Rubrica
04.10.2016 - 10:58
  
Il vicecancelliere tedesco Gabriel in Iran, un viaggio d’affari
Berlino, 4 ott 10:58 - (Agenzia Nova) - Il vicecancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, si è recato in Iran domenica notte per una visita ufficiale tesa a promuovere i rapporti con la Germania da un punto di vista economico e politico. Si tratta, sottolinea la stampa tedesca, del primo grande "viaggio di affari" intrapreso dal governo tedesco in Iran dalla revoca delle sanzioni internazionali alla Repubblica islamica. “Non ci aspettiamo miracoli”, ha dichiarato Gabriel alla vigilia della visita, “ma abbiamo bisogno di portare a casa dei progressi”. A complicare le relazioni tra i due paesi ci sono le questioni politiche del diritto all’esistenza di Israele e dei diritti umani, con particolare riferimento all'aumento delle esecuzioni capitali nel paese. Per quanto possibile, però, Berlino intende concentrarsi sulle promettenti opportunità di sviluppo delle relazioni economiche e commerciali Oltre 120 uomini di affari hanno accompagnato il ministro dell’Economia in questa sua visita; a Teheran Gabriel ha già incontrato il suo omologo Ali Tayebnia, siglando i primi accordi bilaterali. La Bundesbank aiuterà la Banca centrale iraniana a modernizzare i sistemi di pagamento. Mitsubishi Germania modernizzerà una centrale elettrica a gas, e le aziende tedesche parteciperanno alla costruzione di una fabbrica di mattoni e forniranno sistemi industriali di refrigerazione. Questi ed altri accordi coinvolgono piccole e medie imprese tedesche. Le grandi aziende, come Siemens, saranno impegnate in opere come la modernizzazione ferroviaria iraniana: è prevista in questo ambito la fornitura di 50 locomotrici. Il problema più grande è il finanziamento di grandi investimenti: per il momento, infatti, non c'è ancora nessuna grande banca disposta ad assumersi il rischio del credito, a fronte di una possibile reintroduzione delle sanzioni. L'Iran, però, ha grandi ambizioni circa le relazioni con Berlino. “Il viaggio del vicecancelliere è la prova che abbiamo inaugurato un nuovo capitolo nei rapporti economici bilaterali”, ha detto Gholam Hossein Shafei, vice-presidente della Camera di commercio iraniana. Gabriel, da parte sua, ha risposto dicendo che la Germania è interessata a sostenere la politica di sviluppo del Governo e sosterrà il Presidente Hassan Rohani alle prossime elezioni.
  
Germania, contestazioni alla cerimonia per l’Unità: Merkel chiede rispetto
Berlino, 4 ott 10:58 - (Agenzia Nova) - Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha richiamato il paese, nel giorno dell'Unità tedesca, al reciproco rispetto e al dialogo. “Ventisei anni dopo la riunificazione, il giorno dell'Unità, per la stragrande maggioranza dei tedeschi, è ancora un giorno di gioia e di gratitudine”, ha detto Merkel a Dresda. Le sfide affrontate dal paese, prima tra tutte quella dei massicci flussi di profughi e migranti, ha però minato in parte la coesione sociale, ha ammesso il Cancelliere: "Io personalmente spero che possiamo risolvere questi problemi insieme, nel rispetto reciproco, nell'accettazione delle opinioni politiche molto diverse e che troviamo buone soluzioni", ha commentato. Assieme al Presidente Gauck ed altri ospiti Merkel è stata accolta da centinaia di manifestanti, principalmente del movimento Pegida, con fischi e contestazioni. Il Presidente del Bundestag, Norbert Lammert, ha sollecitato al cosmopolitismo e alla diversificazione della Germania, richiamando poi ai “diritti minimi di civiltà” nel dibattito politico e sociale, invitando al rispetto, alla tolleranza e alla libertà di espressione e religiosa. Tuttavia i manifestanti hanno reagito con sonore contestazioni. Parole di rincrescimento per quanto accaduto sono state espresse dal presidente della Regione, Stanislaw Tillich: “Mi vergogno per quanto stiamo vivendo e per le parole di odio e violenza”, ha detto nel suo discorso presso la Semper Opera. Dopo la riunificazione occorre lavorare sul recupero di parità fra le due Germanie ha proseguito. La cerimonia si è svolta sotto la supervisione di 2.600 funzionari di polizia. Merkel ha incontrato la famiglia dell’Imam la cui moschea è stata oggetto di un attentato la settimana scorsa. Le dimostrazioni sono state organizzate da movimenti di estrema destra così come da quelli di estrema sinistra. In particolare, quella presso il Neumarkt non era autorizzata, secondo la polizia che, tuttavia, l’ha tollerata perché non costituiva un pericolo per la sicurezza.
