Rubrica
14.10.2016 - 11:03
  
In Italia le aziende pubbliche sono fabbriche di favoritismi e di posti di lavoro inutili
Parigi, 14 ott 11:03 - (Agenzia Nova) - Il quotidiano economico francese "Les Echos" pubblica oggi un editoriale di Jacques Hubert-Rodier a commento dell'ultimo rapporto redatto in Italia dalla Corte dei Conti sulle aziende pubbliche locali, sulla scorta dei dati riportati dal giornale italiano "La Repubblica". Nella Penisola sono 7.181 le aziende di proprietà dei Comuni, delle Province e delle Regioni: ma solo il 35 per cento di esse si occupa della distribuzione di gas, elettricità ed acqua, o dei trasporti pubblici o ancora di assistenza ad anziani ed handicappati. Mentre per il 25 per cento di esse "è difficile determinare cosa facciano esattamente"; e un terzo di queste società contano più membri dei consigli di amministrazione che dipendenti. In generale, "la Corte dei Conti descrive una situazione di anarchia totale che permette di realizzare soprattutto favoritismi clientelari e la creazione di posti di lavoro inutili". Ci sarebbe dunque molto da fare per la riforma dell'amministrazione pubblica italiana, considerata come una delle meno efficienti d'Europa; tanto più che da almeno venticinque anni l'Italia ha tentato una serie di riforme che però non hanno avuto grandi risultati. Ed anche l'ultima riforma, firmata dalla ministra dell'Amministrazione pubblica e della Semplificazione Marianna Madia, secondo l'editorialista di "Les Echos" ha poche probabilità di avere successo.
  
Germania, la Corte costituzionale approva il Ceta
Berlino, 14 ott 11:03 - (Agenzia Nova) - Il controverso accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e e il Canada (Ceta) può essere firmato alla fine di ottobre. La Corte costituzionale tedesca si è infatti espressa positivamente in merito alla costituzionalità dell'accordo. Una decisione rapida, anche se l'effettiva adozione dell'accordo dipenderà dall'approvazione unanime del Consiglio europeo e non è escluso, in teoria, che la Corte costituzionale tedesca possa riconsiderare il proprio parere in futuro. Il ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel (Spd), si è detto soddisfatto per la decisione. “Credo che abbiamo convinto la Corte con buone argomentazioni”, ha dichiarato. Fortemente contrarie invece molte associazioni che hanno raccolto 200 mila firme per bloccare l'accordo, come pure 60 politici di sinistra e un membro del Parlamento europeo. “È un successo che la Corte costituzionale abbia valutato le nostre preoccupazioni in un procedimento. Né il governo federale, né la Commissione europea finora hanno preso sul serio i nostri argomenti” ha detto Thilo Bode, direttore esecutivo di Foodwatch. Mentre soddisfazione è stata manifestata da Ulrich Ackermann, dell’Associazione tedesca per la costruzione di macchine ed impianti.
  
Germania, infuria il dibattito sul rafforzamento delle misure di sorveglianza contro il terrorismo
Berlino, 14 ott 11:03 - (Agenzia Nova) - Il Presidente dell’Ufficio federale per la protezione costituzionale, Hans-Georg Maassen, ha attribuito l’identificazione del sospetto terrorista di Lipsia, Jaber Albakr, al confronto incrociato di più database operato dalle autorità nazionali. Alla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, Maassen ha detto: “abbiamo potuto constatare che Jaber Albakr era registrato ad Eilenburg con un numero di telefono, ma con un’identità completamente inventata, proprio grazie alla consultazione del database centrale sui profughi”. Maassen ha criticato i limiti all'accesso delle informazioni imposti ai Servizi tedeschi. “Oggi i tempi sono cambiati, e la politica deve decidere in quale misura i Servizi possono usare questi dati”, ha detto. Secondo il funzionario, sono insufficienti in Germania anche gli strumenti giuridici per monitorare Messenger o WhatsApp. “Basterebbe anche avere dei suggerimenti da parte della popolazione circa possibili estremisti”, ha spiegato Maassen, negando però che i Servizi non potessero accedere al database centrale sui profughi, anche se con restrizioni rispetto alla polizia e al Bka. "Se queste procedure potessero essere rese automatiche quest’anno, sarebbe un passo avanti importante", ha concluso. Di parere sostanzialmente differente Joachim Krause, professore emerito di politica internazionale e direttore dell’Istituto per la politica di sicurezza presso l’Università di Kiel: in un’intervista rilasciata all’“Handelsblatt”, Krause ricorda che ci sono 100 persone sospettate di essere terroristi fra i rifugiati in Germania. Secondo l’esperto, non è possibile un controllo assoluto: diventa perciò necessaria la collaborazione dei rifugiati stessi, mentre altre vie sarebbero soltanto un'illusione. I risultati ottenuti finora nella lotta all'estremismo, aggiunge Krause, sono dovuti alla collaborazione tra polizia e Servizi, anche se questa è talvolta ostacolata dalle norme a tutela della privacy.
  
