Rubrica
17.10.2016 - 11:01
  
In Italia i giovani non riescono a lasciare il nido familiare
Parigi, 17 ott 11:01 - (Agenzia Nova) - E' sorprendente che il film francese "Tanguy", il cui protagonista è un giovane adulto che si ostina a vivere nella casa di famiglia nonostante i tentativi dei suoi genitori di mandarlo via, non sia stato invece girato in Italia: lo scrive oggi il corrispondente da Roma, Olivier Tosseri, del quotidiano economico francese "Les Echos", nella rubrica di prima pagina "Succede in Europa" a commento dei dati resi diffusi in uno studio della Banca d'Italia secondo cui nella Penisola il 62,5 per cento dei giovani con meno di 35 anni vivono ancora in famiglia: contro una media europea del 48 per cento, il 36,5 per cento in Francia e il 32,1 per cento negli Stati Uniti, senza parlare del 19,7 per cento in Danimarca. Il peso culturale ed affettivo del legame con la "Mamma" è evidentemente notevole in Italia, ma ancor di più contano le necessità meramente materiali: innanzitutto una disoccupazione di massa tra i giovani italiani che sfiora il 40 per cento e che è ancora più grave nelle regioni meridionali; poi ci sono i salari, tra i più bassi d'Europa. A ciò si aggiunge la mancanza di circa un milione di appartamenti necessari a soddisfare un desiderio di indipendenza ostacolato dalle difficoltà economiche: e questo nonostante il fatto che nei capoluoghi di provincia italiani ci siano 1 milione e 800 mila appartamenti sfitti; che purtroppo però sono inadatti alle esigenze o al portafoglio dei possibili locatari. Tanto più che in queste condizioni per una giovane coppia italiana l'acquisto di una casa oggi è un miraggio economicamente impossibile da raggiungere: e la soluzione che fino a qualche anno fa aveva sostenuto il mercato immobiliare in Italia, cioè l'acquisto da parte dei genitori di un appartamento per i loro figli, dopo la crisi finanziaria è diventata sempre più ardua e rara. Il risultato di questa situazione sono quelli che con un acronimo inglese vengono chiamati "Neet", i giovani dai 15 ai 29 anni che hanno rinunciato a cercarsi un impiego o a proseguire gli studi. Una condizione comune a tutti i paesi dell'Organizzazione per la Cooperazione allo Sviluppo Economico (Ocse); i Neet italiani però nel 2015 sono aumentati dal 19,7 al 26,9 per cento: con una media Ocse del 14,6 per cento. Solo la Turchia fa peggio dell'Italia con il 29,8 per cento.
  
Obama accoglie Renzi come un alleato chiave in Europa
Londra, 17 ott 11:01 - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha preparato una calorosa accoglienza per il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, riferisce il "Financial Times"; il prestigioso trattamento è in parte una ricompensa per uno dei più affidabili alleati in Europa e in parte un incoraggiamento in vista del referendum costituzionale, cruciale per la sua carriera politica. "Probabilmente non c'è un leader di un grande paese membro dell'Unione Europea più impegnato nella relazione transatlantica al momento. Così penso che Obama darà a Renzi un forte appoggio", spiega una fonte diplomatica occidentale a Roma. Tra i leader della Casa Bianca e di Palazzo Chigi c'è una "parentela ideologica", dato che entrambi rappresentano un centro-sinistra moderato sulle orme di Bill Clinton e Tony Blair. Ma la sintonia è anche politica: negli ultimi anni Obama ha elogiato il programma di riforme di Renzi, mentre quest'ultimo, diversamente da altri governanti europei, ha appoggiato il Ttip, il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti; entrambi, inoltre, hanno chiesto all'Unione Europea di allentare il rigore fiscale nella politica economica. Usa e Italia, osserva Erik Jones, docente di Studi europei della School of Advanced International Studies di Bologna, sono "gli unici due paesi al mondo che sembrano puntare i riflettori sull'ossessione della Germania per l'austerità". In passato una causa di frizione tra Washington e Roma è stata la Libia, ma recentemente c'è stata collaborazione nel rafforzare il governo di unità nazionale di Tripoli sostenuto dalle Nazioni Unite. Obama ha apprezzato il contributo italiano alla coalizione anti-Isis ed espresso solidarietà sull'emergenza migrazioni. Il tema spinoso delle sanzioni contro la Russia, invece, sembra essere stato messo da parte. Che la cena alla Casa Bianca possa giovare a Renzi, tuttavia, non è certo: per la deputata del Partito democratico Lia Quartapelle, potrà avere un impatto positivo "su un certo tipo di elettore moderno di sinistra", ma per i critici non farà differenza; dello stesso avviso Marta Dassù dell'Isituto Aspen, mentre per Jones potrebbe addirittura essere controproducente, come insegna il precedente della campagna referendaria britannica, quando Obama parlò a favore dell'Ue.