  
Francia, braccio di ferro tra governo e sindaco di Calais sul muro "anti-migranti"
Parigi, 4 ott 10:58 - (Agenzia Nova) - Braccio di ferro in Francia tra il Comune di Calais ed il governo, a botte di ordinanze e contro-ordinanze, intorno alla costruzione del "muro anti-intrusione" finanziato dal governo britannico con 2,7 milioni di euro e progettato per impedire ai migranti, accampati a migliaia attorno alla città portuale in attesa di trovare un modo qualsiasi di attraversare illegalmente il Canale della Manica, di intrufolarsi sui traghetti o sui treni diretti in Gran Bretagna. Lo scontro è riferito oggi martedì 4 ottobre da tutti i maggiori quotidiani francesi, tra cui "Le Figaro". Lunga diversi chilometri, alta quattro metri e dotata di sofisticate apparecchiature di sorveglianza, la barriera è un rafforzamento delle recinzioni già esistenti che sono state vissute negli ultimi anni come una "ferita" al loro territorio da parte della popolazione di Calais, che ha sempre rivendicato invece una decisa azione dello Stato per smantellare la "giungla", le enormi bidonville che assediano la loro città, e per trasferire altrove i circa 10 mia tra profughi e migranti che vi sono accampati in condizioni igieniche spaventose. Ora che il governo sembra muoversi proprio in questa direzione, con la promessa fatta il 2 settembre scorso dal ministro dell'Interno Bernard Cazeneuve che la "giungla" sarà smantellata entro l'inizio dell'inverno e che i suoi occupanti saranno sparpagliati in decine di centri di accoglienza in corso di allestimento in tutta la Francia, la sindaca di Calais Natacha Bouchart, del partito di destra I repubblicani (LR, ex Ump), ritiene che il muro anti-migranti "non abbia più ragione di essere": e così ieri lunedì 3 ottobre ha emesso un'ordinanza per interromperne i lavori di costruzione. All'ordinanza della sindaca ha immediatamente replicato nella tarda serata di ieri il prefetto governativo, emettendo a sua volta un'ordinanza che annulla quella municipale. Difficile prevedere come andrà a finire; soprattutto perchè, come ricorda il "Figaro", le vicende legate alla "giungla" di Calais sono diventate nel tempo materia di scontro politico, e non solo a livello locale in occasione delle elezioni regionali del dicembre 2015 vinte dal candidato LR sul quale sono confluiti anche i voti della sinistra per impedire la vittoria della leader del Front national (Fn) Marine Le Pen: ormai in piena campagna in vista delle elezioni presidenziali della primavera 2017, non c'è dubbio che i riflettori resteranno puntati su Calais. Del resto, ricorda sempre il "Figaro", la sindaca Natacha Bouchart è apertamente schierata a favore dell'ex presidente Nicolas Sarkozy, attuale leader LR, che corre alle primarie del centro-destra: e le questioni legate all'immigrazione ed all'ordine pubblico sono al centro della sua campagna, nel tentativo di sottrarre temi e terreno al Fn.
