Finestra sul Mondo
28.04.2017 - 11:12
  
Matteo Renzi sogna di tornare al potere
Parigi, 28 apr 11:12 - (Agenzia Nova) - In Italia più che altrove è vero l'aforisma secondo cui le promesse impegnano solo chi ci crede: lo scrive il quotidiano economico francese "Les Echos" riferendosi alla promessa di lasciare definitivamente la politica fatta dall'ex presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi prima del referendum costituzionale poi perduto il 4 dicembre scorso. Ben pochi allora credettero a quella promessa, afferma il corrispondente da Roma del quotidiano, Olivier Tosseri; e appena uscito da Palazzo Chigi, Renzi non aveva che un desiderio: rigettarsi nell'arena. A quel tempo tutti si attendevano un duello all'ultimo sangue con la minoranza interna che avrebbe portato alla scissione del Partito democratico (Pd) come preludio alla sua scomparsa; ma nulla di tutto ciò è avvenuto: i frondisti, divisi tra loro al momento di rendere effettiva la loro minaccia, hanno fondato un Movimento democratico e progressista (Mdp) che è già esangue prima ancora di aver combattuto la battaglia. Renzi ora può riaffermare agevolmente la sua presa sul Pd, da cui si era dimesso da segretario in febbraio lanciando le primarie che si concluderanno domenica prossima 30 aprile con una sua più che probabile vittoria; e potrà quindi organizzarne a giugno il congresso. Il partito è in preda ad una profonda crisi di identità e sta perdendo consensi, sorpassato dal Movimento 5 stelle di Beppe Grillo nei sondaggi in vista del delicato scrutinio municipale che si terrà il mese prossimo in diverse grandi città. Tuttavia, scrive il giornalista francese, Renzi ha in testa un solo obbiettivo: vincere le elezioni legislative; sono in calendario per la primavera del 2018, ma lui vorrebbe anticiparle proprio per tornare quanto prima alla guida del governo. Renzi è fiducioso di farcela, commenta "Les Echos", ma innanzitutto dovrà riconquistare una certa legittimità attraverso le primarie del Pd, che potranno definirsi un successo solo se vi parteciperà almeno un milione di elettori. E poi spera molto in una vittoria alle presidenziali in Francia del suo "amico" Emmanuel Macron, che rafforzerebbe la scelta di Renzi sulla strada da far prendere alla sinistra italiana e sarebbe un buon viatico per la sua riconquista del potere: tanto che ne ha ripreso lo slogan "En Marche!" ("In Marcia!", il nome del movimento scelto da Macron alla nuova creatura politica fondata appena qualche mese fa; ndr) ed ha già fatto registrare dai suoi seguaci il dominio web "incammino2017.it".
  
Germania, sotto indagine l’importazione dei pannelli solari dalla Cina
Berlino, 28 apr 11:12 - (Agenzia Nova) - Il gruppo cinese produttrice di pannelli fotovoltaici Risen Energy è tra quelli che hanno tratto maggior vantaggio dal boom delle rinnovabili in Germania. La contrazione del settore degli ultimissimi anni, però, ha schiantato la controllata tedesca del gruppo, Risen Energy GmbH, riducendone il fatturato del 99,6 per cento entro un anno nel 2014, da 75,9 milioni di euro ad appena 300 mila. Il motivo risiede nelle politiche antitrust di Bruxelles: la Commissione Ue ha imposto dazi anti-dumping, causando un crollo esponenziale dell’importazione dei moduli solari cinesi. Risen Energy è stata messa sotto la luce dei riflettori da parte del procuratore federale tedesca e delle autorità doganali con l’accusa di importazione illegale di moduli solari, in combutta con una banda sino-tedesca. Avrebbe eluso 110 milioni di dazi doganali. Le indagini sono in capo alla procura di Monaco di Baviera e di Muenster. All'azienda sono imputati documenti falsi, pagamenti cash-back e il contrabbando di moduli solari. Le autorità tedesche parlando apertamente di una “mafia solare”. Parallelamente alle autorità tedesche anche l’Ufficio