  
Regno Unito, Sturgeon invia un messaggio contrastante sull’Ue
Londra, 17 ott 11:01 - (Agenzia Nova) - Nicola Sturgeon, leader del governo della Scozia e del Partito nazionale scozzese (Snp), riferisce il "Financial Times", ha chiuso il congresso annuale del partito, a Glasgow, minacciando un secondo referendum sull'indipendenza in caso di Brexit "dura", ma al tempo stesso ipotizzando che l'idea potrebbe essere accantonata se le condizioni di uscita del Regno Unito dall'Unione Europea fossero ritenute accettabili: il messaggio riflette le divisioni all'interno del partito sull'opportunità di un secondo voto sulla secessione, anche a causa della preoccupazione per il bilancio e l'economia; l'eccesso di enfasi sull'appartenenza all'Ue, inoltre, potrebbe frenare l'entusiasmo per la causa indipendentista. La leader di Edimburgo ha puntato l'attenzione anche sull'inclusione, annunciando nuove politiche in materia di sanità, assistenza all'infanzia e istruzione. La Brexit, comunque, è stata al centro del congresso: Sturgeon ha rilanciato l'offerta di collaborazione al Labour, ai liberaldemoicratuci e ai conservatori moderati per evitare l'uscita dal mercato unico europeo. Inoltre, ha promesso proposte specifiche affinché la nazione costitutiva resti nel mercato europeo anche nel caso in cui il Regno Unito ne esca. Per gli osservatori la leader scozzese, per il momento, ha cercato di tenere aperte tutte le opzioni; ora si attendono le sue proposte sul rafforzamento delle relazioni autonome con l'Ue; alcuni sospettano che si tratti soprattutto di una mossa politica volta a mettere in difficoltà la premier, Theresa May, e a presentarla come indisponibile a collaborare quando inevitabilmente respingerà quelle proposte.
  
Germania, il governo vuole tutelare le aziende dalle acquisizioni straniere aggressive
Berlino, 17 ott 11:01 - (Agenzia Nova) - Il Ministero dell’economia Tedesco vuole rafforzare gli strumenti contro le acquisizioni straniere indesiderate di aziende nazionali, ed ha elaborato a questo fine dei “metri di misura per la valutazione delle proposte di investimento a livello della Ue". Il ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel (Spd), aveva evidenziato già diverse volte la questione. Il governo federale e l'industria tedesca sono preoccupati per il crescente appetito della Cina per le industrie nazionali, esemplificato dall'acquisto del ramo per la produzione di Led della Osram, su cui ancora deve esprimersi Simens, ancora socio di maggioranza dell’azienda con il 17,5 per cento) . Ad oggi, le grandi aziende cinesi possono "fare shopping" in Germania virtualmente senza ostacoli, avvalendosi della vastissima liquidità dello Stato cinese. La Germania vuole salvaguardare i propri interessi, ma intende farlo a livello europeo. Gabriel vuole espandere il sostegno al commercio estero tedesco attraverso forme di finanziamento alle esportazioni.
