Rubrica
21.01.2017 - 11:28
Analisi
 
Trump alla Casa bianca cambia l’equilibrio di potere
Roma, 21 gen 11:28 - (Agenzia Nova) - di Fabio Squillante - L’arrivo di Donald Trump alla Casa bianca rappresenta uno spartiacque per le questioni internazionali. Nei due mesi trascorsi dalla sua elezione abbiamo assistito alla fortissima reazione del campo avverso, guidata dal presidente uscente, Barack Obama, il quale ha cercato in ogni modo di ridurre la capacità di manovra del successore. In questo senso si devono leggere le decisioni sul divieto di trivellazioni nell’Artico; il ritiro delle flotte militari dai mari della Cina; il mancato esercizio del diritto di veto su una risoluzione Onu contro Israele; l’espulsione di 35 diplomatici russi. Diversi esponenti di spicco del Partito repubblicano degli Stati Uniti si sono uniti convintamente all’offensiva anti-Trump, e lo stesso hanno fatto alcuni leader europei, a partire dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel.

Il nuovo presidente definisce obsoleta l’Alleanza atlantica, e “catastrofica” la politica del Cancelliere tedesco in tema d’immigrazione. Già in campagna elettorale, in effetti, il candidato repubblicano aveva indicato la necessità di riorientare la Nato – oggi tutta proiettata in funzione anti-russa – verso sud, in modo da fronteggiare la minaccia del terrorismo islamico. Quanto alla Merkel, è stato lo stesso presidente Obama, durante il suo ultimo viaggio in Europa, ad affidarle il testimone di “leader del mondo libero”, proprio in vista dell’arrivo di Trump alla Casa bianca.

I giudizi del neo-presidente, comunque, sollevano un’ondata di polemiche, anche da parte di commentatori che, per anni, hanno sottolineato come la Nato abbia perso la sua ragion d’essere, dopo il crollo dell’Urss, o l’incapacità del Cancelliere tedesco di agire da leader inclusivo dell’Ue. Esponenti politici ed osservatori, europeisti convinti, temono dunque che l’Occidente perdere la guida di Washington. Ad essi si unisce, per ironia della sorte, anche il presidente cinese, Xi Jin Ping, il quale, intervenendo al forum economico di Davos, attacca il protezionismo di Trump, e difende invece la globalizzazione e la libertà economica. Il nuovo presidente, del resto, non ha fatto mistero della volontà di contrastare l’espansionismo cinese, economico e militare, denunciando l’occupazione delle isole contese nel Pacifico, e la conquista dei mercati internazionali con metodi da dumping.

Se nelle ultime settimane l’offensiva anti-Trump ha dettato l’agenda della politica internazionale, trovando ampio spazio sui media, l’insediamento del nuovo presidente non potrà non cambiare decisamente lo scenario geopolitico. E’ ragionevole credere che Trump cambierà al più presto i vertici dell’intelligence e degli apparati di sicurezza, in modo da sottrarre armi agli avversari e costruire, invece, una propria solida rete di protezione. Nelle settimane successive si assisterà anche ad un profondo ricambio alla guida degli uffici giudiziari e delle rappresentanze diplomatiche all’estero. In quanto capo dell’esecutivo, Trump avrà infine molte leve per influire sull’attività del Congresso, riducendo il peso dei repubblicani dissidenti, tanto più in vista delle elezioni di medio termine del prossimo anno.

I suoi avversari faranno il possibile per inchiodarlo con le inchieste sulle interferenze russe nella campagna elettorale; sui suoi affari da immobiliarista; sul suo conflitto d’interessi, con l’obiettivo di ostacolarne l’iniziativa politica e, possibilmente, di ottenerne la destituzione. Una strategia che trova conferma nelle manifestazioni di protesta organizzate oggi a Washington, in occasione del suo insediamento alla Casa bianca. Gran parte dell’attenzione di Trump, almeno nella prima parte del suo mandato, sarà quindi concentrata sulla battaglia politica interna. Ma sarà difficile, d’ora in poi, contrastare un presidente nel pieno dei suoi poteri, e confortato da un sostegno popolare che potrebbe rivelarsi impermeabile ai tentativi di delegittimazione.
 
