Rubrica
10.10.2016 - 11:13
  
Padoan, il referendum costituzionale accelererà il processo di riforma
New York, 10 ott 11:13 - (Agenzia Nova) - Il governo italiano è fermamente convinto che il sistema paese riprenderà gradualmente velocità, e che tutti gli elementi di preoccupazione verranno risolti nel miglior modo possibile. Lo ha dichiarato a "Bloomberg" il ministro italiano dell'Economia, Pier Carlo Padoan. "Ovviamente il referendum (sulla riforma costituzionale, ndr) ha suscitato la preoccupazione dei mercati", ha detto il ministro, ma è bene valutare la questione con lucidità: "Anzitutto, se il referendum passerà, come spero e sono convinto avverrà, ciò accelererà il processo di riforma nel paese. (...) Se sfortunatamente dovesse esserci un no, ammettiamolo, il paese avrebbe perso un'opportunità che non si ripresenterebbe a breve, e le cose continuerebbero un po' più lentamente, come in passato". E' vero però - ha precisato Padoan - che il governo è comunque riuscito ad avviare importanti riforme con il precedente sistema. Padoan ha anche negato che il referendum possa divenire una fonte sostanziale di instabilità politica proprio in concomitanza con l'avvio del "tapering" da parte della Banca centrale europea (Bce): "Il governo continuerà in ogni caso con le riforme", ha ribadito il ministro. Quanto alla sostanziale stagnazione economica del paese, Padoan ha sottolineato come il governo si trovi a combattere due battaglie contemporaneamente: quella contro gli strascichi della crisi finanziaria globale, e quella contro gli ostacoli sistemici alla crescita e agli investimenti, che costituiscono un problema ben più annoso per l'Italia. Su questi fronti, ha detto il ministro, il governo ha già conseguito alcune vittorie, come la riforma del lavoro e la semplificazione della giustizia civile. Quanto al grave problema dei crediti deteriorati, l'esponente del governo italiano ha spiegato come il paese non abbia a disposizione strumenti di intervento che in passato altri paesi europei hanno impiegato efficacemente per superare lo stesso problema, ma si è anche detto fiducioso nelle iniziative dell'Esecutivo, anche e soprattutto quelle tese a spronare all'azione gli investitori privati. Padoan ha anche parlato dell'esigenza di un consolidamento del settore bancario europeo:
  
Germania, meno aiuti sociali per gli stranieri
Berlino, 10 ott 11:13 - (Agenzia Nova) - Il Governo federale tedesco progetta di limitare drasticamente il diritto di assistenza sociale o l’accesso all'Hartz IV agli stranieri provenienti dall'Unione europea. Il ministro del Lavoro e degli Affari sociali, Andrea Nahles (Spd), alla fine dello scorso anno aveva annunciato un disegno di legge in tal senso per tentare di prevenire l’immigrazione volta a sfruttare il sistema di assistenza sociale tedesco. Il ministro degli Interni, Thomas de Maizière (Cdu), ha spinto per allargare ulteriormente la proposta del ministero del Lavoro, allungando così i tempi dei lavori. Ora una portavoce della Nahles ha annunciato che il Governo è pronto e adotterà rapidamente la nuova legge: forse già dalla prossima settimana, essendo stato superato uno scoglio dovuto ad una sentenza del Tribunale federale sociale che aveva concesso agli stranieri provenienti dalla Ue, con soli 6 mesi di soggiorno, il diritto all’assistenza sociale. I costi extra, sostenuti per queste ragioni, sono stati calcolati dalle autorità amministrative federali in circa 800 milioni di euro. La Cancelliera tedesca Angela Merkel ha sostenuto la politica del suo ministro del Lavoro. La Corte di giustizia europea ha deciso nel settembre 2015 che solo chi ha lavorato più di un anno in Germania ha diritto agli aiuti sociali, ai sensi del diritto tedesco. Il Tribunale sociale di Mainz, al contrario, ha stabilito che è incostituzionale far venire meno gli aiuti a quanti arrivati da almeno tre mesi in Germania e in cerca di lavoro, pertanto ha fatto ricorso alla Corte costituzionale a Karlsruhe.
  