  
Francia, ecco come il governo vuole salvare la fabbrica Alstom di Belfort
Parigi, 4 ott 10:58 - (Agenzia Nova) - Dopo aver rinviato più volte la scadenza, il governo francese finalmente oggi martedì 4 ottobre svelerà il suo piano per impedire la soppressione di 400 dei 480 posti di lavoro della fabbrica di Belfort del gruppo Alstom, specializzato nella costruzione di motrici per treni. I rappresentanti dei sindacati dei lavoratori sono stati invitati a partecipare ad una "riunione di lavoro" programmata per le 10 di stamattina alla Prefettura di Belfort accanto al presidente esecutivo di Alstom, Henri Poupart-Lafarge, al sottosegretario all'Industria, Christophe Sirugue, ed ai consiglieri municipali e dipartimentali locali. L'obbiettivo è di reperire nuove commesse per una fabbrica che ha visto drammaticamente ridurre il proprio carnet di ordini, tanto da spingere la direzione di Alstom a decidere di cessarne quasi completamente la produzione, a favore del sito di Reichshoffen. Nello scorso fine settimana lo stesso primo ministro Manuel Valls non aveva avuto timore di affermare che "martedì salveremo la fabbrica di Belfort"; ora, secondo le informazioni raccolte da varie fonti e riassunte dal quotidiano economico "Les Echos", sembra che lo Stato sia pronto a fare un passo assolutamente inedito: secondo una fonte sindacale, acquisterà in proprio 15-16 convogli Tgv che per il momento potrebbero circolare su linee intercity che non sono ad alta velocità come la Marsiglia-Bordeaux e in futuro potrebbero essere dirottati alla Tav Bordeaux-Tolosa. Molto probabilmente poi, scrive "Les Echos", al salvataggio di Belfort dovranno partecipare anche le Ferrovie statali francesi (Sncf): il sottosegretario ai Trasporti Alain Vidalies, ha già evocato il possibile acquisto di 6 convogli destinati alla futura linea Tav Parigi-Lione-Torino-Milano. Invine, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa "Reuters" citata da "Les Echos", il sito potrebbe essere parzialmente riconvertito a produzioni più fruttuose: da un lato infatti potrebbe diventare un centro europeo di manutenzione di materiale rotabile. Dall'altro potrebbe dare il via alla costruzione di tram e bus elettrici, sulla base di un sistema brevettato di ricarica statica al suolo presentata all'ultimo Salone internazionale di Milano del trasporto pubblico: una soluzione in tal senso è stata citata dallo stesso premier Valls.
  
Regno Unito, Hammond prevede turbolenze durante la preparazione della Brexit
Londra, 4 ott 10:58 - (Agenzia Nova) - Il cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito, Philip Hammond, nel suo intervento al congresso annuale del Partito conservatore, a Birmingham, in evidenza sul "Financial Times", ha annunciato almeno due anni di "turbolenza" economica e un periodo di "incertezza fiscale" in concomitanza con la preparazione per l'uscita dall'Unione Europea nel 2019. Dopo le sue parole la sterlina è scesa al livello più basso da tre mesi rispetto al dollaro e si è avvicinata al minimo trentennale; la svendita iniziata con l'annuncio della premier, Theresa May, sull'invocazione entro marzo dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, ha avuto un'accelerazione. Il ministro, che si è definito un "conservatore pragmatico", è apparso il principale difensore all'interno del governo del più ampio accesso possibile al mercato unico: "Il popolo britannico non ha votato il 23 giugno per diventare più povero o meno sicuro", ha spiegato. Hammond, inoltre, ha archiviato il piano del suo predecessore, George Osborne, per arrivare all'avanzo di bilancio nel 2020 e promesso un aumento della spesa nell'edilizia e nelle infrastrutture, per ammorbidire l'impatto dello shock da Brexit, segnalando una svolta rispetto all'era dell'austerità dell'esecutivo Cameron. Bisognerà aspettare, però, fino alla Dichiarazione d'autunno, a novembre, per i dettagli. Per ora il titolare delle finanze ha respinto l'ipotesi di un piano di investimenti pubblici su larga scala, come quello proposto dal Labour, e ha accennato invece a un meccanismo di valutazione di progetti infrastrutturali "mirati e di alto valore". I leader d'impresa temono, tuttavia, che nel governo prevalga la linea della Brexit "dura". May ha ribadito di volere qualcosa di unico: i benefici del mercato unico e la sovranità sull'immigrazione, inconciliabili secondo la diplomazia europea. Londra potrebbe quindi dover negoziare gli scambi con l'Ue settore per settore e le compagnie britanniche dipenderebbero da intese più complesse e meno certe per continuare a operare nel mercato unico. Accesso e partecipazione al mercato unico non sono sinonimi, così come c'è una grande differenza tra l'appartenenza e gli "accordi di equivalenza". Il tema dei lavoratori comunitari riguarda soprattutto i servizi finanziari: nella City su 360 mila addetti, quasi l'undici per cento proviene da qualche altro paese dell'Ue.
