Rubrica
07.10.2016 - 11:10
  
Il fondo francese Amundi grande favorito per l'acquisto da UniCredit di Pioneer Investments
Parigi, 7 ott 11:10 - (Agenzia Nova) - L'indiscrezione ha immediatamente innescato un balzo del titolo UniCredit alla Borsa di Milano: il fondo francese Amundi avrebbe offerto 4 miliardi di euro per acquisirne la controllata di gestioni patrimoniali Pioneer Investments: una vendita che la prima banca italiana vuole realizzare nel quadro della sua revisione strategica; tutto comunque si deciderà dopo l'incerto risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo voluto da Matteo Renzi, secondo quanto scrive sul quotidiano economico francese "Les Echos" il suo corrispondente da Roma Olivier Tosseri. L'offerta di Amundi, se sarà confermata, è superiore alle attese di UniCredit, la cui controllata Pioneer Investments finora era stata valutata tra i 2,5 ed i 3 miliardi di euro, ma soprattutto è superiore a quella del principale rivale in questo affare, il consorzio guidato da Poste italiane, a cui partecipano la Cassa depositi e prestiti e la società di gestioni patrimoniali Anima: il consorzio italiano avrebbe offerto circa 3,4 miliardi di euro; secondo "fonti vicine al dossier" citate da "Les Echos", il consorzio italiano ora starebbe già cercando un partner finanziario per alzare la propria offerta. In lizza comunque ci sono altri due pretendenti: il gruppo finanziario australiano Macquarie e la società britannica di gestioni patrimoniali Aberdeen Asset Management; le offerte ufficiali saranno rese note il 3 novembre prossimo. La vendita di Pioneer Investments, ricorda il giornalista francese, consentirà ad UniCredit non solo di rafforzare i propri fondamentali, come richiesto dalla Banca centrale europea; ma soprattutto di ridurre l'entità dell'aumento di capitale che l'istituto di credito italiano dovrebbe lanciare nel primo trimestre 2017. Finora si è parlato di un aumento tra i 7 e gli 8 miliardi di euro; ma tutti gli analisti si aspettano che la cifra esatta sarà annunciata il 13 dicembre prossimo nel corso della presentazione alla City di Londra del piano industriale di UniCredit preparato dal suo nuovo amministratore delegato, il francese Jean-Pierre Mustier.
  
Migrazioni, il buon esempio
Berlino, 7 ott 11:10 - (Agenzia Nova) - L’Italia si sente abbandonata di fronte al massiccio afflusso di migranti dal Nordafrica. Questo almeno si percepisce in Germania. Pertanto, per le celebrazioni dell'Unità tedesca, Berlino ha inviato Peter Altmaier, il capo della Cancelleria, presso l'ambasciata tedesca a Roma al fine di esprimere sostegno all'Italia con parole e dati reali. “Vi posso assicurare”, ha detto Altmaier, “che saremo solidali con l’Italia”. Il Governo di Berlino ha deciso in settimana che ogni mese 500 rifugiati saranno trasferiti dall’Italia in Germania: 6 mila l’anno. Non molti rispetto agli arrivi registrati in Italia: 11 mila solo nell’ultima settimana, principalmente da Eritrea e Nigeria, e 143 mila dall’inizio dell’anno. Sono 20.500 i minori non accompagnati che hanno raggiunto l’Italia quest’anno e suscita preoccupazione il problema della sparizione di molti minori, preda dello sfruttamento e della criminalità. Finora solo 5.821 profughi sono stati trasferiti da Italia e Grecia altrove in Europa. Il ritardo è dovuto a problemi momentanei o dimostra invece che la solidarietà europea è un farsa, come l’Italia, le Organizzazioni dei diritti umani e i media pensano?
  
Siria, cosa fare?
