Rubrica
06.10.2016 - 11:14
  
Italia, le banche davanti alla sfida sociale della rivoluzione digitale
Parigi, 6 ott 11:14 - (Agenzia Nova) - "In Italia ci sono più banche che pizzerie": apre con una ormai celebre citazione del "Financial Times" l'articolo che il quotidiano economico francese "Les Echos" dedica oggi giovedì 6 ottobre alla situazione del settore bancario italiano ed alla sfida posta dalla rivoluzione digitale. Il problema, scrive il corrispondente da Roma Olivier Tosseri, è che in Italia le banche sono molto meno frequentate delle pizzerie: gli italiani infatti si recano in filiale in media 1,3 al mese, mentre visitano il sito web della propria banca 7,9 volte e per 3,4 volte interagiscono attraverso smartphone o tablet; la digitalizzazione è perciò diventata l'asse principale dei piani industriali presentati negli ultimi anni dalle grandi banche della Penisola. I clienti "pure digital", coloro che non hanno più alcun rapporto fisico con la propria banca, sono infatti già il 37 per cento e questa percentuale continua ad aumentare: è a loro che gli istituti di credito italiani cercano sempre più di rivolgersi. D'altro canto però in Italia la chiusura delle filiali fisiche procede assai lentamente: tra il 2005 ed il 2015 la riduzione delle agenzie è stata dell'8,4 per cento tra i paesi dell'Unione Europea, con punte del 50 per cento in certi paesi del Nord: nella Penisola invece la diminuzione non è stata che del 3,3 per cento. L'Italia insomma resta il paese europeo con il maggior numero di sportelli in rapporto alla popolazione: 49 per ogni 100 mila abitanti, contro una media europea di 36; e con l'avanzare appunto della rivoluzione digitale le banche hanno troppo personale in rapporto al numero di clienti che si recano in agenzia. Secondo diversi studi, il settore bancario italiano entro il 2020 dovrebbe ridurre di un terzo i suoi 300 mila dipendenti, se vuole rilanciare la propria competitività: il presidente del Consiglio Matteo Renzi pochi giorni fa ha addirittura evocato la cifra di 150 mila dipendenti in esubero. Non stupisce pertanto, scrive Tosseri su "Les Echos" a conclusione dell'articolo, che funzionari ed impiegati bancari, spalleggiati dai loro potenti sindacati, facciano tanta resistenza al consolidamento ed alla modernizzazione del sistema: una resistenza che è tutt'altro che virtuale.
  
La Commissione europea propone un "sistema di intervento esterno" per combattere l'accumulo del credito deteriorato
New York, 6 ott 11:14 - (Agenzia Nova) - La Commissione europea ha elaborato un piano teso a sostenere le banche nel recupero dei loro crediti e contrastare il problema dei fallimenti aziendali tramite un sistema di "preallarme esterno" per le società a rischio di insolvenza. Il sistema bancario dell'eurozona ha accumulato crediti deteriorati per mille miliardi di euro, pari a circa il 9 per cento del prodotto interno lordo comunitario; in Italia, il 18 per cento del credito bancario è problematico, il tasso più elevato in Europa dopo la Grecia, quasi cinque volte più che in Portogallo e sette volte più che in Spagna. Questi crediti non performanti pesano come un macigno sulla capacità del sistema di emettere credito a favore del settore produttivo e di ricavarne utili. I dati ufficiali delle autorità europee fotografano un'impennata delle bancarotte societarie dopo la crisi del 2007-2008, e ad oggi i dati sono ancora distanti dai livelli pre-crisi: circa metà delle aziende e delle società dell'eurozona non sopravvivono ai primi cinque anni di attività, aggravando così il problema della disoccupazione nei paesi dove essa è più elevata. In Europa Occidentale, in particolare, sono state registrate 170 mila bancarotte lo scorso anno, contro le 130 mila del 2007, stando ai dati della società di consulenza Creditreform. Il numero dei fallimenti aziendali in Europa Orientale è calato rispetto al picco di 193 mila registrato nel 2013, ma in Italia e in Portogallo il dato è ancora tre volte peggiore rispetto al periodo pre-crisi. La Commissione vuole che l'Ue intervenga su questo fronte fornendo aiuto alle aziende in difficoltà affinché sfuggano all'insolvenza tramite efficaci programmi di ristrutturazione. I rappresentanti delle aziende e del settore bancario hanno accolto favorevolmente la proposta della commissione, che verrà finalizzata e presentata ufficialmente il prossimo 25 ottobre. Alcuni ambienti del settore bancario, però, obiettano a una parte del progetto che considerano una concessione troppo generosa alle imprese: la Commissione propone infatti di concedere alle aziende in difficoltà un periodo di 4 mesi durante le quali queste ultime sarebbero esentate dall'onorare i debiti contratti con le banche e lo Stato, a patto si impegnino in un solido programma di ristrutturazione.
  
