Rubrica
27.02.2017 - 11:04
  
I "furbetti del cartellino" di un ospedale di Napoli
Parigi, 27 feb 11:04 - (Agenzia Nova) - "Il lavoro fa bene alla salute, l'ozio la conserva ancora meglio" è un motto popolare che era stato preso alla lettera da 94 dipendenti dell'ospedale Loreto Mare di Napoli tra medici, infermieri e personale amministrativo, 55 dei quali sono stati arrestati nel quadro di un'inchiesta condotta dai Carabinieri: questo ed altri simili fatti che troppo spesso emergono dalle cronache mettono a nudo il grave problema dell'assenteismo che in Italia affligge le amministrazioni pubbliche ed a cui il quotidiano economico francese "Les Echos" dedica un articolo nella rubrica di prima pagina "Succede in Europa". Lo scandalo nell'ospedale napoletano, come ricorda il corrispondente da Roma del quotidiano francese Olivier Tosseri, ha ravvivato il dibattito in Italia su di un fenomeno che costa alle casse statali oltre 14 miliardi di euro: le sole assenze per malattia arrivano al 57 per cento nei servizi pubblici, contro una media del 38 per cento nelle aziende private; riducendole allo stesso livello, lo Stato italiano risparmierebbe 3,7 miliardi di euro all'anno. Le regole più rigorose contenute nella legge detta "anti-fannulloni" approvata nel 2007 dal governo Berlusconi sono raramente applicate, e così l'attuale esecutivo italiano è tornato a tentare di intervenire sul problema con il provvedimento firmato dalla ministra della Funzione pubblica, Marianna Madia: i cosiddetti "furbetti del cartellino" possono essere licenziati più facilmente e velocemente ed i dirigenti che chiudono un occhio su questi comportamenti rischiano di essere sanzionati. Un provvedimento che sulla carta potrebbe essere molto efficace, commenta ironicamente il giornalista francese; purché però le amministrazioni pubbliche non affidino a dipendenti assenteisti il compito di mettere in pratica questa ennesima riforma.
  
Presidente Parlamento Ue Taiani, "un piano Marshall per l’Africa"
Berlino, 27 feb 11:04 - (Agenzia Nova) - L'agenzia europea Frontex ha avvertito che centinaia di migliaia di migranti, provenienti perlopiù dall’Africa Occidentale, sono in attesa di imbarcarsi verso l'Italia dalle coste della Libia. Di fronte a questi numeri, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Taiani, torna ad avanzare la proposta di una gestione della crisi migratoria direttamente sul territorio libico: “Sarebbe giusto realizzare centri di accoglienza direttamente in Libia, e la Ue dovrebbe prendere accordi in tal senso con quel paese africano”. Questi centri, precisa Tajani, non dovrebbero limitarsi alla gestione delle domande di asilo, ma fornire servizi di base come assistenza medica e farmacologica. “Occorre mettere a disposizione il necessario per consentire alla gente di vivere in dignità per alcuni mesi o anni, senza che quelle strutture divengano campi di concentramento”, spiega il politico italiano. Tajani immagina una sorta di piano Marshall per l’Africa: “Agiamo adesso, o milioni di africani si riverseranno in Europa nell'arco dei prossimi 20 anni”. Il presidente del Parlamento europeo pone anche l’accento sulla necessità di sviluppare joint venture per la modernizzazione dell'agricoltura nel Continente africano. Fabrice Leggeri, direttore dell’agenzia Frontex, ha spiegato che il numero dei migranti in attesa di salpare verso l'Europa è in aumento, ed ha puntato l'indice contro le organizzazioni non governative che imbarca migranti a poche miglia delle coste libiche per poi traghettarli in Europa: “Un buon 40 per cento delle operazioni è stato effettuato da queste ultime”, ha dichiarato alla “Welt”. “Troppo spesso navi europee recuperano migranti vicinissimo alle coste libiche, agevolando il traffico di bande criminali”, ha proseguito Leggeri. “Abbiamo bisogno di una combinazione di sicurezza delle frontiere e canali legali di ingresso”, ha aggiunto il funzionario, sottolineando che un accordo con paesi africani come il Niger è importante quanto quello con la Libia.