antifrode europeo (Olaf) ha aperto un’indagine: “Possiamo confermare che ci sono attualmente 15 indagini in corso in relazione all’elusione delle misure anti-dumping e compensative sui dazi dei pannelli solari provenienti dalla Cina”, ha detto una portavoce dell’Olaf all’"Handelsblatt". Le accuse mosse per anni da Frank Asbeck, l’"enfant terrible" del settore fotovoltaico tedesco, in merito alla concorrenza sleale dell’Estremo Oriente, che avrebbe causato il fallimento della sua azienda Solarword, paiono dunque avere un fondamento. Di questo parere anche l’esperto di questioni cinesi Jost Wuebbeke, il quale avverte che gli effetti distorsivi della sovracapacità cinese potrebbero estendersi ad altri comparti del settore high-tech, in particolare la robotica. In Cina, spiega Wuebbeke, centinaia di aziende vengono mantenute artificialmente in vita grazie agli aiuti dello Stato. Senza questi ultimi, afferma l'esperto, circa il 10 per cento delle aziende cinesi sarebbe fallita. Oltre al settore dell’energia solare, ci sono le industrie dell’acciaio, del carbone, del cemento, del vetro e della carta. All’inizio del 2013, dopo i fallimenti di grandi firme del fotovoltaico come Q-cells, Solarworld, Solon, Sunways e Conergy, migliaia di lavoratori tedeschi persero il lavoro. La Commissione europea concluse, dopo un’indagine, che la causa risiedeva nel dumping cinese, con prezzi mediamente dell’88 per cento inferiori a quelli di mercato. Alle restrizioni commerciali provvisorie imposte dall’Europa la Cina rispose con una procedura di anti-dumping nei confronti del vino europeo dei tubi in lega d’acciaio e dei prodotti chimici. L'ultimo capitolo della vicenda sono proprio le indagini in Germania per le importazioni illegali ad opera di oltre 180 funzionari doganali, con l’arresto di quattro sospetti e la confisca di mezzo milione di euro. Secondo gli inquirenti, l’importazione dei pannelli cinesi avveniva indirettamente attraverso Taiwan, Vietnam, India, Thailandia e Malesia. In altri casi si sarebbe fatto ricorso a falsa fatturazione. Sono state mosse accuse a imprenditori di Berlino, Norimberga e Brema, sospettati di evasione fiscale e contrabbando professionale. Indagini sono in corso anche presso il tribunale di Darmstadt.
  
Germania, ufficiale Forze armate arrestato per sospetto terrorismo e xenofobia
Berlino, 28 apr 11:12 - (Agenzia Nova) - Un tenente delle Forze Armate tedesche è stato arrestato su ordine della procura di Francoforte con l’accusa di terrorismo e quella, meno chiara, di xenofobia; secondo le autorità tedesche, pianificava un attentato. Nel 2016 il 28 enne aveva presentato una domanda d’asilo come rifugiato siriano sotto falso nome. Il militare era di stanza in Francia, a Illkirch. Il 3 febbraio scorso era stato arrestato in possesso di un'arma non autorizzata dalle autorità austriache, dopo aver nascosto un coltello in una toilette all’aeroporto di Vienna. Le successive indagini dell’ufficio del procuratore Nadja Niesen e dell’Ufficio federale di polizia criminale (Bka) hanno rivelato che l'uomo aveva presentato una domanda d’asilo come rifugiato siriano a Zirndorf, in Baviera, nel gennaio 2016. Le autorità tedesche gli avevano concesso un alloggio e del denaro. “Solo perché era di stanza in Francia, non significa che dovesse effettivamente risiedervi. Poteva muoversi liberamente nel tempo libero”, ha detto una portavoce del dipartimento di polizia criminale federale. A Offenbach aveva stretto un rapporto con uno studente 24 enne, in casa del quale sono stati trovati esplosivi e altri oggetti pericolosi. 90 agenti di polizia e di polizia criminale federale hanno perquisito 14 alloggi studenteschi in Assia e Baviera, e le indagini hanno coinvolto anche le autorità francesi e austriache. Sono stati sequestrati molti telefoni cellulari, computer e documenti.