  
Fusione atomica, una fornace divora-miliardi
Berlino, 17 ott 11:01 - (Agenzia Nova) - Presso il centro di ricerca nucleare francese di Cadarache, un'ora d'auto da Aix en Provence, èi ricercatori stanno realizzando l'Iter, un reattore sperimentale a fusione basato sul design di un altro progetto sperimentale, il "Tokamak" che potrebbe risolvere i problemi energetici del mondo. Sono 60 anni che i fisici tentano di rendere sfruttabile la fusione nucleare, ma è un’operazione molto difficile, tanto che nel 1985 gli Usa e l’Unione sovietica decisero di cooperare assieme in questo campo. Proprio così è nato il progetto “Iter” (reattore sperimentale termonucleare internazionale), che dopo una lunga pianificazione effettuata nel 2006 unisce oggi gli sforzi, oltre che della Russia e degli Stati Uniti, anche di India, Corea del Sud, Cina, Giappone e Unione Europea. La fusione nucleare è considerata una delle poche vie possibili per far fronte in maniera "pulita" al crescente aumento del fabbisogno energetico della crescente popolazione mondiale. Non tutti, però, guardano a tale tecnologia con fiducia: alcuni lo ritengono anzi un concetto già superato. I critici inoltre giocano sul fatto che il costo del progetto è lievitato più di quello dell’aeroporto di Berlino, che a sua volta è esploso a dismisura. Il costo del progetto era originariamente stimato in 5 miliardi di euro, ma è quasi subito raddoppiato. Oggi le stime parlano di costi per 18 miliardi di euro, e anche questi potrebbero non essere sufficienti. Il progetto, comunque, non sarà completato prima del 2035, con 45 mesi di ritardo sulla tabella di marcia. Secondo un rapporto del Comitato del bilancio del Bundestag e del ministero federale della Ricerca, l'Unione europea dal 2021 dovrà stanziare più di altri 5 miliardi di euro oltre al contributo precedentemente concordato di 6,6 per il progetto “Iter”. L'Europa dovrebbe contribuire per il 45 per cento dei finanziamenti complessivi, più di 20 miliardi di euro. Non è detto che la Commissione decida di proseguire. Inoltre, nel 2018 la partecipazione statunitense al progetto verrà rimessa in discussione. I Verdi tedeschi vorrebbero la Germania fuori dal progetto, affermando che la produzione decentrata di energia tramite fonti rinnovabili ha reso obsoleta l'idea di una produzione centralizzata tramite la fusione nucleare.
  
Francia, Mélenchon "apre le braccia ai milioni di persone che non sanno più che fare" alle presidenziali 2017
Parigi, 17 ott 11:01 - (Agenzia Nova) - L'eurodeputato dell'estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon ha lanciato il suo nuovo movimento, "La France insoumise" ("La Francia non sottomessa", ndr), ieri domenica 16 ottobre nel paesino di Saint-André-lez-Lille, nel nord del paese: ne danno ampio conto oggi i principali giornali francesi, soprattutto quelli progressisti come "Libération" e "Le Monde". All'evento hanno partecipato circa mille militanti, due terzi dei quali invitati con un sorteggio tra i circa 130 mila elettori che hanno sostenuto la candidatura di Mélenchon alle elezioni presidenziali della prossima primavera, attraverso la piattaforma internet "Jlm 2017". Il quotidiano "Libération", in particolare, pone l'accento sulle 10 misure "prioritarie" di una eventuale presidenza-Mélenchon, presentate nella convention dopo esser state scelte dai "non-sottomessi" con un voto, anch'esso via internet, tra le 357 proposte che figurano nel programma "Il futuro in comune" del candidato di estrema sinistra. Al primo posto figura il rifiuto del Trattati di libero scambio oggetto di negoziati con gli Stati Uniti (Tafta) e di quello già abbozzato con il Canada (Ceta); poi vengono l'abrogazione della Legge di riforma del Codice del lavoro; e l’istituzione di una "regola verde", in base alla quale non si dovrebbe prelevare dal pianeta più di quanto la natura stessa non sia in grado di rinnovare; l'ultima delle dieci proposte scelte è l'aumento a 1.300 euro mensili del salario minimo (Smic). Mélenhon ha chiuso il raduno con un discorso nel quale ha attaccato sia tutti i possibili candidati del Partito socialista al governo, a cominciare dal presidente Hollande che suo parere "deve presentarsi" alle future primarie della sinistra ma anche "assumersi tutte le responsabilità" per le mancate promesse e le "scelte sbagliate"; e anche ovviamente la destra "classica" rappresentata dai sette candidati che correranno alle primarie del 20 e 27 novembre prossimi. "Noi dobbiamo aprile le braccia", ha scandito il leader dell'estrema sinistra francese, "a quei milioni di persone che non sanno più cosa fare, che non hanno voglia di votare per Hollande e neppure per nessuno dei sette" candidati di destra.
