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23.03.2017 - 16:40
Analisi
 
Somalia: nominato il nuovo governo del premier Kheyre, 26 i ministri chiamati a rilanciare il paese
Mogadiscio, 23 mar 16:40 - (Agenzia Nova) - Ventisei ministri, di cui sei donne, altrettanti viceministri, 15 sottosegretari e un vicepremier, per un totale di 68 esponenti. Sono i numeri del nuovo governo somalo, le cui nomine sono state rese note dal primo ministro Ali Hassan Kheyre. "Il paese ha bisogno più che mai di un governo funzionale, quindi chiedo al parlamento federale di approvare le mie nomine al più presto", ha dichiarato Khayre, in carica dal primo marzo dopo essere stato nominato a sua volta dal neo presidente Abdullahi Mohamed “Farmajo”, nel mese scorso. Fra le nomine maggiormente degne di nota, quella dell’ex giornalista della “Bbc” e diplomatico Yusuf Garaad alla carica di ministro degli Esteri, mentre l’uomo d’affari ed ex giocatore di pallacanestro Mohamed Abukar Islow "Duale" è stato nominato ministro per la Sicurezza interna. L’ex ministro dell’Istruzione della regione semi-autonoma del Puntland, Abdi Farah Juha, è il nuovo ministro dell’Interno, mentre l’ex ministro degli Esteri Abdirahman Duale Beyle torna al governo nella veste di ministro delle Finanze, così come l’ex ministro della Salute, Maryan Qasim, una delle “quote rosa” del nuovo esecutivo, chiamata a ricoprire l’incarico di ministro degli Affari umanitari e la gestione delle catastrofi, incarico particolarmente delicato vista la grave siccità che sta colpendo il paese. Le nomine, che dovranno ora essere approvate dal parlamento, rappresentano indubbiamente un passo in avanti verso il processo di stabilizzazione e democratizzazione del paese, tuttavia alcuni analisti sostengono che l’elevato numero di dicasteri rischi di sottrarre risorse preziose in un momento in cui il governo si trova a dover affrontare una grave siccità che rischia di sfociare in una nuova carestia simile a quella che nel 2011 provocò la morte di oltre 260 mila persone nel paese.

All'inizio di questa settimana, infatti, le autorità locali hanno reso noto che almeno 26 persone sono “morte di fame” nella regione meridionale dell’Oltregiuba nelle ultime 36 ore, mentre sempre oggi l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) ha fatto sapere di aver intensificato la sua risposta all’emergenza siccità grazie al prestito di 22 milioni di dollari approvato questa settimana dal Fondo centrale di risposta alle emergenze delle Nazioni Unite (Cerf), che va ad integrare i finanziamenti già previsti dal Fondo speciale della Fao per l'emergenza e le attività di riabilitazione. Lo sforzo, si legge in un comunicato dell’agenzia Onu, è parte della risposta internazionale per prevenire un'altra carestia in Somalia cinque anni dopo quella provocò la morte di oltre 260 mila persone. Gli interventi della Fao mirano essenzialmente a rafforzare il sostentamento rurale e a ripristinare la produzione alimentare, garantendo nel contempo che le famiglie soddisfino le loro esigenze immediate di cibo e acqua. Ad ogni modo, la nomina del nuovo governo rappresenta l’ultimo tassello di un processo elettorale estremamente complesso e travagliato che è iniziato nell’ottobre scorso con le elezioni parlamentari – macchiate da diversi casi di corruzione e compravendita di voti che hanno ritardato di alcune settimane le operazioni, rischiando di minare alle fondamenta la credibilità del voto stesso – e proseguito con le elezioni presidenziali che si sono tenute (dopo diversi rinvii) lo scorso 8 febbraio decretando la vittoria di Farmajo, già primo ministro dal 31 ottobre 2010 al 19 giugno 2011 e con tutta probabilità il candidato più popolare tra la popolazione somala.

Il voto è stato considerato dagli osservatori come una possibile chiave di volta per il futuro della Somalia, finita in un vortice di instabilità e insicurezza a partire dal crollo del regime di Siad Barre nel 1991, e come un test di credibilità per le nuove istituzioni somale. La Somalia sconta infatti almeno mezzo secolo di turbolenze politiche, dal colpo di stato militare di Siad Barre, nel 1969, all'avvento delle Corti islamiche, fino al debole governo di transizione che si è concluso nel 2012 con l'entrata in vigore della nuova Costituzione e l'elezione di Mohamud. In tale contesto si è inserito il gruppo jihadista al Shabaab che, nonostante la vasta offensiva lanciata dalla Missione dell’Unione africana nel paese, Amisom, continua a rappresentare una minaccia costante e a mietere vittime nei territori sotto il controllo dello Stato. L’ultimo attacco è avvenuto martedì scorso nei pressi del Teatro nazionale della capitale Mogadiscio, provocando la morte di almeno cinque persone. Secondo quanto riferito da fonti di polizia citate dall’agenzia d’informazione “Sonna”, un'autobomba è esplosa nei pressi di un posto di blocco a poche centinaia di metri dal compound presidenziale.
 
Agenzia Nova