  
Regno Unito, il governo punta a mettere fine alla dipendenza della sanità dai medici stranieri
Londra, 4 ott 10:58 - (Agenzia Nova) - È atteso per oggi al congresso annuale del Partito conservatore del Regno Unito, in corso a Birmingham, il discorso del segretario alla Sanità, Jeremy Hunt. Il ministro, anticipa il quotidiano britannico "The Guardian", si impegnerà a rendere il servizio sanitario nazionale "autosufficiente" per quanto riguarda il personale medico, in vista dell'uscita dall'Unione Europea. Saranno proposte misure finalizzate a ridurre la dipendenza dai medici stranieri, ad esempio 1.500 posti all'anno in più nelle scuole di specializzazione, con un costo di circa cento milioni di sterline entro il 2021 per il ministero, che finanzia la formazione specialistica negli ospedali; per evitare l'esodo dei professionisti formatisi in Gran Bretagna, inoltre, ai tirocinanti potrebbe essere imposto di lavorare nel servizio sanitario nazionale per quattro anni prima di accettare posti all'estero. L'obiettivo dell'autosufficienza dovrebbe essere raggiunto nel 2025. L'esponente del governo dirà: "Vogliamo che i cittadini comunitari che sono già qui possano restare dopo la Brexit". Ma aggiungerà: "È giusto importare dottori da paesi più poveri che ne hanno bisogno allontanando brillanti laureati nazionali che vogliono disperatamente studiare medicina?". Secondo i dati del General Medical Council, 30.472 medici della sanità pubblica provengono dall'Ue e da altri paesi dello Spazio economico europeo e 71.139 si sono formati all'estero. Per la British Medical Association l'intervento di Hunt suonerà come un'ammissione che l'organico è sottodimensionato, come da tempo la categoria denuncia.
  
Siria, gli Usa interrompono il dialogo con la Russia
Washington, 4 ott 10:58 - (Agenzia Nova) - Il quadro della crisi siriana ha subito un grave e improvviso deterioramento ieri, quando gli Stati Uniti hanno annunciato la sospensione dei contatti diplomatici con la Russia, mentre Mosca ha interrotto la cooperazione nell'ambito di un programma congiunto per lo smaltimento di plutonio "weapons-grade". La mossa degli Stati Uniti concretizza la minaccia formulata la scorsa settimana del segretario di Stato Usa, John Kerry, dopo i rinnovati attacchi russi e Siriani sulla parte orientale della città siriana di Aleppo, controllata da ribelli e jihadisti. Washington ha accusato al Russia di non aver tenuto fede all'accordo del mese scorso per la sospensione delle ostilità nel paese, così da consentire la consegna di aiuti umanitari alle città assediate dal regime di Damasco. "Non è una decisione assunta alla leggera", ha dichiarato il portavoce del dipartimento di Stato, John Kirby. "Sfortunatamente, la Russia non ha tenuto fede ai suoi impegni (...) e si è dimostrata non disposta o incapace di garantire l'adesione del regime siriano all'accordo. La Russia e il regime siriano hanno scelto una soluzione militare incompatibile con la cessazione delle ostilità, come dimostrato dagli attacchi intensificati contro aree civili, il bersagliamento di infrastrutture critiche come gli ospedali e il blocco degli aiuti umanitari destinati ai civili, come dimostra l 'attacco del 19 settembre scorso a un convoglio umanitario", ha denunciato il portavoce. Poche ore prima, il presidente russo Vladimir Putin aveva sospeso l'accordo con gli Usa sullo smaltimento del plutonio arricchito citando le "azioni ostili" degli Stati Uniti e il mancato rispetto ,da parte di questi ultimi, degli obblighi previsti dall'accordo siglato nel 2000 ed ampliato nel 200 e nel 2010. L'accordo vincolava entrambi i paesi a smaltire 34 tonnellate metriche di plutonio "weapons-grade", abbastanza da armare 17 mila testate atomiche. Washington ha annunciato il ritiro del personale inviato in Siria per un centro russo-statunietnse per la gestione dell'intelligence e il coordinamento militare che sarebbe dovuto sorgere nel paese nel caso il cessate il fuoco avesse retto. La decisione del governo Usa - sottolinea il "Wall Street Journal" - costringerà il presidente Usa Barack Obama, che sinora si è sempre opposto a un intervento militare diretto degli Stati Uniti in Siria, a "prendere in considerazione altre opzioni".