  
Francia, ecco cosa potrebbe portare alla vittoria di Marine Le Pen
Parigi, 28 apr 11:12 - (Agenzia Nova) - Il quotidiano conservatore francese "Le Figaro" lancia un allarme controcorrente: nonostante i sondaggi la leader del Front national (Fn) di estrema destra, Marine Le Pen, può vincere le elezioni presidenziali al turno di ballottaggio di domenica 7 maggio. L'allarme è basato sull'analisi "socio-fisica" del professore Serge Galam, ricercatore presso l'autorevole Università di Scienze politiche di Parigi (Sciences Po), che aveva previsto negli Stati Uniti la vittoria di Donald Trump ed in Francia la sconfitta di Alain Juppé alle primarie del centro-destra. Il quale non mette in dubbio la fondatezza dei sondaggi basati sulle intenzioni di voto espresse dagli elettori, che danno un ampio vantaggio al candidato "indipendente" di centrosinistra Emmanuel Macron; ma evidenzia il rischio che un'alta astensione alle urne possa tuttavia aiutare la leader Fn. La vittoria di Marine Le Pen sarebbe quindi possibile a causa di quella che il professor Galam definisce "astensione differenziata": al ballottaggio infatti l'elettorato del Fn con ogni probabilità si mobiliterà in modo compatto; mentre il voto a favore di Macron è soprattutto un "voto anti-Fn" e questo ne rappresenta una debolezza. Per vincere infatti il candidato di estrema sinistra deve convincere ad andare effettivamente alle urne buona parte degli elettori dei candidati sconfitti al primo turno elettorale di domenica scorsa 23 aprile: ma per molti di loro si potrebbe trattare di "una pillola troppo amara" da mandar giù, spingendoli verso l'astensione. Questa possibilità, afferma il ricercatore di Sciences Po, è rafforzata dalla decisione del candidato sconfitto dell'estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon, di non dare ai suoi elettori alcuna indicazione di voto per il secondo turno e dalla rapida diffusione sulle reti sociali dell'hashtag #Sansmoile7mai "Senza di me il 7 maggio", ndr). I sondaggisti sentiti dal "Figaro" sono scettici sull'ipotesi lanciata dal professor Galam. Ma lo stesso Macron invece sembra invece prenderla sul serio, tanto che ieri sera intervenendo alla trasmissione "Elysée 2017" di Tf1, la principale rete televisiva privata francese, per quasi un'ora ha battuto soprattutto su questo tasto: "Non prendere posizione significa aiutare Marine Le Pen", ha detto chiaramente. E non solo ha più volte fatto appello agli elettori dei candidati sconfitti al primo turno, ma ha chiaramente teso la mano ai principali esponenti dei partiti tradizionali esclusi dal turno di ballottaggio: "Ho bisogno di voi, ho bisogno di tutti", ha scandito Macron; facendo balenare possibili collaborazioni a livello governativo dopo le elezioni.
  
L'Ue si prepara per l'appartenenza dell'Irlanda unita dopo la Brexit
Londra, 28 apr 11:12 - (Agenzia Nova) - I leader dell'Unione Europea, riferisce il "Financial Times", si preparano alla possibilità di riconoscere un'Irlanda unificata come paese membro: l'Irlanda del Nord rientrerebbe automaticamente nell'Ue nel caso in cui votasse per la riunificazione irlandese. Il tema sarà discusso domani a Bruxeless, nel primo vertice dei 27 sulla Brexit, nel quale saranno formalmente adottate le linee guida negoziali. Il riconoscimento sarebbe in linea col precedente della riunificazione della Germania e nello spirito dell'Accordo del Venerdì Santo, che nel 1998 mise fine al conflitto nordirlandese. L'Accordo contempla l'ipotesi del referendum per riunire l'isola nel caso in cui si avesse motivo di credere che questa fosse la volontà della maggioranza dei cittadini del Nord, appartenente al Regno Unito. Londra e Dublino sono garanti dell'Accordo, ma il crescente dibattito sull'argomento alimenta la preoccupazione della Gran Bretagna di una frammentazione, essendo aperta anche la questione scozzese: la Scozia, infatti, ha appena chiesto un altro referendum sull'indipendenza, dopo quello del 2014. Una fonte governativa britannica sostiene, comunque, che la posizione costituzionale dell'Irlanda del Nord è solida e basata sul libero consenso del suo popolo. L'Ue a 27 non ha ancora preso una decisione definitiva sul testo riguardante la questione irlandese; non si può neanche escludere un'omissione, dato che sono aperte anche altre istanze separatiste, come quella catalana in Spagna. Il primo ministro dell'Irlanda, Enda Kenny, preme per il riferimento all'"Irlanda unita", sulla base dell'Accordo del Venerdì Santo. L'Irlanda, d'altra parte, vuole evitare una rottura netta tra il Regno Unito e l'Ue essendo il paese più esposto ai contraccolpi della Brexit: il commercio anglo-irlandese vale 1,2 miliardi di euro a settimana.
