Rubrica
05.10.2016 - 17:44
Analisi
 
Libia: paesi del Maghreb contestano conferenza Parigi, "Francia vuole imporre il predominio nella regione”
Roma, 5 ott 17:44 - (Agenzia Nova) - I paesi confinanti con la Libia e in generale quelli nordafricani impegnati da mesi nel sostenere il processo di riconciliazione nazionale libico, in particolare Marocco, Tunisia e Algeria, hanno avuto reazioni negative riguardo all'incontro che si è tenuto due giorni fa a Parigi al quale non sono stati nemmeno invitati. Ad aver apertamente contrastato il vertice di Parigi dedicato alla situazione libica è stata soprattutto l’Algeria per la quale la Francia “ha giocato sporco sul dossier libico, cercando di organizzare un summit internazionale su questo tema senza invitare uno dei paesi che svolge un ruolo fondamentale per una soluzione della crisi”. E’ questa almeno l’analisi di uno dei più importanti giornali di Algeri, considerato vicino al governo, "Echorouk".

In un editoriale del quotidiano “Echourouk” a proposito del fallimento della conferenza sulla Libia organizzata due giorni fa in Francia, si sottolinea per altro come in quelle ore fosse in visita volutamente ad Algeri il premier libico Fayez al Sarraj. Secondo "Echorouk", l'Algeria non è stata invitata nonostante la sua "influenza significativa sulla maggioranza delle tribù libiche. A chi ieri ha chiesto ad un funzionario francese il perché non fosse stata invitata l’Algeria non è stata data alcuna risposta, ma la Francia sta tentando di mettere da parte Algeri nella gestione della crisi libica - scrive "Echorouk" -. Per Parigi, infatti, Algeri è diventata un ostacolo alla sua politica estera non solo per la Libia, ma per tutta la regione”. Fonti consultate da "Agenzia Nova" hanno riferito che la riunione del 3 ottobre scorso a Parigi prevedeva inizialmente la partecipazione dei ministri degli Esteri e dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Federica Mogherini, ma è stata poi ridotta a livello di "incontro tecnico".

Secondo quanto appreso da "Agenzia Nova" dal Quay d'Orsay francese, alla riunione di Parigi hanno preso parte esponenti dell'Unione europea, dei paesi arabi coinvolti nella crisi libica, tra cui Egitto, Qatar, Emirati arabi uniti e Turchia; degli Stati Uniti e di diversi stati membri dell'Ue, tra cui Italia, Germania, e Spagna. La lista dei partecipanti effettivi, tuttavia, non è stata pubblicata e al momento vige il massimo riserbo sui contenuti dei colloqui. Difficile capire perché la riunione di Parigi sia fallita: l'iniziativa francese, evidentemente, non è stata apprezzata da qualche attore internazionale di primo piano. La mancata partecipazione della Mogherini, che aveva perfino inserito l'evento nella sua agenda pubblica, esclude di fatto l'Unione europea. Più probabile che siano gli Stati Uniti, tuttora impegnati nei bombardamenti a Sirte a sostegno del governo di accordo nazionale, a non aver gradito la manovra francese.

Mentre la riunione di Parigi veniva disertata, il capo del governo libico riconosciuto dall'Onu, Sarraj, veniva accolto all'aeroporto algerino dal premier Abdelmalek Sellal, dal ministro degli Affari del Maghreb, dell'Unione Africana e della Lega araba, Abdelkader Messahel, e dal ministro dell'Interno, Noureddine Bedoui. Le relazioni tra l'Algeria e la Francia sono piuttosto fredde. La Francia, infatti, non ha gradito le recenti modifiche alla Costituzione algerina che prevedono, tra le altre cose, il divieto per i cittadini con doppia nazionalità di accedere alle alte cariche dello Stato, escludendo di fatto i moltissimi funzionari con passaporto francese. Non solo: Algeria e Francia hanno posizioni differenti sulla crisi libica. I nordafricani hanno mantenuto una posizione molto prudente, temendo ripercussioni interne, garantendo sostegno al governo di unità nazionale del premier Sarraj. I francesi, invece, appoggiano più o meno velatamente l’autoproclamato Esercito nazionale libico guidato dal neo feldmaresciallo Khalifa Haftar che controlla “de facto” tutta la Cirenaica e i porti della Mezzaluna petrolifera. Le tensioni sono state aggravate anche dalla pubblicazione su Twitter, lo scorso 10 aprile, da parte del premier Manuel Valls, di una foto del capo dello stato algerino Abdelaziz Bouteflika, che appariva visibilmente malato.

