Esteri
 
Romania: l’Europa League “ha riportato Bucarest sulla mappa del mondo”
Bucarest, 13 mag 2012 10:00 - (Agenzia Nova) - Calcio e politica si stanno mescolando come mai prima nel quotidiano dei romeni, creando una fitta rete di rapporti a volte sorprendenti. Per fare solo un esempio, due dei candidati al comune di Bucarest per le elezioni del mese prossimo sono l’ex allenatore e grande calciatore della squadra nazionale, Anghel Iordanescu e il proprietario del club di calcio con il maggior numero di trofei, la Steaua Bucarest, George Becali. Se si aggiunge che la gente non sembra mai sazia di sapere tutto quello che c’è da sapere su due mondi all’apparenza così distanti, si capisce il motivo dell’alluvione di dibattiti politici e calcistici che ha sommerso la programmazione dei canali televisivi romeni.

Se c’è qualcosa che in Romania non è mai andato in crisi negli ultimi anni è proprio il numero dei canali televisivi dedicati esclusivamente allo sport e alla politica, che aumentano di continuo. Un detto popolare recita: “Se ci sono due cose in cui in Romania tutti sanno tutto, sono il calcio e la politica”. Quando un mercato è basato su presupposti del genere, è ovvio che siano in molti a cercare di sfruttarlo. Sicché, nonostante l'arrivo di un nuovo governo, l'approvazione di misure importanti come l'aumento degli stipendi pubblici e le dispute fra i politici alla vigilia della campagna elettorale per le elezioni locali, lo spazio pubblico è stato monopolizzato dal più importante evento sportivo mai ospitato dalla Romania, la finale del torneo calcistico “Europa League”, svoltasi il 9 giugno scorso.

Dopo sei anni di preparativi, più di 200 milioni di euro spesi e infinite vicissitudini per un sforzo organizzativo con cui le autorità romene non si erano mai confrontate, l'evento si è guadagnato ampi spazi sulla stampa romena ed estera, diventando, oltre che una gara sportiva, anche un vero test per il mercato locale e per la società stessa. La grande scommessa della costruzione di un nuovo stadio, il riordino del centro storico e la preparazione a livello infrastrutturale della capitale Bucarest in vista dell'invasione di una “armada” spagnola composta da quasi quarantamila tifosi delle due squadre che hanno disputato la finale, l’Athletic Bilbao e l’Atletico Madrid, si è dimostrata un biglietto vincente per l'economia romena, dall’industria alberghiera, alla ristorazione fino ai produttori di birra e di generi alimentari e i trasportatori.

Lo spettacolo calcistico non è stato l'unico primato che questa finale di coppa europea ha portato alla Romania. Si deve aggiungere il traffico record registrato nel più grande aeroporto del paese, lo Henri Coanda (Otopeni), dove solo nel giorno della finale sono arrivati 107 aerei dalla Spagna, nonché il grado di occupazione al cento per cento dei 25 mila posti letto nelle strutture alberghiere della città, per non parlare dagli incassi senza precedenti dei proprietari di pub e ristoranti della zona centrale di Bucarest e nelle vicinanze dello stadio “National Arena”, dove 55 mila spettatori hanno assistito alla partita fra le due squadre iberiche. “La loro partita, la nostra finale”, è stato lo slogan sotto il quale le autorità romene hanno preparato Bucarest per ricevere i numerosi ospiti stranieri e dare l'immagine di una città pulita, accogliente e calda.

La finale calcistica è stata anche la prima mostra di “spirito europeo” offerta agli abitanti di Bucarest, che hanno interagito in massa con cittadini di altri paesi dell'Ue. Noti per la loro ospitalità, i romeni hanno confermato la loro fama cercando in tutti modi possibili di far sentire i visitatori il più possibile “come a casa”. Così, i ristoranti e i pub del centro storico hanno allestito bandiere spagnole e dei Paesi baschi, hanno introdotto menù in lingua e hanno assunto personale con conoscenza del castigliano. Per agevolare l'accesso dei tifosi alle varie attrazioni turistiche nel centro della capitale, il comune di Bucarest ha anche deciso, malgrado l'ira degli automobilisti, di bloccare il traffico su alcuni viali centrali.

