Rubrica
13.10.2016 - 11:31
  
La Germania schiera gli Awacs in Turchia contro l’Isis
Berlino, 13 ott 11:31 - (Agenzia Nova) - La Germania amplierà il proprio impegno militare in Turchia anche con l’utilizzo di aerei da allarme e controllo aereo Awacs, oltre ai Tornado già utilizzati, per conto della Nato e “nel quadro della lotta contro lo stato islamico”. Circa un terzo di quei velivoli della Nato sono affidati a equipaggi tedeschi; gli Awacs possono volare solo sui territori della Nato stessa o internazionali. Il contingente tedesco in Turchia dovrebbe arrivare a contare 1.200 uomini. Il Bundestag ha autorizzato l’invio dei velivoli destinati al controllo dello spazio aereo, nonostante le proteste di Agnieszka Brugger, deputato dei Verdi, e dopo che la Turchia ha concesso ad alcuni deputati di visitare le truppe di stanza nella base di Incirlik.
  
Germania, accelera l’elaborazione delle domande di asilo
Berlino, 13 ott 11:31 - (Agenzia Nova) - Il numero dei rifugiati che giungono in Germania è diminuito notevolmente, ma è aumentato quello delle richieste d’asilo, il cui tempo di elaborazione è calato a meno di due mesi. Thomas de Maizière e Frank-Juergen Weise, rispettivamente ministro dell’Interno e capo dell’Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati (Bamf), lo hanno annunciato in una conferenza stampa comune. Nel solo mese di settembre sono state 70 mila le richieste esaminate e il tempo di esame si è abbassato a un mese e mezzo. Il numero dei rifugiati nel 2016 è stato di 213 mila. Invece sono state smaltiti molti degli esami delle domande del 2015. Dei 700 mila che ce n’erano a gennaio, 460 mila sono stati esaminati e conclusi. Si prevede di smaltirli per la fine di marzo 2017. Sono inoltre migliorati i progressi per quanto riguarda il numero di partecipanti ai corsi d’integrazione.
  
Francia, stasera il dibattito tra i sette candidati alle primarie del centro-destra
Parigi, 13 ott 11:31 - (Agenzia Nova) - L'attenzione del mondo politico in Francia oggi giovedì 13 ottobre è interamente concentrata sul dibattito tra i candidati alle primarie che il centro-destra terrà il 20 ed il 27 novembre prossimi per scegliere chi presentare alle elezioni presidenziali del 2017: il dibattito, organizzato dal quotidiano conservatore "Le Figaro", sarà trasmesso dalle reti televisive "Tf1" e "Rtl" in prima serata a partire dalle ore 21. I candidati sono sette: l'ex presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy, che attualmente è leader del principale partito dell'opposizione di destra, I Repubblicani (LR, ex Ump); l'ex primo ministro Alain Juppé, attuale sindaco della città di Bordeaux; un altro ex primo ministro dei passati governi di destra, Francois Fillon; due deputati Repubblicani, Bruno Le Maire e Jean-François Copé; la deputata centrista Nathalie Kosciusko-Morizet (il cui nome viene abitualmente abbreviato dai giornali con la sigla Nkm); e infine l'esponente "sovranista non-liberale" Jean-Frédéric Poisson. Ciascuno di loro avrà a disposizione 17 minuti per convincere i simpatizzanti del centro-destra e, in prospettiva, gli elettori francesi. E se per i candidati "minori" (Le Maire, Copé, NKM e Poisson) si tratterà innanzitutto di farsi conoscere, dato il poco spazio di cui finora hanno goduto sui media nazionali; per i tre "big" (Sarkozy, Juppé e Fillon) sarà soprattutto un test di credibilità. Sarkozy, Juppé e Fillon dovranno perciò vincere lo scetticismo dei francesi: la domanda "Perché farete domani quello che non siete stati capaci di fare ieri?", in tutti i loro appuntamenti e le loro apparizioni pubbliche sul territorio gli si è ritorta contro come un boomerang, ogni volta che ciascuno di loro prometteva come, questa volta e al contrario dell'esperienza governativa trascorsa, terrebbero fede alle promesse fatte in campagna elettorale. Poiché i tempi televisivi non consentono di parlare di tutto, il dibattito è stato organizzato attorno a due temi principali, intervallati da 6 minuti di pubblicità: una prima parte della trasmissione sarà dedicata all'economia, al fisco ed alla disoccupazione; nella