Francia, secondo i telespettatori Juppé ha vinto il dibattito per le primarie del centro-destra
Parigi, 14 ott 11:03 - (Agenzia Nova) - Il 36 per cento dei telespettatori considerano l'ex primo ministro Alain Juppé, attuale sindaco di Bordeaux, il vincitore del primo dibattito in vista delle primarie che il centro-destra francese terrà il 20 ed il 27 novembre prossimi per scegliere il proprio candidato alle elezioni presidenzlai del 2017: è quanto afferma un sondaggio realizzato dalla società di rilevazioni Kantar Sofres prima e dopo la trasmissione organizzata dal quotidiano conservatore "Le Figaro" andata in onda nel "prime time" di ieri giovedì 13 ottobre sulle reti "Tf1" e "Rtl". Secondo il sondaggio pubblicato dal "Figaro" l'ex presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy, attualmente leader del principale partito di opposizione di destra de I Repubblicani (LR, ex Ump), ha raccolto solo il 22 per cento dei consensi. Al terzo posto si piazzano ex-equo l'altro ex primo ministro in lizza, François Fillon, ed il deputato LR Bruno Le Maire, con l'11 per cento ciascuno. Molto indietro sono i restanti tre candidati alle primarie, la centrista Nathalie Kosciusko-Morizet (3 per cento), il sovranista democristiano Jean-Frédéric Poisson (2 per cento) ed il deputato LR Jean-François Copé (1 per cento). Il primo dibattito in tv dunque "non ha cambiato i grandi equilibri" spiega il direttore di Kantar, Guillaume Caline: "Juppé resta il favorito". Juppé è considerato dai telespettatori anche come quello, tra i possibili candidati di centro-destra, che ha più probabilità (61 per cento) di vincere le elezioni presidenziali della prossima primavera; ed il 50 per cento ritiene che sarebbe un buon presidente della Repubblica. Quanto alla credibilità, che poi era il principale test di questo primo dibattito in tv tra i sette candidati alle primarie del centro-destra, secondo il sondaggio Juppé è in teste sui temi economici (crescita, riduzione del deficit statale, disoccupazione); mentre Nicolas Sarkozy gli strappa il primo posto sulle questioni sociali come l'immigrazione, la pubblica sicurezza e l'identità della Francia. A ben vedere, scrive il "Figaro", i sette contendenti non si sono scambiati veri e propri fendenti polemici, impegnandosi reciprocamente in semplici scaramucce. L'unica polemica vista in tv ha visto Sarkozy attaccato dagli altri sugli scandali che lo coinvolgono; l'ex presidente ha replicato duramente, affermando che nessuno dei suoi avversari ha i titoli morali per criticarlo su questi temi. Tutti sono stati d'accordo, com'era del resto prevedibile, nell'attaccare il quinquennato dell'attuale presidente socialista Francois Hollande e nel definire come "spregiudicato" il suo uso del ruolo presidenziale a fini di parte.
  