Berlino, 7 ott 11:10 - (Agenzia Nova) - L'inviato speciale dell'Onu in Siria, Staffan de Mistura, avverte che la parte orientale di Aleppo, controllata dai ribelli, potrebbe essere completamente distrutta entro la fine dell'anno. Stando ai dati a disposizione dell'Onu, ancora 8 mila combattenti di vari gruppi di ribelli sono nella zona assediata dal regime del presidente Bashar al Assad; di questi, circa un migliaio apparterebbero a fazioni qaediste, mentre la Russia stima il numero dei jihadisti in circa 4 mila. Secondo le Nazioni Unite in totale sono 275 mila le persone assediate ad Aleppo - 100 mila i bambini - che versano in condizioni disastrose. Mosca e Stati uniti si sono ripetutamente accusati di aver condotto i recenti attacchi aerei a Kubra e Urum, ad ovest di Aleppo. Tuttavia, Mosca resta fondamentale per la ricerca di una soluzione alla crisi. Mercoledì sera si è tenuta una riunione tra le diplomazie di Usa, Francia, Gran Bretagna, Italia e Germania a Berlino: tutti i presenti hanno concordato che l'imposizione di nuove sanzioni alla Russia non servirebbe a operare un cambiamento nella linea politica di quel paese. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, ha proposto una nuova risoluzione dell’Onu. Norbert Roettgen (Cdu), presidente della Commissione affari esteri del parlamento tedesco, ha espresso in una intervista alla “Sueddeutsche Zeitung” un parere opposto: a suo modo di vedere, la Russia è la prima responsabile della situazione ad Aleppo, e per questo va sanzionata.
  
Francia, la crescita 2016 sarà appena dell'1,3 per cento
Parigi, 7 ott 11:10 - (Agenzia Nova) - Ancora una brutta notizia per il presidente francese Francois Hollande e per una sua eventuale candidatura alle elezioni presidenziali della primavera 2017, scrive il quotidiano progressista "Le Monde" commentando i dati resi noti ieri giovedì ottobre dall'Istituto nazionale di studi statistici ed economici (Insee): nel 2016 la crescita complessiva del Prodotto interno lordo (Pil) della Francia sarà "appena" dell'1,3 per cento. Si tratta di una brusca correzione al ribasso rispetto alla precedente stima fatta nello scorso mese di giugno, quando lo stesso Insee indicava una crescita del Pil dell'1,6 per cento; ed è in linea con quanto anticipato il 4 ottobre scorso dal Fondo monetario internazionale (Fmi). Nel diffondere i suoi dati, l'Insee ha fatto "mea culpa" per non aver visto arrivare la brusca frenata estiva dell'economia francese: "Abbiamo commesso un errore più grande del solito" ha ammesso il direttore della Divisione sintesi congiunturale Dorian Roucher; "Abbiamo sottostimato l'effetto dell'ondata di scioperi della scorsa primavera (soprattutto contro la Legge di riforma del Codice del lavoro) che hanno colpito in modo particolare le raffinerie ma anche il settore della chimica e quello dei trasporti", ha spiegato. Inoltre c'è stato un inatteso calo dei consumi delle famiglie e degli investimenti delle imprese dei servizi; mentre per il secondo semestre l'Insee si attende ora anche un rallentamento delle esportazioni dovuto al rallentamento dell'economia mondiale, al rafforzamento dell'euro sul mercato dei cambi e, soprattutto, ad una notevole perdita di competitività delle aziende francesi. I nuovi dati mettono pressione sul governo, la cui azione poggia su una previsione dell'1,5 per cento per far quadrare i conti dello Stato. Le previsioni dell'esecutivo erano state definite "troppo ottimistiche" dal Consiglio degli esperti alla fine di settembre: al parere non vincolante di quell'organismo indipendente, il ministro dell'Economia e del Bilancio Michel Sapin aveva risposto piccato che quella del governo era invece "una stima prudente". Ma, pur concedendo che le sue previsioni potrebbero ora rivelarsi "imprecise", l'esecutivo non intende cambiate marcia: "La crescita francese resta comunque solida e le previsioni dell’Insee non rimettono in causa né i nostri obbiettivi di deficit pubblico per il 2016, né le nostre stime economiche per il 2017", ha ribadito il ministro in un incontro con la stampa a margine della riunione autunnale a Washington del Fmi e della banca mondiale. Non mancano infatti le buone notizie: grazie ai bassi tassi di interesse gli imprenditori francesi stanno tornando ad investire, un balzo del 3,6 per cento. E persino il mercato del lavoro sta dando segnali incoraggianti dopo le misure decise dal governo per il costo del lavoro e per incentivare fiscalmente le assunzioni: secondo l'Insee, la disoccupazione dovrebbe scendere al 9,5 per cento alla fine dell'anno. Resta comunque il gusto amaro, nota il "Monde", nel constatare che la Francia resta indietro ad alcuni paesi vicini con una crescita 2016 inferiore a quella della media dell'Eurozona (+1,6 per cento) e soprattutto a quella della Germania (+1,8 per cento). E nel futuro immediato si stanno moltiplicando le incertezze: dopo il voto per la Brexit, le elezioni Usa ed il referendum costituzionale in Italia annunciano una fine d'anno movimentata.
