| Caratteri generali | ||
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Forma di governo: Repubblica semipresidenziale
Superficie: 56.594 chilometri quadrati Abitanti: 4 milioni 432 mila Capitale: Zagabria Composizione etnica: croati 89,6%, serbi 4,5%, bosniaci 0,5%, italiani 0,4%, magiari 0,4%, albanesi 0,3%, sloveni 0,3%, altri 4% Lingua: croato Religione: cattolici 87,8%, non religiosi/atei 5,2%, ortodossi 4,4%, musulmani sunniti 1,3%, protestanti 0,3%, altri 1% Moneta: kuna Presidente: Ivo Josipovic (dal 18 febbraio 2010) Primo ministro: Zoran Milanovic (Sdp) Confini: Slovenia, Ungheria, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Mar Adriatico. |
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| La situazione politica | ||
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Il candidato di centrosinistra, Ivo Josipovic, vince nel gennaio 2010 le elezioni presidenziali in Croazia con il 60,3 per cento dei voti ed entra in carica il 18 febbraio. Josipovic si impegna a sostenere le riforme del governo e la lotta alla corruzione. Il suo rivale, Milan Bandic, ex socialdemocratico sostenuto dalla destra e dalle gerarchie ecclesiastiche, ottiene il 39,7 per cento dei voti.
Europeista convinto, esponente della sinistra moderata, professore di diritto all'Università di Zagabria, Josipovic promette di adoperarsi per concludere al più presto la fase finale dell'adesione della Croazia all'Unione europea, la cui domanda è stata presentata dieci anni fa, quando il Partito socialdemocratico, di cui Josipovic è membro, detronizza la destra nazionalista del defunto presidente Franjo Tudjman.
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| Lo stato dell'economia | ||
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Anche la Croazia ha subito negli ultimi due anni gli effetti della crisi economica mondiale, maggiormente avvertita per il rallentamento delle riforme strutturale e delle privatizzazioni dovuto alle resistenze politiche. L'Italia è il principale partner commerciale del paese, che beneficia dell'afflusso di capitali esteri da Austria, Germania e Stati Uniti, oltre che dall'Italia. L'agricoltura, concentrata nelle pianure settentrionali, punta su mais, frumento, patate, barbabietola da zucchero, mentre sulla costa si coltivano la vite e l'ulivo. Buone le esportazioni di legname, ricavato dalle foreste che coprono il 37,1 per cento del territorio. In Croazia sono sfruttati alcuni giacimenti di gas naturale e di petrolio, oltre che di carbone e bauxite. L'industria vede competitivi i settori di cantieristica, siderurgia, metallurgia, chimica, petrolchimica, meccanica, alimentare e tessile. Le prime due banche del paese sono controllate da istituti di credito italiani. Fiorente l'industria turistica.
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| Cenni storici | ||
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Abitata fin dalla preistoria, con tracce di insediamenti umani risalenti all'età della pietra messe in luce già alla fine dell'Ottocento, la Croazia è stata influenzata dal settimo secolo avanti Cristo da colonie greche insediate su tutte le coste del mar Adriatico. Dominata per secoli dagli Illiri, venne conquistata dai Romani tra il 229 e il 219 avanti Cristo, per diventare provincia romana nel 9 d.C. sotto l'imperatore Tiberio che la divise in Pannonia e Dalmazia. Alla caduta dell'impero romano, dopo le invasioni di Avari, Eruli e Ostrogoti, tornò sotto la dominazione di Bisanzio. Nel VII secolo d.C. fu invasa da popolazioni slave. In Pannonia e in Dalmazia si stabilirono i Croati, provenienti dalla attuale Polonia meridionale. Gli Illiri si concentrarono nelle città della costa dalmata, i croati nell'entroterra. Il primo stato croato si formò nel 925, con l'unificazione di Pannonia e Dalmazia ottenuta dal re Tomislav. Nacque nel Medioevo, col "pacta conventa" del 1102, il legame con l'Ungheria durato fino al crollo dell'impero austro-ungarico nel 1918. Le città costiere della Dalmazia rimasero per secoli, dal 1409 al 1797, territori veneziani. Alla caduta della Repubblica Veneta, la Dalmazia passò all'Austria col trattato di Campoformio. Nel 1805 tornò ai francesi, che la restituirono all'Austria col congresso di Vienna (1814-15). In Croazia nel 1830 nacque un movimento nazionalista, guidato da Ljudevit Gaj, che puntò all'autonomia dall'Ungheria, ma solo nel 1868 nacque il Regno di Croazia e Slavonia, a cui vennero garantiti l'autonomia amministrativa e il riconoscimento del serbo-croato come lingua nazionale. Nel 1918, al termine della Grande guerra, nacque il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni. Nel 1921 venne votata la costituzione centralista del "Vidovdan" (da San Vito), ma proprio il carattere centralista non fu accettato dai croati. Nel 1928, tre deputati croati vennero uccisi nel parlamento di Belgrado da un deputato montenegrino, Punisa Rasic. I deputati croati lasciarono il parlamento. L'anno dopo il re Alessandro attuò un colpo di stato, nel 1931 lo stato diventò Regno di Jugoslavia, nel 1934 il re Alessandro fu assassinato a Marsiglia. Nel 1941 la Croazia venne proclamata stato indipendente dagli ustascia di Ante Pavelic, che ne diventò capo del governo. La corona di re della Croazia venne offerta ad Aimone di Savoia, che non la rifiutò ma non si recò mai nel paese per l'incoronazione. Nel 1944 Belgrado venne occupata dall'armata rossa e dai partigiani di Josip Broz Tito. E Tito al termine della seconda guerra mondiale venne dichiarato "presidente a vita" della Repubblica socialista federale di Jugoslavia, comprendente Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, oltre a due province speciali: Vojvodina e Kosovo. Nel 1948 si ebbe la rottura dei rapporti tra Stalin e Tito, il quale diede vita a un modello autonomo di comunismo con riforme economiche che consentivano un minimo di iniziativa privata e una moderata apertura all'occidente.
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Nel 1980, alla morte di Tito, le varie repubbliche della federazione jugoslava hanno accentuato i tentativi di ottenere una forma maggiore di autonomia. Con la caduta del muro di Berlino, anche per la Jugoslavia arrivò il momento delle riforme democratiche e dell'inizio della fine della federazione. Nel 1990 si tennero le prime elezioni libere in Croazia. Vinse l'Unione democratica croata (Hdz) guidata da Franjo Tudjman, che il 25 giugno del 1991 proclamò l'indipendenza unilaterale del paese. Seguì una guerra sanguinosa, con i serbi che intervennero pesantemente attaccando numerose città croate, come Vukovar e Dubrovnik. Dopo l'attacco serbo al palazzo presidenziale di Zagabria, nell' ottobre del 1991, il parlamento croato ruppe ogni legame con la Jugoslavia. Dolorose furono le operazioni di "pulizia etnica" con le minoranze costrette a lasciare le loro case. Alla caduta di Vukovar, distrutta dopo tre mesi di assedio, Islanda, Vaticano, Austria e Germania procedono a un riconoscimento unilaterale della Croazia. L'anno successivo arriva il riconoscimento di gran parte degli stati mondiali.
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