Regno Unito, May annuncia il ritorno dello Stato attivista
Londra, 6 ott 11:14 - (Agenzia Nova) - Theresa May, premier del Regno Unito e leader dei conservatori, col suo discorso di chiusura al congresso del partito, ha rotto con il liberalismo economico senza restrizioni che ha dominato il pensiero Tory negli ultimi quattro decenni: è questa la lettura del "Financial Times". La sua premessa, spiega un editoriale non firmato, attribuibile alla direzione, è che il voto di giugno non ha significato solo il rifiuto dell'Unione Europea ma un atto d'accusa contro l'ingiustizia; è stato una "rivoluzione pacifica" contro quello che viene percepito un sistema che funziona per pochi privilegiati. In effetti, è difficile negare che il referendum abbia espresso una diffusa insoddisfazione, legata alla stagnazione dei salari, alla carenza degli alloggi e alle conseguenze della crisi finanziaria. La risposta di May, prosegue il commento, è "un intervento selettivo dello Stato" per apportare correttivi e promuovere una società più meritocratica. Per il quotidiano della City alcune delle argomentazioni sono valide, ma bisogna ricordare anche gli aspetti positivi degli ultimi anni, come la crescita dell'occupazione, e che l'intervento pubblico non è una panacea e può avere conseguenze indesiderate e indesiderabili. In particolare, occorre ponderare attentamente il messaggio sull'immigrazione: è ragionevole chiedere ai datori di lavoro di assumere e formare personale locale quanto più è possibile; non lo è, invece, mettere alla gogna le aziende che assumono troppi stranieri, perché il successo di un'economia aperta dipende dal lavoro qualificato. Anche il miglioramento della governance aziendale deve essere gestito con cura: aumentare gli obblighi per le imprese, in un momento in cui sono esortate a investire per mitigare gli effetti della Brexit, è un segnale ambiguo.
  
Regno Unito, Hammond rassicura Wall Street dopo le critiche di May al capitalismo
Londra, 6 ott 11:14 - (Agenzia Nova) - Il cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito, Philip Hammond, riferisce il "Financial Times", sarà a New York oggi, per convincere le grandi banche statunitensi che Londra rimarrà un centro finanziario mondiale nonostante l'uscita dall'Unione Europea. La sua visita fa seguito al congresso del Partito conservatore, in cui la premier, Theresa May, ha attaccato l'elite capitalistica internazionale, si è impegnata a rendere il capitalismo più equo per i lavoratori; ha annunciato un programma di interventi pubblici, un assalto alle lacune del mercato e un giro di vite contro l'avidità delle imprese e ha archiviato l'era della precedente leadership, di David Cameron, considerata troppo prona alle esigenze della finanza e non abbastanza preoccupata della coesione sociale. Hammond, preceduto qualche settimana fa dalla premier May e dal segretario agli esteri, Boris Johnson, invierà a Wall Street un messaggio rassicurante; alla vigilia della partenza ha dichiarato: "Uno dei grandi punti di forza della Gran Bretagna è la capacità di offrire e aggregare tutti i servizi di cui la finanza globale ha bisogno. Ciò non è cambiato per effetto del referendum sull'Ue e io farò tutto il possibile affinché la City di Londra mantenga la sua posizione di centro finanziario internazionale leader nel mondo". Sottolineerà, inoltre, che prima dell'invocazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, prevista entro marzo, il settore sarà ascoltato e le questioni saranno attentamente valutate. Hammond incontrerà dirigenti di Citigroup, Bny Mellon, Morgan Stanley e Goldman Sachs, prima di recarsi a Washington per la riunione annuale del Fondo monetario internazionale.
  