  
Regno Unito, Hammond e Carney negano spaccature sulla politica monetaria
Londra, 7 ott 11:10 - (Agenzia Nova) - Il cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito, Philip Hammond, e il governatore della Banca d'Inghilterra, Mark Carney, riferisce il "Financial Times", hanno cercato di minimizzare le voci di tensioni tra il governo e la Boe, circolate in seguito all'intervento al congresso conservatore della premier, Theresa May, che ha parlato degli effetti negativi dei tassi di interesse bassi e dell'alleggerimento quantitativo facendo pensare che voglia mettere fine alla politica monetaria ultraespansiva a favore di uno stimolo fiscale. Il ministro delle finanze ha dichiarato che accoglierebbe positivamente la decisione del banchiere di rimanere in carica fino al 2021 invece che fino al 2018; ha detto che sta facendo "un buon lavoro" e che le iniziative prese dopo il referendum sull’Unione Europea – tagliare i tassi e annunciare un nuovo pacchetto di acquisti di asset – sono servite a placare il nervosismo sui mercati; ha aggiunto, però, che bisogna essere consapevoli dell'impatto dell'alleggerimento quantitativo e usarlo attentamente. Anche Carney ha minimizzato negando che vi sia stato un attacco all'indipendenza della banca centrale, sottolineando che il quadro della politica monetaria è chiaro e concordando con "lo spirito di ciò che il primo ministro ha detto"; del resto, ha riconosciuto, "un riequilibrio della politica è in prospettiva nel Regno Unito e nel mondo". I collaboratori della premier hanno precisato che il governo non è contro l'alleggerimento quantitativo, ma intende mitigarne l'impatto sui risparmiatori e su coloro che non possiedono beni. Hammond, infine, ha smorzato le ipotesi su una Dichiarazione d'autunno sulla spesa pubblica all'insegna di un sostanziale stimolo fiscale, chiarendo che l'idea è concentrarsi su investimenti mirati nelle infrastrutture.
  
Regno Unito, il conservatorismo rivoluzionario di May
Londra, 7 ott 11:10 - (Agenzia Nova) - Fa discutere sulla stampa britannica la svolta politica annunciata dalla premier del Regno Unito e leader dei conservatori, Theresa May, al congresso del suo partito. Secondo la lettura di "Bagehot", la rubrica del settimanale "The Economist" dedicata agli affari interni, l'intervento segnala un allontanamento dal pensiero liberale. Le sue parole hanno investito come un bulldozer un assunto della politica nazionale: la sinistra ha vinto le battaglie sociali degli ultimi decenni; la destra quelle economiche, col risultato di un liberalismo orientato al libero mercato combinato con tendenze culturali piuttosto progressiste. Dopo un breve omaggio al suo predecessore, David Cameron, per la crescita dell'occupazione, il miglioramento della scuola e la riduzione della criminalità, May ha detto che è necessario cambiare ancora perché il voto per l'uscita dall'Unione Europea è stato la rivolta di milioni di cittadini ignorati, stanchi dell'immigrazione, delle elite e del laissez-faire. May ha salutato il ritorno allo Stato nazione, al controllo delle frontiere, al patriottismo, all'ordine e alla disciplina: "Chi pensa di essere un cittadino del mondo non è cittadino di alcun posto. Non comprende il vero significato della parola cittadinanza", ha spiegato. In economia i Tory si stanno spostando a sinistra; alcune parti del discorso di May, in particolare quelle sull'interventismo nel mercato, ricordano l'ex leader del Labour Ed Miliband. Socialmente, intanto, May sta portando i conservatori più a destra, riecheggiando, soprattutto sull'immigrazione, l'Ukip, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito di Nigel Farage. Non è ancora chiaro che cosa verrà fuori da questa svolta, che è in sintonia con l'opinione pubblica e potrebbe dare un'ulteriore spinta ai Tory alle prossime elezioni. I detrattori non possono limitarsi a scuotere la testa: devono comprendere i motivi del fascino di queste proposte e trovare soluzioni migliori. Sulla visione di May esprimono riserve anche altri commenti della stampa liberale o conservatrice. Per Robert Shrimsley del "Financial Times", è antimoderna ed evoca un modo più semplice. Per l'editorialista di "The Times" Philip Collins, il voto per la Brexit non dà alla premier il mandato per imporre un nuovo programma e indulgere in politiche non liberali senza essere passata per una vittoria elettorale. "The Telegraph" la esorta a non colpire le imprese nel suo tentativo di rendere più attraente il partito.