Agenzia Nova
 
La conquista di Luxottica rafforza la manovra francese su Generali
Roma, 21 gen 11:28 - (Agenzia Nova) - di Fabio Squillante - Il governo Gentiloni sembra orientato a difendere i “campioni nazionali” dell’industria e della finanza, al punto da considerare la possibilità di rendere più difficoltose eventuali scalate ostili. Come ha dichiarato alla Camera il ministro per i Rapporti con il parlamento, Anna Finocchiato, infatti, “il governo sta valutando l’opportunità di introdurre una regolamentazione che incrementi gli obblighi di trasparenza a carico degli acquirenti, esaminando anche le normative vigenti negli altri paesi (europei, ndr) e nell’Ocse”.

Ma se l’attenzione del mondo politico sembra catturata dalla partita tra Vivendi e Mediaset, il “sistema paese” francese muove con abilità su un altro fronte, conquistando uno dei grandi marchi industriali italiani, e rafforzando lo schieramento in vista di un possibile assalto a Generali, la compagnia assicurativa che da sempre rappresenta il cuore della finanza nazionale.

Lunedì 16 gennaio, infatti, viene annunciata la fusione tra Luxottica, campione mondiale dell’occhialeria, controllato dalla Delfin di Leonardo Del Vecchio, e la francese Essilor, gruppo all’avanguardia nel settore delle lenti da vista. Dall’accordo nasce un colosso con 50 miliardi di valore in Borsa, 140 mila dipendenti in tutto il mondo e 15 miliardi di fatturato. Il maggiore azionista sarà Del Vecchio, con il 31 per cento dei diritti di voto, mentre a Giorgio Armani spetterà una quota attorno al 2,2-2,3 per cento.

Gli azionisti francesi appaiono in confronto assai frammentati. Al primo posto figura Valoptec, la società che raduna 8.500 dipendenti di Essilor, cui spetterà il 4 per cento circa del nuovo gruppo. Ciò nonostante, i componenti il Cda saranno divisi a metà tra gli azionisti di Luxottica e quelli di Essilor, così come i poteri esecutivi, che saranno condivisi tra presidente (Del Vecchio) e vice, l’attuale presidente e Ceo della società francese, Hubert Sagnières. La coabitazione, inoltre, durerà tre anni, al termine dei quali il comitato nomine, presieduto da un rappresentante francese, deciderà i nuovi vertici.

Il gruppo EssilorLuxottica, del resto, avrà sede nella capitale francese, sarà quotato alla Borsa di Parigi ma non a quella di Milano. Non sorprende, dunque, che la stampa transalpina sottolinei che “i francesi resteranno alla guida della nuova entità”, e che “giuridicamente, è Essilor che acquista Luxottica per mezzo di un’offerta pubblica di scambio, e non il contrario” (Les Echos, Le Monde, 17.1.17).

Un altro grande marchio italiano passa dunque sotto bandiera francese, ma sarebbe difficile etichettare come strategica un’impresa produttrice di occhiali, per quanto grande e affermata essa sia. Nell’acquisizione di Luxottica da parte di Essilor, quindi, è forse ancora più importante considerare gli effetti che l’operazione potrà avere sulla partita per il controllo di Generali.

Delfin, la finanziaria di Leonardo Del Vecchio, possiede infatti il 3,16 per cento della compagnia assicuratrice triestina: un pacchetto prezioso per uno schieramento – quello francese – che sa di poter contare sulle quote di Société Générale (4,2 per cento), di Francesco Gaetano Caltagirone (3,0 per cento), di Benetton (0,94 per cento), e che spera di poter controllare Mediobanca (13,46 per cento). Uno schieramento che, anche se limitato agli azionisti sopra elencati, potrebbe contare sul 24,76 per cento dei diritti di voto.
 
Agenzia Nova