  
Spagna, il Psoe agevolerà la formazione di un governo con l'astensione, ma è sempre più diviso
Madrid, 17 ott 11:01 - (Agenzia Nova) - Due settimane dopo il convulso comitato federale del Partito socialista spagnolo (Psoe) culminato con le dimissioni del segretario generale Pedro Sanchez, non è stata comunicata ancora alcuna data formale per la prossima riunione del comitato, supremo organo decisionale del partito. Non si sono riuniti nemmeno il consiglio politico federale e il consiglio territoriale, nella quale sarebbero certamente emerse le divergenze tra i leader socialisti. La preoccupazione del comitato di gestione provvisorio del Psoe, nominato dopo le dimissioni di Sanchez, e dei leader territoriali vicini ad esso aumenta con il passare dei giorni a causa della divisione generata tra militanti dal dilemma sulla astensione o meno in parlamento, durante la votazione per la nuova investitura del premier uscente Mariano Rajoy (Partito popolare - Pp) in programma la prossima settimana. I numeri sono favorevoli all'astensione, sia nel comitato federale che nel gruppo parlamentare. Ma i sostenitori dell'astensione riconoscono che una decisione così traumatica lascerà un segno profondo all'interno del partito. A complicare la situazione ci ha pensato il Partito socialista catalano (Psc), il quale ha ufficialmente lanciato sabato una nuova fase politica segnata dalla sfida con la leadership del Psoe. La rielezione di Miguel Iceta come primo segretario dei socialisti catalani è la conferma del fatto che i ponti tra i due partiti si sono rotti dopo le dimissioni di Sanchez e dopo il cambio di posizione del partito sull'investitura del premier Rajoy. Il nuovo comitato di gestione provvisorio del Psoe, più incline all'astensione per facilitare la nomina di un nuovo governo e uscire dallo stallo politico che dura in Spagna ormai da dieci mesi, non è riuscito a mettere d'accordo tutto il Psc. Iceta si è infatti impegnato, durante la campagna per le primarie, a mantenere il "no al Pp": la sua conferma alla leadership comporterà quindi quasi certamente la ribellione dei sette deputati del Psc nel parlamento spagnolo in occasione del voto per l'investitura del nuovo governo. Sabato, dopo la rielezione, Iceta ha annunciato che il suo voto sarà "coerente" con la posizione espressa sinora.
  
Iraq, al via l'offensiva per riconquistare Mosul
Washington, 17 ott 11:01 - (Agenzia Nova) - L'Esercito nazionale iracheno ha iniziato l'offensiva per riconquistare Mosul, l'ultima grande città del paese ancora sotto il controllo dello Stato islamico. Ad annunciare l'inizio dell'offensiva, questa mattina, è stato il premier iracheno Haider al Abadi, che ha promesso di riportare la bandiera nazionale sui tetti della città ed ha chiesto il sostegno della popolazione locale. Circa un milione di cittadini iracheni sarebbero bloccati a Mosul. All'operazione prendono parte decine di migliaia di uomini mobilitati da forze armate, polizia, forze speciali, milizie curde peshmerga e dalle milizie sciite e sunnite. La coalizione antiterrorismo guidata dagli Stati Uniti fornisce sostegno aereo ravvicinato e a terra. Mosul, prima città irachena conquistata dall'Isis, ne è divenuta la capitale di fatto nel paese, assumendo un rilievo simbolico: è dalla Grande moschea di Mosul che il leader dell'organizzazione terroristica, Abu Bakr al Baghdadi, ha annunciato due anni fa la fondazione del sedicente califfato. Da allora, però, lo Stato islamico ha progressivamente perduto terreno, cedendo le città di Tikrit, Ramadi e Falluja. Secondo il premier iracheno, la liberazione di Mosul è soltanto questione di tempo. Nelle prime ore di oggi, l'offensiva terrestre è stata preceduta da raid aerei e bombardamenti d'artiglieria delle forze statunitensi. Sul fronte orientale, il comando dell'offensiva verrà inizialmente assegnato alle forze curde, che hanno acconsentito a non spingersi oltre il territorio conteso con il governo di Baghdad. Le milizie sciite hanno acconsentito a non entrare nella città, per non infiammare tensioni settarie che rischierebbero di complicare l'operazione. Ieri sera, il segretario alla Difesa Usa, Ashton B. Carter, ha ribadito che "gli Stati Uniti e il resto della comunità internazionale sono pronti a sostenere" lo sforzo militare del governo iracheno. "Siamo fiduciosi che i nostri partner iracheni prevarranno sul nostro nemico comune e libereranno Mosul e il resto dell'Iraq dalla brutalità dell'Isis", ha detto il segretario.
