Rubrica
19.10.2016 - 10:51
   
Obama onora il premier italiano Renzi con una cena di Stato dal sapore "agrodolce"
Washington, 19 ott 10:51 - (Agenzia Nova) - E' stata un cena di Stato all'insegna della cordialità, ma anche della malinconia, quella organizzata alla fine del suo mandato dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in onore dell'Italia e del suo presidente del Consiglio, Matteo Renzi. "Abbiamo riservato il meglio per ultimo", ha detto il presidente ieri, accogliendo Renzi e la moglie, Agnese Landini, alla Casa Bianca. Non scherzava: dallo chef Mario Batali alla lista degli invitati, quasi 400, la cena di Stato di ieri è stata la più grandiosa della presidenza Obama. Durante il brindisi formale, uno dei momenti più importanti della serata, Obama ha ricordato il contributo dell'Italia alla democrazia statunitense, sottolineando come proprio degli italiani abbiano realizzato il Lincoln Memorial e l'interno della cupola del Campidoglio, sede del Congresso federale. Il presidente Usa ha anche rinnovato il suo elogio "alla energia, all'ottimismo, alla visione e ai valori" che l'Italia rappresenta in Europa. Renzi ha definito l'evento "un momento speciale per la storia del paese". Il premier italiano ha paragonato gli otto anni di Barack Obama alla Casa Bianca al lavoro degli artisti rinascimentali nelle botteghe fiorentine, votati a "fare sempre qualcosa di meglio, provare a costruire il futuro, (...) dare un'opportunità speciale alle nuove generazioni". Renzi ha concluso con un brindisi ai coniugi Obama: "Grazie per il vostro incredibile viaggio, grazie per il vostro incredibile servizio". In mattinata, durante una conferenza stampa congiunta al Giardino delle rose della casa Bianca, Obama aveva già tributato un lungo elogio a Renzi, rimarcando la leadership "decisa" e "progressista" del primo ministro italiano e sottolineando l'importanza dello storico rapporto di alleanza e amicizia tra i rispettivi paesi. "Nei momenti migliori e in quelli peggiori sappiamo di poter contare gli uni sugli altri", ha detto il presidente Usa, che ha espresso anche una convinta approvazione per l'opera di riforma promossa in Italia da Renzi: "La visione e le riforme ambiziose che il primo ministro Renzi sta perseguendo", ha detto, "sono importanti. Lui sa bene che Paesi come l'Italia devono proseguire il loro percorso di riforme per aumentare la produttività, stimolare gli investimenti privati e scatenare l'innovazione". "Mentre i Paesi si muovono in avanti con le riforme che renderanno le loro economie sostenibili a lungo termine, (Renzi, ndr) riconosce che hanno bisogno di spazio per effettuare gli investimenti necessari a sostenere la crescita e l'occupazione e ampliare opportunità". C'è ancora molto da fare per rimettere davvero in moto l'economia italiana, ha riconosciuto Obama, che a tal proposito ha promesso un confronto ancor più approfondito tra i due paesi per "creare più crescita e occupazione su entrambe le sponde dell'Atlantico". Oltre a ribadire il proprio sostegno alla riforma costituzionale promossa dal governo Renzi, Obama si è schierato a fianco del presidente del Consiglio nella sua lotta per ottenere maggiori margini di flessibilità fiscale nel contesto dei trattati europei. "Credo che le misure di austerità abbiano contribuito al rallentamento della crescita in Europa. In certi paesi, abbiamo visto anni di stagnazione, che ha alimentato le frustrazioni economiche e le ansie che vediamo in tutto il continente", ha detto Obama. Renzi, ha affermato il presidente Usa, "incarna una nuova generazione di leader europei, e ciò ha un'importanza cruciale non solo per l'Italia ma per l'Europa intera. (...) Come ho detto più volte negli ultimi anni, un'Europa forte, unita, sicura, prospera, radicata nelle tradizioni liberali, nella democrazia e nei diritti fondamentali è una necessità per gli Stati uniti e per il mondo intero".
  