Parigi e Algeri sono divise anche sulla questione della regione denominata del Sahara occidentale. Gli algerini sostengono infatti l'autodeterminazione del popolo saharawi nella regione, garantendo appoggio finanziario e logistico agli indipendentisti del Fronte Polisario. I francesi sostengono invece la causa del Marocco che rivendica la sua autorità sulla zona. Secondo l’analisi del sito informativo libico “al Manara”, a Parigi sono stati invitati solo paesi “che sono meno coinvolti nella crisi libica, essendo del Golfo o della parte orientale del mondo arabo, come Egitto, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati arabi oltre alla Turchia e agli Stati Uniti. Si ignorano i motivi che hanno spinto la Francia ad allontanare i paesi del Maghreb arabo ed ha ragione il quotidiano 'Echourouk' quando dice che la Francia sta giocando col fuoco”. Per il ministro degli Esteri del governo di accordo nazionale libico di Tripoli, Mohammed Siala, “al vertice di Parigi sono stati invitati solo quei paesi che sostengono chi ostacola il processo di riconciliazione nazionale ed è per questo che sono stati esclusi altri stati come l’Algeria e la Tunisia”.

Secondo la sua analisi, quindi, l'incontro di Parigi avrebbe visto riuniti i paesi che sostengono il feldmaresciallo Khalifa Haftar. Eppure si è lamentata di non essere stata invitata anche la Lega araba. Tramite un suo portavoce, il consesso arabo ha protestato per non aver ricevuto l’invito da parte del governo francese. Più pesante è stata la dichiarazione del viceministro degli Esteri algerino con delega sulle questioni dei paesi della Lega araba, Abdelkader Messahel, il quale ha affermato che “l’Algeria non dà importanza alla conferenza di Parigi”. Per Messahel “la stabilità in Libia è una cosa importante per l’Algeria e noi siamo contrari a qualsiasi ingerenza straniera nel paese”. Messahel ha poi colto l’occasione, nel corso di una conferenza stampa con l'omologo libico Siala, per annunciare che a fine ottobre ci sarà un vertice dei paesi confinanti con la Libia.

La Francia, da parte sua, sembra mantenere una posizione ambigua rispetto alla crisi libica. Ufficialmente schierata con il governo di accordo nazionale con sede a Tripoli, Parigi ha inviato uomini delle forze speciali in Cirenaica a sostegno di Haftar. Ad ammetterlo pubblicamente è stato il presidente francese, Francois Hollande, che il 22 luglio scorso ha confermato la morte di tre soldati del suo paese in Libia, avvenuta domenica 17 luglio, deceduti nella caduta di un elicottero a est di Bengasi. Non è ancora chiaro se il velivolo (un Mi-17 per il trasporto truppe in dotazione alle forze di Haftar) sia precipitato per un guasto oppure sia stato abbattuto, come rivendicato dalle milizie islamiste. Gli esponenti del governo francese hanno sempre sottolineato che le operazioni in Libia hanno una natura anti-terroristica e non sono da considerarsi come azioni militari in territorio straniero. Lo scorso 28 luglio il Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi, milizia attiva in Cirenaica, ha annunciato di aver colpito con un'operazione mirata il palazzo dell'hotel al Fadil della città orientale libica, usato come base della cabina di regia dell'operazione militare "Karama" (Dignità) lanciata da Haftar. Nell'attacco, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa libica "al Tadhamoun" da fonti del gruppo armato islamista, sarebbero morti "soldati francesi". La notizia, tuttavia, non è mai stata confermata.