  
Regno Unito, May mette a nudo l'ambizione di conquistare roccaforti del Labour
Londra, 28 apr 11:12 - (Agenzia Nova) - La premier del Regno Unito, Theresa May, riferisce il quotidiano britannico "The Guardian", ha messo a nudo l'ambizione dei conservatori di strappare al Labour alcuni dei suoi storici collegi inglesi, esortando gli elettori ad accantonare le tradizionali appartenenze e a votare "nell'interesse nazionale". Parlando a Leeds, la prima ministra ha annunciato che i negoziati per l'uscita dall'Unione Europea saranno "duri" e che servono "il più forte mandato possibile e la più forte leadership possibile" e ha accusato gli oppositori di cercare di "mandare a monte le trattative" mentre gli altri 27 paesi membri dell'Ue si allineano contro la Gran Bretagna. "So che questa città è tra i posti che la gente definisce 'una tradizionale area del Labour'. Ma qui e in ogni altro distretto nel paese si può dire che c'è scritto Labour sulla scheda elettorale, ma che è Jeremy Corbyn che ottiene il voto", ha dichiarato May. E ancora: "Questa elezione non riguarda chi potreste aver votato in passato, ma un voto nell'interesse nazionale. Ogni voto per me attraverso i candidati locali (...) rafforzerà la mia posizione quando negozierò coi primi ministri, presidenti e cancellieri d'Europa nei prossimi mesi (...) Ogni singolo vota conta. E ognuno in questo paese ha una buona ragione per darmi il suo voto". Il Labour ha quattro deputati eletti nella città, con maggioranze di oltre settemila voti.
  
Spagna, il Re al Consiglio d'Europa celebra la vittoria di Madrid sul terrorismo basco
Madrid, 28 apr 11:12 - (Agenzia Nova) - "Rimanere uniti riaffermando i diritti e le libertà" e il predominio della legge "come sostanza vitale e irrinunciabile dell'Europa politica". È parte della ricetta che il re di Spagna Felipe VI ha presentato al Consiglio d'Europa, l'organismo internazionale che celebrava ieri il 40esimo anniversario dell'ingresso di Madrid. Le sfide da affrontare sono tante, dalle minacce alla pace e alla sicurezza, alle violazioni del diritto internazionale, dai grandi esodi dettati dalle guerre alle violazioni del diritto umanitario. Ma è sopratutto sul terrorismo che la Spagna può dire la sua, ha detto il monarca ricordando la lunga stagione dell'Eta. "I terrorismo ha minacciato il nostro paese per decenni. Ciononostante, la fermezza e l'integrità della società spagnola, unita alla forza e alla solidità dello Stato di diritto si sono imposti e hanno distrutto il terrorismo". La presenza, molto applaudita del Re al Consiglio ha vissuto un momento sensibile durante l'incontro con il presidente dell'Assemblea parlamentare, Pedro Agramunt. Questi si è recato a fine marzo in Siria incontrando il presidente Bashar al Assad. Damasco ha interpretato questa missione come un appoggio alla lotta che il capo di Stato porta avanti contro il terrorismo, creando qualche mal di pancia nella diplomazia spagnola. Madrid ha preso le distanze da Agramunt spiegando che aveva sconsigliato la missione, mentre il politico valenciano sostiene che il ministero degli esteri, debitamente informato, non aveva opposto nessuna obiezione.
