Rubrica
16.02.2017 - 18:10
Analisi
 
Somalia: con l’accordo per la costruzione di una base militare nella città di Berbera si rafforza la presenza degli Emirati nel Somaliland
Mogadiscio, 16 feb 18:10 - (Agenzia Nova) - Il parlamento dello stato separatista del Somaliland, nel nord della Somalia, ha approvato domenica scorsa l’accordo che consente agli Emirati arabi uniti di stabilire una base militare sul suo territorio. La decisione rischia tuttavia di acuire le tensioni fra lo stato autoproclamatosi indipendente nel 1991 – ma non riconosciuto dalla comunità internazionale – e il governo federale di Mogadiscio, al cui vertice è stato eletto la scorsa settimana il neo presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, detto “Farmajo”. L’accordo, la cui autorizzazione è stata approvata con 144 voti favorevoli e soli due contrari, fa seguito alla richiesta formale presentata il mese scorso dal governo di Abu Dhabi per ottenere l’autorizzazione ad aprire una base nella città portuale di Berbera. La ratifica dell’accordo è stata salutata con favore dal presidente del Somaliland, Ahmed Mohamed Silanyo, secondo il quale la base militare contribuirà a creare posti di lavoro, mentre una ferma condanna è arrivata dal governo federale di Mogadiscio. Il revisore generale del governo di Mogadiscio, Nur Farah Jimaale, ha infatti fatto sapere che l’esecutivo somalo presenterà un reclamo ufficiale nei confronti degli Emirati, a sua detta responsabili di aver "infranto le leggi internazionali". In base all’accordo, gli Emirati forniranno anche formazione militare e attrezzature alle forze armate del Somaliland, che negli ultimi anni si sono contraddistinte nella lotta contro il gruppo jihadista al Shabaab, le cui attività sono state in gran parte limitate nella regione separatista. La costruzione della nuova base, del resto, non è il primo affare concluso da Somaliland ed Emirati. Lo scorso anno, infatti, la società Dubai Ports World – uno dei maggiori operatori portuali al mondo con i suoi 77 terminal marittimi da gestire in sei continenti – si è aggiudicata la concessione del porto di Berbera con un contratto trentennale del valore complessivo di 442 milioni di dollari.

Dp World ha acquisito la quota del 65 per cento nella joint-venture conclusa con il governo del Somaliland per la gestione e l’ampliamento del porto, che esporta principalmente bestiame verso il Medio Oriente e che è considerato un asset strategico situato sulla costa meridionale del Golfo di Aden, all’ingresso del Mar Rosso e del Canale di Suez. L’accordo prevede in particolare la costruzione entro i prossimi 10 anni di un terminal della capacità di 200 mila container l’anno e l’equipaggiamento tecnico di 650 metri di banchina marittima. Sono escluse le operazioni di dragaggio e la costruzione di una strada che collegherà il porto di Berbera all’Etiopia, in maniera tale da consentire l’approvvigionamento dei beni anche a questo paese senza sbocchi sul mare. La crescente presenza economica e militare degli Emirati nel Corno d'Africa testimonia l’interesse strategico che la regione riveste per i paesi del Golfo sia per via delle operazioni militari in corso in Yemen sia per gli interessi marittimi delle monarchie del Golfo nel Mar Rosso. Oltre a quella che sorgerà a Berbera, gli Emirati dispongono già di una base militare nel porto di Assab, in Eritrea, considerata strategica per la campagna militare contro i ribelli yemeniti Houthi. La struttura, a detta di molti osservatori, potrebbe finire per fare concorrenza alle numerose basi presenti a Gibuti, da sempre considerato un polo logistico delle potenze straniere. Non c’è dubbio che per il governo del Somaliland il progetto della costruzione della base militare nel porto di Berbera offra una concreta opportunità di sviluppo per l’economia della regione, ma al tempo stesso rischi di aprire un nuovo contenzioso con il governo centrale di Mogadiscio.

Autoproclamatosi indipendente nel maggio 1991 in seguito allo scoppio della guerra civile generata dalla resistenza nei confronti del regime di Siad Barre, il Somaliland non è infatti riconosciuto dalla comunità internazionale e tal mancato riconoscimento implica per le autorità di Hargheisa l’impossibilità di accedere agli aiuti delle organizzazioni di credito internazionali e, di conseguenza, l’economia della regione risulta stagnante. Rispetto al resto della Somalia, afflitto da instabilità politica, tensioni separatiste e minaccia jihadista, il Somaliland rappresenta quasi un’oasi di pace e di stabilità, se solo si trattasse di un governo effettivo e dai pieni poteri. In tale contesto, è proprio la città di Berbera a rappresentare il cuore pulsante dell’economia del Somaliland, dal momento che dal suo porto transita la quasi totalità dell’import-export locale. Il nuovo progetto di Dubai Ports World potrebbe dunque incrementarne le capacità per rendere questa città portuale uno snodo logistico dei traffici nel Corno d’Africa. Il Somaliland intrattiene oggi contatti politici con diversi paesi europei e del Golfo, con Etiopia e Kenya, oltre che a livello regionale con l’Unione europea e l’Unione africana, che nel 2007 ha discusso per la prima volta il possibile riconoscimento della regione somala come Stato “de facto”. In questo scenario gli Emirati Arabi Uniti – strategicamente interessati a espandere il predominio dal Golfo Persico al Mar Rosso attraverso partnership più salde nel Corno d’Africa – si sono spinti ben oltre, rafforzando una cooperazione multisettoriale con il Somaliland. Il governo di Abu Dhabi rappresenta inoltre uno dei maggiori donatori a livello umanitario e fra i maggiori investitori a livello affaristico per diversi paesi del Corno d’Africa, se è vero che società e fondi di investimento emiratini hanno di recente finanziato la costruzione di infrastrutture logistiche, energetiche e turistiche sempre puntando anche al rafforzamento della cooperazione militare, volta a ridurre l’influenza delle formazioni jihadiste che rendono tutta la regione africana alle porte del Golfo estremamente instabile.
 
Agenzia Nova