L’India ferma due militari italiani, i primi prigionieri dal 1991
Roma, 21 feb 11:18 - (Agenzia Nova) - A volte la politica internazionale riserva delle sorprese. E’ questo il caso dell’incidente verficatosi tra Italia ed India a proposito della morte di due pescatori, uccisi da colpi d’arma da fuoco esplosi a largo della costa indiana mercoledì 15 febbraio scorso: non lontano da dove si trovava un mercantile italiano, la Enrica Lexie, una delle poche navi a beneficiare del programma di protezione concordato tra la Marina Militare Italiana e Confitarma.
Sono già sul banco degli imputati due marò del Battaglione San Marco, i cui commilitoni non più tardi di un mese fa erano stati giustamente celebrati per il successo ottenuto nel respingere un attacco simile al largo della Somalia, permettendo la cattura di un significativo numero di pirati.
Stavolta è andata diversamente. Le autorità dell’India, che a loro volta da tempo tengono un atteggiamento assai intransigente nei confronti dei pirati somali, rei di aver tenuto in ostaggio lo scorso anno fino a cento marittimi indiani, hanno infatti accusato i nostri uomini imbarcati a bordo del Lexie di essere responsabili di quello che definiscono senza mezzi termini un doppio omicidio.
Dal momento che gli avvenimenti si sarebbero svolti in acque internazionali ed i nostri marò avrebbero agito da una nave italiana, il nostro paese reclama l’esclusività della propria giurisdizione e quindi il diritto di giudicare i militari che l’India ha costretto a sbarcare dal mercantile Lexia ed ora trattiene sul suo territorio. Non sembra tuttavia che gli interlocutori indiani siano stati particolarmente colpiti dalle argomentazioni prodotte dalla Farnesina.
Non ha certamente giovato all’Italia l’eccesso di prudenza mostrato nelle prime ore successive agli eventi. Il basso profilo adottato per non offendere la suscettibilità degli indiani è stato invece probabilmente scambiato per un’indiretta ammissione di colpevolezza, incoraggiando le autorità di Nuova Delhi ad assumere un atteggiamento più aggressivo.
Il Lexia è stato costretto ad entrare nel porto di Kochi, a consentire l’ingresso a bordo della polizia indiana e a permettere che questa traesse in arresto due dei nostri militari imbarcati per difenderlo.
Secondo ricostruzioni abbastanza ragionevoli pubblicate da alcuni giornali italiani, comunque, il 15 febbraio scorso i nostri militari avrebbero effettivamente aperto il fuoco contro un’imbarcazione il cui equipaggio si stava avvicinando con intenti palesemente ostili al mercantile che erano incaricati di proteggere, determinando l’allontanamento degli attaccanti. Sarebbero stati avvistati uomini armati e sparati colpi in aria, senza che nessuno tuttavia osservasse perdite.
Quello stesso giorno, risulta aver sostenuto un conflitto a fuoco con una nave militare anche il peschereccio sul quale lavoravano i due civili uccisi. Di qui l’idea che potesse trattarsi dello stesso episodio. Tuttavia le testimonianze prodotte dagli italiani descrivono un’imbarcazione diversa rispetto a quella su cui sono morti i due malcapitati marittimi indiani. Ed anche il punto dove è avvenuto lo scontro che ha coinvolto il Lexia sarebbe piuttosto lontano da quello in cui navigava il peschereccio indiano colpito. Qualcosa quindi non quadra.
Su queste basi, vi è chi sospetta che in realtà i combattimenti siano stati due, coinvolgendo non una, ma due imbarcazioni civili indiane e forse una vedetta della Guardia costiera indiana. Se così fosse, saremmo in presenza di un tentativo indiano di occultare le responsabilità delle proprie forze navali, dando al contempo in pasto alla propria opinione pubblica un capro espiatorio che avrebbe anche il vantaggio di identificarsi con i militari di un paese straniero.
Il sentimento nazionalista indiano non va infatti sottovalutato, specialmente nell’imminenza di una consultazione elettorale che, ancorché locale, coinvolgerà qualcosa come 200 milioni di persone, e per di più a pochi giorni di distanza dal colpo di stato che ha insediato alla testa delle Maldive un nuovo governo filocinese.
E’ proprio per pervenire all’accertamento di questa possibilità che l’Italia ha chiesto che sui corpi dei pescatori uccisi venisse condotta un’autopsia, senza peraltro ottenere alcun successo. Tuttavia, il mistero resta. E rimane anche il mistero del perché dei sei militari a bordo del Lexie, la polizia indiana ne abbia fatti sbarcare solo due. Su quali basi è stata fatta la scelta?
Sembra che nelle ore concitate che hanno preceduto l’ingresso del mercantile italiano nelle acque territoriali indiane, e quindi l’approdo al porto di Kochi, la Marina Militare abbia chiesto al comandante del Lexie di non aderire agli inviti rivoltigli dalle autorità indiane. Ma è chiaro che i rapporti di forza sul posto non lasciavano alternative. E adesso la frittata è fatta. Per la prima volta dai tempi di Bellini e Cocciolone, i piloti abbattuti durante la prima guerra del Golfo, nel 1991, militari italiani sono prigionieri di uno stato estero, che li accusa di aver commesso degli omicidi come si trattasse di semplici privati.