  
Germania, rimpatri in Afghanistan: il Governo federale reclama più poteri
Berlino, 27 feb 11:04 - (Agenzia Nova) - Germania e Afghanistan hanno concordato un programma di rimpatri da 40 milioni di euro e 50 milioni per il reinserimento di quanti ritornano in patria. Dalla firma dell'accordo, la Germania ha effettuato tre voli per il rimpatri odi cittadini afgani, ma non tutti i lander tedeschi hanno aderito al programma. Lo Schleswig-Holstein e il Nord Reno-Vestfalia, scrive la "Frankfurter Allgemeine Zeitung", hanno boicottato la politica dei rimpatri del Governo federale. In entrambi gli Stati è in atto uno scontro tra Verdi ed Spd in vista delle elezioni regionali. Il ministero federale degli Interni non può forzare in alcun modo la decisione dei lander: la sua giurisdizione di estende sino alla fornitura di voli per i rimpatri. Il ministro, Thomas de Maizière (Cdu), ha chiesto anche per questa ragione di rivedere la divisione dei poteri, accentrando la gestione delle domande di asilo e delle espulsioni. Una parte delle proposte del Ministro è stata integrata nel progetto di legge adottato mercoledì scorso dal Governo federale, che fra le altre cose prevede l'istituzione di un centro federale per i respingimenti dei migranti rimandati in Germania da Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia e Paesi Bassi. Più di 3.330 sono gli afgani che sono tornati dalla Germania nel loro Paese lo scorso anno. La disparità di trattamento dei migranti tra i lander, scrive il quotidiano tedesco, è un problema serio, che "rischia di minare le basi dello stato di diritto".
  
Francia, verso un duello Le Pen-Macron?
Parigi, 27 feb 11:04 - (Agenzia Nova) - Il secondo turno delle elezioni presidenziali, il 9 maggio prossimo, vedrà un duello tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron? Se lo chiede il quotidiano conservatore "Le Figaro" sulla base dell'ultimo sondaggio Kantar Sofres Onepoint che registra la reazione degli elettori francesi alla luce di una settimana dai contenuti politici forse cruciali per l'esito finale. In vista del primo turno del 23 aprile, la leader del Front national (Fn) consolida la sua posizione di testa, con il 27 per cento delle intenzioni di voto: la Le Pen non appare danneggiata dalle inchieste giudiziarie che negli ultimi giorni l'hanno presa di mira: e ieri domenica 26 febbraio in un comizio tenuto a Nantes la leader del partito di estrema destra ha apertamente accusato la magistratura ed i media di essere "al servizio del sistema" e di voler favorire la candidatura di Emmanuel Macron. Ed è proprio lui, l'ex manager della banca Rothschild ed ex ministro dell'Economia che la scorsa estate si è dimesso dal governo socialista per lanciare la propria candidatura "indipendente" alla testa del suo nuovo movimento "En Marche!" ("In Marcia!", ndr) con un programma liberal-socialista di centro-sinistra, che potrebbe sfidare la Le Pen al secondo turno: secondo il sondaggio commissionato dal "Figaro", Macron ora raccoglie il 25 per cento delle intenzioni di voto. Il balzo in avanti di quattro punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione di gennaio è il risultato dell'alleanza conclusa la scorsa settimana con Francois Bayrou, il leader del principale partito centrista, il Movimento democratico (MoDem); ed ora la sua campagna elettorale sembra avere il vento a favore: ieri ha incassato due nuovi due nuovi sostegni di peso, quello di Daniel Cohn-Bendit, ex parlamentare europeo ecologista, e quello di Christophe Caresche, il principale esponente dell'ala riformista del Partito socialista (Ps). Continua a perdere terreno invece il candidato di centro-destra Francois Fillon, indebolito dallo scandalo "Penelope-gate": il sondaggio che ora gli attribuisce solo il 20 per cento, cosa che lo escluderebbe dal secondo turno elettorale. Macron sembra profittare persino dell'accordo con cui, sempre la scorsa settimana, il candidato degli ecologisti di sinistra (EeLv), Yannick Jadot, ha deciso di rinunciare alle proprie ambizioni in favore di Benoit Hamon: il candidato del Partito socialista (Ps) e dei suoi alleati nell'attuale governo infatti, secondo il sondaggio non avrebbe affatto guadagnato posizioni e sarebbe inchiodato al 15 per cento delle intenzioni di voto. Per i Socialisti dunque nessuna speranza di approdare al secondo turno; anche perché nel fine settimana il leader del cartello elettorale dell'estrema sinistra "France insoumise" ("Francia non-sottomessa", ndr), Jean-Luc Mélenchon, ha definitivamente respinto l'ultimo tentativo di Hamon di convincerlo a desistere a favore di una candidatura unitaria di sinistra: Mélenchon ha ribadito che si presenterà alle presidenziali ed il sondaggio gli attribuisce il 10 per cento dei voti.