  
Spagna, Javier Fernandez: "Il Psoe potrebbe agevolare l'investitura, ma non garantirà la stabilità"
Madrid, 7 ott 11:10 - (Agenzia Nova) - Il presidente del comitato di gestione provvisorio del Partito socialista (Psoe), Javier Fernandez, ha avvertito ieri il Partito popolare (Pp) che il Psoe "potrebbe facilitare o meno l'investitura" del premier uscente Mariano Rajoy (Pp). Lo riferisce la stampa spagnola. "Dobbiamo discuterne, ma in nessun caso garantiremo la stabilità. (...) Se la dovranno guadagnare. Dovranno cercare la stabilità giorno per giorno", ha sottolineato Fernandez dopo l'apparente volontà di Rajoy di "non porre condizioni al Psoe per negoziare l'investitura" ed evitare le terze elezioni generali in un anno. Il leader socialista ha sostenuto che se il Pp indurirà le sue richieste per l'investitura, i Socialisti non esiteranno a negare l'astensione, consapevoli che il ritorno alle urne sarebbe in quel caso "responsabilità del solo Pp". "Non è nostra intenzione portare il paese alle urne per la terza volta, ma vogliamo ancora meno che il Psoe venga accusato di essere responsabile della loro eventuale convocazione", ha aggiunto il governatore delle Asturie. I termini per formare un nuovo governo scadranno il 31 ottobre prossimo, una scadenza che secondo Fernandez gioca contro gli interessi del Psoe. "In questi pochi giorni che abbiamo a disposizione dovremmo realizzare un dibattito che abbiamo rimandato per troppo tempo", ha affermato. La priorità di Rajoy, invece, è che la Spagna abbia un nuovo governo entro il 31 ottobre e per questo motivo non pensa di imporre alcuna condizione al Psoe affinché si astenga per favorire la sua investitura. Il capo del governo ritiene che la cosa migliore per il paese sarebbe "un governo in grado di dare stabilità e sicurezza", ma "se ciò non sarà possibile" è disposto "a prendere in considerazione ogni possibilità". Ieri Rajoy ha chiarito la situazione prima di un altro incontro con Fernandez, nominato a seguito delle dimissioni del segretario generale Pedro Sanchez, e di fronte a richieste sempre più pressanti da parte di alcuni portavoce del Pp affinché i socialisti garantiscano, oltre all'astensione, la stabilità della nascente legislatura.