seconda parte si parlerà di immigrazione, di pubblica sicurezza, di terrorismo e di laicità dello Stato; il pubblico potrà interagire ponendo domande via internet. L'importanza politica delle primarie del centro-destra è amplificata dagli ultimi sondaggi: in vista delle elezioni presidenziali, che in Francia si terranno nella primavera prossima (ed a cui saranno abbinate le elezioni parlamentari), secondo gli ultimi rilevamenti di opinione la sinistra appare fuori gioco e nessun suo candidato sarebbe in grado di approdare al secondo turno; nemmeno l'attuale presidente in carica, il socialista Francois Hollande. E poiché tutti i sondaggi danno Marine Le Pen come sicura al secondo turno, le primarie del centro-destra sembrano esser diventate il "vero" primo turno delle presidenziali: il candidato che ne uscirà vincitore dovrebbe dunque essere colui o colei che sfiderà la leader del Front national per la Presidenza della repubblica; anche se tutto può ancora succedere da qui all'aprile-maggio prossimi.
   
Manuel Valls, "Possiamo costruire un'Europa sovrana, una federazione di Stati nazione"
Londra, 13 ott 11:31 - (Agenzia Nova) - "Affrontiamo i fatti: il progetto europeo è in difficoltà. Con la crescente minaccia del terrorismo, la crisi dei rifugiati, la crescita economica fiacca e la disoccupazione, le turbolenze sull'Europa sono senza precedenti. In aggiunta a tutto questo, il voto per la Brexit ha messo profondamente in discussione il significato stesso di Europa". Ha inizio con questa ammissione una riflessione del primo ministro della Francia, Manuel Valls, sul futuro dell'Unione Europea, affidata a un articolo pubblicato sul "Financial Times". Il Regno Unito, prosegue, dovrà decidere se rimanere nel mercato unico; se lo farà, "dovrà continuare a garantire la libertà di circolazione di beni, capitali, servizi e persone". Gli altri 27 paesi membri hanno due opzioni: "O ci arrendiamo e abbandoniamo il progetto europeo a una morte lenta ma certa oppure trasformiamo l'Ue". La trasformazione, però, avverte, richiede un cambiamento di "stato d'animo". "Abbiamo bisogno – spiega Valls – di definire meglio la nostra identità, basata sui valori condivisi della libertà, della tolleranza, della pace e dell'uguaglianza, inclusa quella tra uomini e donne, sulla base di una civiltà e una cultura condivise e del concetto che abbiamo una responsabilità che va ben oltre le nostre frontiere. Credo fermamente che ci sia spazio per un patriottismo europeo che non nega ma rafforza quelli nazionali". "Riaffermare la nostra identità – puntualizza – significa anche fare i conti col fatto che ci sono dei confini: che l'Europa inizia e finisce da qualche parte". Il capo di governo critica l'Ue per l'eccesso di regolamentazione e la esorta a concentrarsi sull'essenziale, a partire dalla difesa e dalla sicurezza, non solo nel proprio territorio ma anche nella vicina regione mediorientale. A questo proposito afferma: "L'Esercito francese sta già facendo più della sua parte: non può essere per sempre l'esercito europeo di fatto". Valls affronta, quindi, il tema della crescita economica, che non può essere lasciato solo alla politica monetaria della Banca centrale europea; in particolare, chiede investimenti nell'innovazione digitale e ambientale e tutela per le nostre industrie. Altro affondo: "I negoziati per il Partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti non possono andare avanti come è avvenuto finora. Se l'Ue consentirà l'accesso al mercato alle compagnie statunitensi, dovrà esserci reciprocità". Il politico parla poi del problema dei "lavoratori distaccati", ovvero della delocalizzazione del lavoro: "Il mercato europeo non può essere una giungla sociale, in cui le persone vengono messe le une contro le altre. Né una giungla fiscale". Conclude, però, con ottimismo: "Non possiamo costruire gli Stati Uniti d'Europa: ogni paese ha la propria storia, lingua e cultura. Ma possiamo costruire un'Europa sovrana, una federazione di Stati nazione, forte e orgogliosa. Non saremo la generazione che seppellirà il progetto europeo".