Germania: come Steinmeier potrebbe diventare presidente della Repubblica
Amburgo, 6 ott 11:14 - (Agenzia Nova) - Secondo molti osservatori politici, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier (Spd) sarebbe un ottimo candidato per l’elezione a presidente della Repubblica. Il solo ostacolo, per il ministro, sarebbe la sua tessera di partito. Alla sua elezione sarebbero probabilmente contrari sia la Cdu che la Csu (ha fatto il ministro nella grosse Koalition per sette anni), e anche le opposizioni non lo vedrebbero di buon occhio per tale carica. Dunque questo è il suo problema, ma del resto lo è anche del cancelliere tedesco Angela Merkel che non ha ancora alcun candidato per tale incarico. Il ministro delle Finanze Schauble o il Presidente del Bundestag Lammert (entrambi Cdu) non sarebbero accettati da Spd, Linke e Verdi. Dunque, scrive lo "Spiegel", la candidatura di Steinmeier potrebbe essere risolutiva al di là dei giochi di potere fra partiti, e rafforzerebbe di certo la Coalizione. il ministro, scrive il settimanale tedesco, può attendere; il cancelliere meno.
  
Bruxelles, i risultati del sostegno finanziario all’Afghanistan
Berlino, 6 ott 11:14 - (Agenzia Nova) - I risultati del fiume di aiuti finanziari riversato in Afghanistan possono essere misurati anche così: nel 2001 c'era una sola stazione Tv in Afghanistan, naturalmente dei talebani. Ora ce ne sono 75, di cui 73 private. Il segretario di Stato Usa John Kerry, l'alto rappreentante della politica estera della Ue Federica Mogherini, il ministro degli affari Esteri afgano, il presidente del Consiglio dell'Unione europea, Donald Tusk, e naturalmente il presidente afgano Ashraf Ghani hanno parlato in apertura della conferenza di Bruxelles sull’Afghanistan. Tutti hanno messo in evidenza i progressi compiuti dal Paese dal 2001 ad oggi. “La comunità internazionale ha teso la mano al nostro popolo per aiutarci dopo anni di guerra, povertà e crudeltà”, ha detto Ghani. Il presidente ha ringraziato per le scuole, per gli ospedali, per i “campi bonificati”. Il 57 per cento della popolazione afgana ora ha accesso all'assistenza sanitaria, contro il 9 per cento del 2001. L’aspettativa di vita è aumentata da 44 a 60 anni. Il numero degli alunni è aumentato a 8 milioni. Quasi il 40 per cento di loro sono ragazze, mentre il prodotto interno lordo è salito da 120 a 624 dollari pro-capite. Dopo il ritiro delle truppe internazionali, però, la situazione della sicurezza è peggiorata ancora una volta. Ben 213.000 afgani hanno raggiunto l'Ue nel 2015. “Tutti noi dobbiamo essere molto pragmatici nei prossimi mesi”, ha detto il Presidente del Consiglio dell'Unione europea, che ha avvertito: “Senza il nostro aiuto, l'Afghanistan potrebbe riscivolare nel caos”. “Un cambiamento è possibile”, ha detto Mogherini, “ma non dobbiamo cessare il nostro sostegno alle donne e agli uomini afgani”. L'Ue e l'Afghanistan hanno deciso, prima della conferenza di Bruxelles, un “percorso comune” relativo ai problemi dei rifugiati. “L'Unione europea e il Governo dell'Afghanistan hanno intenzione di cooperare strettamente per organizzare un ritorno corretto, dignitoso e sicuro dei cittadini afgani che non siano qualificati per soggiornare nell'Ue”, hanno dichiarato. Quanto al sostegno economico, i partecipanti all'incontro hanno concordato che dovrebbe essere quantomeno mantenuto il livello dei contributi economici precedenti. "L'Afghanistan ha bisogno di forti amici e partner affidabili” ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier (Spd). Come amica la Germania intende supportare l’Afghanistan, nei prossimi quattro anni, con contributi fino a 1,7 miliardi di euro. Come contropartita l’Afghanistan si deve impegnare nelle riforme. Kerry, in conclusione ha citato un proverbio afgano che recita: "Anche la montagna più alta conduce ad una strada".
  