  
Somalia, l'escalation della guerra-ombra statunitense
New York, 17 ott 11:01 - (Agenzia Nova) - L'amministrazione del presidente Usa Barack Obama ha intensificato la guerra clandestina condotta dagli Stati Uniti in Somalia nell'arco degli ultimi 12 mesi, impiegando nuclei delle forze speciali, attacchi aerei, contractor privati e alleati africani in una campagna sempre più vasta con l'obiettivo di eradicare i militanti islamisti dal Corno d'Africa. Nel silenzio delle autorità di Washington, scrive il "New York Times", centinaia di militari si danno il cambio a rotazione presso basi militari provvisorie nel territorio somalo: si tratta di una presenza militare senza precedenti dal ritiro Usa del 1993, a seguito della battaglia di Mogadiscio immortalata dal film "Black Hawk Down". la "campagna somala", come battezzata dalle autorità statunitensi ed africane, è stata pianificata in parte per evitare proprio quel genere di disfatta, che condusse alla morte di 18 militari statunitensi. I rischi insiti nell'operazione, sottolinea però il quotidiano, crescono al pari delle sue dimensioni: una maggiore presenza militare Usa nel paese, unita all'impiego più massiccio degli attacchi aerei, aumenta il rischio di vittime militari e civili; come in altre regioni del mondo, e come avvenuto recentemente in Yemen, gli Usa rischiano di essere trascinati dagli eventi ancor più a fondo nel conflitto. La campagna somala è il prototipo del tipo di guerra intrapreso dal presidente Barack Obama, e che questi lascerà in eredità al suo successore. Si tratta di un modello che gli Usa impiegano oggi in una varierà di teatri bellici - dal Medio Oriente al Nordafrica, dalla Siria alla Libia - a dispetto delle ripetute promesse del presidente di evitare gli "stivali sul terreno". Solo quest'anno, gli Usa hanno effettuato attacchi aerei in sette diversi paesi, e le loro forze speciali hanno condotto missioni sul terreno in molti altri. Funzionari Usa citati dalla "New York Times" affermano che l'amministrazione ha silenziosamente ampliato l'autorità del presidente per l'uso della forza in Somalia, consentendo bombardamenti a protezione delle forze statunitensi e dell'Unione africana durante gli scontri con le milizie di al Shabab, un gruppo jihadista somalo affiliato ad al Qaeda. Nei rari riferimenti pubblici alla campagna, il Pentagono parla di "operazioni di autodifesa", anche se diversi analisti sostengono che tale narrativa sia divenuta "una profezia auto-avverante": in altre parole, i militari statunitensi fronteggiano la minaccia diretta di al Shabab proprio e solo perché sono stati schierati in Somalia. Il gruppo terroristico si è macchiato comunque di attentati e attacchi di alto profilo: lo scorso gennaio, ad esempio, ha sterminato un contingente di 100 militari keniani, impadronendosi delle loro armi e dei veicoli. Il gruppo è anche responsabile dell'attacco del 2013 al Westgate mall di Nairobi, costato la vita a 60 persone. Ad oggi, tra i 200 e i 300 militari delle forze speciali Usa, con in testa il Seal Team 6, sarebbero impegnati in Somalia a fianco delle forze dell'Unione africana, conducendo circa mezza dozzina di attacchi ogni mese con l'appoggio di droni d'attacco. Spesso alle operazioni seguono interrogatori di militanti preso strutture provvisorie clandestine, prima che i prigionieri vengano trasferiti nei penitenziari somali. Il Pentagono ha formalmente riconosciuto solo una minima parte di queste operazioni, ma le poche informazioni rese pubbliche, scrive il "New York Times", bastano a rendere la portata dell'escalation militare in corso nel paese. Quanto al bilancio di questa campagna militare clandestina, come spesso accade in questi casi è controverso: lo scorso marzo gli Usa hanno rivendicato l'uccisione di 150 miliziani di al Shabab in un solo raid aereo, che avrebbe colpito una "cerimonia di diploma" presso un centro di addestramento del gruppo terroristico. Il mese scorso, però, un raid Usa ha ucciso oltre una dozzina di militari somali impiegati a fianco degli usa contro i jihadisti.