  
Regno Unito, May pronta ad annunciare la fine della libertà di circolazione per i nuovi migranti comunitari il mese prossimo
Londra, 27 feb 11:04 - (Agenzia Nova) - La premier del Regno Unito, Theresa May, rivela il quotidiano britannico "The Telegraph", potrebbe annunciare il mese prossimo la fine della libertà di circolazione per i nuovi migranti comunitari, nello stesso giorno dell'attivazione dell'iter della Brexit. La leader di Downing Street dirà probabilmente che i cittadini dell'Ue che arriveranno in Gran Bretagna dopo l'invocazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona non avranno più il diritto automatico alla residenza permanente. Saranno soggetti, invece, a limitazioni dopo l'uscita dall'Ue, come un regime di visti o la restrizione dell'accesso alle prestazioni sociali. Secondo il giornale, May dirà che per i cittadini comunitari che arriveranno prima della "data limite" i diritti saranno tutelati in condizioni di reciprocità. Tale data dovrebbe collocarsi intorno al 15 marzo, subito dopo l'approvazione parlamentare del disegno di legge sull'invocazione dell'articolo 50. May chiederà ai suoi interlocutori di raggiungere un rapido accordo sulla questione, in modo da rimuoverla dai negoziati sulla Brexit. Il tema riguarda 3,6 milioni di cittadini comunitari che vivono nel Regno Unito e 1,2 milioni di britannici residenti in altri paesi membri dell'Ue. La scelta della data, però, potrebbe mettere Londra in conflitto con Bruxelles, che preme per spostare il limite al 2019. D'altra parte, il governo teme che aspettare fino al termine delle trattative provocherebbe un significativo aumento dell'afflusso di migranti dall'Ue. "Abbiamo avuto qualche indicazione che la Commissione europea potrebbe tentare di costringerci a tutelare chiunque arrivi fino al momento dell'uscita. Finiremmo col fare arrivare qui mezza Romania e Bulgaria se aspettassimo così a lungo", dichiara una fonte governativa. L'esecutivo aveva anche considerato l'ipotesi di stabilire come data limite quella del referendum sull'appartenenza all'Ue, ma gli avvocati dello Stato hanno dato parere contrario sostenendo che tale approccio sarebbe stato illegittimo.