L'Italia ora ha un'arma in meno per lottare contro l’evasione fiscale
Parigi, 19 ott 10:51 - (Agenzia Nova) - "Basta con il fisco-vampiro": così Matteo Renzi ha annunciato la chiusura di Equitalia, la società incaricata di riscuotere le tasse e le imposte; entro sei mesi, sarà interamente assorbita dall'Agenzia delle Entrate. E' questo il vero simbolo del rinnovamento fiscale voluto dal presidente del Consiglio italiano, scrive sul quotidiano economico francese "Les Echos" il corrispondente da Roma Olvier Tosseri: la soppressione di uno strumento da lui stesso definito "vessatorio" nei confronti dei contribuenti. Negli anni della crisi, segnati dalle politiche di austerità, le lettere indirizzate da Equitalia ai cittadini, il cui tenore di vita veniva spiato, e la sua "mancanza di umanità" nel recupero delle imposte hanno fatto battere alla società tutti i record di impopolarità; alcune sue agenzie, ricorda "Les Echos", hanno persino ricevuto pacchi-bomba e sono state oggetto di lanci di bottiglie molotov. Renzi adesso vuole un "fisco amico 2.0", che esamina fatture elettroniche e invia dichiarazioni dei redditi pre-compilate; e rivendica con orgoglio i risultati della lotta all'evasione fiscale, che ha permesso l'anno scorso di recuperare 15 miliardi di euro e che, secondo lui, batterà quel record "senza i sistemi punitivi e vessatori del passato". "Les Echos" fa notare però come i dati raccolti da una commissione di esperti presieduta da un ex presidente dell'Istat dipingano un sistema che è assai meno impietoso di quanto appaia: di quei famosi 15 miliardi recuperati, oltre 10 sono dovuti a versamenti spontanei, in seguito ad errori nelle dichiarazioni, o a ritardi nei pagamenti; e l'anno scorso meno di 280 mila controlli sono stati effettuati tra le imprese o i lavoratori autonomi. Il giornale ricorda poi le stime di Confindustria sull'evasione fiscale nel 2015: 122 miliardi di euro, cioè il 7,5 per cento del Pil; a cui vanno aggiunti 40 miliardi di evasione dell'IVA, una delle più elevate in Europa. Se il fisco italiano "vampirizza" i contribuenti onesti, chiosa Olivier Tosseri in conclusione, di quelli disonesti non è ancora abbastanza nemico.
   
Nel referendum italiano è in gioco il futuro dell'Europa
Londra, 19 ott 10:51 - (Agenzia Nova) - L'ultima cena ufficiale alla Casa Bianca di un presidente degli Stati Uniti ha spesso avuto significati simbolici, osserva un editoriale non firmato del quotidiano britannico "The Times", attribuibile alla direzione: Ronald Reagan, ad esempio, invitò Margaret Thatcher, mentre George Bush senior accolse Boris Eltsin. Ieri Barack Obama ha ricevuto il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, impegnato nella battaglia per il referendum costituzionale e per la sua sopravvivenza politica. La sua vittoria, secondo il commento, intitolato "Splitaly" in riferimento alla spaccatura del paese, "farebbe bene all'Italia e all'Europa". Tuttavia, il capo del governo di Roma dovrebbe fare attenzione al sostegno del presidente statunitense, che potrebbe rivelarsi controproducente, come è successo nella campagna sull'appartenenza del Regno Unito all'Unione Europea, quando Obama caldeggiò la permanenza nell'Ue. La riforma su cui gli elettori sono chiamati a esprimersi il 4 dicembre è "in larga misura ragionevole". Attualmente ogni legge deve essere approvata sia dalla Camera dei deputati che dal Senato ed entrambe le aule votano la fiducia; nel 1948, dopo il fascismo e la Seconda guerra mondiale, sembrò un sensato contrappeso al potere del presidente del Consiglio; nel 2016, dopo mezzo secolo di stallo sulle riforme e governi della durata media di un anno e mezzo, un cambiamento è necessario. Renzi, sintetizza l'editoriale, vuole "neutralizzare il Senato" abolendo l'elezione diretta dei senatori e il loro potere di veto sulla maggior parte delle materie compreso il bilancio. La riforma "non è perfetta", ammette il commento, soprattutto per la combinazione con la legge elettorale che attribuisce un consistente premio di maggioranza; c'è anche chi teme implicazioni politiche come l'ascesa al governo del Movimento 5 stelle. Ci sono tre motivi, comunque, per sperare nella vittoria del "sì". Innanzitutto, l'economia ha bisogno di riforme strutturali. In secondo luogo, il trionfo del "no" potrebbe scatenare il caos politico: anche se Renzi ha preso le distanze dalla promessa di dimettersi in caso di sconfitta, la pressione politica potrebbe costringerlo a lasciare, a vantaggio dell'M5s e della minoranza del Partito democratico. Infine, la ripresa economica non è abbastanza robusta da rendere sostenibile l'incertezza; con un sistema bancario gravato da un debito tossico di 360 miliardi di euro, "il panico potrebbe diffondersi rapidamente".
  