Air France smentisce le voci di sabotaggi da parte di dipendenti radicalizzati
Parigi, 6 ott 11:14 - (Agenzia Nova) - Air France smentisce le "voci infondate" e le "false informazioni" di sabotaggi compiuti da suoi dipendenti "radicalizzati" (il termine utilizzato in Francia dai mezzi di informazione per indicare i musulmani che ispirano all'ideologia jihadista, ndr). La smentita arriva attraverso il quotidiano "Le Figaro", che ieri sera mercoledì 5 ottobre ha contattato la direzione della compagnia aerea di bandiera francese per commentare il contenuto di un'inchiesta pubblicata in giornata dal settimanale satirico "Le Canard Enchainé": secondo cui gli negli ultimi mesi diversi voli commerciali avrebbero registrato "anomalie" al decollo; anomalie dovute, secondo l'articolo del "Canard", appunto ad atti di sabotaggio compiuti da singoli dipendenti di Air France. "Nessun atto di sabotaggio ai nostri aerei è stato mai confermato" afferma la compagnia aerea, che ribadisce "l'assoluta sicurezza del nostro personale e dei nostri passeggeri". Nel passare in rassegna i supposti "atti di sabotaggio" citati dal "Canard", l'articolo pubblicato oggi dal "Figaro" titola sulla smentita di Air France e sottolinea i dubbi che pesano su ciascuno degli episodi evocati: Il quotidiano però sottolinea anche i rischi che, aldilà di Air France, esistono e sono in parte stati confermati a proposito della "radicalizzazione" di alcuni tra gli oltre 90 mila dipendenti delle circa 900 imprese che lavorano nell'aeroporto di Roissy: dopo le stragi del 13 novembre 2015 a Parigi, a 73 impiegati è stato ritirato il tesserino che permetteva loro di accedere a luoghi "sensibili" dello scalo aereo. Un dato preoccupante, scrive il "Figaro", ricordando tuttavia che non tutti i lavoratori coinvolti sono musulmani e che alcuni dei casi in questione riguardano semplici mancanze disciplinari.
  
Usa, la catastrofe silenziosa: milioni di uomini inattivi
Washington, 6 ott 11:14 - (Agenzia Nova) - Gli Stati Uniti stanno vivendo una catastrofe di dimensioni epocali, ma silenziosa, perché non accompagnata da forme di protesta collettive o da un pur necessario dibattito pubblico. Nonostante 88 mesi di espansione economica da giugno 2009, la percentuale degli uomini tra 25 e 54 anni inclusi nella forza lavoro è inferiore a quella della fine della Grande depressione, negli anni Quaranta, quando il tasso di disoccupazione era del 14 per cento. Ciò che le statistiche ufficiali sulla disoccupazione nascondono - scrive George F. Will sulla "Washington Post" - è che se il tasso di partecipazione alla forza lavoro fosse pari a quello dei primi anni Duemila, oggi 10 milioni di statunitensi in più avrebbero un impiego. In mezzo secolo, questa percentuale è crollata di 13 punti percentuali per i maschi adulti. Questa dissipazione di capitale umano è il soggetto di un nuovo libro dell'economista Nicholas Eberstadt . "Men Without Work: America’s Invisible Crisis" - che ne esplora le cause economiche e morali e le conseguenze. Dal 1948, la percentuale di maschi adulti di età superiore ai 20 anni senza lavoro è più che raddoppiata a quasi il 32 per cento. Spesso si tratta di una condizione volontaria: i maschi adulti che hanno scelto di non cercare un impiego sono due volte e mezzo più numerosi di quelli che le statistiche ufficiali considerano disoccupati, perché attivamente impegnati nella ricerca di un'occupazione; tanto che i criteri ufficiali impiegati dalle statistiche ufficiali per valutare il numero dei senza lavoro sono ormai perlopiù privi di significato. Corresponsabile di questo fenomeno è l'aumento delle forme di assistenzialismo pubblico: grazie al sostegno economico e ai benefit concessi dal governo alle famiglie degli inoccupati, questi ultimi - paradossalmente - spendono e consumano un terzo più dei lavoratori delle fasce di reddito più basse. Non sorprende, dunque, che quella degli "inattivi volontari" sia una categoria in rapida espansione: come sottolinea Eberstadt, "sembrano star meglio di decine di milioni di altri americani, incluse le madri single che lavorano o cercano lavoro". E anche vero, però, che il welfare statunitense non è più generoso di quello di altri paesi che pure superano gli Usa per la partecipazione alla forza lavoro: questi sono 22 esimi nella classifica stilata dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), davanti all'Italia: si tratta di una "forma poco invidiabile di eccezionalismo americano".
  