Proseguimento delle sanzioni, il dilemma di Merkel sulla Russia
Amburgo, 10 ott 11:13 - (Agenzia Nova) - Le immagini degli attacchi aerei su Aleppo sono inquietanti: un mare di rovine, feriti e padri e madri che portano i loro figli morti. “È uno spettacolo che sopporto a fatica” ha detto il capo dei Verdi presso il Parlamento tedesco, Katrin Goering-Eckardt. La teologa protestante ha detto alla “Bild am Sonntag” che il Governo federale dovrebbe imporre nuove sanzioni alla Russia per "la barbarie" commessa in Siria. Il presidente della commissione Relazioni estere del parlamento, Norbert Roettgen (Cdu), aveva già chiesto nuove sanzioni prima di lei. Tali richiese sono indirizzate al cancelliere tedesco Angela Merkel, ma anche al ministro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier (Spd), che ha avuto dei colloqui telefonici con il suo omologo russo Sergeij Lavrov. Steinmeier si è molto adoperato in questo periodo per arrivare ad una soluzione negoziale della controversia fra Usa e Russia, pensando che sia il solo modo per risolvere il conflitto siriano. Questo non è stato visto di buon occhio all’interno dell’Unione e fra i Verdi. Dal canto suo Merkel sembra voler escludere nuove sanzioni, almeno per il momento. Molte sono infatti le voci che si levano dai lander orientali tedeschi per un alleggerimento delle sanzioni, che causano gravi danni alle esportazioni tedesche. Il sentimento generale è quello di dura critica nei confronti della Russia, ma non di nuove sanzioni.
  
Dopo il veto russo sulla Siria, Hollande "si domanda" se sia il caso di ricevere Putin a Parigi
Parigi, 10 ott 11:13 - (Agenzia Nova) - Il presidente francese François Hollande si sta "ancora chiedendo" se sia il caso di ricevere all'Eliseo Vladimir Putin nel corso della sua visita a Parigi il 19 ottobre prossimo; da parte sua, tuttavia, il presidente russo non intende rinunciare al viaggio in Francia, come ha confermato oggi lunedì 10 ottobre un portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov. Dei dilemmi politici posti da questo appuntamento diplomatico scrive oggi il quotidiano "Le Monde", richiamando la lunga intervista rilasciata sabato scorso, che sarà messa in onda oggi sulla rete "Tmc", in cui Hollande ha testualmente detto: "Mi sono chiesto se sia utile, se sia necessario, se possiamo ancora fare in modo che Putin interrompa il sostegno all'aviazione del regime siriano che bombarda la popolazione di Aleppo". La risposta che il presidente francese si è dato è che "senza dubbio" riceverà il presidente russo, ma che nell'incontro gli dirà che quanto sta accadendo in Siria "è inaccettabile"; e ciò nonostante il fatto, come il "Monde" ricorda, proprio sabato 8 ottobre la Russia ha opposto il suo veto alla mozione presentata dalla Francia al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per una cessazione immediata dei bombardamenti su Aleppo.
  
