Rubrica
03.10.2016 - 11:12
   
Deutsche Bank aiutò Mps a celare le perdite
New York, 3 ott 11:12 - (Agenzia Nova) - Deutsche Bank Ag progettò un derivato per Banca Monte dei Paschi (MpS) di Siena SpA, al picco della crisi finanziaria del 2008, per nasconderne le perdite prima che quest'ultima chiedesse l'aiuto dei contribuenti. E' quanto emerge da un documento di oltre 70 pagine ottenuto da "Bloomberg News", che contiene i dettagli del Progetto Santorini: una transazione da 1,5 miliardi di euro tra l'istituto di credito italiano e la banca tedesca, che tramite il prestito consentì all'istituto senese di celare perdite per 367 milioni di euro originati da un altro contratto derivato, sottoscritto sempre con Deutsche Bank. Un'operazione che non si spiega se non con intendi di natura illecita, sostiene Frank Partnoy, professore di diritto e finanza della University of San Diego, che ha progettato derivati per Morgan Stanley ed ha a sua volta consultato il documento. "Non posso comprendere come una qualunque istituzione finanziaria potrebbe mai intraprendere una transazione simile mossa da obiettivi leciti. Cose simile non dovrebbero mai essere fatte", afferma il docente. MpS ha reagito alle rivelazioni di "Bloomberg" annunciando una "approfondita" indagine interna dei contratti derivati sottoscritti nel corso degli anni, così da determinarne gli effetti sui bilanci e i possibili impatti futuri, dopo anni dallo scoppio dello scandalo che ha coinvolto la banca; quest'ultima sottolinea però "Bloomberg", non ha reso nota l'identità dei soggetti coinvolti nelle transazioni "incriminate". "Ogni potenziale azione verrà condotta nella più totale trasparenza nei confronti del mercato e delle autorità regolatrici", ha tenuto ad assicurare Mps. Il documento consultato da "Bloomberg", scrive l'agenzia Usa, è la prova di come le banche ricorrano a metodi di dubbia liceità "per celare la vera natura di prodotti finanziari opachi, che a distanza di anni generano perdite per le aziende e i contribuenti". Mps non ha mai svelato nei suoi documenti contabili gli effetti dell'operazione condotta nel dicembre 2008. Kathryn Hanes, portavoce di Deutsche bank a Londra, ha scritto in una e-mail a "Bloomberg" che "la transazione era stata sottoposta ai nostri rigorosi processi di approvazione interna, ed aveva anche ricevuto la necessaria approvazione da parte del cliente, che si era avvalso di consulenze indipendenti". Mps è attualmente oggetto di indagini da parte della Giustizia italiana e della Guardia di Finanza, con l'accusa di manipolazione del mercato e ostacolo alle attività delle autorità regolatrici. Fonti italiane vicine alle indagini non hanno voluto precisare se le transazioni oggetto del documento consultato da "Bloomberg" figurino tra gli atti delle indagini. Sabato, però, Deutsche Bank, un suo dipendente e cinque suoi ex dirigenti sono stati posti sotto indagine dalla procura di Milano, assieme ad altri sette ex dirigenti di Nomura Holdings Inc. e della stessa Mps, con l'accusa d'aver falsificato i bilanci della banca senese e di aver manipolato il mercato. Tra gli indagati figurano Michele Faissola, all'epoca responsabile dei tassi globali, e Ivor Dunbar, ex capo del capo del Global capital markets. All'epoca dei fatti, entrambi erano nel novero dei più stretti collaboratori dell'allora co-ad di Deutsche Bank, Anshu Jain.
