Rubrica
26.03.2017 - 12:02
Analisi
 
Trump scopre un’opposizione trasversale. Ecco come cercherà di reagire
Roma, 26 mar 12:02 - (Agenzia Nova) - di Fabio Squillante - La decisione di ritirare la riforma sanitaria, prima ancora che la Camera dei rappresentanti potesse votarla, indica con chiarezza quali saranno le difficoltà cui andrà incontro il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La riforma, tesa a ridurre i livelli di assistenza introdotti da Barack Obama, è stata fermata non dai democratici, che alla Camera sono in minoranza, ma dai deputati del suo stesso Partito repubblicano. Il progetto di Trump era giudicato troppo morbido dai conservatori di destra, che sono in grado di mettere il presidente in minoranza in qualsiasi votazione. I repubblicani occupano infatti 241 dei 435 seggi della Camera, e godono di una maggioranza apparentemente confortevole. Ma 29 dei deputati repubblicani formano il cosiddetto “Freedom Caucus”: la frazione che fa capo ai “Tea Parties”.

La diffidenza che “Neocon” ed esponenti del “Freedom Caucus” nutrono nei confronti di Trump, si è così saldata con l’opposizione democratica, inferendo al nuovo presidente una prima, bruciante sconfitta. L’asse tra due componenti politiche apparentemente così lontane, in verità, non è una novità assoluta, come dimostrano le carriere di alcuni importanti esponenti dell’amministrazione federale. Ad esempio Victoria Nuland, prima membro dello staff di Strobe Talbott, viceministro degli Esteri con Bill Clinton, poi consigliere del vicepresidente Dick Cheney, mentore dei “Neocon”, e infine nominata grazie a Hillary Clinton vicesegretario di Stato con delega agli affari europei. O James Comey, nominato viceministro della Giustizia da George W. Bush, ed in seguito direttore dell’Fbi da Barack Obama.

Sia come sia, La sconfitta sul campo della sanità si aggiunge alle molte difficoltà già incontrate da Trump nel Congresso. Particolarmente rischiosa, per il leader della Casa bianca, è la vicenda dei rapporti con la Russia: un tema anch’esso cavalcato tanto dai democratici, quanto da parlamentari repubblicani vicini alla famiglia Bush o ai Neocon.

Gli oppositori di Trump – nel Partito democratico e in quello repubblicano – sperano di poter far approvare dal Congresso l’istituzione di una commissione d’inchiesta sui rapporti tra il nuovo presidente ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, in modo da provocare la messa in stato d’accusa di Trump e la sua destituzione. Che si arrivi o meno a questo obiettivo, gli oppositori prevedono una tenace resistenza all’amministrazione Trump, a tutti i livelli decisionali, in modo da ridurre il più possibile l’iniziativa politica e la capacità di controllo della macchina federale. La resistenza ha già fruttato successi significativi, come la doppia cancellazione del divieto d’immigrazione per i cittadini di alcuni paesi musulmani e, appunto, il ritiro della riforma della sanità. Gli oppositori sperano, quanto meno, di poter così impedire a Trump la rielezione per un secondo mandato.

Per lo schieramento anti-Trump è fondamentale poter contare sul sostegno d’importanti partner internazionali. Poco prima di lasciare la Casa bianca, il presidente Obama ha compiuto un viaggio a Berlino, indicando la Cancelliera Angela Merkel come nuovo portabandiera del “mondo libero”. Non sorprende che Trump consideri il capo del governo tedesco come un’avversaria.

Pur ricevendola alla Casa bianca, venerdì 17 marzo, Trump l’ha volutamente umiliata, rifiutandosi di stringerle la mano ed esprimendo giudizi diametralmente opposti a quelli di lei, sia sul piano del commercio internazionale (la Germania vanta un surplus di 50 miliardi di euro nei confronti degli Usa), sia su quello dell’accoglienza dei profughi. L’attacco al prestigio della Cancelliera è stato così freddo e determinato, da non lasciare dubbi: Trump vuole che la Merkel perda le elezioni politiche previste per il 24 settembre prossimo.

Una riconferma della Cancelliera, se preceduta dalla vittoria di Emmanuel Macron alle elezioni presidenziali in Francia, rinsalderebbe l’asse franco-tedesco e accrescerebbe l’indipendenza dell’Ue da Washington. Si rafforzerebbero così il fronte internazionale abbozzato già al forum di Davos, nel gennaio scorso, e delineato meglio al vertice dei ministri finanziari del G20, tenuto a Baden Baden la settimana scorsa. Un fronte che comprende la Germania, la Francia e la Cina, e che ha per bandiera la difesa del libero commercio internazionale.

Nei due mesi passati dal suo insediamento, Trump non ha certo dato prova di grande efficacia, anche perché i repubblicani che hanno esperienza di governo sono quelli dell’amministrazione guidata da George W. Bush e dal suo vice, il “Neocon” Dick Cheney. Leader che non hanno mai sostenuto Trump e che anzi lo osteggiano. Il presidente ha finora risposto agli attacchi con una maldestra attività di dossieraggio, veicolato quasi esclusivamente dai siti web dei suoi simpatizzanti.

Nascono così le accuse di spionaggio lanciate contro Obama e le allusioni ai contatti tra la Clinton Foundation e il direttore dell’Fbi, James Comey, negli anni in cui questi fu membro del Cda e del comitato di controllo dei mercati finanziari della Hongkong & Shanghai Banking Corporation (Hsbc). Dalla filiale svizzera del colosso bancario sino-britannico passarono, infatti, bonifici per 81 milioni di dollari in favore della Clinton Foundation, ordinati da clienti come la famiglia reale saudita o Li Xiaolin, vicepresidente dell'associazione governativa cinese per l'amicizia con i paesi stranieri, nonché figlia di Li Peng, il primo ministro che ordinò il massacro di piazza Tienanmen.

Aldilà della guerra dei dossier, comunque, Trump spera di sconfiggere gli oppositori puntando su due obiettivi. Il primo è una robusta riduzione del carico fiscale, che dovrebbe essere resa possibile, secondo la Casa bianca, dalla legge di bilancio appena presentata al Congresso. Una Manovra finanziaria che taglia drasticamente la spesa improduttiva federale – peraltro assai impopolare negli Usa – e che investe invece su difesa, sicurezza e infrastrutture.

L’altro obiettivo è invece la sconfitta dello Stato islamico in Iraq e in Siria. Gli islamisti potranno forse resistere a Mosul qualche mese, ma la loro sconfitta è inevitabile. Gli Stati Uniti hanno inviato alcune centinaia di uomini delle forze speciali nel Kurdistan siriano, per giungere a Raqqa, la “capitale” dell’Isis nel paese, prima che vi arrivino i russi e le forze di Bashar al Assad. Anche qui, la sconfitta degli islamisti è solo questione di tempo, e la vittoria sullo Stato islamico sarà verosimilmente colta entro quest’anno.

Se all’inizio del 2018 Trump potesse vantare l’abbattimento della spesa federale, la riduzione delle tasse e la sconfitta dell’Isis, la sua posizione diventerebbe assai più solida. Il ritiro della riforma sanitaria, tuttavia, non consentirà i risparmi sperati e costringerà il presidente a rivedere la Manovra finanziaria appena presentata in parlamento. Un preludio non certo felice per l’auspicato taglio alle tasse.
 
Agenzia Nova