  
Onu e Stati Uniti "hanno abbandonato i rifugiati cristiani"
New York, 7 ott 11:10 - (Agenzia Nova) - Dalle pagine del "Wall Street Journal", la direttrice dello Hudson Institute’s Center for Religious Freedom, Nina Shea, rivolge un duro atto d'accusa a Washington e ad António Guterres, già direttore dell'agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) e prossimo alla nomina a segretario generale delle Nazioni Unite; Guterres ha affermato lo scorso dicembre che i rifugiati cristiani scampati alle brutalità dell'Isis in Iraq e in Siria, vittime dei conflitti in quei due paesi e spesso delle violenze dei loro connazionali di religione musulmana, non dovrebbero essere trasferiti in Occidente. Eppure, sottolinea Shea, appena sei mesi fa il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha formalmente accusato l'Isis di "genocidio" contro i cristiani, gli Yazidi e altri gruppi e minoranze religiose nelle aree sotto il controllo del sedicente Califfato. "Per quale ragione - si chiede Shea - l'amministrazione Obama ha affidato la sopravvivenza di queste persone e i preziosi aiuti statunitensi a una agenzia delle Nazioni Unite (l'Alto commissariato per i rifugiati, ndr), che come la sua organizzazione madre non ha mai ammesso l'esistenza di questo genocidio?". Il dipartimento di Stato Usa afferma di essere impegnato a sostenere le minoranze fuggite da Siria e Iraq, assieme agli altri profughi da quei paesi, proprio per tramite delle Nazioni Unite. Dal 2012 ad oggi gli Stati Uniti hanno destinato al sostegno umanitario per i siriani 5,6 miliardi di dollari, tutti gestiti dall'Onu. Eppure, accusa l'autrice dell'editoriale, "l'Unhcr marginalizza i cristiani e gli altri obiettivi della campagna di sterminio dell'Isis in due programmi critici: l'edilizia abitativa per i rifugiati nella regione e il ricollocamento all'estero dei rifugiati siriani". Anche negli Usa, l'estensione del programma di accoglienza dei rifugiati siriani del presidente Barack Obama "sconta una costante sotto-rappresentanza dei sopravvissuti al genocidio in Siria": i dati del dipartimento di Stato dimostrano che "dei 12.587 rifugiati siriani ammessi negli Usa lo scorso anno fiscale, appena 68 erano cristiani, e solo 24 membri della comunità Yazidi". Ciò significa che "appena lo 0,5 per cento dei rifugiati siriani accolti negli Usa sono cristiani, nonostante costoro abbiano costituito a lungo il 10 per cento della popolazione siriana". Posto di fronte alla questione il mese scorso, durante un'audizione al Senato federale, il vice assistente del segretario di Stato Usa, Simon Henshaw, ha affermato che solo l'1 per cento dei rifugiati siriani registrati sono cristiani: un dato che "non è in alcun modo compatibile con quanto denunciato lo scorso agosto dal Patriarca cattolico siriano Younan, secondo cui mezzo milione di cristiani siriani - circa la metà del totale - sono fuggiti dal paese". Il dipartimento di Stato specula che i cristiani non vogliano essere trasferiti all'estero, e per questo non si registrino alle liste per i ricollocamenti. Secondo Shea, però, "gli indizi portano tutti all'Unhcr": un rapporto sui rifugiati cristiani in Libano curato lo scorso gennaio dal Catholic News Service denuncia infatti una vera e propria discriminazione da parte dell'agenzia Onu ai danni dei cristiani, che verrebbero ignorati dai funzionari dell'agenzia dopo le interviste iniziali. Interrogato personalmente da Shea lo scorso dicembre, durante una conferenza stampa a Washington, Antonio Guterres ha replicato con affermazioni "scioccanti ma illuminanti": i cristiani siriani, ha affermato, non dovrebbero essere trasferiti in Occidente perché sono parte del "dna del Medio Oriente". Affermazioni, accusa l'autrice dell'editoriale, "che suonano come l'articolazione di una politica discriminatoria dalle finalità politiche".