  
La solidità delle bache italiane alla prova dei mercati
Parigi, 3 ott 11:12 - (Agenzia Nova) - In Italia c'è una vena di sottile soddisfazione che accompagna le inquietudini suscitate dalle difficoltà di Deutsche Bank, una sorta di rivincita da parte di un paese che troppo spesso e ingiustamente si sente additato in Europea come il "cattivo scolaro": lo scrive il quotidiano economico francese "Les Echos" in un articolo che descrive la situazione del sistema bancario italiano alla vigilia di una settimana cruciale per i mercati europei. L'analisi del corrispondente da Roma Olivier Tosseri ricorda però che nella prospettiva dell'Unione bancaria le disgrazie di un paese non fanno la felicità di un altro: l'Italia è cosciente che le sue banche rischiano di subire la speculazione dei mercati finanziari, ai quali peraltro nei prossimi mesi dovrà rivolgersi per risanare Monte dei Paschi di Siena e per una serie di aumenti di capitale. Operazioni che dovranno effettuarsi senza inciampi perché le rassicurazioni sulla solidità degli istituti di credito del paese, ripetute ad ogni pié sospinto dal presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi e dal suo ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, da semplici auspici diventino realtà. Eppure, scrive "Les Echos", i giusti passi intrapresi dal governo per favorire il risanamento ed il consolidamento di un settore bancario ancora troppo frammentato non saranno sufficienti in assenza di una solida ripresa dell'economia italiana: per ora invece, sottolinea Tosseri, le prospettive appaiono piuttosto misere.
  
Germania, la missione di Gabriel: recuperare terreno a Teheran
Berlino, 3 ott 11:12 - (Agenzia Nova) - Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti all'Iran hanno gradualmente riorientato quel paese verso il mercato cinese, ma da due mesi a questa parte, dopo la finde del regime sanzionatori, le relazioni tra Berlino e Teheran sono riprese e presentano ottime prospettive di sviluppo. Per questa ragione il ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, si è recato in visita in Iran nel fine settimana. Nel 2008, prima delle sanzioni, le esportazioni tedesche verso l’Iran ammontavano a 4 miliardi di euro, mentre nel 2015 si erano ridotte ad appena 2 miliardi. Nelle intenzioni di Berlino, il volume degli scambi bilaterali è destinato ad aumentare a circa 10 miliardi per un totale di circa 80 milioni di potenziali clienti. Il Governo di Teheran ha ordinato centinaia di nuovi aeromobili e vuole modernizzare le banche, nonché convertire la produzione di energia nazionale. Gabriel si è recato nel paese accompagnato dai rappresentanti della Confindustria tedesca, delle società di energia e delle società di servizi. Il Vice cancelliere parlerà con i ministri delle Finanze, dell'Economia e dell'Energia in merito alle opportunità di cooperazione, e punterà a sottoscrivere i primi contratti specifici. Tuttavia rimangono i problemi inerenti le gravi violazioni dei diritti umani da parte dell'Iran, il rifiuto del diritto ad esistere di Israele e la massiccia partecipazione iraniana alla guerra siriana al fianco del presidente Bashar al Assad: tutte questioni che, almeno per il momento, impediscono un faccia faccia diretto tra i leader dei due paesi. La portavoce del Governo tedesco, Ulrike Demmer, ha sottolineato che il viaggio del Ministro - peraltro molto criticato a Berlino anche per la recente visita al presidente russo Vladimir Putin - è stato concordato con il cancelliere Angela Merkel.
  
Germania, fa discutere lo sviluppo di un nuovo software "trojan" da parte dell'Ufficio federale per la sicurezza
Berlino, 3 ott 11:12 - (Agenzia Nova) - L'Ufficio federale per la sicurezza della polizia criminale tedesca (Bka) vuole espandere l'uso di software statali “trojan” su dispositivi mobili come smartphone e tablet. Questo è quanto risulta da documenti del Bundestag venuti in possesso della "Sueddeutsche Zeitung", secondo cui l'agenzia ha sviluppato un nuovo software per violare e sorvegliare apparecchi di telefonia mobile. Il nuovo software di sorveglianza può essere installato silenziosamente sui telefoni cellulari dei sospetti, permettendo poi di registrare tutte i dati di cui si vuole tenere traccia. Il Bka ha creato la terza versione di questo software per smartphone, denominata Tku, per il monitoraggio delle telecomunicazioni. Le prime due erano state sviluppate per il controllo di computer portatili e fissi. Nel 2008 la Corte Suprema aveva proibito l’uso di software trojan e la registrazione di screenshot dei pc soggetti a sorveglianza. Ancora oggi l’uso di questi strumenti di intrusione e sorveglianza da parte delle autorità pubbliche è oggetto di discussione e polemiche. Peter Frank, procuratore federale a Karlsruhe, ha dichiarato che la Corte ha “imposto chiari limiti” all'impiego di questi strumenti. La Corte ha stabilito che è consentito al Bka l’uso di trojan, ma con forti restrizioni. Alcuni funzionari di polizia ritengono che l’uso di tali software sia in taluni casi inevitabile: la crittografia è notevolmente migliorata attraverso alcuni algoritmi, rendendo assai difficile anche il monitoraggio di applicazioni di messaggistica come Messenger e WhatsApp. Il costo preventivato per questo tipo di software si aggira sui 50 milioni di euro.
