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12.10.2016 - 17:29
Analisi
 
Yemen: decapitato esercito ribelle, 17 alti ufficiali di Houthi e Saleh uccisi nel raid di Sana'a dell'8 ottobre
Roma, 12 ott 17:29 - (Agenzia Nova) - L’attacco avvenuto lo scorso 8 ottobre in una sala pubblica della periferia di Sana’a, dove era in corso una cerimonia funebre, ha di fatto decapitato il comando delle forze ribelli sciite in Yemen guidate dall’imam Abdel Malik al Houthi e della ex Guardia repubblicana ancora fedele al deposto presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh. Secondo quanto riporta il quotidiano panarabo di proprietà saudita “al Sharq al Awsat”, sono 17 i generali di queste due forze che compongono l’alleanza che attualmente controlla Sana’a ad aver perso la vita in quell’occasione. A questi vanno aggiunti 15 ufficiali col grado di maggiore, 13 colonnelli, 4 capitani e un tenente. Il più importante tra questi era anche sindaco di Sana’a, Abdel Qader al Hilal, ufficiale che fa capo a Houthi insieme al fratello, Omar al Hilal, responsabile delle forze di sicurezza cittadine.

Dopo i fratelli Hilal per importanza tra le vittime sono rimasti uccisi un altro generale che fa capo invece a Saleh, l’ex governatore di al Baydha, Mohammed al Amiri. Sono morti inoltre i leader di tre importanti brigate, oltre a molti politici tra cui un membro dell’ufficio politico di Ansar Allah, il gruppo sciita di Houthi, al Mushin al Zaidi, insieme ad altri dirigenti della stessa formazione politica. Tra i feriti colpiti nel bombardamento si contano personaggi di primo piano dell’alleanza che governa Sana’a. Il primo è il ministro dell’Interno, Jalal al Ruwaishan, in quanto la sala, che ospitava nel momento del raid più di mille persone, era riservata per celebrare il funerale del padre. Con lui è rimasto ferito anche il ministro della Difesa di Houthi, Hussein Khiran e il generale Ali al Jaufi, responsabile della riserva della Guardia repubblicana. Tra le 140 persone morte e le circa 500 ferite c’è la leadership ribelle yemenita che ora dovrà riorganizzare il suo comando militare. Tra i feriti, molti dei quali versano in gravi condizioni aggravate dalla mancanza di ospedali e strutture mediche adeguate nel paese piegato da un anno e mezzo di guerra, circola voce vi sia anche uno dei figli dello stesso Saleh. Una foto lo ritrae nel luogo dell’attacco durante la cerimonia funebre. Nonostante le accuse di aver attaccato un obiettivo civile lanciate dai ribelli yemeniti alla Coalizione araba a guida saudita, quest’ultima ha finora ufficialmente negato di essere responsabile dell’attacco.

La versione ufficiale dell'accaduto, fornita dall’emittente televisiva “al Arabiya”, è che si è trattato di “una resa dei conti interna tra i vari gruppi ribelli alleati in vista della formazione del nuovo consiglio politico che dovrà dirigere le zone da loro controllate”. A supporto di questa tesi il centro per gli aiuti umanitari saudita re Salman di Gedda si è offerto di curare tutte le persone rimaste gravemente ferite nell’attacco. I media del Golfo hanno inoltre accusato i ribelli Houthi di aver ripulito velocemente il luogo dell’attacco per far sparire ogni prova che potesse aiutare un’eventuale indagine, ufficialmente avviata dalla Coalizione araba con l’aiuto di specialisti statunitensi. L’attacco alla sala pubblica di Sana’a è giunto dopo settimane di lanci di missili dal confine yemenita verso l’Arabia Saudita. Si tratta di attacchi sia contro postazioni militari che civili e in un anno e mezzo avrebbero provocato un centinaio di vittime. La situazione è diventata preoccupante però solo di recente, per l’utilizzo di razzi balistici a lunga gittata chiamati “Burkan 1”.

Nel corso della manifestazione di condanna al raid di Sana’a, organizzata lo scorso 9 ottobre nella periferia di Sana’a, i dirigenti del gruppo Houthi hanno più volte fatto riferimento a questo tipo di razzi paventando la possibilità che presto i laboratori segreti del gruppo sciita in Yemen, che si avvalgono di esperti iraniani e libanesi, sulla scia di quanto fatto dagli Hezbollah libanesi contro Israele, possano potenziare questi missili aumentandone la gittata in modo da poter arrivare a colpire città importanti del regno saudita come Tabuk e la stessa Mecca. Preoccupato per questa situazione il governo saudita ha inviato un messaggio al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban ki-moon, nel quale ha elencato tutti gli attacchi ricevuti dal gruppo di Houthi e di Saleh che proseguono da quando è iniziata l’operazione militare in Yemen, in violazione della risoluzione 2216 delle Nazioni Unite. Riad ha aggiunto nella missiva di riservarsi il diritto di reagire al pericolo della presenza di questi gruppi ribelli lungo il suo confine. Non è un caso inoltre che la vicenda sia avvenuta proprio mentre nelle acque del Golfo fino allo stretto di Hormuz la marina militare saudita terminava le sue esercitazioni “Gulf Shield 1” che hanno visto impegnate ingenti forze, mentre l’erede al trono, principe Mohammed Bin Nayef Bin Abdel Aziz, ha annunciato che tutte le misure di sicurezza sono state prese per difendere il paese da eventuali attacchi esterni.

Parlando nel corso di una riunione con tutti i funzionari della sicurezza di Riad per fare il punto della situazione sulle minacce che arrivano dal vicino Yemen, presso la sede del ministero dell’interno, il principe ha cercato di rassicurare gli animi considerata la tensione che si registra nel paese. Secondo quanto si legge in una nota dell’agenzia di stampa saudita “Spa”, il principe ha confermato al termine della riunione che “tutte le forze di sicurezza sono pronte ad affrontare ogni evenienza e tutte le sfide che si pongono di fronte al regno per garantire la sua stabilità”. Bin Nayef ha ribadito: “La nostra politica è quella di garantire la stabilità in tutta la regione e la sicurezza nel mondo, ma i cittadini devono prepararsi davanti ai cambiamenti in corso nella regione”. Infine, l’erede al trono saudita ha assicurato che “le forze dell’ordine sono pronte ad affrontare chi mina la stabilità e la sicurezza del paese”. Sul fronte yemenita si registra una fase di stallo con il governo legittimo del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi che controlla tutto lo Yemen del Sud, con Aden capitale provvisoria, mentre i ribelli sciiti controllano quasi tutto il nord tranne parti delle città di Mareb e Taiz dove si combatte tra i due fronti opposti.

Sul fronte politico invece, vista l’impossibilità di avviare una trattativa con Houthi e Saleh, il premier Ahmed Bin Dagher ha annunciato che entro i prossimi giorni sarà presentato un progetto di nuova Costituzione da sottoporre a referendum. Il premier è stato in visita nell’Hadramawt, provincia del sud completamente in mano al governo di Hadi, dove ha affermato di voler “applicare l’iniziativa dei paesi del Golfo per lo Yemen e in questo quadro rientra l’importante decisione di spostare la sede della Banca centrale da Sana’a ad Aden, mentre il presidente Hadi è tornato ad accusare l’Iran di essere dietro il lancio di missili quasi quotidiano che si registra da alcuni mesi dal territorio yemenita verso quello saudita.
 
Agenzia Nova