Catalogna, il Psc propone una riforma costituzionale di stampo federalista
Madrid, 6 ott 11:14 - (Agenzia Nova) - I socialisti catalani hanno proposto una riforma della Costituzione che trasformi la Spagna in una federazione e che riconosca "il carattere plurinazionale del paese, oltre a riconoscere la Catalogna come una nazione". La proposta del Partito socialista catalano (Psc), riferisce il quotidiano “El Pais”, sarà votata oggi dal parlamento regionale, insieme alle altre risoluzioni proposte dal partito nell'ambito del dibattito di politica generale in corso in aula. Il testo chiede di stabilire un "patto costituzionale" per trasformare la Spagna in "uno Stato federale integrato composto da vari enti federali, che adotteranno la denominazione e le istituzioni che preferiscono". La proposta definisce il "principio federale, della reciproca lealtà tra le parti", in riferimento al governo centrale e a quelli autonomi, come la formula che dovrebbe ispirare "la soluzione ai problemi esistenti" nel paese e che dovrebbe risultare "compatibile con il suo carattere pluralistico, come una nazione di nazioni". Inoltre, il testo chiede che vengano riconosciute "le opzioni politiche e legislative specifiche per ciascuna delle entità federali". La risoluzione del Psc spiega inoltre che gli statuti di autonomia hanno generato un conflitto permanente di giurisdizione. Per mettere fine a questa situazione, i socialisti catalani ritengono che la nuova Costituzione dovrebbe riportare in un primo blocco i poteri dello Stato e affidare tutte le altre alle nuove entità federali. Il processo proposto dal Psc dovrebbe culminare in un referendum a cui parteciperanno tutti gli spagnoli.
  
Argentina, ministro Prat-Gay a Washington, presidente Banca mondiale promette sostegno al governo
Buenos Aires, 6 ott 11:14 - (Agenzia Nova) - Il ministro delle Finanze argentino, Alfonso Prat-Gay, è arrivato ieri a Washington per partecipare alle riunioni annuali del Fondo monetario internazionale (Fm) e della Banca mondiale, ed ha subito incontrato i rappresentanti delle due istituzioni internazionali. In particolare, il presidente della Banca mondiale, Jim Yong Kim, ha promesso di aiutare l'Argentina a risolvere una delle questioni che preoccupano maggiormente il governo di Buenos Aires: la povertà che, secondo i recenti dati ufficiali, riguarda il 30 per cento della popolazione. Kim si è impegnato a lavorare con il governo del presidente Mauricio Macri per aiutare a superare questo dramma del popolo argentino e ha affermato che sosterrà lo sviluppo delle energie rinnovabili nel paese sudamericano. Il dirigente ha anche promesso a Prat-Gay che aiuterà il governo nell'organizzazione della presidenza argentina del G20, in programma per il 2018. Tuttavia, il capo economista della banca per l'America Latina, Augusto de la Torre, ha sottolineato che l'Argentina deve ancora completare l'adeguamento fiscale, sul quale è in corso un "grande dibattito". Dal punto di vista tecnico, per l'organismo "non c'è dubbio" che tale adeguamento sia necessario, ma ci sono dubbi sulla possibilità che il processo verrà concluso nei prossimi anni, per via del rischio di pressioni politiche. "Il governo deve gestire una situazione di inflazione ereditata che è per niente semplice", ha spiegato La Torre. Ad ogni modo, il direttore della Banca mondiale in Argentina, Jesko Henstchel, aveva riferito qualche giorno fa che fino a giugno del prossimo anno l'istituzione concederà prestiti a Buenos Aires per circa 2 miliardi di dollari. Nella mattinata di oggi, Prat-Gay incontrerà il direttore dell'Fmi, Christine Lagarde, e poi parteciperà a un seminario organizzato dalla Banca mondiale su "Integrazione dell'America, Alleanza del Pacifico e Argentina". Domani e sabato il ministro parteciperà alla riunione e all'assemblea plenaria dell'organizzazione. Sono previsti anche incontri con i rappresentanti del G20 e del G24, con i quali il ministro discuterà il progresso dell'economia globale.