  
Regno Unito, un conto da venti miliardi di euro per il divorzio dall'Ue
Londra, 13 ott 11:31 - (Agenzia Nova) - Un'analisi del "Financial Times", in primo piano sul quotidiano, stima in almeno venti miliardi di euro il costo a carico del Regno Unito per il divorzio dall'Unione Europea. Il bilancio comunitario è uno dei principali ostacoli politici a un accordo: dovranno essere sistemate passività comuni per oltre 300 miliardi di euro, eredità di decenni di obblighi finanziari congiunti, dalle pensioni ai contratti ai progetti infrastrutturali, e la Gran Bretagna dovrà far fronte alla sua parte. Si tratta del primo tentativo di quantificare gli oneri britannici legati al bilancio europeo; benché un calcolo definitivo sia impossibile, perché dipenderà da fattori politici, la stima è ragionevole secondo l'esperto della London School of Economics Iain Begg. La Brexit lascerà un buco nel bilancio dell'Ue, con conseguenze politiche potenzialmente rilevanti. La Germania, la Francia, l'Italia e altri contribuenti netti dovranno risolvere il problema di colmare il divario o tagliare programmi di cui beneficiano soprattutto i paesi membri dell'Europa centrale e orientale. Secondo i Brexiter il Regno Unito risparmierebbe 350 milioni di sterline a settimana lasciando l'Unione; il contributo al bilancio europeo è stato uno degli argomenti della campagna per il "Leave" ed è tra quelli dei sostenitori dell'uscita dal mercato unico. In ogni caso, come sottolinea Jean Arthus, presidente della commissione Bilancio del Parlamento europeo, la Gran Bretagna dovrà onorare gli impegni sottoscritti quando era un paese membro. Aggregando passività e impegni di spesa si arriva a 337 miliardi di euro. Il contributo netto britannico al bilancio europeo è intorno al dodici per cento. La quota britannica, quindi, sarebbe poco inferiore ai 40 miliardi, che potrebbero scendere a venti applicando le deduzioni. Mancherebbero, tuttavia, le cosiddette passività condivise (57,8 miliardi) e altre garanzie sui prestiti (21,4). L'elemento più significativo del conto del divorzio è una categoria nota come Ral: Reste à liquider, ovvero la rimanenza da liquidare. Finora Londra, concentrata a mantenere bassi i versamenti annuali, ha largamente ignorato questi pagamenti. Alla fine del 2015 il Ral dell'Ue ammontava a 217,7 miliardi di euro.