  
Usa, Trump spiega la decisione di non rescindere il Nafta
Washington, 28 apr 11:12 - (Agenzia Nova) - Ha colto tutti di sorpresa l'improvvisa retromarcia del presidente Usa Donald Trump sull'uscita degli Usa dal North America Free Trade Agreement (Nafta). L'abbandono del Nafta, che il presidente ha definito in più occasioni "una disgrazia" per l'economia del paese, nonché il peggior trattato commerciale mai sottoscritto dagli Usa, era stato promesso da Trump durante la campagna elettorale, e ribadito dopo l'insediamento del presidente alla Casa Bianca. Questa settimana, però, Trump ha fatto marcia indietro, contattando telefonicamente il premier canadese, Justin Trudeau, e il presidente messicano, Enrique Pena Nieto, per rassicurarli che gli Stati Uniti non intendono rinunciare all'accordo. Intervistato dalla "Washington Post" all'Ufficio ovale, nella serata di ieri, Trump ha spiegato che l'amministrazione era decisa a proclamare ufficialmente l'uscita dal Nafta questo sabato: "Avrei terminato il Nafta a due o tre giorni da ora, ma ho ricevuto una chiamata dal presidente del Messico, con cui ho un ottimo rapporto, e una dal primo ministro Canadese - ho un buonissimo rapporto anche con lui, ho una grande stima di entrambi - e mi hanno chiesto di rinegoziare il Nafta anziché terminarlo". "Ho detto loro che avrei sospeso la decisione per stabilire se fosse possibile rendere il nafta un accordo equo, perché sinora è stato un orribile accordo per gli Stati Uniti. E' stato ottimo per il Canada e il Messico, ma terribile per gli Stati Uniti", ha detto Trump. Dietro la decisione di Trump, spiega però la "Washington Post", si celano anche le ormai note divisioni interne alla sua amministrazione presidenziale, divisa in una corrente "globalista", che ad oggi pare avere la meglio, e quella che invece fa riferimento al "nazionalismo economico" che ha caratterizzato la campagna di Trump, ma che pare aver perso la propria influenza sul presidente dopo l'ingresso di quest'ultimo alla Casa Bianca. Stando al quotidiano, la notizia dell'imminente uscita del Nafta da parte degli usa ha suscitato una mobilitazione immediata da parte di alcuni esponenti di spicco dell'amministrazione: tra questi, il segretario del Commercio, Wilbur Ross, e quello dell'Agricoltura, Sonny Perdue, che si sono presentati a Trump con una mappa delle aree rurali maggiormente dipendenti dalla manodopera messicana a basso prezzo. "(la mappa, ndr) dimostrava che ho una grande base elettorale rurale, il che è un'ottima cosa. Apprezzano Trump, e io apprezzo loro, e la mia intenzione è di sostenerli", ha spiegato il presidente nel corso dell'intervista. Trump nega che la sua sia una retromarcia: "Se riascoltate tutti i miei comizi elettorali, ho sempre affermato di voler rinegoziare il Nafta o terminarlo. Lavoreremo per rinegoziarlo, e mi auguro avremo successo, perché terminarlo darebbe una brusca scossa al sistema".
  
Usa, Obama delude i suoi ammiratori accettando 400 mila dollari da Wall Street
Washington, 28 apr 11:12 - (Agenzia Nova) - Gli Obama hanno concluso la loro breve parentesi di relax lontano dalla scena pubblica, e hanno deciso di passare immediatamente all'incasso con una fitta agenda di interventi, convegni e discorsi sponsorizzati a pagamento: una pratica che negli Usa è divenuta comune con un'altra ex-coppia presidenziale, quella dei Clinton, e poi con George W. Bush, ma che desta ancora polemiche. L'ex presidente Barack Obama e la moglie, Michelle, hanno tenuto due interventi privati a pagamento questa settimana, di cui il compenso non è stato divulgato. Ad accendere le discussioni e le polemiche, e a generare non poco imbarazzo, specie all'interno del Partito democratico, è stata però la controversa decisione dell'ex presidente Obama di accettare un'offerta da 400 mila dollari per un intervento di appena un'ora, durante un evento sponsorizzato dalla banca d'investimenti Cantor Fitzgerald in programma per il prossimo settembre. Per l'ex-comandante in capo che per otto anni si è appuntato al petto la medaglia del contrasto alle influenze indebite della grande finanza e di Wall Street, la decisione appare quantomeno discutibile. Il senatore socialista Bernie Sanders e la sua collega Elizabeth Warren, le due principali icone del progressismo statunitense, non si sono