  
Regno Unito, Corbyn chiede più tempo affinché il Labour elabori politiche accattivanti
Londra, 27 feb 11:04 - (Agenzia Nova) - Jeremy Corbyn, leader del Labour del Regno Unito, principale forza di opposizione, chiede più tempo per sviluppare politiche accattivanti e attribuisce la sconfitta della scorsa settimana nella roccaforte di Copeland, ceduta ai conservatori nelle elezioni suppletive, più al cambiamento demografico che a una bocciatura della sua leadership. Intervistato dal quotidiano "The Guardian", il politico rende noto che il governo ombra e il comitato esecutivo nazionale esamineranno domani una relazione sul voto di Copeland. Corbyn accetta una parte di responsabilità in quanto leader, ma individua le cause principali della sconfitta altrove: la mancanza di posti di lavoro alternativi a quelli offerti dall'industria nucleare, i servizi ferroviari inadeguati della Cumbria e una disaffezione al partito che risale a molto prima della sua gestione. Il numero uno del Labour dichiara di essere nella fase iniziale di un processo di lungo termine di sviluppo di nuove politiche sugli affari sociali, gli investimenti industriali e l'economia, attraverso modalità che coinvolgano gli elettori; di questi eventi si sta occupando, in particolare, il cancelliere ombra dello Scacchiere, John McDonnell. "Faccio del mio meglio per raggiungere le persone", afferma, per poi polemizzare con i mezzi di comunicazione: "Chiaramente convincere i nostri meravigliosi media in Gran Bretagna a riferire quello che diciamo sulla politica è un grande obiettivo e ci stiamo lavorando". Corbyn sottolinea, inoltre, la vittoria per nulla scontata a Stoke-on-Trent, un collegio che ha votato in massa per la Brexit, dove è stato respinto l'assalto dell'Ukip, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito: "Penso che quello che abbiamo ottenuto a Stoke abbia un'importanza storica". Corbyn, infine, nega di aver perso il sostegno di Len McCluskey, il segretario generale del sindacato Unite, suo stretto alleato, determinante nelle sue due campagne per la leadership.
  
Spagna, il Re a Barcellona puntello "dell'operazione dialogo" con gli indipendentisti
Madrid, 27 feb 11:04 - (Agenzia Nova) - Al Mobile World Congress tenuto domenica a Barcellona c'era un ospite speciale, il re di Spagna Felipe VI. Tutti hanno potuto ascoltare il discorso che il monarca ha tenuto in inglese, spagnolo e catalano, su innovazione e tecnologia digitale, intervento aderente al tema del foro. Ma i quotidiani spagnoli hanno preferito concentrarsi sul passaggio in cui il figlio di Juan Carlos ha parlato della "collaborazione leale e generosa" tra Madrid e Barcellona per far sì che "l'evento di portata mondiale apporti prestigio, reputazione e riconoscimenti a Barcellona, alla Catalogna e all'insieme della Spagna". Parole che non potevano sfuggire a un'opinione pubblica molto sensibile alle rivendicazioni indipendentiste della Catalogna. "La collaborazione" tra il governo centrale e quello locale "costituisce una esigenza ineludibile" ha detto il Re spiegando che la cooperazione "leale e generosa è quella che maggiormente aiuta e promuove la crescita economica, la maggior conoscenza ed interconnessione tra le persone, il progresso e il benessere della società". Il quotidiano "El Mundo" va oltre. A Barcellona, Felipe VI ha in queste ore modo di sostenere diversi incontri istituzionali, in una azione - sostiene la testata - che ben si incastra con "l'operazione dialogo" che il governo centrale sta cercando con discrezione di portare avanti. Al seguito del monarca ci sono la vicepresidente del governo Soraya Saenz de Santamaria e il delegato per la catalogna Enric Millo. E il quotidiano ne approfitta per estrapolare gli appelli all'unità nei discorsi pronunciati negli ultimi mesi dalla Casa Reale. Il governo catalano, la Generalitat, ha deciso che questo è l'anno dell'indipendenza ma, ricorda da parte sua "El Pais", la questione non solo non sembra vincente nella penisola, ma neanche fuori dai confini nazionali. Nonostante gli sforzi di dare visibilità internazionale alla questione, soprattutto in Europa, "l'unico ministro con cui" il responsabile degli affari esteri catalano Raul Romeva si è potuto incontrare, "è il titolare degli Affari sociali della Cambogia. Vongh Sauth". I contatti veri si celebrano a porte chiuse, ribattono dalla Generalitat. L'intera vicenda vivrà oggi un nuovo momento di passione, con l'avvio del processo a Francesc Homs, ex portavoce del governo catalano che si impegnò a promuovere nel novembre del 2014 una consultazione popolare sull'uscita di Barcellona dalla Spagna. Aver aperto le urne nonostante il veto posto dal Tribunal Constitucional potrebbe costare a Homs nove anni di interdizione dai pubblici uffici. Se ci saranno condanne, assicura il deputato, "sarà la fine dello Stato spagnolo".
