Scheda paese - Bosnia-Erzegovina

Caratteri generali
 
Forma di governo: Repubblica federale
Superficie: 51.209 chilometri quadrati
Abitanti: 3 milioni e 940 mila
Capitale: Sarajevo
Composizione etnica: bosniaci 44%, serbi 31%, croati 17%, altri 8%
Lingue: bosniaco, croato e serbo
Religione: musulmani sunniti 43%, ortodossi 29,9%, cattolici 18%, altri 9,1%
Moneta: marco convertibile
Presidente: Nebojsa Radmanovic, rappresentante serbo, Bakir Izetbegovic, bosniaco e Zeljko Komsic, croato.
Primo ministro: Vjekoslav Bevanda
Alto rappresentante  Comunità Internazionale per la Bosnia-Erzegovina: Valentin Inzko
Confini: Croazia, Serbia, Montenegro.
   La bandiera bosniaca

 

La situazione politica
 

La Bosnia-Erzegovina è costituita da tre entità territoriali: la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, la Repubblica serba di Bosnia-Erzegovina e il Distretto di Brcko. Con l'accordo di Dayton del 1995 (che ha messo fine alla guerra nella ex Jugoslavia), l'ex repubblica jugoslava della Bosnia-Erzegovina (indipendente dal 1992) è stata spartita in due zone: la Federazione croato-musulmana (51 per cento del territorio) e la Repubblica serba (il restante 49 per cento). Ciascuna delle due zone ha un proprio ordinamento, che, soprattutto nel caso della prima, prevede una complessa gerarchia di ruoli e responsabilità per garantire il mantenimento di buoni rapporti di convivenza tra le etnie musulmana e croata. Secondo l'Accordo di Dayton è stata istituita la figura dell'Alto Rappresentante della Comunità Internazionale per la Bosnia-Erzegovina, la più alta autorità civile del paese a cui spettano dei compiti di controllo, di monitoraggio e supervisione in merito alla supervisione e applicazione degli "aspetti civili" dell'Accordo di Dayton, nonché potere di imposizione di provvedimenti legislativi e di rimozione di pubblici funzionari che ostacolano l'attuazione della pace. Per quanto riguarda il Distretto di Brcko, situato nel Nord del Paese al confine con la Croazia, questo gode, ai sensi dell'Arbitrato interno del 1999, di un elevato grado di autonomia  anche in materia economica e fiscale. Il Distretto è stato ufficialmente istituito l'8 marzo 2000 con una decisione dell'allora Alto Rappresentante delle Nazioni Unite Wolfgang Petritsch. Dopo le dimissioni del primo ministro Haris Silajdzic, rappresentante serbo-bosniaco del Partito per la Bosnia, è diventato premier il serbo-bosniaco Nikola Spiric. In tal modo si è evitata una crisi istituzionale nata dalle misure di Lajcak (adottate per snellire i poteri dell'esecutivo centrale) percepite come una minaccia per l'entità serba. Le ultime elezioni legislative nel paese si sono tenute ad ottobre 2010, ma un accordo sul nuovo governo è stato raggiunto solo nel gennaio 2012 con la nomina a premier dell'economista Vjekoslav Bevanda.

   I membri della Presidenza tripartita della Bosnia-Herzegovina: Bakir Izetbegovic, Nebojsa Radmanovic e Zeljko Komsic.
 
Lo stato dell'economia
 
La Bosnia-Erzegovina era la repubblica più povera della ex Jugoslavia. La pianificazione centralizzata ha avuto delle ripercussioni sullo stato attuale dell'economia e tre anni di guerra tra etnie hanno distrutto le fragili infrastrutture del paese, provocando un incremento della disoccupazione e un crollo della produzione dell'80 per cento. Dopo la lenta ripresa degli anni Novanta e l'aumento del tasso di crescita nei primi anni del nuovo secolo, la crisi internazionale del 2008-2009 ha avuto effetti negativi sull'economia del paese. Restano fondamentali gli aiuti internazionali gestiti dalle autorità locali con la supervisione del "Peace implementation council" (Pic), organo formato dagli Stati donatori. L'agricoltura è poco produttiva, mentre sono rilevanti la pastorizia e lo sfruttamento delle foreste. Le uniche risorse minerarie sono il carbone e i minerali di ferro. Sono presenti industrie siderurgiche, meccaniche, elettroniche, del legno, del cemento, tessili, chimiche e alimentari. La città di Brcko è un'area pilota per gli investimenti internazionali: i partner principali sono Croazia, Slovenia, Germania e Italia.
   Un'immagine di Sarajevo
     