  
Francia, Arnaud Montebourg si lancia nelle primarie del Ps
Parigi, 3 ott 11:12 - (Agenzia Nova) - Come già nel 2011, il Partito socialista (Ps) francese passerà dalla casella delle primarie per decidere chi sarà il suo portabandiera alle elezioni presidenziali della primavera del 2017: lo riferisce il quotidiano "Le Figaro", spiegando che il Consiglio nazionale del Ps riunito ieri domenica 2 ottobre alla Mutualité di Parigi ha approvato all'unanimità le regole dello scrutinio. Innanzitutto le date: il primo turno si terrà il 22 gennaio prossimo; poi il 29 si affronteranno i due finalisti. Il voto sarà organizzato dal Ps assieme agli alleati riuniti nella Bella Alleanza popolare che raggruppa anche alcune formazioni minori radicali, ecologiste e di centro-sinistra. A disposizione degli elettori ci saranno "almeno 8 mila" seggi; l'organizzazione dell'evento sarà a cura di una "Alta autorità delle primarie cittadine" che sarà insediata il 5 ottobre. La campagna elettorale, per la quale il Ps ha messo a disposizione fondi e strutture, inizierà ufficialmente il 17 dicembre prossimo; i candidati dovranno dichiararsi ufficialmente tra il 1° ed il 15 dicembre. Al momento hanno già fatto sapere di volersi candidare Marie-Noëlle Lienemann e Benoît Hamon della sinistra socialista, l'ecologista François de Rugy ed il leader del partito Fronte democratico (centro-sinistra), Jean-Luc Bennahmias. E mentre il presidente Francois Hollande non ha ancora annunciato ufficialmente la sua candidatura, che tuttavia è data per certa dai suoi fedelissimi, ieri sera ha sciolto la riserva un altro esponente della sinistra socialista: l'ex ministro dell'Economia Arnaud Montebourg, estromesso dal governo nell'estate del 2014 sull'altare della svolta "socialdemocratica" di Hollande. Lo ha annunciato lui stesso nel corso di una trasmissione televisiva in "prime time" sulla rete "Tf1", forte di un sondaggio che lo proietta già oltre il primo turno delle primarie socialiste e che addirittura lo vedrebbe vincitore al secondo turno contro Hollande. Tuttavia perché i favorevoli auspici del sondaggio si traducano in un voto a favore di Montebourg, secondo il "Figaro" è necessario innanzitutto che gli elettori socialisti che effettivamente si recheranno alle urne delle primarie siano abbondantemente aldisotto della barra dei 2 milioni: che invece è l'obbiettivo auspicata dalla leadership del Ps. Soprattutto però sarebbe necessario che l'ala sinistra del partito si unisca dietro un unico candidato, Montebourg appunto: ma questo, scrive il "Figaro", per il momento resta solo un sogno.