Tusk, "Brexit dura o nessuna Brexit"
Londra, 14 ott 11:03 - (Agenzia Nova) - Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, riferisce il "Financial Times", ha detto al Regno Unito che l'unica vera alternativa alla Brexit "dura" è rimanere membro a pieno titolo dell'Unione Europea. Intervenendo a una conferenza a Bruxelles, il politico polacco ha smorzato le speranze di quanti pensano che la Gran Bretagna possa restare nel mercato unico o negoziare una forma speciale di associazione. Il mantra della campagna referendaria britannica, ha ricordato Tusk, è stato "allentare radicalmente le relazioni con l'Ue, cosa che si può definire Brexit dura". "A mio parere l'unica vera alternativa a una Brexit dura è nessuna Brexit. Anche se oggi difficilmente qualcuno crede a questa possibilità", ha concluso, spiegando che la promessa del fronte "Leave" di "riprendere il controllo" rifiutando la libertà di circolazione dei lavoratori e il contributo al bilancio dell'Ue rendono "inutile fare congetture su una Brexit morbida". Il presidente del Consiglio europeo ha dipinto un quadro fosco dei negoziati, che secondo lui dureranno più di due anni, sostenendo che non ci saranno vincitori ma solo perdenti: "La brutale verità è che la Brexit sarà una perdita per tutti noi. Non ci saranno torte sulla tavola per nessuno. Ci saranno solo sale e aceto. Le parole di uno dei principali sostenitori della Brexit sono pura illusione", ha dichiarato alludendo a Boris Johnson, oggi segretario agli Esteri, che aveva prospettato una Gran Bretagna post Brexit con la botte piena e la moglie ubriaca. "Questo scenario sarà in prima istanza doloroso per i britannici", ha sottolineato Tusk, ma ha aggiunto di non aver incontrato un solo leader continentale che sia "felice del risultato del referendum britannico".
  
Regno Unito, il governo non esclude un divorzio da venti miliardi di euro
Londra, 14 ott 11:03 - (Agenzia Nova) - Il governo del Regno Unito, riferisce il quotidiano britannico "The Guardian", non ha escluso la possibilità di continuare a versare contributi al bilancio dell'Unione Europea dopo la Brexit. In una dichiarazione seguita all'analisi del "Financial Times" sul costo del divorzio, stimato in venti miliardi di euro come quota nazionale di oneri del bilancio dell'Unione Europea, una portavoce di Downing Street ha detto che la questione sarà tra i tanti elementi che si dovranno affrontare nel definire una nuova relazione; ha aggiunto che la questione riguarda entrambi gli interlocutori, Gran Bretagna e Ue, e che non saranno forniti dettagli in corso d'opera. Alla domanda sull'eventuale prosecuzione dei pagamenti per il bilancio europeo, ha risposto: "Si entra nel territorio delle congetture. Siamo concentrati nel preparare i negoziati e nel far sì che possiamo affrontarli nel modo giusto per assicurarci l'accordo giusto". La parlamentare europea del Labour Clare Moody, che siede nella commissione Bilancio, ha sottolineato che le trattative non saranno alle condizioni britanniche, perché altri 27 Stati hanno le loro priorità, e che essendo i costi stimati in euro, saliranno ancora se la sterlina continuerà a svalutarsi. Il segretario agli Esteri, Boris Johnson, invece, ha ribadito il suo ottimismo affermando che "l'espressione 'mercato unico' è sempre più inutile", che il paese otterrà "un accordo che sarà di grande valore, forse più grande", che rimarrà un magnete per i talenti anche con regole più severe sull'immigrazione, che ci vorrà del tempo prima che i vantaggi della Brexit siano del tutto chiari ma che i profeti di sventura saranno smentiti.
  