Regno Unito, il parlamento voterà sull'accordo per la Brexit
Londra, 19 ott 10:51 - (Agenzia Nova) - Nell'udienza davanti all'Alta corte del Regno Unito sul potere di invocazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, riferisce il quotidiano britannico "The Times", è emersa la posizione del governo sul ruolo del parlamento nel processo di uscita dall'Unione Europea: avrà voce in capitolo, ma solo quando sarà troppo tardi per impedire la Brexit. L'avvocato dello Stato, sostenendo la legittimità dell'attivazione della clausola di uscita da parte dell'esecutivo senza la necessità di un'approvazione parlamentare, ha detto che l'orientamento di Downing Street al momento è che probabilmente l'accordo con l'Ue sarà sottoposto a ratifica, sulla base del Constitutional Reform and Governance Act del 2010. La posizione è stata poi confermata da fonti governative. La Camera dei Comuni, dunque, sarà chiamata a ratificare l'intesa con gli altri 27 paesi membri alla fine del negoziato; non avrà la facoltà di emendarla, ma solo di bocciarla; la Gran Bretagna lascerebbe lo stesso l'Unione, ma senza un accordo. Critica l'opposizione, anche quella interna al Partito conservatore: per il Labour, per voce di Keir Starmer, segretario ombra per la Brexit, che ha ribadito la richiesta di un coinvolgimento parlamentare in una fase precedente, la proposta mette i deputati "tra l'incudine e il martello"; per l'esponente Tory Nicky Morgan i parlamentari dovrebbero dare un input all'inizio della trattativa, non solo alla fine. Positiva, invece, la reazione della sterlina, che si è apprezzata dell'uno per cento rispetto al dollaro.
  
Ucraina, Merkel esorterà il presidente russo Putin alla moderazione
Berlino, 19 ott 10:51 - (Agenzia Nova) - Il Governo federale tedesco ha invitato il Presidente russo Vladimir Putin questo mercoledì a Berlino. L'obiettivo di Berlino è di ospitare il primo incontro da un anno a questa parte tra lo stesso Putin, il presidente ucraino Petro Poroshenko, quello francese Francois Hollande e il cancelliere tedesco Angela Merkel, per negoziare una via d'uscita dalla crisi nell'Ucraina orientale. A margine della riunione si parlerà anche della situazione in Siria. Non si attendono miracoli dall’incontro, che però Berlino reputa necessario per scongiurare l'ipotesi di imporre ulteriori sanzioni alla Russia. L’opposizione tedesca, soprattutto i Verdi, ha sollecitato Merkel a non trattare il leader russo con i guanti di velluto. L’ultimo incontro del cosiddetto “formato Normandia” tra i quattro capi di Stato e di governo si è tenuto oltre un anno fa a Parigi. Francia e Germania imputano tanto alla Russia quanto all’Ucraina la mancata attuazione degli accordi di Minsk per la normalizzazione della crisi: nell'est dell'Ucraina si registrano quotidiane violazioni della tregua tra le forze governative e le milizie delle repubbliche separatiste.
  
Iraq, la Germania si attiva in anticipo per la ricostruzione di Mosul
Berlino, 19 ott 10:51 - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, è preoccupato dell'assenza di piani per la città irachena di Mosul, teatro in queste ore di una massiccia operazione miliare volta a liberarla dallo Stato islamico. “Anche se non sappiamo fra quanto tempo avverrà la liberazione di Mosul dall’Isis è importante pianificare fin d’ora quel giorno”, ha dichiarato alla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. La Germania ha già reso possibile il ritorno di molti residenti sfollati a Ramadi e a Tikrit, liberate dall'Isis nei mesi scorsi, attraverso un accordo con il Governo iracheno, attuando inoltre misure efficaci di stabilizzazione a Fallujah. “Abbiamo gestito bene questa fase nelle due città” ha proseguito il Ministro, “e abbiamo imparato che è necessario agire rapidamente per restituire agli sfollati prospettive concrete di ricostruzione della città e di vita”. Il ministero degli Esteri e quello federale per la Cooperazione economica hanno messo a disposizione dei territori liberati 33,5 milioni di euro nel corso del 2016, e collaborato allo sminamento e al ripristino delle infrastrutture di base.
  