  
Regno Unito, May imposta il corso della Brexit verso l'uscita dal mercato unico
Londra, 3 ott 11:12 - (Agenzia Nova) - Theresa May, premier del Regno Unito, riferisce il "Financial Times", nel suo primo importante discorso sulla Brexit, ha dichiarato che il paese tornerà a essere "pienamente indipendente e sovrano", lasciando intendere di essere pronta a un taglio netto col mercato unito europeo. Nel discorso d'apertura del congresso del suo Partito conservatore, a Birmingham, ha insistito sul recupero del controllo dell'immigrazione e sul rifiuto della giurisdizione della Corte europea di giustizia. Benché il suo team neghi che abbia già preso la decisione di lasciare il mercato unico, questo ha come pilastri la libera circolazione dei lavoratori e la supervisione di un tribunale unico. May ha detto di volere per le compagnie britanniche "la massima libertà di scambiare e operare nel mercato unico", ma non in cambio del controllo dell'immigrazione e dell'accettazione della giurisdizione della Corte di Lussemburgo. Ha annunciato, inoltre, che la clausola di uscita dall'Unione Europea, l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, sarà invocata entro marzo 2017. Da quel momento partiranno due anni per i negoziati, anche se Downing Street spera ancora che possano essere preceduti da trattative informali, ipotesi esclusa, invece, da Bruxelles, che ha però apprezzato il chiarimento sulla tempistica. Dall'opposizione politica e dalla comunità d'impresa britanniche si sono levate critiche per la svolta del governo verso una Brexit "dura", che, secondo il leader liberaldemocratico, Tim Farron, sarebbe disastrosa per l'economia e l'occupazione. May ha annunciato anche che sarà avviata l'abrogazione dell'European Communities Act, la legge del 1972 che attribuisce al diritto comunitario effetto diretto in Gran Bretagna, aggiungendo, tuttavia, che tutte le leggi esistenti saranno trasposte in norme nazionali. Ha promesso che darà certezze alle imprese e che le tutele dei lavoratori non saranno indebolite. La premier ha respinto come una "falsa dicotomia", diffusa da chi non ha ancora accettato il risultato del referendum, quella tra Brexit "dura" e "morbida": il processo riguarderà la negoziazione del ritorno alla sovranità. May, infine, ha escluso veti da parte delle nazioni costitutive e ribadito il rifiuto a un voto parlamentare sull'attivazione dell'articolo 50.
  
Regno Unito, per la Brexit saranno cruciali i dettagli
Londra, 3 ott 11:12 - (Agenzia Nova) - I quotidiani britannici commentano, con editoriali non firmati attribuibili alle direzioni, il discorso sulla Brexit pronunciato dalla premier del Regno Unito, Theresa May, al congresso del suo Partito conservatore. Il "Financial Times" apprezza il chiarimento sui tempi dell'invocazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, perché l'economia ha bisogno di certezze e il processo non può trascinarsi in modo indefinito. Tuttavia, ritiene ancora generica l'indicazione sull'approdo e che siano ancora aperte significative questioni sull'impatto economico: c'è, sì, un chiaro segnale sul "taglio netto", ossia sull'uscita dal mercato unico, ma era piuttosto scontato perché, dopo il risultato del referendum di giugno, sarebbe politicamente insostenibile una soluzione che accettasse la libertà di circolazione delle persone. Anche per "The Guardian" l'obiettivo non è ancora ben definito e i dettagli saranno cruciali: May vuole una relazione vantaggiosa col mercato unico senza farne parte; non sarà facile ottenerla, come non sarà facile arrivare a una posizione che unisca tutto il Partito conservatore. La priorità, comunque, è emersa: il controllo delle frontiere e dell'immigrazione. Per "The Times", a cento giorni dal referendum, May ha finalmente detto qualcosa su quello che succederà dopo; l'attesa, comunque, è stata saggia e la premier ha dimostrato di essere consapevole della complessità amministrativa della Brexit. Fissando al 2019 l'uscita dall'Unione Europea, si è data un margine di manovra realistico per i negoziati sul commercio e il controllo delle frontiere; deve chiarire, però, quali saranno le concessioni: non basta augurarsi che gli interlocutori siano disponibili al compromesso. Per "The Independent" le parole della leader di Downing Street non dissipano le preoccupazioni, anche a causa delle divisioni interne ai Tory: i cittadini hanno bisogno di sapere con esattezza a quale Brexit andranno incontro. "The Telegraph" applaude l'annuncio dell'abrogazione dell'European Communities Act: la Brexit sarà essenzialmente un ritorno alla sovranità nazionale, anche se la maggior parte delle regole dell'Ue resterà in vigore. Bocciatura, infine, dal "Mirror", per il quale non c'è ancora un piano per il futuro del paese.
