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Speciale difesa: Libia, l'Italia riapre l'ambasciata, primo "avamposto" occidentale a Tripoli
Roma, 11 gen 15:15 - (Agenzia Nova) - L'Italia riapre l'ambasciata in Libia dopo quasi due anni e promette di aiutare le autorità di Tripoli a gestire i flussi migratori, fornendo droni per controllare i confini e navi per pattugliare le coste. Si può riassumere così la visita-lampo del ministro dell'Interno italiano, Marco Minniti, avvenuta ieri nella capitale libica. Dopo la chiusura dell'ambasciata il 15 febbraio 2014, l'Italia torna dunque operativa in Libia con un ambasciatore, Giuseppe Perrone, che ha presentato questa mattina le lettere credenziali al governo di accordo nazionale del premier designato Fayez al Sarraj, capo del Consiglio presidenziale libico. Fonti consultate da "Agenzia Nova" riferiscono che presso la sede diplomatica, su richiesta italiana, è presente un dispositivo di sicurezza rafforzato. Per riprendere le normali attività diplomatiche, come ad esempio la fornitura di visti, sarà però necessario attendere alcuni giorni. Ex direttore centrale per i paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente della Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza della Farnesina, Perrone, classe 1966, ha iniziato la carriera diplomatica il 15 febbraio del 1990 ed è stato a capo del consolato generale a Los Angeles dal 2011 fino al 2014. Negli Stati Uniti si è occupato soprattutto di tecnologia ed energie sostenibili, prima di tornare in Italia ad occuparsi di Medio Oriente per il nostro ministero degli Esteri.

Secondo Mattia Toaldo, analista dell'European Council on Foreign Relations (Ecfr) e tra i massimi esperti europei di Libia, "l'arrivo di Perrone a Tripoli è molto importante sia per la caratura del nuovo ambasciatore che conosce molto bene la Libia ed è conosciuto molto dai libici che contano, ma anche perché l'ambasciata italiana avrà un duplice ruolo: 'avamposto occidentale' in una Tripoli dove non c'è neanche l'Onu e dove quindi la nostra ambasciata sarà l'unica ad avere contatti sul terreno; fornitrice di servizi consolari e quindi 'soft power' verso la popolazione che ha 'fame' di contatti col mondo esterno".

La stessa Farnesina, attraverso un comunicato, ha sottolineato che la “riapertura dell'ambasciata a Tripoli è un importantissimo segnale di amicizia nei confronti di tutto il popolo libico ed è un segnale di forte fiducia nel processo di stabilizzazione di quel paese”. In una nota, il ministero precisa che Perrone “è uno dei migliori conoscitori della regione e delle tematiche politiche del Mediterraneo: ecco perché abbiamo voluto fare ricadere su di lui la scelta". La diplomazia italiana, prosegue la Farnesina, è al lavoro "per ottenere risultati concreti sui fronti del contrasto alla immigrazione illegale, al traffico di essere umani e sul fronte del controllo dei punti di transito migratorio alla frontiera sud fra Libia e Niger”. “Compatibilmente con le condizioni di sicurezza – continua la nota - miriamo inoltre a migliorare l’interscambio commerciale tra i nostri due paesi, a rafforzare il raccordo tra i nostri imprenditori e quelli libici e a promuovere le opportunità di investimento, anche nel cruciale rinnovamento delle infrastrutture estrattive e nella cooperazione bilaterale nel campo delle fonti energetiche rinnovabili e degli idrocarburi non convenzionali".

Nella conferenza stampa tenuta nella capitale libica, Minniti ha detto che saranno prese tutte le misure necessarie per riattivare e rafforzare "ulteriormente" gli accordi tra Italia e Libia stretti nel 2008 e nel 2012. "Tenendo conto degli accordi già fatti tra Italia e Libia, uno nel 2008, l’altro più recente del 2012, abbiamo comunemente deciso di raggiungere un accordo nei tempi più brevi possibili che consenta a Italia e Libia di combattere insieme gli scafisti". Il primo accordo, quello del 2008, prevede il pattugliamento misto delle acque libiche con il respingimento di tutti i migranti intercettati e il finanziamento dei centri di accoglienza. Il secondo, mai attuato, rinviava alla programmazione di attività in mare negli ambiti di rispettiva competenza nonché in acque internazionali, secondo quanto previsto dagli accordi bilaterali in materia e in conformità al diritto marittimo internazionale. Obiettivo comune, ha spiegato Minniti, "è stroncare il traffico di esseri umani. Per fare questo, c’è bisogno di un’attività di cooperazione a 360 gradi, a partire dalla messa in sicurezza dei confini, con particolare riferimento ai confini del sud della Libia".