Francia, il governo "vigilerà" sulla vendita dei cantieri navali di Saint-Nazaire
Parigi, 19 ott 10:51 - (Agenzia Nova) - La decisione del tribunale di Seul, secondo cui i cantieri francesi di Saint-Nazaire saranno venduti in blocco assieme alla casa madre sud-coreana Stx, ha ravvivato in Francia le preoccupazioni sul futuro di questo "campione" dell'industria navale nazionale: ma ieri martedì 18 ottobre il governo di Parigi ha fatto sapere che si opporrà all'acquisto da parte di un "cattivo" compratore. Lo ha affermato il ministro dell'Economia e delle Finanze, Michel Sapin: nel caso in cui si facesse avanti un "predatore", ha detto il ministro, il governo di Parigi dispone delle armi per opporsi, essendo azionista di Stx France. Già la scorsa settimana del resto l'esecutivo, pur escludendo l'ipotesi di una nazionalizzazione, aveva assicurato che vigilerà perché i cantieri di Saint-Nazaire finiscano nelle mani di un acquirente che abbia a cuore gli "interessi francesi". Stx France è la sola entità di valore del gruppo sud-coreano Stx Offshore and Shipbuilding, che nel maggio scorso è stato posto sotto amministrazione giudiziaria. La sentenza con cui la magistratura di Seul ha deciso di vendere in blocco tutto il gruppo rischia di mettere finanziariamente fuori gioco i due candidati europei all'acquisto che avevano mostrato interesse per i cantieri di Saint-Nazaire, e cioè le industrie olandesi Damen e l'italiana Fincantieri; i sindacati dei lavoratori in Francia temono che questo possa favorire i colossi cinesi, più interessati ad acquisire preziose tecnologie da trasferire in Cina che a puntare sullo sviluppo del sito francese.
  
Usa, scandalo e-mail: funzionario Fbi ammette di aver ceduto alle pressioni del dipartimento di Stato
New York, 19 ott 10:51 - (Agenzia Nova) - Un ex funzionario del Federal Bureau of Investigation (Fbi) ha ammesso ieri di aver ceduto alle pressioni del dipartimento di Stato Usa per non classificare come "riservate" alcune delle mail sull'attentato di Bengasi. La candidata democratica alla presidenza Usa Hillary Clinton, allora segretario di Stato, aveva dirottato quelle email, come il resto della sua corrispondenza ufficiale, ad un server di posta elettronica privato. A riaprire il caso, dopo che l'Fbi ha rifiutato di incriminare Clinton per la vicenda, sono state le rivelazioni del sito WikiLeaks e della stessa Fbi. "Quando ho saputo della cosa (le pressioni indebite del dipartimento di Stato, ndr) i giochi erano già fatti. Non era più neanche negoziabile", ha ammesso l'ex funzionario dell'Fbi, Brian McCauley, in una intervista telefonica al "New York Times". McCauley ha anche confermato di aver inizialmente negoziato un "accordo di scambio" tra il dipartimento e l'Fbi: la derubricazione delle email a "non riservate" in cambio dell'invio di un maggior numero di agenti federali in Iraq. A proporre questo accordo indebito, dunque, non sarebbe stato il dipartimento di Stato, ma lo stesso McCauley, una volta realizzato che le pressioni del dipartimento erano ormai irresistibili. L'accordo sarebbe però saltato quando l'agente ha scoperto che le email in questione riguardavano l'attacco al consolato Usa di Bengasi. McCauley ha confermato anche il ruolo del veterano del dipartimento di Stato, Patrick F. Kennedy, nella vicenda: sarebbe stato proprio Kennedy, nella primavera del 2015, a esercitare le pressioni sull'Fbi per insabbiare il caso delle email, o quantomeno ridurne la portata. Nel corso dell'intervista telefonica, McCauley ha ammesso che a suo parere le email in questione non meritavano di essere classificate come "riservate", ma sarebbero dovute essere in parte cancellate o modificate perché relative a un'indagine in corso a carico della Clinton.
  
