Siria: Iran tenta di cambiare i rapporti di forza in campo prima della conferenza Ginevra 2
Roma, 15 mag 19:01 - (Agenzia Nova) - In vista della Conferenza internazionale proposta da Stati Uniti e Russia sulla Siria, che si dovrebbe tenere il mese prossimo, denominata “Ginevra 2”, le autorità iraniane hanno deciso di aumentare il oro sostegno al regime di Bashar al Assad per cambiare i rapporti di forza in campo. Secondo quanto riferiscono fonti di Teheran, citate dal giornale arabo “al Hayat”, l’obiettivo degli iraniani è quello di arrivare a questa conferenza, che potrebbe essere decisiva per il futuro della Siria, con un netto vantaggio sul terreno delle truppe governative. Per questo si è rafforzato il coordinamento tra i pasdaran iraniani presenti nel paese con le forze dell’esercito regolare siriano, le milizie sciite libanesi di Hezbollah e quelle irachene.
A tal fine, ci sono diecimila combattenti che si preparano a partire dall'Iran per la Siria, dove intendono difendere i luoghi santi sciiti e sostenere il regime di Damasco. L'agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana "Fars", vicina al corpo scelto dei Guardiani della rivoluzione islamica, ha pubblicato sul suo sito internet le immagini di un raduno di migliaia di "volontari" che starebbero preparandosi a partire per la Siria. Il raduno, secondo la "Fars News", è avvenuto martedì sera nello stadio di calcio Shirudi della capitale iraniana Teheran. Secondo l'agenzia, un altro obiettivo dei "volontari" sarebbero anche le alture del Golan, occupate da Israele.
Quello del Golan è, infatti, un altro punto sul quale l’Iran si sta concentrando per cambiare le sorti del conflitto. Fonti bene informate di Teheran hanno rivelato che le autorità iraniane sarebbero riuscite a convincere Assad a dare alle milizie di Hezbollah un ruolo più importante nella guerra in corso, in particolare se deciderà di aprire un fronte sulle alture che dividono la Siria da Israele, per avviare un conflitto su scala regionale. La strategia di Teheran consiste nel fatto di mettere Gerusalemme, così come Washington e Mosca, davanti alle loro responsabilità, in particolare nel caso in cui dovesse davvero cadere il regime di Assad.
Un'ipotesi sarebbe quella di aprire il nuovo fronte sul Golan “verso il quale far confluire tutti i combattenti arabi e musulmani che vogliono effettivamente combattere contro Israele. Quell'area diventerebbe quindi la prima linea della lotta di tutti i gruppi armati mediorientali contro lo stato ebraico, riaprendo lo storico conflitto arabo-israeliano e permettendo, forse, al regime di Damasco di riprendere fiato nei confronti dello scontro interno alla Siria. In questo quadro va letto l’ammonimento lanciato il 7 maggio scorso alla Giordania dal ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi. In occasione della sua visita ad Amman, Salehi ha avvertito il monarca Abdullah II dal pericolo che corre il suo paese, nel caso in cui si facesse coinvolgere da Stati Uniti e Israele nel conflitto siriano.
Teheran ha anche accusato il Qatar di usare i suoi soldi per fare politica e minare la sicurezza della regione e dei paesi islamici. Teheran si sarebbe anche riavvicinata all'Egitto, offrendo al Cairo il ruolo di protagonista nella ricerca di una soluzione per la Siria e trovando d’accordo i funzionari egiziani, scontenti del ruolo giocato da Qatar e Turchia nella crisi. Quello dell’ingerenza dei paesi della regione nel conflitto siriano è un problema che si è posto anche il clero sunnita del Cairo.
Lo sceicco dell'università islamica egiziana di al Azhar, Ahmed Tayyeb, ha annunciato che l’istituzione da lui guidata “è contraria all'ingerenza iraniana e dei paesi arabi del Golfo, in modo particolare nel conflitto siriano". Parlando alla stampa egiziana di quanto sta accadendo in Medio Oriente, in particolare in Siria, il leader religioso sunnita ha spiegato che "è in atto un complotto per dividere il mondo arabo islamico e che è assolutamente necessario combattere invece per l'unità del mondo musulmano". In questo senso "l’università al Azhar sta giocando un ruolo molto importante per contrastare l'estremismo ideologico. Noi siamo al di sopra dello scontro politico e siamo distanti anche dai Fratelli Musulmani".
Le ingerenze straniere in Siria, però, non provengono solo dai paesi citati da Tayyeb. Tra le file delle milizie libanesi di Hezbollah che sostengono il regime di Assad, infatti, ci sarebbero anche combattenti sciiti provenienti dal Bahrein e dal Pakistan. E' quanto ha rivelato la corrente salafita giordana, che invece sostiene il Fronte di salvezza siriano, formazione armata islamica vicina ad al Qaeda. Il portavoce del gruppo giordano, Mohammed al Shalabi, ha spiegato al quotidiano "al Quds al-Arabi" che "abbiamo appurato la presenza di combattenti del Bahrein e del Pakistan e di altri paesi arabi del Golfo tra le fila di Hezbollah per combattere contro i ribelli dell'Esercito siriano libero. Si tratta di persone entrate in Siria dal Libano grazie all'aiuto dei dirigenti di Hezbollah". A controllare il villaggio di Khurba Ghazala, punto strategico verso il confine giordano riconquistato dal regime di Assad la scorsa settimana, ci sarebbero proprio le milizie di Hezbollah.