  
Ambasciatore spagnolo a Londra, "i legami tra Londra e Madrid sono indissolubili"
Madrid, 13 ott 11:31 - (Agenzia Nova) - L'ambasciatore di Spagna nel Regno Unito, Federico Trillo, in occasione di una cerimonia presso l'ambasciata di Londra per la Festa nazionale del 12 ottobre, ha affermato che "i legami tra il Regno Unito e la Spagna sono indissolubili", nonostante il momento di di tensione causato dalla decisione dei cittadini britannici di lasciare l'Unione Europea (Ue). Il Regno Unito ha votato lo scorso 23 giugno a favore del Brexit, e il primo ministro Theresa May inizierà le trattative per lasciare il blocco comunitario entro marzo 2017. May si recherà oggi a Madrid per incontrare il primo ministro spagnolo uscente, Mariano Rajoy. "Avranno molti di cui parlare", ha dichiarato Trillo al quotidiano "Expansion". "Il nostro rapporto non è mai stato così forte", ha aggiunto l'ambasciatore, fornendo come esempio i 16 milioni di cittadini britannici che si recano in vacanza in Spagna e più di mezzo milioni di cittadini britannici che vivono in Spagna. Tuttavia, il diplomatico non ha menzionato Gibilterra, una delle questioni più controverse nelle relazioni tra i due paesi ma ha ricordato i 200 mila spagnoli che vivono nel Regno Unito, contribuendo "allo sviluppo del paese", in un chiaro riferimento alla proposta del governo May per costringere le aziende a fornire dettagli sugli stranieri assunti. Ci sono poi la fusione di British Airways e Iberia, le opere infrastrutturali in cui sono coinvolte le grandi aziende spagnole di costruzione, i professionisti "eccellenti" che lavorano nella City di Londra e nel settore dei servizi e tutti le attività di ristorazione spagnole che hanno aperto negli ultimi anni sul territorio britannico. "Le relazioni vanno in entrambe le direzioni e andranno avanti perché i nostri legami sono indissolubili", ha ribadito Trillo.
  
Presidenziali Usa, alcuni dei “disertori” repubblicani si pentono e tornano a sostenere Trump
New York, 13 ott 11:31 - (Agenzia Nova) - La gravissima spaccatura causata in seno al Partito repubblicano dalla decisione del suo principale esponente politico, il presidente della Camera Paul Ryan, di non sostenere più il candidato conservatore alla Casa Bianca, Donald Trump, ha convinto diversi politici e conservatori della stessa area politica che avevano abbandonato a loro volta il candidato a fare un passo indietro, per evitare il collasso della storica formazione politica statunitense. Il senatore John Thune del South Dakota, unico altro esponente della leadership repubblicana che aveva pubblicamente disconosciuto Trump, è tornato sui suoi passi, e lo stesso ha fatto il deputato Scott Garrett del New Jersey, pur dovendo affrontare una difficile battaglia nel suo Stato per la rielezione. Alcuni di questi repubblicani “pentiti” hanno preferito non pronunciare il nome di Trump, limitandosi a riaffermare il loro sostegno al “candidato repubblicano”. Il candidato repubblicano alla presidenza, che martedì aveva reagito furiosamente all’ennesimo attacco proveniente dalla sua stessa parte politica, proclamandosi “libero dalle catene” del Partito repubblicano, ieri ha rincarato la dose contro Ryan, insinuando che il suo rifiuto di sostenerlo nasconda “un qualche accordo sinistro”. La vicenda delle scabrose registrazioni private che ha messo in crisi la campagna di Trump a un solo mese dalle elezioni, però, non è ancora archiviata, anzi. Ieri due donne hanno denunciato al “New York Times” di essere state molestate in passato dal candidato repubblicano, due giorni dopo che il diretto interessato aveva pubblicamente negato di aver commesso atti simili. Altre due donne hanno mosso accuse simili al Repubblicano, inclusa una collaboratrice del periodico “People”. Trump ha respinto le accuse. Una delle donne, Jessica Leeds, sostiene di essere stata molestata a bordo di un volo per New York oltre trent’anni fa; Un’altra, Rachel Crooks, sostiene che il repubblicano l’abbia molestata fuori da un ascensore, nel 2005, baciandola direttamente sulla bocca quando i due si sono presentati a vicenda. “Nulla di tutto questo ha mai avuto luogo”, ha replicato Trump al “Times”, minacciando di sporgere querele. “Quest’intero articolo è una montatura. Il fatto che il “new York Times” si sia lanciato in una simile operazione diffamatoria è pericoloso”, recita tra le altre cose un comunicato diffuso dalla campagna del Repubblicano. Entrambe le donne che hanno accusato Trump di molestie – precisa il periodico “Time” per dovere d’informazione - sono sostenitrici dichiarate di Hillary Clinton, che hanno sostenuto, così come l’attuale presidente, Barack Obama, con donazioni inferiori ai 200 mila dollari.