Venezuela, la compagnia petrolifera statale Pdvsa prossima al fallimento
Madrid, 19 ott 10:51 - (Agenzia Nova) - Nel tentativo di convincere la maggior parte degli obbligazionisti ad accettare l'offerta dello swap del debito, la compagnia statale Petroleos de Venezuela (Pdvsa) ha deciso di prorogare il termine per ricevere offerte fino al 21 ottobre prossimo. Il tono del comunicato pubblicato sul sito della società, scrive il quotidiano "El Pais", esprime l'urgenza di una supplica e un ultimatum: se lo swap non raggiunge almeno la metà del totale delle obbligazioni esistenti, la capacità della società di garantire i pagamenti del debito esistente "sarà pregiudicata". "Al momento della scadenza dell'ultimo termine, le ore 17 del 17 ottobre, era stata offerta una percentuale sostanzialmente inferiore al 50 per cento del valore nominale complessivo delle obbligazioni esistenti", ha ammesso la società nel comunicato. "Un perfezionamento delle offerte di swap migliorerebbe la posizione di liquidità della società nel breve termine", aggiunge la nota. Pdvsa ha inoltre avvertito che se le offerte non saranno soddisfacenti la società "valuterà tutte le alternative". Lo swap prevede lo scambio di circa 5,3 miliardi di dollari di obbligazioni con scadenza nel 2017 in titoli da emettere nel 2020. La decisione di prorogare per la terza volta i termini è una palese dimostrazione della disperazione del governo del presidente Nicolas Maduro, ormai incapace di reperire la liquidità necessaria per far fronte agli impegni che esige uno Stato elefantiaco come quello del Venezuela, e della sfiducia generata tra gli investitori a causa della pessima posizione finanziaria della principale società del paese sudamericano, le cui attività generano il 96 per cento delle entrate in valuta estera del paese. La politica macroeconomica del regime chavista e il calo dei prezzi del petrolio non hanno certo contribuito a rafforzare la fiducia degli investitori, anche se il presidente Maduro ha ribadito che il suo esecutivo garantirà tutti i pagamenti del debito come ha fatto finora.
  
Presidente brasiliano Temer in Giappone, "un grande paese necessita di stabilità istituzionale"
San Paolo, 19 ott 10:51 - (Agenzia Nova) - Durante un pranzo con un gruppo di imprenditori a Tokyo, il presidente brasiliano Michel Temer ha spiegato ieri che lo scopo principale della sua visita ufficiale in Giappone è "migliorare le relazioni commerciali e industriali", colpite dalla crisi brasiliana. "Ci sono circa 700 aziende giapponesi in Brasile. Uno degli obiettivi centrali della nostra presenza qui è aumentare e favorire queste relazioni tra il Brasile e il Giappone, che hanno una lunga storia di sviluppo nel nostro paese", ha spiegato il presidente. Temer ha poi aggiunto che il Brasile è un "grande paese, non solo per i 200 milioni di abitanti, ma un importante centro di produzione e di opportunità. Ora sappiamo che essere grandi non basta. Per essere un grande paese bisogna avere stabilità istituzionale e sicurezza giuridica, che è quello su cui stiamo lavorando da due mesi a questa parte", ha aggiunto. Prima del pranzo, il capo dello Stato ha incontrato l'imperatore del Giappone, Akihito. Il presidente ha in programma anche un incontro con il primo ministro Shinzo Abe. Tra gli obiettivi del viaggio della delegazione brasiliana nel paese asiatico c'è anche quello di attirare investimenti giapponesi, in particolare per sviluppare le industrie nel settore del fotovoltaico e dell'elettromobilità. Lo ha riferito il ministro brasiliano dell'Energia, Fernando Coelho Filho, a margine di una riunione a Tokyo con aziende e imprenditori giapponesi. Il ministro ha esposto alle società giapponesi le "grandi opportunità di investimento" offerte dal Brasile grazie alle sue "risorse energetiche privilegiate dal punto idrico, eolico e solare, così come l'energia geotermica e nucleare". L'elettromobilità, di cui l'industria giapponese è pioniera, è un altro settore che il Brasile spera di sviluppare grazie all'aiuto di aziende giapponesi che hanno già degli stabilimenti nel paese sudamericano, come Toyota, Honda e Nissan. "Il Brasile è una potenza nella generazione di biocarburanti, ma l'auto elettrica sta guadagnando forza e in questo senso il Giappone ha molto da offrire", ha detto Coelho.