Cenni storici    
     
Durante i primi secoli dell'età cristiana, la Bosnia fa parte dell'impero romano. Caduta Roma, viene contesa da Bisanzio e dai regni romano-barbarici occidentali. Gli slavi si insediano nella regione nel VII secolo e i regni di Croazia, Doclea e Rascia/Serbia si spartiscono il territorio nel IX secolo con i ducati di Zachumlia e Terbunia. Il regno medioevale della Bosnia ottiene l'indipendenza intorno al 1200 e la mantiene fino al 1463, quanto i turchi ottomani conquistano la regione. Durante il dominio turco, che dura fino al 1878, molti bosniaci ed erzegovinesi abbandonano i loro legami con la cristianità in favore dell'Islam. Nel 1878, la Bosnia viene data in amministrazione all'Austria-Ungheria e dal 1908 i suoi abitanti entrano a far parte dell'impero austro-ungarico. Dopo la grande guerra la Bosnia diventa parte del regno di Jugoslavia, solo per essere ceduta alla Croazia controllata dal governo nazionalista dello Stato indipendente di Croazia durante il secondo conflitto mondiale. La vittoria sul nazifascismo vede l'istituzione della Repubblica socialista federale di Jugoslavia, guidata da Tito e la nascita della Repubblica bosniaca.

Nel 1991, Bosnia ed Erzegovina si dichiarano stati sovrani e nel referendum per l'indipendenza, il 64 per cento dei votanti si pronuncia a favore. Il governo federale, tuttavia, non riconosce l'indipendenza e invia militari nell'area, dove la minoranza serba reagisce con violenti scontri e rappresaglie. Un forte conflitto contrappone le fazioni dei serbi bosniaci, dei musulmani e dei croati. I militari serbi massacrano migliaia di musulmani bosniaci ed espellono tutti i non-serbi dalle regioni sotto il loro controllo. La capitale Sarajevo è messa sotto assedio dalle forze serbe. Nel febbraio del 1994, musulmani e croati giungono al cessate-il-fuoco e firmano, il 16 marzo, un accordo per creare una confederazione musulmano-croata in Bosnia. Oltre il 70 per cento del paese è ancora sotto il controllo dei serbo-bosniaci. Gli equilibri si spostano poi nel 1995 verso l'alleanza croato-musulmana. Il 21 novembre dello stesso anno, a Dayton, nell'Ohio, i capi di Stato bosniaco,  Alija Izetbegovic, serbo Slobodan Milosevic e croato Franjo Tudman siglano l'accordo di pace, che trasforma la Bosnia-Erzegovina in una repubblica federale, assegnandone il 51 per cento del territorio alla Federazione di Bosnia ed Erzegovina e il restante 49 alla Repubblica Serba. La versione definitiva del trattato viene firmata a Parigi il 14 dicembre dello stesso anno. La guerra si chiude con un bilancio di circa 102 mila morti e 1,326 milioni di profughi. Nel 1966 nel paese si stanzia il contingente Eufor, formato da 30 mila uomini. Le prime elezioni interamente gestite dalle autorità nazionali, senza l'intervento dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), si tengono nel 2002 con l'elezione di una presidenza tripartita. Nel 2007, l'Eufor riduce la presenza a 2500 unità. Le ultime consultazioni dell'ottobre 2010 confermano infine alla presidenza il serbo Nebojsa Radmanovic, il bosniaco Bakir Izetbegovic e il croato Zeljko Komsic.
   Mostar, Ponte vecchio