  
Il Perù deve migliorare le sue infrastrutture per renderle un motore economico
Madrid, 13 ott 11:31 - (Agenzia Nova) - Il deficit nelle infrastrutture di trasporto e il costo, in termini di tempo e di denaro, che rappresentano per l'economia e la vita quotidiana pongono il Perù in una posizione peggiore rispetto alla media degli altri paesi che formano l'Alleanza del Pacifico: Cile, Colombia e Messico. Questo è uno dei punti chiave evidenziati ieri da imprenditori, esperti e funzionari di governo nel Forum di innovazione sociale Hitachi, che si è tenuto presso la capitale peruviana, Lima, con la collaborazione del quotidiano spagnolo "El Pais". Come sottolineato da Pedro Luis Rodriguez, il capo economista della Banca mondiale in Perù, la ripresa dell'economia peruviana a partire dal 2000 e i risparmi in attivi liquidi è evidente, ma l'attività economica della sola Lima, che ha quasi il doppio della popolazione residente nelle 14 più grandi città del paese, è pari al 45 per cento di quella del Perù. "E' come avere una sala per le feste e utilizzarne solo un angolo", ha spiegato Rodriguez. "L'economia peruviana è cresciuta per 86 mesi consecutivi, ma in termini di infrastrutture c'è molta differenza con la media ideale. Per questo motivo è necessario un investimento in questo settore, per la sicurezza e la qualità della vita della popolazione", ha dichiarato il presidente di Hitachi in Sudamerica, Kazuhiro Ikebe. Durante il Forum è stata messa più volte in risalto la dicotomia tra la capitale e il resto del paese. Nonostante la stabilizzazione dell'economia peruviana a partire dal 1999, la povertà non è diminuita con lo stesso ritmo nelle varie zone del Perù. Il 16 per cento della popolazione di Lima vive in condizioni di povertà, rispetto al 47 per cento nelle zone rurali. "Questo spiega la debole capacità dello Stato di arrivare a tutto il territorio", ha detto Alvaro Ugarte, direttore esecutivo dell'Istituto comunale di Ricerca e Formazione. "Tre quarti della popolazione peruviana vive in città ed entro il 2021 si prevede che l'80 per cento risiederà in aree urbane", ha aggiunto.
   
Ministro Esteri Qatar, l’Onu può salvare Aleppo
New York, 13 ott 11:31 - (Agenzia Nova) - “A cinque anni dalla brutale risposta del presidente siriano Bashar al Assad alle pacifiche proteste dei suoi cittadini, la conta dei crimini di guerra (perpetrati dal regine di Damasco, ndr) continua ad aumentare”, scrive in un editoriale pubblicato dal “New York Times” il ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman al Thani. Le forze che hanno sostenuto Assad, scrive il ministro riferendosi principalmente a Russia, Iran ed Hezbollah, “condividono la responsabilità per la morte e la distruzione” abbattutasi sulla Siria. Ma lo stesso si può dire, in parte, “per chi è rimasto a guardare, e non ha fatto nulla per fermare il massacro. Sono state tracciate linee rosse, e Assad le ha oltrepassate tutte senza conseguenze”, accusa al Thani, che pare puntare l’indice direttamente contro il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Ha fallito anche “il Consiglio di sicurezza Onu, che nonostante le molteplici risoluzioni non ha fatto ricorso a tutti i mezzi a sua disposizione per fermare le atrocità ai danni dei cittadini siriani”, venendo meno alla Responsabilità di proteggere assunta nel 2005 dai paesi membri dell’Onu. “L’assenza di imparzialità e accountability nel lavoro del Consiglio di sicurezza – avverte al Thani – ha diffuso una forte sfiducia tra quanti nel Medio Oriente cercano la pace e la giustizia”. Secondo il ministro qatariota, però, “esistono alternative”, e la prima tra esse “è che subentri la Nato, come è accaduto dopo il fallimento dell’Onu nell’impedire i genocidi in Ruanda e a Srebrenica, negli anni Novanta”. Alcuni sostengono che dopo la lunga e sanguinosa campagna Usa in Iraq, sarebbe errato intervenire militarmente in un altro conflitto mediorientale. Al Thani la vede diversamente: “Quella di invadere l’Iraq è stata una scelta. In Siria non esiste alcuna scelta: salvare i civili massacrati dal regime di Assad è un imperativo morale”, come sancito dal Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza, conclude il ministro, deve intervenire subito a protezione della popolazione siriana imponendo una no-fly zone sul paese; se il Consiglio di sicurezza non dovesse riuscirci, “convocheremo l’assemblea generale e chiederemo l’implementazione della Risoluzione 377A, (…) che consente di aggirare un Consiglio di sicurezza bloccato e consentire all’Onu di reagire collettivamente a un’aggressione”.
