione di Skhirat dello scorso dicembre.

Si teme che possano scoppiare violenti scontri nella capitale libica tra chi sostiene questo gruppo politico, che tende a mettere fuori gioco il premier del governo di riconciliazione, Fayez al Sarraj, e le milizie che difendono la legittimità degli accordi politici sottoscritti in Marocco, tra cui le forti milizie di Misurata. Le milizie dell’operazione “al Bunian al Marsus”, impegnate a Sirte nella lotta allo Stato islamico, si sono infatti schierate ufficialmente contro il cosiddetto governo di salvezza libico di Khalifa Ghweil, e a favore del governo di riconciliazione nazionale del premier Fayez al Sarraj, riconosciuto dalla Comunità internazionale.

In una nota i miliziani, che provengono in buona parte da Misurata, hanno reso noto di essere contrari all’iniziativa di occupare la sede del Consiglio di Stato di Tripoli definendo l’iniziativa “un tentativo di golpe” contro la legittimità del governo di riconciliazione. Il portavoce del gruppo, Mohammed al Ghasri, ha promesso di utilizzare “il pugno di ferro” contro chi “mette in pericolo la legittimità degli accordi politici libici e delle istituzioni”, ribadendo che le sue forze “sono fedeli al Consiglio di presidenza e al Consiglio di Stato e respingeranno qualsiasi iniziativa personale come questa che è fuori legge”. Anche il Consiglio comunale di Tripoli si dice preoccupato per quanto sta accadendo in città a causa della mancanza di sicurezza che si registra dopo il ritorno dei membri del vecchio Governo di salvezza e del Congresso nazionale libico (istituzioni teoricamente superate con gli accordi interlibici del dicembre scorso in Marocco).

In una comunicato il Consiglio chiede a tutte le parti in causa di mantenere l'autocontrollo: "Davanti ai libici non c’è altra scelta che andare avanti verso il cammino del dialogo e dell’applicazione della transizione politica, seguendo gli obiettivi della Comunità internazionale”. A partire da venerdì notte, quando i miliziani di Ghweil hanno occupato la sede del Consiglio di Stato libico, a Tripoli sono stati dispiegati numerosi miliziani, in particolare vicino alla base di Abu Seta, e si teme che possano scoppiare nuovi conflitti a fuoco. Si teme lo scontro perché nel frattempo il premier del governo di Tripoli riconosciuto dall'Onu, Fayez al Sarraj, ha incaricato la procura di spiccare un mandato di cattura per i responsabili dell’assalto di venerdì notte. Secondo quanto riferiscono i media libici, il presidente della sezione indagini della procura, al Sadiq al Suar, ha ordinato al direttore dell’unità anticrimine di Tripoli di arrestare tutte le persone accusate di questo atto, considerato come un tentativo di golpe ai danni del governo di accordo nazionale, e tra i nomi presenti nella lista risultano quello dell'ex premier Ghweil e del vice presidente del Congresso nazionale, Suleiman Abdel Sadeq, che - come detto, rappresentano istituzioni superate dagli accordi di riconciliazione di Skhirat firmati lo scorso dicembre in Marocco.

In questo scontro potrebbero infilarsi anche i gruppi armati attivi in Cirenaica, che finora sono rimasti lontani da Tripoli. Le milizie islamiste che fanno capo al Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi, ostili al "feldmaresciallo" Khalifa Haftar, hanno diffuso un comunicato nel quale annunciano il loro sostegno al ritorno a Tripoli del Congresso nazionale e del cosiddetto Governo di salvezza e alla decisione di occupare il complesso di Qusur al Diafa, sede del Consiglio di Stato libico Nel comunicato i miliziani di Bengasi fanno sapere di “non temere di partecipare ad una guerra se richiesto e se legittima per poter riportare la sicurezza nella capitale”. Per questo il gruppo “sostiene il ritorno del governo di Salvezza ed eseguirà i suoi ordini pronto ad aiutare qualsiasi esecutivo applichi i principi della rivoluzione e della religione”. I miliziani di Bengasi invitano anche quelli alleati delle altre città libiche a mobilitarsi a favore del ritorno del governo di Khalifa Ghweil.