Francia, si profila una nazionalizzazione dei cantieri Stx di Saint Nazaire
Parigi, 10 ott 11:13 - (Agenzia Nova) - Si profila un nuovo pesante intervento dello Stato francese nel capitale di un'azienda industriale, per impedire che passino sotto bandiera cinese gli storici cantieri Cantieri dell'Atlantico di Saint Nazaire, considerati di interesse strategico nazionale: lo afferma il quotidiano "Libération" in un articolo esclusivo in cui dà conto della mobilitazione in tal senso dei sindacati e dei rappresentanti di tutti i partiti nelle amministrazioni locali. Secondo l'inchiesta il paradosso è che, a differenza del recentissimo salvataggio da parte dello Stato ella fabbrica di locomotive di Belfort del gruppo Alstom, i conti dei cantieri in questione sono floridi: almeno 14 navi da costruire nei prossimi dieci anni per un ammontare di 12 miliardi di euro di introiti; il carnet delle commesse è pieno e va dalle unità militari ordinate dall'Egitto alle grandi navi di crociera dell'operatore italiano Msn Crociere. Il fatto è però che l'attuale società proprietaria, Stx Offshore & Shipbuilding, è in liquidazione in Corea del Sud, e aveva deciso la vendita separata dei cantieri Stx France per cui si sono già fatti avanti due gruppi europei: l'olandese Damen e l’italiano Fincantieri, entrambi ritenuti compatibili con gli interessi nazionali francesi. Ma ora la magistratura sembra decisa ad una vendita in blocco Stx Offshore & Shipbuilding; e per un boccone così grosso in campo c'è solo la potenza finanziaria dei cinesi: "Libération" cita quello che definisce "un misterioso fondo d'investimento sino-britannico" ed il gruppo Genting di Hongkong. La "minaccia cinese" sta appunto mobilitando la politica francese: domani martedì 11 ottobre i sindacati dei 2.600 dipendenti di Stx France e di 4 mila lavoratori dell'indotto saranno ricevuti dai consiglieri del ministro dell'Economia e del Bilancio Michel Sapin e del sottosegretario all'Industria Christophe Sirugue; il timore è soprattutto che al passaggio di proprietà faccia seguito un trasferimento di tecnologie: un timore a cui il governo è particolarmente sensibile, considerando il numero ed il tipo di nuove unità militari in costruzione a Saint Nazaire. Secondo le informazioni raccolte da "Libération", qualora la Corte centrale del distretto di Seul venerdì 14 ottobre dovesse decidere per la vendita in blocco di Stx Offshore & Shipbuilding, l'esecutivo di Parigi sarebbe pronto ad intervenire, forte del fatto che il 33 per cento del capitale dei cantieri Stx France sono in mano allo Stato. Resta da vedere però con quali modalità e con quali capitali questo intervento potrebbe concretizzarsi: "Libération" ricorda che si potrebbe far ricorso al cosiddetto "decreto Montebourg" che dà al governo il potere di veto sulla vendita di aziende giudicate "strategiche". Quanto all'aspetto societario, Parigi starebbe pensando ad una sorte di "Airbus europeo delle costruzioni navali": in tal caso, secondo "Libération", gli italiani rientrerebbero in gioco affiancando lo Stato francese e la società Dcns già proprietaria dei cantieri di Brest; Fincantieri, ricorda il quotidiano, è controllata dallo Stato italiano, ha lo stesso profilo civile-militare ed ha già partecipato allo sviluppo di un'intera classe di fregate francesi.
  
Regno Unito, May esclude il voto della Camera dei Comuni sull'uscita dal mercato unico
Londra, 10 ott 11:13 - (Agenzia Nova) - La premier del Regno Unito, Theresa May, riferisce il quotidiano britannico "The Guardian", ha respinto la richiesta trasversale dei deputati europeisti della Camera dei Comuni di votare sull'eventuale uscita dal mercato unico europeo. In un comunicato emesso ieri, la leader di Downing Street ha spiegato che sarebbe un tentativo di "contrastare la volontà del popolo" espressa nel voto referendario del 23 giugno sull'appartenenza all'Unione Europea; ha ricordato, inoltre, che il parlamento ha votato con una proporzione di sei a uno a favore dell'indizione del referendum. La richiesta di coinvolgere i parlamentari è stata avanzata dal Labour, principale partito di opposizione, ma non solo. Keir Starmer, segretario ombra per la Brexit, ha dichiarato che sarebbe un disastro se la Camera dei Comuni non avesse voce in capitolo sulle priorità da perseguire nella futura relazione con l'Ue e ha sottolineato che il referendum non ha dato al governo "un assegno in bianco" sulle trattative né l'ha autorizzato a danneggiare l'economia nazionale. Per l'esponente Tory Nicky Morgan, ex segretaria all'Istruzione, sarebbe paradossale che il parlamento non potesse esprimersi, visto che il referendum verteva proprio sulla sovranità del parlamento nazionale. L'ex leader laborista Ed Miliband ha avuto colloqui con deputati conservatori nei giorni scorsi per una possibile alleanza sui termini della Brexit; questa settimana dovrebbe presentare un'interrogazione al primo ministro per chiedere quale sarà esattamente il ruolo del parlamento nelle decisioni riguardanti l'uscita dall'Ue.
  