   
Usa, il Partito democratico riparte da Tom Perez
New York, 27 feb 11:04 - (Agenzia Nova) - Il Partito democratico Usa, sbaragliato dai Repubblicani alle elezioni dello scorso novembre, ha eletto ieri il suo nuovo leader nazionale. Tom Perez, ex segretario del Lavoro dell'amministrazione Obama, ha promesso di ricostruire e ricompattare il Partito in forte crisi d'identità a tutti i livelli, "dalla commissione scolastica al Senato". Intervistato dopo la nomina, Perez ha optato per un gesto simbolico immediato, offrendo al suo principale avversario per la leadership, il deputato progressista Keith Ellison, il ruolo di vice-presidente del Partito. La nuova direzione, ha dichiarato l'ex segretario del Lavoro, si metterà subito all'opera per offrire al paese un messaggio propositivo, senza però venir meno alla linea di opposizione intransigente all'amministrazione del presidente Usa Donald Trump. "Daremo l'esempio con i nostri valori e le nostre azioni", ha detto Perez, citando come priorità programmatiche dei Democratici lo stato sociale e la tutela del programma di assistenza sanitaria Medicaid, oltre "alla creazione di posti di lavoro di qualità nella nostra economia". "La nostra unità come partito costituisce la nostra più grande forze, e il peggiore incubo per il presidente" Trump, ha dichiarato il nuovo presidente dei Democratici, che è anche tornato ad accusare l'inquilino della Casa Bianca di non meglio definiti legami con la Russia di Vladimir Putin: "Francamente, dobbiamo continuare a indagare se le elezioni sono state truccate da Donald Trump e dal suo amico Vladimir Putin". Commentando l'esito delle elezioni presidenziali, l'ex segretario di Obama ha comunque ammesso che l'elettorato rurale e la classe operaia del paese si sono sentiti abbandonati dai Democratici. "Ci hanno rimproverati di non essere stati loro vicini nell'ultimo periodo. Ed è esattamente quel che faremo d'ora in poi", ha detto Perez. Il Partito democratico ha toccato lo scorso novembre l'apice di una crisi storica: nell'arco di un decennio ha perso oltre un migliaio di cariche elettive, dalla Casa Bianca, al Congresso federale, sino ai governi dei 50 Stati federati, tanto da scontare oggi il peggior deficit di potere rappresentativo dei suoi ultimi 90 anni di storia. La promessa di Perez di riunire le diverse anime del partito, pur fondamentale, appare forse la più difficile: Perez, appoggiato dall'ex presidente Usa Obama e dall'establishment nazionale del Partito democratico, ha avuto la meglio su Ellison, sostenuto dal socialista Bernie Sanders; l'elezione è giunta al secondo turno di votazione, come non è mai accaduto nella recente storia del Partito. La sconfitta di Ellison è stata accolta con pesanti contestazioni dai sostenitori di Sanders, che incarnano la corrente più giovane e progressista del Partito; lo stesso Sanders ha puntato l'indice contro "gli insider democratici" che a suo parere hanno causato la sconfitta di Ellison. Per il momento, dunque, l'unico vero terreno comune alle diverse anime del Partito democratico pare essere l'opposizione a Trump, che Perez non ha trascurato di contestare: "Da questo presidente non ci è giunto alcun segnale costruttivo. E' governato dalla destra estrema in tutto ciò che fa". Il presidente Usa ha prontamente replicato con un commento sarcastico sul suo profilo Twitter: "Complimenti a Thomas Perez, appena nominato presidente del Comitato nazionale democratico. Non potrei essere più felice per lui e per il Partito repubblicano".
