SPECIALE ENERGIA
 
Speciale energia: il Libano entra nella partita energetica del Mediterraneo dopo anni di stallo
Beirut, 09 gen 14:15 - (Agenzia Nova) - Il ministro dell'Energia e delle risorse idriche libanese, Cesar Abi Khalil, ha dichiarato che l'approvazione dei due decreti sul petrolio e il gas rappresentano "un segnale positivo per le aziende interessate", precisando che il governo avvierà una gara d'appalto che prevede l'esplorazione di almeno cinque blocchi ad offerta. Parlando nel corso di una conferenza stampa, il ministro ha sottolineato: "Stiamo lavorando per avviare il primo turno di offerte al fine di attirare le società e dare il via alle licenze esplorative". Khalil ha aggiunto che il governo libanese e la Petroleum Administration offriranno cinque dei dieci blocchi attuali al largo delle coste del paese nella prima offerta. "Sarà un processo graduale", ha aggiunto.

Il Consiglio dei ministri libanese ha approvato due decreti che sbloccano lo sfruttamento delle risorse offshore di gas e petrolio. La votazione del decreto è avvenuta nella prima riunione del governo da quando ha ottenuto la fiducia lo scorso 28 dicembre. In particolare, l’esecutivo ha approvato due decreti: il primo definisce le coordinate dei dieci blocchi delle concessioni previsti nella Zona economica esclusiva (Zee) del Libano, mentre il secondo dovrebbe specificare i termini del contratto di esplorazione e produzione tra lo Stato e i concessionari. La mancanza di una legislazione specifica e il vuoto istituzionale vissuto dal paese da maggio del 2014 allo scorso ottobre aveva portato ad un "congelamento" del dossier dello sfruttamento delle risorse energetiche. La nuova normativa potrebbe consentire alle 46 aziende pre-selezionate nell’aprile del 2013 di presentare le loro offerte definitive.

Nella conferenza stampa il ministro Abi Khalil ha sottolineato che ora "il Libano ha condizioni favorevoli" per quanto riguarda il settore energetico, rispetto ad altri paesi vicino. "Non ci sono più ostacoli e ciò amplificherà gli interessi delle aziende intenzionate ad investire". Secondo il ministro, il governo potrebbe già firmare accordi entro i prossimi nove mesi: "Non abbiamo fretta, ma stiamo cercando di promuovere in modo adeguato la questione". Per quanto riguarda l'area di mare contesa con lo Stato di Israele, il ministro ha ricordato che "il Libano ha già annunciato quali siano i suoi confini marittimi precisi", osservando che "il governo utilizzerà tutti i mezzi a disposizione per difendere" i suoi diritti e le sue risorse.

Per gli analisti l'approvazione dei due decreti rappresenta un passo cruciale dopo che il paese ha vissuto oltre due anni di impasse istituzionale dopo la fine del mandato del presidente Michel Suleiman il 25 maggio 2014. La situazione politica si è di fatto sbloccata solo lo scorso 31 ottobre 2016 con l'elezione alla presidenza del leader del Movimento patriottico libero, Michel Aoun. A causa dell'impasse istituzionale, il Libano è rimasto indietro rispetto a Israele, Cipro ed Egitto nello sviluppo dei giacimenti di gas e petrolio situati nel Mar Mediterraneo. Indagini sismiche avviate nel 2013, quando era ministro dell'Energia Gebran Bassil, hanno stimato risorse potenziali fino a 96 miliardi di piedi cubi di gas e 850 milioni di barili di petrolio. Tra le aziende qualificate per avviare le esplorazioni vi sono Exxon Mobil, l'italiana Eni, Chrevon, Petroleo Brasileiro e Royal Dutch Shell. Nella lista delle 34 società qualificate come "non operatori" figurano invece Marathon Oil, Omv e Dana Petroleum. In base alla legge libanese, il governo dovrebbe iniziare a mettere all'asta i diritti di esplorazione sei mesi dopo la firma dei decreti.

Nonostante la maggioranza dei partiti abbia appoggiato i due decreti firmati dal governo, il Partito socialista progressista guidato dal leader druso, Walid Jumblatt, ha fortemente criticato le modalità e le tempistiche di voto. Intervistato dal quotidiano libanese "L'Orient le Jour", Jumblatt ha sottolineato che la decisione presa dal governo rappresenta un tentativo di svendere le risorse energetiche del paese. Per il leader del Partito socialista progressista il governo ha aggirato un punto cruciale su cui più volte si è espresso il partito, ovvero la creazione di un fondo sovrano nazionale volto a finanziare lo sfruttamento delle risorse energetiche e la creazione di una società nazionale incaricata di controllare e decidere le operazioni. Jumblatt ha osservato che questo sistema è stato adottato con successo nei paesi del Golfo, come ad esempio in Arabia Saudita dove opera la società statale Aramco, ma anche in Algeria ed Iraq dove sono state istituite la Sonatrach e la Iraq Petroleum Company.

Per il leader druso l'assenza di un fondo sovrano e di una società energetica nazionale fa ricadere l'intera competenza della gestione delle risorse sul ministro in carica e sul Dipartimento per l'energia, aumentando di fatto il rischio di casi di corruzione. "Tutti senza eccezione sono coinvolti e hanno convenuto di dare al ministero dell'Energia pieni poteri nella gestione delle risorse di petrolio e gas, abbandonando l'idea di un fondo sovrano e di una società operativa nazionale". Secondo Jumblatt, la decisione sarebbe stata presa da alcuni partiti già prima delle elezioni presidenziali e la formazione del governo.

La questione delle risorse energetiche offshore è stata sollevata da alcuni analisti anche in occasione della decisione nei mesi scorsi di costruire un muro sul versante costiero meridionale del campo profughi palestinese di Ain el Hilweh. L’obiettivo del muro, secondo alcuni analisti, è garantire non solo la sicurezza dell’intero paese, ma anche quella dei futuri investitori nel settore energetico. Nel mese di novembre scorso la questione di questa opera infrastrutturale aveva generato un dibattito sulla stampa ma anche nella società civile libanese. Nel campo profughi, infatti, convivono oltre 70 mila rifugiati palestinesi e siriani. Il campo profughi di Ain el Hilweh è stato costruito nel 1948 a sud-est della città meridionale libanese di Sidone per accogliere i rifugiati palestinesi che fuggivano dalla guerra israelo-palestinese. A partire dagli anni Novanta il campo profughi di Ain el Hilweh è stato “governato” da gruppi legati al movimento palestinese di Fatah. Nel corso degli ultimi cinque anni, la popolazione del campo è aumentata fino a raggiungere almeno 70 mila unità circa a causa dell’afflusso di profughi provenienti dalla Siria.

Negli ultimi anni gli scontri tra i diversi gruppi armati del più grande campo profughi del Libano hanno posto l’attenzione sulla questione della sicurezza sia al suo interno che all’esterno. I fatti di cronaca spesso culminano con omicidi di esponenti di alto profilo di esponenti di Fatah, il partito palestinese che governa storicamente il campo di rifugiati. A lottare per il predominio di Ain el Hilweh alcuni movimenti islamisti di ispirazione qaedista, come Fatah al Sham e Jund al Sham. Sarebbe stata questa la ragione della costruzione del muro per garantire la sicurezza della popolazione, ma anche dei potenziali futuri investitori per lo sfruttamento delle risorse energetiche. (Res)
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