Secondo Toaldo, tuttavia, non sono chiari i dettagli degli accordi (o delle bozze di accordi) firmati da Minniti. "Più che con il governo Sarraj, debolissimo, per l'Italia conta stabilire rapporti con le strutture burocratiche libiche, in questo caso ministero degli Interni e guardia costiera. Il grosso punto di domanda è se, come nel 2008-2009, questi accordi non troppo pubblici possano contenere anche dei respingimenti di fatto". Per il quotidiano britannico "The Times", l'Italia ha offerto alla Libia droni e radar nell'ambito di un accordo volto a ridurre le partenze dei migranti verso l'Europa. Il piano, secondo "The Times", comprende la fornitura di attrezzature e addestramento, ma anche un'azione ai confini del deserto libico. "L'accordo in atto per ridurre l'immigrazione include l'equipaggiamento e l'addestramento, e si tratta di un grande passo avanti", ha detto una fonte del governo italiano al quotidiano britannico. "Include azioni lungo il confine desertico della Libia, che sono più importanti del fermare i trafficanti sulla costa", ha aggiunto la fonte. L'iniziativa rientra negli sforzi dell'Ue per ridurre la migrazione e include, secondo "The Times", la fornitura di imbarcazioni della Guardia costiera, insieme a droni e radar per controllare e fermare il flusso di migranti attraverso la Libia.

Se le informazioni di "The Times" dovessero essere confermate, bisognerebbe individuare una base area dalla quale far partire i droni e dove, presumibilmente, inviare il personale italiano per addestrare i libici. Ciò prevede tuttavia anche la messa in sicurezza e la difesa dalla suddetta base. Un progetto assai difficile da realizzare nel contesto libico particolarmente fluido e instabile. Le forze del maresciallo di campo Khalifa Haftar, comandante dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) della Cirenaica, ostili alle milizie di Misurata alleate del governo di Tripoli, stanno gradualmente estendendo il proprio controllo al sud della Libia, dopo aver messo in sicurezza l'est della Libia e la strategica area della Mezzaluna petrolifera. Appare difficile individuare una zona dove operare in relativa sicurezza nel sud della Libia, dove la presenza delle forze di Tripoli e di Misurata è scarsa, senza scendere a compromessi con la fazione libica che fa capo a Tobruk, oltre che con le tribù locali.

Complicato anche il progetto per realizzare il pattugliamento congiunto delle acque libiche, anche se l'addestramento della Guardia costiera libica è attualmente in corso nell'ambito della missione europea Eunavfor Med - Sophia, peraltro su una nave italiana (la San Giorgio). Le forze che si oppongono al governo Sarraj, infatti, avrebbero gioco facile nel denunciare presunte ingerenze di "colonialisti" italiani nelle acque territoriali della Libia. Mentre il ministro Minniti visitava Tripoli, infatti, l'ex premier del dissolto governo libico di salvezza nazionale, Khalifa Ghweil, ha chiesto al primo ministro italiano, Paolo Gentiloni, di ritirare il contingente militare di stanza a Misurata. Secondo il sito web informatico libico "al Marsad", l'esponente politico libico, considerato vicino alle fazioni islamiche più estremiste e che si considera ancora il legittimo primo ministro del paese nordafricano, ha paragonato la presenza italiana a Misurata al passato coloniale dell'epoca del Fascismo. Il riferimento di Ghweil - protagonista questa estate di un fallito golpe contro il governo di accordo nazionale con sede a Tripoli - è alla missione italiana Ippocrate, che prevede lo schieramento nella base aerea di Misurata di 65 unità di una componente sanitaria (ospedale da campo); 135 unità di una componente di comando/controllo e funzionamento logistica; 100 unità per la protezione di tutte le componenti della struttura ospedaliera.

Domenica scorsa, 8 gennaio, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha detto nel corso di un'intervista a "Sky Tg24" che la lotta contro gli scafisti e i trafficanti di esseri umani deve essere condotta anche in acque libiche. E' necessario "imprimere una trasformazione alla missione europea, perché è venuto il momento di passare alla fase 2b", ha detto il ministro. In accordo con il governo libico, ha aggiunto, "dobbiamo sostenere la Guardia costiera e la Marina perché ci siano controlli nelle loro acque. Questo perché non possiamo continuare a veder partire migliaia di barconi e migliaia di migranti dalle coste della Libia". Quanto al controllo del territorio, il ministro conferma l'utilizzo di oltre settemila militari. La fase 2b invocata dal ministro Pinotti, tuttavia, per l'ingresso nelle acque territoriali libiche prevede necessariamente un passaggio al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, di cui l'Italia è appena entrata a far parte come membro non permanente. Anche qui però si tratta di una partita non facile, visto il sostegno della Russia (che ha diritto di veto) alle forze di Haftar.

L’Italia può contare anche sul comando di Eunavfor Med - Sophia con l’ammiraglio Enrico Credendino. Alla fine dello scorso novembre si è concluso il secondo ciclo addestrativo ad opera della Marina militare italiana in favore della Marina e della Guardia costiera libiche, con 78 militari e cinque tutor a bordo dell'italiana San Giorgio e della nave olandese Rotterdam. Adesso l’addestramento prosegue solo sulla San Giorgio fino alla prossima primavera, quando si concluderà la prima delle tre fasi dell'addestramento. Nel frattempo i riflettori sono puntati sull'intesa annunciata da Minniti e sul ruolo di punta dell’ambasciatore Perrone, “centro di coordinamento principale di tutti questi progetti”, come riferito dal Viminale in una nota. (Asc)
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