  
Vertice Brics, i paesi membri valutano azione congiunta contro il terrorismo e rafforzano al cooperazione economica
San Paolo, 17 ott 11:01 - (Agenzia Nova) - Il rafforzamento della lotta contro il terrorismo è stato uno dei temi centrali del vertice dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) che si è chiuso ieri a Goa, in India, il presidente russo Vladimir Putin ha suggerito la creazione di una banca dati per lo scambio di informazioni. L'idea, riferisce il quotidiano "Folha de Sao Paulo", è di condividere le informazioni raccolte da ciascuno dei cinque paesi membri sulle persone presumibilmente coinvolte in attività terroristiche. La proposta è stata accolta favorevolmente dai leader presenti al vertice, ma dovrà essere ulteriormente discussa nei prossimi incontri del gruppo. Putin ha proposto "la creazione di un servizio di scambio di informazioni in ambito di lotta al terrorismo - ha commentato a margine del vertice il ministro degli Esteri brasiliano Josè Serra - e io ho avvertito un clima favorevole in materia". Durante il vertice, il presidente brasiliano Michel Temer ha poi proposto la riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: "Le minacce aumentano e assumono nuovi contorni. Per questo è necessario riformare il Consiglio Onu", ha dichiarato. In merito agli accordi raggiunti durante il vertice, spicca anzitutto la creazione di un comitato di cooperazione tra le autorità doganali dei cinque paesi Brics per facilitare il commercio. Inoltre, sono stati firmati accordi in materia di ricerca agricola e cooperazione diplomatica. In ambito economico, i paesi si sono impegnati a "utilizzare tutti gli strumenti - monetari, fiscali e strutturali - per garantire la ripresa economica e la crescita equilibrata e inclusiva" delle economie del gruppo. Infine, la Nuova banca di sviluppo (Nbd), meglio nota come banca dei Brics, che ha compiuto un anno, aumenterà i prestiti a 2,5 miliardi di dollari nel 2017. Lo scorso aprile, la banca ha approvato i suoi primi progetti, tutti nel settore delle energie rinnovabili. Il Brasile, in particolare, riceverà 300 milioni di dollari per progetti di energia eolica. Proprio nel tentativo di attirare investimenti in Brasile, il presidente Michel Temer cercherà inoltre di raggiungere oggi nuovi accordi con l'India. Secondo fonti consultate dal quotidiano "O Globo", in un incontro con il primo ministro indiano Narendra Modi, Temer negozierà la vendita di aerei della compagnia brasiliana Embraer e di pollame della società Brasil Foods. Inoltre, offrirà uno scambio di tecnologie e la possibilità di cooperare per attuare il programma "Luce per tutti" anche in India. Durante l'incontro tra tra i due leader, Temer sottolineerà che il commercio con l'India è ancora al di sotto del potenziale delle economie di entrambi i paesi. Dopo aver raggiunto un record di 11,4 miliardi di dollari nel 2004, il commercio bilaterale ora è in declino soprattutto a causa del crollo dei prezzi del petrolio, che rappresenta metà degli scambi bilaterali. Tuttavia, il ministro Serra ha sostenuto in questi giorni che il commercio con l'India può essere "triplicato" nei prossimi anni.