Rubrica
04.02.2017 - 16:28
Analisi
 
Incertezza politica in Italia? Forse in Francia e Germania ce n’è di più
Roma, 4 feb 16:28 - (Agenzia Nova) - di Fabio Squillante - Il commissario europeo all'Economia, il francese Pierre Moscovici, ingiunge al governo italiano di adottare entro aprile una correzione di bilancio pari a 3,4 miliardi di euro, pari allo 0,2 per cento del Pil. In caso contrario, minaccia Moscovici, la Commissione aprirà una procedura d'infrazione che farebbe schizzare in alto i tassi d'interesse sui titoli di Stato italiani, aggravando i costi del debito per il paese. Il differenziale con i tassi tedeschi è già tornato, questa settimana, a 188 punti base, mentre l'occupazione non cresce e la ripresa economica resta debole. E' naturale che il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ed il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, si adeguino, promettendo di adottare le misure richieste al più tardi entro il 30 aprile, quando sarà presentato in parlamento il Documento di economia e finanza.

L'Europa si mostra severa con l'Italia anche rispetto all'emergenza immigrazione. Giovedì 2 febbraio Gentiloni firma a Roma un accordo con Fayez al Sarraj, che guida il Consiglio di presidenza del governo di accordo nazionale libico, riconosciuto dalle Nazioni Unite. L'Italia s'impegna ad aiutare Sarraj a prendere il controllo delle acque territoriali e delle frontiere terrestri libiche, con pattugliamenti congiunti e la fornitura di motovedette e sistemi di controllo. Il Consiglio europeo informale che si tiene il giorno dopo a La Valletta, capitale di Malta, conferma il sostegno al governo di Sarraj e riconosce la validità dell'accordo, per la cui implementazione, tuttavia, offre solo 200 milioni di euro. Vale la pena di ricordare che l'accordo Ue-Turchia, voluto dalla Germania per chiudere la rotta d'immigrazione balcanica, è stato finanziato dall'Ue con sei miliardi.

L'Italia appare, come sempre, il più deboli dei grandi paesi dell'Unione. Per via del colossale debito pubblico, certo, ma anche dell'instabilità politica. Alla posizione negoziale del nostro governo non giova il gran discutere di elezioni anticipate. La prospettiva di uno scioglimento delle Camere appare tuttavia estremamente improbabile e, visti i tempi strettissimi che il parlamento ha stabilito per la riforma elettorale, è praticamente certo che la legislatura arrivi alla sua naturale conclusione, nel febbraio 2018. Il governo Gentiloni ha dunque un anno di tempo per operare con serenità, e non è detto che dalle prossime elezioni non emerga un quadro politico sostanzialmente simile all'attuale, con un governo sostenuto da Pd, centristi e Forza Italia.

In altre parole, lo scenario politico nazionale si mostra sufficientemente stabile, anche grazie alla guida sapiente del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Affatto diversa appare invece la situazione in Francia ed in Germania.

Il Francia il vincitore delle primarie del centrodestra, François Fillon, è travolto da uno scandalo che coinvolge la moglie e i figli: tutti stipendiati come assistenti parlamentari, senza aver mai lavorato. Fillon dichiara che non si farà da parte, chiede ai suoi sostenitori di attendere i risultati dell’indagine preliminare e denuncia un complotto “dei poteri”, alludendo probabilmente alla banca Rothschild, per la quale lavorava il candidato liberale Emmanuel Macron, ex ministro dell’Economia nel governo socialista di Manuel Valls. E' però assai probabile che Fillon si ritiri, lasciando il campo ad Alain Juppé, arrivato secondo alle primarie. Ex ministro degli Esteri e della Difesa, primo ministro dal 1995 al 1997, Juppé è uno storico membro della French-American Foundation, dalla quale fu selezionato nel 1981 come uno dei primi “young leaders” invitati negli Usa. Coinvolto nelle inchieste aperte contro l’ex presidente della Repubblica, Jacques Chirac, e accusato di malversazioni, ha mantenuto comunque fino ad oggi la carica di sindaco di Bordeaux.

Se Fillon dovesse cadere, al primo turno potrebbero fronteggiarsi la leader del Fronte nazionale, Marine Le Pen; Juppé per i Repubblicani; Macron per il nuovo partito In Marcia; Benoit Hamon per il Partito socialista e Jean-Luc Mélenchon per il Partito di sinistra. I sondaggi, per ora, attribuiscono il primo posto alla Le Pen, ma molto dipenderà da chi sarà il suo sfidante al ballottaggio. Macron, ed eventualmente Juppé, sarebbero i favoriti. Il primo sembra avere maggiori possibilità di raccogliere consensi trasversalmente, essendo un liberale in economia, ma orientato a sinistra sui temi delle libertà civili. Egli viene tuttavia percepito dall’estrema sinistra e dalle classi basse come il candidato del grande potere finanziario, ed una sua vittoria al ballottaggio è tutt’altro che certa. Juppé avrebbe il sostegno di tutto il centrodestra, e potrebbe raccogliere i voti della sinistra moderata, terrorizzata dall’idea di vedere la Le Pen eletta presidente, ma la sua immagine è vecchia e la sua candidatura non entusiasma.

Allo stato, sarebbe quindi incauto escludere una vittoria della Le Pen: un esito che potrebbe determinare l'uscita della Francia dall'Unione monetaria - non dall'Ue - e la fine dell’asse franco-tedesco. Mancano ancora tre mesi al 7 maggio, data del secondo turno elettorale, e tutto può ancora accadere, ma appare evidente come l’incertezza domini lo scenario politico della Francia, nel momento in cui il paese è impegnato, con alcuni dei suoi più importanti finanzieri, in una delicatissima campagna di conquista in Italia (Generali e Mediaset, solo per citare le partite più note).

Contrariamente a quanto si creda, l'incertezza pervade anche lo scenario politico della Germania, dove la Cancelliera Angela Merkel avrà molto da faticare per conquistare il suo quarto mandato. Subito dopo la vittoria di Donald Trump negli Usa, la Cancelliera ha tentato di garantirsi la rielezione, stringendo un patto di ferro con il Partito socialdemocratico (Spd), partner nell’attuale governo di grande coalizione. L’intesa prevedeva l’elezione del ministro degli Esteri Frank Walter Steinmeier (Spd) alla presidenza della Repubblica, ed una sfida per la Cancelleria tra la stessa Merkel e Sigmar Gabriel, presidente dell’Spd, vicepremier e ministro dell’Economia. Questi, tuttavia, raccoglieva nei sondaggi il 19 per cento dei consensi, contro il 57 per cento della Cancelliera, ed è stato spinto dal suo partito a ritirarsi in favore di Martin Schultz, ex presidente del Parlamento europeo.

Schultz, 61 anni, ha sempre criticato la rigidità di bilancio propugnata dalla Merkel e dal suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schauble, sostenendo la necessità di favorire la crescita nei paesi periferici dell’Unione, in modo da aiutarli a superare la crisi. Esuberante, popolare e soprattutto distante dall'establishment che da 15 anni domina la scena politica berlinese, egli ha solo un anno meno della Merkel, ma all’opinione pubblica appare più fresco. DeutschlandTrend, il sondaggio realizzato per conto della rete televisiva tedesca Ard, gli attribuisce infatti il 50 per cento delle intenzioni di voto, contro il 34 per cento della Cancelliera uscente. In Germania, come è noto, si vota per i partiti, e non per i candidati alla Cancelleria, ma il campanello d’allarme per la Merkel è suonato forte e chiaro.
 
Agenzia Nova