  
Usa, la Casa Bianca ha appoggiato Hillary Clinton nello scandalo delle e-mail
New York, 7 ott 11:10 - (Agenzia Nova) - La Casa Bianca e la campagna presidenziale della democratica Hillary Clinton hanno intrattenuto un fitto scambio di e-mail nei primi mesi del 2015, per coordinare le posizioni da assumere in merito allo scandalo sulla gestione della corrispondenza ufficiale del dipartimento di Stato. Lo ha denunciato il Comitato nazionale del Partito repubblicano, che è venuto in possesso di una parte delle e-mail. In una di queste, il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca chiede alla controparte al dipartimento di Stato se sia possibile silenziare qualunque domanda in merito allo scandalo durante le conferenze stampa del segretario di Stato, John Kerry. In un'altra occasione, un alto funzionario del dipartimento di Stato assicura un legale di Clinton che il dipartimento non intende criticarla pubblicamente per aver dirottato e-mail ufficiali dai contenuti sensibili ad un server di posta privato. Il Comitato nazionale repubblicano ha ottenuto le e-mail appellandosi al Freedom of Information Act; una parte della documentazione è stata poi concessa al "Wall Street Journal", che ha riportato la vicenda in prima pagina. E' improbabile che i documenti possano avere una valenza giudiziaria: la legge federale, infatti, consente a membri dello staff della Casa Bianca di intraprendere alcune forme di attività politica. Le rivelazioni, però, sollevano nuovi dubbi in merito alla gestione dello scandalo da parte delle autorità federali statunitensi, che hanno deciso di non incriminare la Clinton, nonostante si sia rifiutata di consegnare metà delle e-mail ufficiali - circa 30 mila - che ha dirottato ad un server privato durante il suo mandato quadriennale alla guida del dipartimento di Stato.
  
Argentina, Fmi elogia nuove relazioni con Buenos Aires
Buenos Aires, 7 ott 11:10 - (Agenzia Nova) - Da quando il governo del presidente Mauricio Macri è salito al potere, 10 mesi fa, il debito argentino con l'estero è cresciuto di 22 miliardi di dollari. L'ultima emissione di obbligazioni è avvenuta mercoledì 5 ottobre: 2,5 miliardi di euro in titoli a 5 e 10 anni emessi in Europa, per i quali il paese si impegna a garantire un rendimento compreso tra il 3,8 e il 5 per cento. L'Argentina, sottolinea il quotidiano spagnolo “El Pais”, ha così messo fine a un decennio di politiche di riduzione del debito guidate dal kirchnerismo. "L'Argentina ha confermato la ristrutturazione di una delle più antiche relazioni finanziare emettendo due obbligazioni in eurobond nel mercato europeo" come non accadeva da 15 anni, ha dichiarato il ministero delle Finanze in un comunicato dai toni chiaramente ottimistici. Il ministero ha aggiunto che la domanda di obbligazioni argentine ha superato di tre volte le aspettative, il che ha permesso di ridurre i tassi di interesse. D'ora in poi, "le società argentine avranno un tasso di riferimento chiaro e trasparente per i finanziamenti che potranno ottenere per i progetti di sviluppo", si legge nella nota. Le differenze con il kirchnerismo sono evidenti in ogni decisione del nuovo Esecutivo. La visita a Buenos Aires, la scorsa settimana, di una delegazione del Fondo monetario internazionale (Fmi), la prima da un decennio, è stata presentata come un grande successo, dopo anni in cui i governi kirchneristi che si sono succeduti hanno fatto ricadere proprio sugli organismi internazionali una parte della responsabilità per la debacle economica che ha colpito il paese nel 2001. Proprio ieri si è tenuto a Washington l'incontro tra il ministro delle Finanze argentino, Alfonso Prat-Gay, e la direttrice dell'Fmi, Christine Lagarde, che ha suggellato il nuovo capitolo delle relazioni tra l'organizzazione finanziaria internazionale e il paese sudamericano. Lagarde ha lodato il lavoro intrapreso dal governo di Buenos Aires per garantire la trasparenza dei dati macroeconomici attraverso l'Istituto nazionale di statistiche (Indec) e ha sottolineato la "buona impressione" trasmessa dalla delegazione del Fondo che hanno appena completato la visita. Lagarde non solo ha espresso entusiasmo e soddisfazione per questa missione e per il nuovo clima di relazioni con l'Argentina, ma anche per l'evidente "recupero della fiducia" nei confronti del paese. Per una ventina di minuti Prat-Gay, accompagnato dal suo numero due Pedro Lacoste, ha scambiato scambiati opinioni con la numero uno del Fondo in un incontro che si è svolto a porte chiuse. Il ministro, da parte sua, ha annunciato la "decisione" di rendere pubblici tutti i dati e le informazioni relativi alla recente visita della delegazione dell'Fmi. "Non abbiamo nulla da nascondere, quindi abbiamo deciso di rendere pubblico quello che diranno i tecnici", ha riferito il ministro.