Intanto l’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) di Haftar minaccia di prendersi Tripoli in 48 ore. Il generale Abdel Razzaq al Nadhuri, capo di stato maggiore dell'Lna, ha affermato che le sue forze controllano ora “l’80 per cento della Libia” e in particolare il sud e l’est del paese: "Presto arriveremo anche a Tripoli e la prederemo in due giorni come abbiamo fatto con la Mezzaluna petrolifera”. Intervistato dal quotidiano egiziano “al Youm al Sabaa”, l’ufficiale fedele ad Haftar ha affermato che “è stata conquistata quasi completamente Bengasi. Resta solo un piccolo gruppo di terroristi che stiamo per annientare. La conquista di Bengasi ha richiesto tempo per la presenza di mine che ostacolano l’avanzata dei militari”. Per quanto riguarda la capitale “le nostre forze entreranno a Tripoli quando sarà completata la liberazione di Sirte”, ha detto il generale.

Oltre alle milizie islamiche di Bengasi e a quelle fedeli a Ghweil il Governo di salvezza può contare anche sull’aiuto delle guardie a difesa del complesso del Consiglio di Stato di Tripoli. In una dichiarazione letta dal complesso di Qusur al Diafa, alcuni rappresentanti della Guardia presidenziale - più precisamente gli incaricati alla sicurezza del palazzo - hanno annunciato che l'accordo politico libico di Skhirat sarebbe stato raggiunto per "reintegrare il regime militare dopo quattro decenni di dittatura". Il Consiglio presidenziale sostenuto dalle Nazioni Unite, secondo la dichiarazione, "non è riuscito a soddisfare le necessità fondamentali dei cittadini e a ottenere il consenso dei libici, mentre la crisi economica e di sicurezza si è acuita dopo il suo arrivo a Tripoli". Per questo ora una parte della Guardia presidenziale avrebbe annunciato fedeltà al Congresso generale nazionale. Siamo d'accordo con le altre brigate rivoluzionarie per ripristinare legittimità del Congresso generale nazionale, l'unica autorità legittima in Libia dopo la sentenza della Corte suprema del novembre 2014", riferisce ancora la dichiarazione, secondo quanto riporta il sito web libico "Libya Observer".

I vertici della Guardia presidenziale sono stati nominati dal Consiglio di presidenza libico lo scorso settembre, dopo ben quattro mesi di trattative. Compito della milizia, secondo il decreto, è “mettere in sicurezza le sedi della presidenza e delle istituzioni libiche per difendere gli obiettivi sensibili del paese". Il quotidiano libico "Libya Herald", tuttavia, ha sottolineato fin da subito che la composizione della Guardia presidenziale era "motivo di preoccupazione in particolare per le forze di Misurata". Non lascia ben sperare il fatto che una colonna di mezzi militare sia stata trasferita da Misurata a Tripoli. Lo riferiscono fonti del Consiglio militare di Misurata al sito web d'informazione locale “al Wasat”. Le fonti parlano di un ingente quantitativo di mezzi che fanno parte di una nota brigata locale. Si tratterebbe di più di 50 mezzi con a bordo uomini e armi i quali hanno attraversato Zliten e sono giunti nella capitale. Si ritiene che siano stati inviati per difendere il governo di riconciliazione nazionale, dal tentativo di golpe.


Infine, il premier del governo "transitorio" libico con sede nella cittadina orientale al Bayda, Abdullah al Thani, ha annunciato di aver discusso con il leader "golpista" Ghweil “della formazione di un governo di unità nazionale”. Parlando all’emittente televisiva “al Arabiya”, al Thani non ha specificato dove i due si siano incontrati, ma ha aggiunto che “Ghweil mi ha riferito il suo punto di vista circa il governo unitario e il ruolo che deve avere il parlamento come unico organismo legislativo legittimo”. Il premier ha aggiunto di non essere nemico di Ghweil: "Il dialogo tra noi - ha detto - va avanti da tre mesi e siamo favorevoli affinché si completi con un incontro dei presidenti della Camera dei rappresentanti (il parlamento ufficiale in esilio a Tobruk), Aguila Saleh, e del Congresso generale nazionale (l'ex parlamento non riconosciuto con sede a Tripoli) Nuri Abu Sahimin a Malta”. Il premier dell'entità governativa di al Bayda ha accusato Fayez al Sarraj di essere responsabile della mancanza di sicurezza a Tripoli, perché "non è riuscito ad estromettere le milizie dalla capitale". Il governo tripolino, secondo al Thani, "non controlla la via costiera e per riunirsi devono andare all’estero, quindi hanno fallito: non possiamo rimanere ostaggio di Martin Kobler”, il diplomatico tedesco inviato speciale dell'Onu per la Libia.
 
Agenzia Nova