Regno Unito, gli industriali temono il peggio a causa del silenzio del governo sulla Brexit
Londra, 10 ott 11:13 - (Agenzia Nova) - In un'intervista al quotidiano britannico "The Times", Carolyn Fairbairn, direttrice generale della Cbi, la confederazione industriale del Regno Unito, che rappresenta 190 mila aziende, ha mandato un messaggio insolitamente schietto al governo, dopo le proposte restrittive sui lavoratori stranieri, avvertendolo che ci saranno costi per l'occupazione e le comunità se non collaborerà con le imprese. Secondo Fairnbairn, il rifiuto della premier, Theresa May, di dar conto degli sviluppi riguardanti la preparazione dei negoziati per l'uscita dall'Unione Europea sta portando le compagnie interessate a investire in Gran Bretagna ad aspettarsi barriere commerciali. Le società, ha sottolineato la leader della Cbi, non possono rinviare ogni decisione alla conclusione delle trattative con l'Ue: "Penso che ci sia una bella differenza tra non fare la cronaca in diretta, cosa che è comprensibile, e non dare conto affatto, cosa che ritengo molto problematica, perché le imprese, gli investitori, i creatori di posti di lavoro, si aspetteranno il peggio (...) Una qualche forma di indicazione di viaggio è molto importante per gestire l'incertezza", ha spiegato. A suo parere, sulla base delle poche informazioni attualmente disponibili, si sta andando verso uno "strapiombo": sarà molto difficile per Londra concludere un accordo nei due anni di tempo previsti dall'iter di uscita e i messaggi sono contrastanti sulla possibilità di un accordo provvisorio con i partner europei o sull'adozione del regime di tariffe dell'Organizzazione mondiale del commercio. Questa incertezza crea grande preoccupazione: "Il danno agli scambi con l'Ue, il nostro più grande partner commerciale, sarebbe molto significativo. Parliamo di posti di lavoro reali e di un impatto su comunità reali", ha detto. Riguardo alla finanza, ha poi precisato: "Il settore dei servizi finanziari continuerebbe a operare e ad avere molti punti di forza che vanno oltre l'accesso al mercato unico. È importante, quindi, che non ci siano esagerazioni. Tuttavia, è certamente vero che cinquemila società operano con il passaporto Ue e che per loro sarà molto più difficile farlo senza quel passaporto e solo con le regole dell'Omc". Fairnbairn ha concluso con un invito alla collaborazione, criticando i toni sentiti al congresso annuale del Partito conservatore, dove l'impresa è stata considerata più un interlocutore da minacciare che "un facilitatore".
  
Spagna, il gruppo terroristico basco Eta vuole aprire un canale di dialogo con il governo francese
Madrid, 10 ott 11:13 - (Agenzia Nova) - Il gruppo terroristico basco dell'Eta ha inviato diverse lettere al governo francese nelle quali richiede all'esecutivo di Francois Hollande di aprire un canale di dialogo. Uno degli intermediari tra Eta e l'Esecutivo di Parigi - un mediatore legato alla sinistra nazionalista basca - ha riferito all'attuale capo dell'organizzazione, Mikel Irastorza, la disponibilità dei francesi a stabilire un contatto a patto che qualsiasi passo in questo senso venga compiuto nell'assoluta discrezione. I primi contatti risalgono a prima dell'estate e sono proseguiti almeno fino a settembre. I componenti dell'Eta hanno interesse a stabilire al più presto un dialogo con le autorità francesi, perché credono che Hollande possa essere più ricettivo di uno qualsiasi dei suoi rivali politici e temono che potrebbe essere sconfitto alle prossime elezioni. Richiedere un dialogo con la Francia, secondo fonti vicine alla organizzazione, sarebbe un tentativo di aggirare l'idea che la fine dell'Eta arrivi dalla porta di servizio e dimostrerebbe, inoltre, la "intransigenza" del governo spagnolo, che ha rifiutato di aprire qualsiasi via di dialogo con il gruppo basco da quando lo fece il precedente governo del premier socialista Zapatero. Secondo le stesse fonti, la direzione dell'Eta sarebbe disposta ad offrire, come segno di buone intenzioni, la consegna delle armi. Al momento sono 455 i membri dell'Eta detenuti nelle carceri spagnole e francesi. In Francia, in particolare, ci sono 104 reclusi, 38 nella prigione di Parigi e 20 nei penitenziari distribuiti vicino alla frontiera con la Spagna.
  