  
Mozambico, minacciati i colloqui di pace
Parigi, 13 ott 11:31 - (Agenzia Nova) - Le armi sono tornate in azione a Maputo: il corpo crivellato di proiettili di Jeremias Pondeca, un alto esponente del principale partito di opposizione, la Renamo, è stato ritrovato sul lungomare della capitale del Mozambico. L'ex deputato era uno dei negoziatori ai colloqui di pace: "Si tratta di un tentativo deliberato di far deragliare i negoziati" ha commentato un diplomatico europeo citato anonimamente dal quotidiano francese "Le Monde". Iniziate nel maggio scorso, le trattative hanno l'obbiettivo di metter fine al larvato conflitto che nel centro del paese africano oppone le truppe governative all'ala militare della Renamo; dopo aver incontrato separatamente i rappresentanti delle parti in causa, il diplomatico italiano Mario Raffaelli, che guida la squadra di mediatori internazionali, nei giorni scorsi aveva fissato la ripresa dei colloqui per lunedì prossimo 17 ottobre. Gli omicidi politici sono purtroppo divenuti frequenti in Mozambico: l’organizzazione Human Rights Watch ne ha contati almeno altri nove dal marzo del 2015 e le vittime sono soprattutto esponenti dell'opposizione. Tuttavia la Renamo non intende rinunciare all'opzione diplomatica: "Abbiamo ricevuto dalla nostra leadership il chiaro ordine di continuare i colloqui", spiega lo storico portavoce Antonio Muchanga; aggiungendo che "alcuni di noi si daranno alla macchia, mentre altri parteciperanno alle trattative". Per la morte di Pondeca molti, secondo il "Monde", sospettano l'ala dura del partito al potere, il Frelimo: si tratterebbe di una sorta di avvertimento al governo perché non faccia troppe concessioni all'opposizione. Secondo diversi osservatori locali citati dal quotidiano francese, a sentirsi minacciata dalle prospettive di pace sarebbe la corrente del Frelimo legata all'ex presidente Armando Guebuza: teme di dover rispondere delle folli spese militari che negli anni scorsi hanno fatto lievitare il debito dello Stato e fatto precipitare il paese in una crisi monetaria senza precedenti. Lo scandalo delle spese nascoste ha indignato i donatori internazionali e spinto il Fondo monetario internazionale (Fmi) ad esigere dall'attuale presidente Filipe Nyusi una revisione indipendente dei conti pubblici: lo scontro all'interno del Frelimo si è quindi fatto sempre più acuto; e per i duri del partito è scattata la corsa contro il tempo. Prima che i risultati dell'inchiesta indipendente sui conti dello Stato si concluda, il presidente Nyusi vorrebbe ottenere dal Fmi la riapertura già nel 2017 di una linea di credito; ed il lancio del mega progetto della società petrolifera italiana Eni per lo di sfruttamento degli enormi giacimenti di gas scoperti al largo delle coste settentrionali, previsto entro la fine di quest'anno, darebbe al Frelimo, come insinua il "Monde", le armi finanziarie per non fare troppe concessioni all'opposizione della Renamo.