  
Usa, Trump propone un consistente aumento della spesa militare
New York, 27 feb 11:04 - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ordinerà oggi alle agenzie federali di approntare una bozza di bilancio federale che includa un consistente aumento delle risorse finanziarie per le forze armate, e un taglio deciso ai bilanci di altre agenzie federali, a cominciare probabilmente da quella per la protezione dell'ambiente (Epa). In questo modo, Trump intende tener fede alla promessa di non drenare risorse dalla sicurezza sociale e dal programma Medicaid, senza causare al contempo un ulteriore aumento del deficit di bilancio. E' quanto riferiscono fonti della Casa Bianca citate dai principali quotidiani statunitensi, secondo cui la presentazione della bozza di bilancio per il prossimo anno fiscale costituisce la prima mossa di Trump per contrastare la narrativa in merito al caos interno all'amministrazione presidenziale. Trump, che domani si rivolgerà direttamente alle camere riunite del Congresso federale, sarebbe deciso a ridimensionare il bilancio dell'Epa e del dipartimento di Stato per decine di miliardi di dollari. Le bozze preliminari di bilancio approntate dalla Casa Bianca - sottolinea il "New York Times" costituiscono solitamente il primo passo in un processo negoziale tra la presidenza e le agenzie federali che solitamente culmina con modifiche significative ai contenuti della proposta. L'amministrazione Trump, però, pare decisa ad adottare un approccio assai meno aperto al dialogo interno: stando alle fonti, la bozza è stata approntata con la collaborazione del direttore dell'Ufficio per la gestione del bilancio, Mick Mulvaney, e di quello del Consiglio economico nazionale, Gary Cohn. L'obiettivo della Casa Bianca è di forzare un provvedimento con la minor quantità di modifiche possibili, e di dargli il massimo rilievo mediatico possibile a dimostrazione dell'efficacia dell'azione della nuova amministrazione presidenziale.
  
A Rio de Janeiro scoppia il Carnevale, ma non tutti i conti tornano
Rio de Janeiro, 27 feb 11:04 - (Agenzia Nova) - Il Carnevale più famoso del mondo, quello che con imponenti carrozzoni allegorici, balli sfrenati e tristi quanto immancabili incidenti riempie le strade di Rio de Janeiro, ha preso il via. Ma con numeri, quanto a partecipazione di turisti, che non soddisfano tutti. Le autorità turistiche stimano che in termini assoluti la kermesse di quest'anno avrà il dato record di 1 milione e centomila visitatori. La settimana scorsa, i conti della Associazione che riunisce gli albergatori di Rio dicevano però che erano state prenotate il 72 per cento delle stanze disponibili, molto meno dell'85,93 per cento dello stesso periodo del 2016. Il quotidiano "O Globo" segnala che da otto anni a questa parte la partecipazione non è mai stata così alta come in questi giorni e che il fine settimana potrebbe comunque riportare l'occupazione delle stanze a punte che in alcune zone sfiorano il 90 per cento. L'evento arricchirà l'economia carioca con l'equivalente di oltre 900 milioni di euro, contro i circa 760 dello scorso anno. ma non mancano le crepe. Sono in calo i turisti stranieri, il 35 per cento lo scorso anno, il 20 per cento quest'anno. "Colpa" della crisi che ha reso più costosi i viaggi all'estero e di una certa immagine della città - soprattutto sul fronte della sicurezza - che penalizza la capacità di attrazione. E forse si paga anche un inevitabile calo negli sforzi di promozione rispetto a quelli fatti lo scorso anno per le Olimpiadi. Il "Jornal do Brasil" va oltre i numeri. Per le strade, e a sentire gli esercenti, la temperatura è meno alta. Mancano soprattutto i turisti provenienti dai paesi non latinoamericani. Le maggiori affluenze sono da Argentina e Cile, gente che - assicurano gli intervistati - "non spende niente".