potuti esimere dal criticare la decisione di Obama, pur con toni insolitamente dimessi: "Credo che questo episodio dimostri il potere di Wall Street e l'influenza dei grandi capitali sul processo politico", ha dichiarato Sanders a un giornalista della "Washington Post", Steven Dennis. "Penso sia un peccato. Il presidente Obama ora è un privato cittadino e può fare quel che gli pare, ma credo sia un peccato". Ancor più pacati i toni della solitamente irruenta Warren, che si è detta "turbata". E tra i principali quotidiani Usa, è proprio la "Washington Post" a dare maggior risalto alla questione, con un editoriale in cui la scelta di Obama di tenere un intervento lautamente retribuito da una banca di Wall Street viene definito "inopportuno" per almeno quattro ragioni. Anzitutto, scrive il quotidiano, tuffandosi a capofitto nel business degli ex-presidenti a libro paga del grande business, Obama "consolida un precedente controverso". In secondo luogo, sottolinea il quotidiano, era stata proprio l'amministrazione Obama a varare regole contro le attività di lobbying da parte di ufficiali di governo e funzionari pubblici: si tratta di regole la cui ratio è perfettamente applicabile agli interventi sponsorizzati come quello che vedrà protagonista l'ex presidente: "(Queste regole, ndr) Sono state scritte perché è ormai divenuto normale che ex funzionari tornino a ricoprire cariche pubbliche dopo essere stati influenzati dal denaro degli interessi particolari". In terzo luogo, sostiene il quotidiano, la decisione di Obama è inopportuna sul piano prettamente politico: è stato proprio l'ex presidente, durante i suoi otto anni alla Casa Bianca, a sposare entusiasticamente la virata del Partito democratico verso posizioni "anti-Wall Street", dipingendo il partito come nemico giurato dell'alta finanza. Infine, l'editoriale accusa Obama di scarsa coerenza con sé stesso: in un suo libro pubblicato nel 2006, l'ex presidente aveva infatti denunciato "l'influenza corruttrice" di accordi come quello che ora ha sottoscritto.
  
Brasile, sciopero generale contro le riforme economiche, Temer ancora sotto pressione
San Paolo, 28 apr 11:12 - (Agenzia Nova) - Uno sciopero generale, la cui partecipazione si promette molto elevata, si abbatterà oggi sulla già debole popolarità del presidente brasiliano Michel Temer. I sindacati di almeno quindici categorie scenderanno nelle piazze delle principali capitali federali per protestare contro almeno due delle riforme più discusse messe in campo dal governo per raddrizzare le sorti dell'economia: la revisione del sistema previdenziale e una nuova legislazione sul lavoro. Entrambe devono ancora terminare il rispettivo iter parlamentare, ma generano da tempo polemiche. Quella sul lavoro permetterà, tra le altre cose, la possibilità che impresa e impiegati possano regolare alcuni aspetti della loro relazione con accordi di valore superiore alla legge. La riforma prevede inoltre l'introduzione di una forma di lavoro "a chiamata" per cui sarebbe possibile, con un avviso di tre giorni di anticipo, attivare un rapporto di lavoro puntuale, senza garanzie legate alla giornata minima. L'intervento sul sistema previdenziale punta invece ad innalzare - in alcuni casi introdurre - l'età di pensionamento con l'obiettivo di dare una generosa boccata d'ossigeno alle casse pubbliche. Un testo la cui portata i termini di tagli alla spesa è stata già ridotta nell'avvio del suo difficile dialogo parlamentare. Lo sciopero generale misurerà la distanza concreta tra il capo di Stato e il paese. Temer, insediato da poco meno di un anno alla presidenza a seguito dell'impeachment che ha colpito Dilma Rousseff, ha secondo i sondaggi percentuali minime di consenso, non oltre il 4% riferisce Ipsos. I numeri dicono che il paese ha iniziato una lenta ripresa lasciandosi alle spalle la pesante recessione (-3,8%) dell'ultimo anno, ma l'intera classe politica è sotto scacco e nel mirino dell'opinione pubblica per i tanti scandali di corruzione svelati dalle inchieste della magistratura. In questo scenario, si muove controcorrente il sindaco di San Paolo Joao Doria. Fortemente contrario allo sciopero, ha attivato una serie di misure per garantire le attività quotidiane tra cui un sistema sostitutivo del trasporto pubblico per portare i lavoratori in ufficio.