  
Presidenziali Usa, questioni etiche di nuovo al centro della campagna con il dibattito tra i candidati alla vicepresidenza
New York, 4 ott 10:58 - (Agenzia Nova) - La campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti, che vede opporsi il repubblicano Donald Trump alla democratica Hillary Clinton, ha registrato sinora l'assenza quasi completa di uno scontro sul piano delle questioni etico-morali, che pure per decenni hanno costituito il fulcro dell'identità politica dei due schieramenti e dei rispettivi elettorati. La campagna non ha praticamente toccato tematiche come l'aborto e i diritti gay, che pure costituiscono questioni fondamentali per milioni di elettori statunitensi. "E' più un fatto legato ai singoli candidati, che al paese in sé. Non credo che l'America sia secolare quanto questa campagna lascia supporre", afferma Russell Moore, rappresentante della Southern Baptist Convention. Le parole di Moore potrebbero trovare conferma già questa sera, quando i due candidati alla vicepresidenza Usa, il senatore democratico Tim Kaine della Virginia e il governatore repubblicano Mike Pence dell'Indiana, si affronteranno nel loro primo dibattito pubblico. Entrambi i candidati sono credenti, scrive il "New York Times", ma incarnano diverse concezioni della Cristianità e del suo rapporto con la vita quotidiana: Pence, nato e cresciuto in una famiglia cattolica, si è poi convertito all'Evangelismo, e non ha mai fatto mistero di come le sue convinzioni religiose e culturali abbiano informato la sua attività politica: durante la sua carriera al Congresso, è stato uno dei nemici più strenui dell'aborto e dei matrimoni omosessuali, e da governatore dell'Indiana è stato al centro di un vortice di polemiche per aver firmato un provvedimento sulla libertà religiosa che consentiva agli esercizi commerciali di negare i loro servizi a gay, lesbiche e transessuali. Kaine, che come Pence ha origini irlandesi ed è cresciuto in una famiglia cattolica, è stato segnato da giovane dalla sua esperienza in Honduras, come missionario per i Gesuiti. E' stato allora, scrive il "New York Times", che il Democratico ha abbracciato una "teologia della liberazione basata sulla giustizia sociale", facendone la forza propulsiva della sua carriera politica. All'inizio, la sua fede lo ha posto in contrasto con alcuni elementi del Partito democratico sul fronte delle questioni etiche e sociali. Da allora Kaine ha moderato questi aspetti pur cruciali della sua identità politica per adattarsi alla linea di Hillary Clinton, ma non ha mai smentito l'importanza della fede nella sua carriera istituzionale. Il compito di entrambi sarà di convincere l'elettorato religioso che, a partire dagli Evangelici conservatori, sembra parimenti insoddisfatto di entrambi i candidati alla Casa Bianca.
  
Colombia, le zone urbane e l'elite agraria hanno guidato il trionfo del "no" al referendum sull'accordo di pace
Madrid, 4 ott 10:58 - (Agenzia Nova) - Più della metà dei dipartimenti in Colombia ha votato "sì" agli accordi di pace tra governo e Forze armate rivoluzionarie (Farc) nel referendum di domenica scorso: in totale, 19 su 32. Non è stato sufficiente: il voto contrario di Antioquia, Santander, Norte de Santander e Cundinamarca è bastato a costringere il paese a tornare al tavolo dei negoziati. Degli oltre sei milioni di elettori che hanno detto "no" agli accordi di pace, queste regioni hanno contribuito con più di due milioni. "Le aree urbane sono state decisive per l'esito del voto", ha spiegato Ariel Avila, analista politico della Fondazione Pace e Riconciliazione. "La classe bassa che trascorre 18 ore di lavoro al giorno e quasi non ha avuto il tempo di informarsi, quella medio-bassa e la classe ricca agraria hanno detto no", ha aggiunto Avila. I latifondisti colombiani hanno diffuso il messaggio che con il presunto arrivo del socialismo in Colombia la "proprietà privata è in pericolo". La campagna per il "no", basata sulla paura che il paese si stia dirigendo verso ciò che gli oppositori chiamano "castrochavismo venezuelano" è riuscita quindi a convincere gli