Presidenziali Usa, secondo dibattito all'insegna dei colpi bassi tra i candidati
Washington, 10 ott 11:13 - (Agenzia Nova) - I candidati democratica e repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, Hillary Clinton e Donald Trump, si sono scontrati in uno dei più duri dibattiti pubblici tra candidati alla Casa Bianca a memoria degli Stati Uniti. Il dibattito, ospitato ieri sera dalla Washington University di St.Louis, e moderato dall'emittente Cnn, è stato "la battaglia che la politica Usa ha coltivato per almeno un quarto di secolo", scrive il "Wall Street Journal", e ha visto due dei candidati meno apprezzati nella storia del paese scambiarsi violentissimi colpi bassi, tra accuse reciproche di sessismo e molesti sessuali da una parte, e disonestà e mendacia dall'altra. Trump, già odiato da una parte del suo stesso partito, è stato messo all'angolo nei giorni immediatamente precedenti il dibattito da una registrazione privata pubblicata dalla "Washington Post", e risalente al 2005, in cui commenta con parole assai volgari i suoi "approcci" a collaboratrici e dipendenti, anche sposate. E così, ad appena 30 giorni dalle elezioni, Trump si trova sopravanzato dalla sua avversaria nella maggior parte degli Stati chiave, e i nemici interni al Partito repubblicano hanno colto la palla al balzo per chiedere a gran voce le sue dimissioni, che Trump ha categoricamente respinto. L'outsider conservatore ha affrontato il secondo dibattito più preparato e combattivo del primo, mettendo alle strette Clinton su diversi fronti: sanità, immigrazione e politica estera. La "Washington Post", pur riconoscendogli alcuni passaggi brillanti, giudica che il dibattito sia stato vinto ancora una volta dalla Clinton, che pur avendo subito gli attacchi dell'avversario, non ha commesso errori gravi al punto da ribaltare gli equilibri della contesa. Trump ha contrattaccato la Clinton sullo stesso terreno del sessismo e delle molestie sessuali: in una conferenza stampa prima del dibattito, ha dato spazio a tre donne che sostengono di essere state abusate dal marito di Hillary Clinton, l'ex presidente Bill. E ha ricordato come queste donne siano state insultate dalla sua avversaria, che le accusa di mentire. Il repubblicano si è scusato per i suoi eccessi verbali, ma li ha minimizzati in confronto agli scandali che hanno coinvolto la Democratica e a quelli che ha definito i suoi gravi insuccessi alla guida della politica estera Usa. Uno tra i passaggi programmatici più rilevanti ha riguardato la Siria: Trump ha smentito il suo vice, Mike Pence, ribadendo che una sua amministrazione non cercherebbe mai un confronti diretto con la Russia. Il dibattito, insomma, è stato memorabile; ma difficilmente, scrive il "Wall Street Journal", potrà avere un impatto decisivo sugli equilibri della campagna elettorale.
  
Colombia: Santos donerà i soldi del Nobel alle vittime del conflitto
Madrid, 10 ott 11:13 - (Agenzia Nova) - Il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, ha annunciato ieri che donerà il denaro ricevuto dopo l'assegnazione del premio Nobel per la pace alle vittime del conflitto armato nel paese. Il presidente, riferisce la stampa spagnola e sudamericana, ha dato l'annuncio nel comune di Bojayá, dove ha incontrato le famiglie delle vittime dell'attentato delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) che nel 2002 ha ucciso 119 persone. "Questo grande premio Nobel, che alcuni considerano il più importante di tutto il pianeta, è accompagnato da un premio monetario di circa 800 mila euro. Voglio annunciare che ieri sera mi sono riunito con la mia famiglia e abbiamo preso la decisione di donare i soldi alle vittime del conflitto", ha dichiarato il capo dello Stato. "Questo riconoscimento mondiale è per tutte le vittime - ha aggiunto Santos - E' una richiesta di tutto il mondo affinché continuiamo, non solo il presidente della Repubblica ma anche tutti i colombiani, a cercare e consolidare la pace", ha affermato una settimana dopo che il 50,2 per cento dei colombiani ha respinto in un referendum l'accordo di pace firmato il 26 settembre scorso con le Farc. "Potete stare sicuri che porteremo questo processo ad una conclusione positiva. Io non mi fermerò neanche un minuto, andrò avanti", ha concluso il presidente. Il Comitato norvegese per il Nobel ha annunciato venerdì scorso l'assegnazione del premio a Santos, spiegando che si tratta di un "chiaro sostegno alla decisione del presidente di invitare tutte le parti a partecipare ad un dialogo nazionale globale" affinché il processo di pace tra governo e Farc non si esaurisca dopo il trionfo del "no" nel plebiscito del 2 ottobre. La cerimonia di consegna del Nobel si terrà il prossimo 10 dicembre a Oslo.