Le vicende libiche hanno finito per intrecciarsi con la politica interna francese, colpendo duramente il particolare l'ex presidente Nicolas Sarkozy, attualmente leader del partito di centrodestra I Repubblicani e candidato alla presidenza della Repubblica. Lunedì 26 settembre, infatti, è stato arrestato a Parigi l'ex capo dei servizi segreti interni francesi, Bernard Squarcini, nel quadro di un'indagine per traffico d’influenze. Poco prima era stato arrestato l'ex capo della polizia giudiziaria parigina, Christian Flaesch. Soprannominato “lo squalo”, Squarcini è ritenuto vicino all'ex presidente Sarkozy, attualmente leader del partito di centrodestra I Repubblicani e candidato alla presidenza della Repubblica. L’inchiesta verte su presunti finanziamenti illeciti alla campagna elettorale di Sarkozy del 2007, da parte dell'allora dittatore libico, Muhammar Gheddafi, ma Squarcini viene accusato anche di aver favorito il contrabbando di sigarette, in accordo con la multinazionale del tabacco Philip Morris.

Due giorni dopo, mercoledì 28 settembre, vengono pubblicati gli appunti di Shukri Ghanem, già primo ministro, ministro del Petrolio e direttore della Compagnia nazionale petrolifera del regime di Gheddafi, morto in circostanze singolari a Vienna nel 2011. Dagli appunti di Ghanem emergono almeno tre versamenti a favore della campagna elettorale di Sarkozy, per un totale di 6,5 milioni di euro. Nella vicenda è coinvolto anche Claude Guénat, ex segretario generale dell'Eliseo ed ex ministro dell'Interno negli anni della presidenza Sarkozy, anch’egli accusato di aver avuto contatti personali con esponenti dell'allora regime al potere in Libia ed in particolare con il "tesoriere" di Gheddafi, Beshir Saleh.

La Francia era il secondo maggiore "cliente" della Libia nel 2014, in crescita di tre posizioni rispetto al 2013. Il 99 per cento delle importazioni dalla Libia è costituito da petrolio. Dal luglio 2014 quasi tutti i programmi francesi di cooperazione in Libia sono sospesi e riprenderanno "non appena la crisi politica in Libia sarà finita, verrà formato un governo di unità nazionale e la situazione di sicurezza lo consentirà", riferisce il ministero degli Esteri di Parigi. Nel campo della sicurezza interna, era stato firmato nell'ottobre 2013 un contratto tra Civipol (società di consulenza del ministero dell'Interno francese) e il ministero dell'Interno libico per la formazione di mille agenti di polizia anti-sommossa.

Quanto alla difesa, la collaborazione franco-libica riguardava in particolare la Marina e l'Aviazione. Nel gennaio 2014 era stato firmato un accordo per la vendita di caccia intercettore multiruolo Dassault Mirage F1; l'intesa comprendeva anche la formazione dei piloti e dei tecnici libici in Francia. Molti agenti libici sono stati ospitati inoltre nelle migliori scuole militari francesi. La cooperazione culturale francese in Libia, riavviata nel novembre 2011, aveva visto una rapida espansione delle attività dell'Istituto francese a Tripoli e l'apertura di un secondo Istituto francese a Bengasi, sospeso però nel 2013 per motivi di sicurezza. "La Francia è particolarmente preoccupata per il peggioramento della situazione di sicurezza in Libia e le questioni di difesa e sicurezza saranno al centro della cooperazione franco-libica, non appena essa riprenderà", si legge sul sito web del ministero degli Esteri francese.
 
Agenzia Nova