elettori. In buona parte della popolazione è diffusa inoltre la convinzione che Rodrigo Londono, alias Timoshenko, il leader delle Farc, sia "un uomo potente e diventerà presidente nel 2018". Non hanno infine aiutato la bassa popolarità del presidente Juan Manuel Santos e la cattiva immagine dei guerriglieri dopo mezzo secolo di guerra. Adesso, ha aggiunto Avila, il governo di Bogotà si trova a dover scegliere tra quattro opzioni che consentirebbero al paese di uscire dal limbo politico e giuridico. Un "patto nazionale" sarebbe la soluzione più semplice e consisterebbe nel modificare solo "alcuni piccoli aspetti" dell'accordo, ha sottolineato l'analista. Questa opzione consentirebbe di evitare una seconda consultazione pubblica attraverso un referendum. L'attuazione degli accordi potrebbe avvenire anche nel quadro di una Assemblea costituente chiamata a modificare la Costituzione. "Si tratta di una soluzione che le Farc hanno storicamente proposto", ha spiegato Avila. La terza possibilità è che il parlamento colombiano decide di "salvare" gli accordi dell'Avana, dal momento che una sentenza della Corte Costituzionale lascia la porta aperta a questa soluzione. Tuttavia, secondo Avila questa decisione verrebbe avvertita come "illegittima", dal momento che alle urne ha vinto il "no" all'accordo. L'ultima opzione è avviare nuovi negoziati, il che vorrebbe dire ricominciare tutto da capo e quindi prolungare di altre tre o quattro anni il difficile processo di pace. Il governo e le Farc hanno avviato nel 2012 all'Avana le trattative che hanno portato all'accordo respinto domenica scorsa dai cittadini.
  
Argentina, ministro Malcorra: essere eletta alla guida dell'Onu darebbe al paese "un posto nel mondo"
Buenos Aires, 4 ott 10:58 - (Agenzia Nova) - Il ministro degli Esteri argentino, Susana Malcorra, ieri ha promosso la sua candidatura a segretario generale delle Nazioni Unite (Onu) al termine del mandato di Ban Ki-moon. In un'intervista televisiva, il capo della diplomazia argentina ha infatti affermato che alla guida dell'Onu l'Argentina avrebbe "un posto nel mondo". Malcorra ha poi commentato i risultati del referendum di domenica scorsa in Colombia, che ha visto la vittoria del"no" all'accordo di pace firmato tra il governo di Bogotà e il gruppo di guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie colombiane (Farc), chiedendo di evitare di "farne un dramma". In questo senso, il ministro ha ammesso di avere un atteggiamento "politicamente scorretto" dichiarando: "Non credo nei plebisciti", perché "le consultazioni vincolanti sono pericolose"; Malcorra ha citato a questo proposito proprio il referendum in Colombia, così come quello nel Regno Unito, dove lo scorso 23 giugno i cittadini hanno scelto di uscire dall'Unione Europea. Malcorra si è poi pronunciata in merito alle relazioni dell'Argentina con il Brasile, dal momento che ieri il presidente Mauricio Macri ha incontrato l'omologo brasiliano Michel Temer: "Brasile e Argentina sono partner insostituibili: al di là delle ideologie, ciò che conta è la geografia e il fatto che il 40 per cento del commercio del paese sia con il Brasile. Le nostre economie sono più integrate di quanto pensiamo", ha affermato. La diplomatica ha affrontato anche la questione dei negoziati commerciali tra il Mercosur, di cui fa parte l'Argentina, e l'Europa, che protegge con forza il suo settore agricolo, e ha minimizzato l'interferenza della situazione venezuelana nella negoziazione di tali accordi commerciali: "Il motore è stato messo in funzione e le cose hanno una vita propria (...) La situazione in Venezuela non avrà alcun impatto sui negoziati. Piuttosto, ci sono alcuni fattori di natura politica in Europa che sono pericolosi per l'avanzamento dell'accordo con il Mercosur - ha affermato Malcorra - Non dimentichiamo che Bruxelles è in trattative per un accordo con gli Stati Uniti", cioè il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico (Ttip). "L'Argentina sta cercando di inserirsi nel panorama internazionale, ma deve riconoscere la complessità del mondo di oggi", ha sostenuto il ministro.