  
Spagna, Pedro Sanchez si dimette da segretario generale del Psoe
Madrid, 3 ott 11:12 - (Agenzia Nova) - Pedro Sanchez si è dimesso da segretario generale del Partito socialista spagnolo (Psoe), due anni e tre mesi dopo essere stato eletto dai militanti. Dopo una giornata convulsa, sabato sera Sanchez ha accettato la sconfitta nella votazione del comitato federale che, per alzata di mano, ha deciso di non accettare la proposta del segretario di tenere le primarie del partito entro la fine del mese. Sanchez è stato sconfitto con 132 voti contrari e 107 a favore. Un minuto dopo ha annunciato le sue dimissioni. Ora il Psoe passerà sotto la guida di un comitato di gestione provvisorio fino al prossimo congresso. Prima del congresso, però, il partito dovrà decidere se facilitare o meno l'investitura del premier uscente Mariano Rajoy (Partito popolare - Pp), un altro momento critico per il partito. Javier Fernandez, presidente delle Asturie, dirigerà il gruppo di gestione provvisorio. Dopo il turbolento fine settimana vissuto dal Psoe, il Pp ha scelto di valutare le prime mosse del comitato di gestione provvisorio socialista e di "non dare nulla per scontato" in merito alla possibilità che i parlamentari di quel partito agevolino con l'astensione l'investitura del governo di Rajoy. Il premier uscente continuerà a tendere la mano al Psoe e a Ciudadanos per stringere un patto d'investitura. L'ordine del leader del Pp di essere prudenti e non interferire negli affari interni di altri partiti resta vigente. Oggi Rajoy incontrerà il suo comitato direttivo per analizzare il complicato momento politico. I leader di Podemos e Sinistra Unita, che insieme formano la coalizione Unidos Podemos, hanno invece interpretato allo stesso modo le dimissioni di Sanchez: nel comitato federale socialista di sabato ha prevalso un "approccio più conservativo" e "più incline a consentire al premier uscente Rajoy di continuare a guidare il paese". Allo stesso tempo, la coalizione approfitta della crisi del Psoe per affermarsi come "unica vera alternativa" al Pp. Da parte sua, il partito emergente spagnolo Ciudadanos ha chiesto a Pp e Psoe di raggiungere un "accordo minimo" per la formazione di un governo nelle prossime quattro settimane, prima cioè che il parlamento venga sciolto e vengano convocate le terze elezioni generali in un anno. Inoltre, fonti del partito guidato da Albert Rivera hanno riferito che se entrambe le formazioni vogliono che Ciudadanos partecipi ai colloqui a tre per raggiungere una soluzione, sono "disposti a farlo".
   
Presidenziali Usa, Trump nella bufera dopo la pubblicazione di una sua vecchia dichiarazione dei redditi
New York, 3 ott 11:12 - (Agenzia Nova) - Una rivelazione del "New York Times" si è abbattuta come una bomba sulla campagna per le elezioni presidenziali Statunitensi, a pochi giorni dal cruciale voto anticipato in alcuni Stati dell'Unione. Il quotidiano ha ricevuto da fonti ancora ignote, e pubblicato in prima pagina, una parte della dichiarazione dei redditi del candidato repubblicano Donald Trump relativa all'anno 1995, quando il suo impero economico aveva totalizzato ingenti perdite. Stando ai documenti in questione, e a quanto elaborato dal "New York Times", quell'anno Trump dichiarò un rosso di ben 916 milioni di dollari, azzerando così i contributi fiscali dovuti allo Stato federale per quell'anno e, potenzialmente, per i 18 anni successivi. Per il candidato repubblicano si tratta di un doppio colpo: da un lato, le perdite riportate nella dichiarazione dei redditi danneggiano gravemente la sua immagine di imprenditore di successo, rivelando perdite ben superiori a quanto sinora ipotizzato e lasciato intendere dal diretto interessato, causate dallo sfascio nella gestione dei casinò di Altantic City; dall'altro - e ancor più grave - quelle perdite nominali potrebbero aver costituito in realtà uno stratagemma teso ad eludere il fisco statunitense negli anni successivi; quest'ultimo punto, però, resta ancora controverso, in quanto non è noto quali guadagni Trump abbia dichiarato dopo il 1995. la prima reazione del candidato repubblicano è stata di puntare l'indice contro il "New York Times" per aver pubblicato documenti riservati senza alcuna autorizzazione; si è trattato ovviamente di una difesa "formale", e non sostanziale; il danno politico al Repubblicano rischia però di essere assai sostanziale, e quasi immediato: in Ohio, uno degli Stati che saranno chiamati per primi alle urne, le rivelazioni sulle possibili manovre di elusione fiscale di Trump hanno causato cori di sdegno anche tra i suoi sostenitori. La campagna del Repubblicano, comunque, non è rimasta inerte, e sta tentando di correre ai ripari: nei prossimi giorni, Trump baserà la sua linea difensiva sul fatto di aver ottenuto la propria ricchezza tramite la propria personale iniziativa imprenditoriale, e punterà l'indice contro la sua avversaria Hillary Clinton e l'ex marito Bill, destinatari di svariati milioni di dollari in donazioni e versamenti da fonti spesso discutibili, a partire da diversi governi mediorientali.