Il comune ha anche introdotto corse di autobus speciali per collegare lo stadio al centro della città, ha prolungato gli orari della metropolitana fino a dopo la mezzanotte e ha allestito due “fan-zone” in due locazioni emblematiche per la capitale, davanti al Palazzo del Parlamento e all’università dove gli “sfortunati” che non hanno potuto assistere alla partita allo stadio si sono radunati in decine di migliaia per seguire l'evento su grandi schermi televisivi. Grande interesse, ovviamente, anche da parte dei media: “l’invasione iberica” ha monopolizzato i canali televisivi, già dedicati ai dibatti politici, ed erano centinaia i giornalisti sparsi per la città per seguire le “armade” madrilena e basca e strappare impressioni e testimonianze ai visitatori.

Gesto molto apprezzato dalle tifoserie straniere è stata la pubblicazione da parte del più grande quotidiano sportivo romeno, la “Gazeta sporturilor”, di un’edizione in spagnolo oltre a quella in romeno nel giorno della finale. Nonostante il grande numero di persone, la finale dell'Europa League si è conclusa senza alcun incidente, grazie soprattutto ai circa 3.000 agenti di polizia dispiegati per assicurare l'ordine, selezionati in base alle conoscenze della lingua spagnola, dei quali 850 solo per la gestione del traffico.

L'evento calcistico si stima abbia avuto un’audience televisiva mai raggiunta in Romania, oltre 5 milioni spettatori, ai quali si aggiungono le centinaia di milioni nei vari paesi in cui la partita è stata trasmessa. Per lo spettacolo d’apertura della finale, le autorità hanno provveduto alla stipula della più grande polizza d’assicurazione mai firmata in Romania, pari a 6,2 milioni di euro. Per assistere ad uno dei maggiori eventi calcistici del pianeta sono arrivati anche invitati di spicco come il principe erede del trono della Spagna, Felipe, e altri rappresentanti della Casa reale di Madrid, il sindaco della capitale spagnola, Ana Botella, il capo del governo dei Paesi baschi, Patxi Lopez, e il sindaco della capitale turca Ankara, Melih Gokcek.

Oltre ai numerosi parlamentari romeni, ha assistito al match anche il nuovo capo del governo di Bucarest, Victor Ponta e il suo omologo moldavo, Vlad Filat, che ha fatto una visita lampo per essere accanto al suo collega romeno al “National Arena”. Oltre ai visitatori stranieri, nelle zona Vip dello stadio si sono seduti i più grandi imprenditori ed industriali romeni. Secondo una stima del quotidiano economico “Ziarul Financiar”, il valore complessivo dei patrimoni degli imprenditori che hanno assistito alla partita superava il miliardo di euro. Non c’è da stupirsi, allora, se anche al prezzo di 1.100 euro a posto, la zona Vip è stata occupata al cento per cento.

Ma, al di là degli incassi, il guadagno maggiore va sicuramente all’immagine della capitale Bucarest, che si è consacrata come città europea agli occhi delle decine di migliaia di stranieri che l’hanno visitata. I romeni si sono dimostrati civili, accoglienti e appartenenti alla stessa grande famiglia europea a cui per decenni, durante gli anni oscuri del periodo comunista, hanno sognato di far parte.

A mettere la parola fine all’evento, il bomber dell'Atletico Madrid, Radamel Falcao, che con due reti favolose è stato decisivo per la vittoria della sua squadra. “Ringraziamo il popolo romeno per come ci ha accolti. Non abbiamo avuto tempo per conoscerci meglio, ma è un posto dove ci siamo trovati fantasticamente. Ritorneremo!”, ha detto il colombiano che non ha nascosto l'intenzione di tornare da turista il prima possibile in Romania. Nonostante il rammarico della sconfitta, anche la star dell'Atlethic Bilbao, Fernando Llorente, ha tenuto a esprimere il suo parere sulla città che ha ospitato una finale che la sua squadra non vedeva da 35 anni. “L'atmosfera a Bucarest è stata fantastica”, ha detto il basco, mentre l'allenatore dei bianco-rossi di Madrid, l'argentino Diego Simeone, ha espresso l'apprezzamento per l'accoglienza ricevuta e la bellezza della città.

Tante parole d'incoraggiamento sono la spinta morale che molti romeni cercavano, e la conferma che organizzare i grandi eventi ripristina la fiducia in se stessa in una nazione che negli ultimi decenni si è inesorabilmente svuotata di orgoglio nazionale. ”Questa finale ci ha riportati sulla mappa del mondo, e non solo su quella del calcio”, ha concluso il sindaco di Bucarest, Sorin Oprescu. (Rob)
 
 
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