Spagna, incontro Rajoy-May: per Londra la Brexit non influirà su Gibilterra
Madrid, 14 ott 11:03 - (Agenzia Nova) - Il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, e il suo omologo britannico, Theresa May, hanno discusso ieri a Madrid le possibili conseguenze della "Brexit". Un processo che Londra, attraverso il suo ministro degli Esteri, Boris Johnson, ha sostenuto "non influirà sulla sovranità del Regno Unito su Gibilterra". Rajoy, riferisce la stampa spagnola, ha accolto May al palazzo della Moncla. Quella della premier britannica è la prima visita in Spagna da quando ha sostituito David Cameron alla guida del Regno Unito, dopo la vittoria dei sostenitori dell'uscita britannica dall'Unione Europea (Ue) al referendum del 23 giugno scorso. I due primi ministri hanno tenuto un incontro prima di un pranzo di lavoro e hanno avuto il tempo di confrontarsi passeggiando nei giardini della Moncloa. Al termine dell'incontro, però, non c'è stata alcuna conferenza stampa. Tuttavia il governo di Madrid ha riferito sul proprio sito web che Rajoy ha ascoltato i piani di May per l'uscita concordata del Regno Unito dall'Unione. Il premier spagnolo, da parte sua, ha riferito che difenderà gli interessi dei cittadini e delle imprese spagnole, affinché non vengano danneggiati da questo processo. Rajoy ha anche approfittato per assicurare il sostegno della Spagna all'integrità del Regno Unito, davanti alla possibilità che la "Brexit" possa favorire un nuovo tentativo della Scozia di guadagnare l'indipendenza. Il governo non fa però alcun riferimento ai possibili commenti di Rajoy e May sulle conseguenze della "Brexit" per Gibilterra, al centro di una disputa per la sovranità ta i due paesi. Tuttavia, la posizione britannica a questo proposito è stata chiarita a Londra dal ministro Jonhson il quale davanti alla Commissione esteri della Camera dei Comuni ha dichiarato che l'uscita del paese dall'Ue non causerà cambiamenti nella sovranità britannica a Gibilterra e ha avvertito che il suo governo opporrà resistenza a qualsiasi richiesta della Spagna in tal senso.
  
Presidenziali Usa, Trump accusa "l'elite globalista" di combattere la classe lavoratrice
New York, 14 ott 11:03 - (Agenzia Nova) - Il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, Donald Trump, ha accusato al sua avversaria, Hillary Clinton, di essere alfiere di una "struttura di potere globale" che ha manipolato l'economia contro le classi lavoratrici. Durante un acceso comizio a West Palm Beach, in Florida, durante il quale si è difeso con forza dalle accuse di sessismo e molestie sessuali rivoltegli negli ultimi giorni, il repubblicano ha puntato l'indice contro "l'elite globale", rea a suo dire d'aver "spogliato"gli Stati Uniti della loro ricchezza per riempire le tasche degli interessi della politica e dell'alta finanza del paese. "La macchina dei Clinton è al centro di questa struttura di potere", ha tuonato Trump, adottando toni e contenuti di carattere tipicamente complottistico. "Lo abbiamo visto tutti di persona attraverso i documenti pubblicati d WikiLeaks, in cui Hillary Clinton incontra in segreto i rappresentanti di banche internazionali per complottare la distruzione della sovranità Usa, così da arricchire quei potentati finanziari globali, i suoi amici degli interessi speciali e i suoi donatori", ha detto il candidato repubblicano, riferendosi alle migliaia di e-mail del manager della campagna di Clinton pubblicate dal portale di Julian Assange. Le parole di Trump sono state accolte con sdegno dai suoi avversari politici, alcuni dei quali lo hanno accusato di aver adottato "un linguaggio pregiudiziale che ricorda quello dell'anti-semitismo". Tra costoro figura anche Jonathan Greenblatt, ad della Lega anti diffamazione, a cui parere le parole di Trump potrebbero suonano come "un tacito incoraggiamento ai suprematisti bianchi". Nel corso del suo comizio, Trump ha anche accusato "la macchina dei Clinton" di esercitare un controllo quasi assoluto sui media mainstream statunitensi. "L'arma più potente schierata dai Clinton sono i corporate media, la stampa", ha detto il candidato repubblicano, suscitando ovazioni da parte dei suoi sostenitori. "In molti mi avevano avvertito che questa campagna sarebbe stata un viaggio all'inferno", ha detto Trump in merito alle durissime campagne lanciate dai suoi avversari per screditarlo sul piano morale. "Io però vi dico il contrario. Sarà un viaggio verso il paradiso, perché avremo modo di aiutare moltissime persone".
  