   
La Colombia dice "no" all'accordo di pace tra governo e Farc
Madrid, 3 ott 11:12 - (Agenzia Nova) - La Colombia è stata chiamata ieri a scegliere se divenire un esempio per il mondo, ratificando con un referendum l'accordo di pace tra il suo governo e i combattenti delle Forze armate rivoluzionare della Colombia (Farc), oppure se bocciare tale accordo e compiere un salto nel vuoto. Inaspettatamente, ha vinto la seconda opzione. Il 50,2 per cento dei cittadini recatisi alle urne, riferisce la stampa spagnola e sudamericana, ha infatti deciso di votare contro l'accordo di pace firmato lunedì scorso, mentre il 49,7 per cento ha optato per il "sì". L'astensione di oltre il 60 per cento degli aventi diritto, la cattiva immagine dei guerriglieri e alcuni punti ancora poco chiari dell'accordo (tra cui il risarcimento alle vittime e la giustizia) sono stati decisivi per l'esito del voto, che nessun sondaggio è riuscito a prevedere. Adesso, la prima sfida è evitare che riprenda il conflitto armato, che ha insanguinato il paese per oltre 50 anni provocando otto milioni di vittime. Il presidente Juan Manuel Santos ha assicurato in un messaggio alla nazione che il cessate il fuoco bilaterale rimarrà in vigore nonostante l'esito del referendum: "Come presidente, mantengo intatta la mia capacità e il mio obbligo di tutelare l'ordine pubblico e di cercare la pace. Il cessate il fuoco rimane e rimarrà in vigore. Sono pronto ad ascoltare chi ha votato no e chi ha votato sì". Anche il leader della guerriglia, Rodrigo Londono alias Timoshenko, ha ribadito a Caracol Radio, dopo la diffusione dei primi risultati elettorali, che le Farc non torneranno alla guerra: "Le Farc mantengono il loro desiderio di pace e ribadiscono la volontà di usare la parola come arma di costruzione verso il futuro". La Colombia precipita tuttavia in un limbo di incertezza diffusa in cui nessuno appare in grado di prevedere i prossimi sviluppi. La stampa colombiana e internazionale ah subito individuato come primo "vincitore" del referendum di ieri l'ex presidente colombiano Alvaro Uribe, da sempre contrario a qualsiasi dialogo con le Farc. Euforico ma tranquillo, Uribe è apparso subito dopo i risultati del referendum per sostenere che la vittoria del "no" obbliga a cercare la pace dopo una rinegoziazione completa degli accordi, una cosa alquanto improbabile alla luce delle opinioni espresse dai negoziatori del governo. Facendo appello ad un "grande patto nazionale", Uribe ha assicurato che "anche noi vogliamo la pace, ma con uno standard più elevato di giustizia e di verità". Davanti ai suoi sostenitori l'ex presidente ha affermato: "La vittoria del no è un messaggio di amore per la Colombia e abbiamo accolto il risultato con gioia, ma senza arroganza".