Yemen, il supporto di Washington a Riad dipende da un accordo per la cessazione delle ostilità
New York, 14 ott 11:03 - (Agenzia Nova) - La prosecuzione degli aiuti militari statunitensi alla campagna militare saudita in Yemen dipenderà in parte dall'appoggio di Riad a un piano Usa per un cessate il fuoco con i ribelli sciiti Houti. Lo hanno dichiarato ieri funzionari della Casa Bianca, in quello che la "Washington Post" definisce un tentativo di Washington di distanziarsi dal controverso e sanguinoso sforzo bellico dei sauditi. "Non aiuterà di certo a confermare il nostro supporto (...) se (i sauditi, ndr) non accetteranno la cessazione incondizionata delle ostilità che riteniamo assolutamente, urgentemente necessaria, ora più che mai", ha dichiarato al quotidiano un funzionario governativo Usa in condizione d'anonimato. Gli Stati Uniti si sono trovati direttamente coinvolti nel conflitto dopo aver colpito con missili da crociera tre postazioni radar dei ribelli Houti sulle coste yemenite, da cui erano partiti tre attacchi missilistici contro navi da guerra Usa in navigazione nel Golfo di Aden. Questi attacchi erano stati a loro volta una rappresaglia per il bombardamento di una cerimonia funebre da parte dei sauditi a Sana'a, che avrebbe causato oltre 200 vittime. La situazione, torna ad avvertire il "New York Times", è pericolosissima: Washington ritiene l'attacco contro le postazioni radar degli Houti una operazione di legittima autodifesa; ma gli sciiti vi hanno colto invece "la prova definitiva della mano nascosta che si cela dietro la campagna aerea saudita". Un anno di bombardamenti in Yemen, che hanno causato il massacro di migliaia di civili con il sostegno logistico e d'intelligence degli Stati Uniti - scrive il quotidiano - ha fatto esplodere in quel paese arabo l'odio non soltanto nei confronti di Riad, ma anche "del suo patrono percepito, Washington". E gli sviluppi degli ultimi giorni "provano ancora una volta come gli Usa possano rapidamente trovarsi catapultati da scomodi attori comprimari a protagonisti di una caotica guerra civile".
  
Colombia, presidente Santos proroga il cessate il fuoco bilaterale fino al 31 dicembre
Buenos Aires, 14 ott 11:03 - (Agenzia Nova) - Il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, ha annunciato la notte scorsa che prorogherà il cessate il fuoco bilaterale con le Forze armate rivoluzionarie colombiane (Farc) fino al 31 dicembre prossimo. E' la seconda volta che il presidente rinvia la scadenza della tregua dopo la vittoria del "no" al referendum del 2 ottobre scorso, in cui i colombiani hanno respinto l'accordo di pace firmato il 26 settembre e negoziato per quattro anni all'Avana da Bogotà e dalle Farc. In un primo momento, il presidente aveva esteso la fine delle ostilità fino al 31 ottobre. "Non si tratta di un ultimatum o di una scadenza, ma spero che questo processo per raggiungere un nuovo accordo di pace si concluda il prima possibile", ha dichiarato il presidente. L'annuncio arriva dopo due settimane di negoziati con i promotori del "no" guidati dall'ex presidente Alvaro Uribe attraverso il suo partito Centro Democratico. Tuttavia, nella sua breve dichiarazione Santos ha assicurato che il merito di questa proroga del cessate il fuoco va al gruppo di giovani cittadini che da giorni organizzano manifestazioni in strada per chiedere la pace in Colombia e il rapido raggiungimento di un accordo. "Mi è stato chiesto di porre un limite perentorio. Mi hanno detto che non si può azzerare tutto e ricominciare da zero, ma che ci vogliono proposte concrete e realistiche. Molti di loro hanno insistito nel dire che gli accordi con le Farc sono ancora in vigore. Per questo motivo e su richiesta di questi giovani, ho preso la decisione", ha spiegato Santos.