Personaggi: Matteo Rivellini, il legame strategico ed economico tra i Balcani e l'Europa
Roma, 5 mag 2012 09:00 - (Agenzia Nova) - La regione dei Balcani può rappresentare la prossima area di allargamento dell’Unione europea, soprattutto perché può favorire la crescita dei sistemi economici dei vari paesi membri dell’Unione europea. L’Italia, in particolare, in tema di scambi commerciali risulta sempre tra i primi posti come partner commerciale di tutti i paesi balcanici. Un’importanza “strategica ed economica”, quindi, come sostiene Matteo Rivellini, Senior Loan Officer della Banca europea per gli investimenti (Bei), in un’intervista rilasciata a “Nova”.
Rivellini, come consigliere del vice presidente italiano dell'istituto, Dario Scannapieco, responsabile per gli investimenti della Bei sia in Italia che nei Balcani, e come operativo nel settore degli investimenti della Bei in Slovenia, Albania e Kosovo, è in grado di fornire un quadro ben definito riguardo la situazione economica dell’area, oltre a consentire di comprendere quali sono i settori e le reali possibilità di investimento nella regione. Sin dai suoi studi universitari Rivellini ha avuto modo di entrare in contatto con i Balcani. Dopo aver studiato a Milano, infatti, si è trasferito a Parigi grazie a una borsa di studio e in terra francese ha approfondito la questione degli accordi di Dayton. “Da studente ero affascinato dalla complessità giuridica di tali accordi. Oggi registro la complessità della loro applicazione”, spiega Rivellini.
Il primo approccio reale con l’area balcanica, però, è stato un viaggio lavorativo in Kosovo. “Il Kosovo è stato effettivamente il mio primo contatto con la regione. Sono arrivato poco dopo la conclusione delle ostilità prima per gestire un progetto di ricostruzione di case in un villaggio nella municipalità di Klina e poi per gestire per conto delle Nazioni Unite e l’Osce il primo censimento della municipalità di Shtime in vista delle prime elezioni libere del 2000 durante le quali ho infine svolto il ruolo di osservatore internazionale per conto dell’Osce”. In seguito Rivellini ha lavorato presso uno studio legale di Milano e in una Ong di New York. Poi il punto d’arrivo, la Banca europea per gli investimenti in Lussemburgo.
“La Bei ha rappresentato un’opportunità unica di mettere a disposizione le mie energie e competenze per un’organizzazione internazionale partecipata dal mio Paese e contribuire da giurista alla realizzazione degli investimenti sia in Italia che nei Balcani”, afferma Rivellini, che aggiunge “non potevo chiedere di più”. Successivamente arriverà la nomina a consigliere del vice presidente italiano della Bei, Dario Scannapieco, e la carica attuale di responsabile per gli investimenti in Slovenia, Albania e Kosovo.
La posizione di Rivellini riguardo le possibilità e i settori di investimento nei Balcani per l’anno corrente parte da un tema d’attualità per chi vive nei paesi dell’Unione europea, ossia la crisi del debito. “La crisi degli ultimi anni prima del debito privato e poi del debito pubblico ha colpito duro i paesi della regione balcanica. – spiega Rivellini –. Basti pensare alla flessione della crescita del prodotto interno lordo serbo che sino al 2008 cresceva mediamente del 5 per cento mentre nel 2009 è addirittura calato del 3,5 per cento per poi assestarsi su una crescita mediamente dell’1 per cento annuale sino ad oggi”.
La situazione, però coinvolge anche gli altri paesi dell’area, come l’Albania e la Slovenia “che, nonostante non sia un paese propriamente balcanico e sia già parte integrante della comunità monetaria europea, ha un’economia ancora fortemente legata a quelle della regione balcanica”. Soffermandosi proprio sulla Slovenia, Rivellini ricorda che “nel 2009 il paese ha dovuto registrare una flessione del PIL dell’8 per cento, dopo essere cresciuto mediamente di oltre 4 per cento annuo nel periodo precedente. La crescita, inoltre, è stata lievemente negativa anche lo scorso anno e purtroppo le previsioni confermano il dato anche per il 2012”.
Questi numeri ci mostrano, quindi, come siano gli stessi contesti della regione balcanica a essere diventare notevolmente più rischiosi per chi finanzia gli investimenti. “A questa maggiore rischiosità deve aggiungersi che gli Stati della regione stanno compiendo sforzi importanti per mantenere sotto controllo il debito pubblico, possibilmente al di sotto del 60 per cento del Pil, già in linea con i dettami comunitari”, conferma Rivellini.
Quest’ultimo punto, sebbene rappresenti un punto a favore per questi paesi, determina, però anche una maggiore selettività “nella scelta degli investimenti (anche infrastrutturali, data la loro particolare onerosità) da sostenere, sia per quelli sostenuti direttamente da paesi esteri, sia per quelli con impegni di pagamento verso istituzioni finanziarie internazionali quali ad esempio la stessa Bei”, spiega Rivellini. Il ruolo della Banca europea per gli investimenti in questo contesto è di fondamentale importanza, visto lo status di principale finanziatore della regione con investimenti nel 2011 per circa 1,5 miliardi di euro all’anno (per progetti localizzati in Slovenia, Croazia e Balcani occidentali). Una posizione che la Bei tenterà di mantenere anche nell’anno in corso.
Secondo quanto affermato dallo stesso Rivellini, il compito della Bei, però, non si limiterà “solo a colmare quel deficit infrastrutturale che ancora esiste in molti dei paesi balcanici, specie nel sistema dei trasporti, nella produzione e distribuzione di energia e nello sviluppo delle telecomunicazioni”, citando alcuni macrosettori, ma anche senza “far venire meno il proprio sostegno alle piccole e medie imprese che operano attraverso il sistema bancario locale”. Queste previsioni acquistano un’importanza ancora maggiore, ricorda Rivellini, se si tiene conto che “nemmeno la Bei è rimasta immune alla crisi del debito sovrano visto che in seguito a tale crisi i suoi soci (i paesi membri dell’Unione europea) hanno chiesto alla banca di consolidare le proprie attività abbandonando i ritmi di crescita vertiginosi degli ultimi tre anni”.
Vista la situazione, la Bei si è dovuta riorganizzare tenendo conto delle richieste degli azionisti. Ai vertici della banca è stato richiesto “di non ridurre gli investimenti (ovvero di farlo solo marginalmente) in due regioni”, una comprende l’area entro i confini dell’Ue, mentre l’altra riguarda proprio i Balcani. “L’Europa – continua Rivellini – ha chiaramente detto alla sua banca di operare sì da buon banchiere e quindi di consolidare (se possibile ancor di più) i propri fondamentali di bilancio” e, allo stesso tempo “le ha chiesto di fare uno sforzo per non far mancare il sostegno necessario allo sviluppo dell’economia dei Balcani”.
Per quanto concerne le possibilità d'integrazione europea per i paesi dell’area, Rivellini non si sbilancia visto il “momento così complesso” che coinvolge l’Unione europea. Ricordando l’adesione della Croazia, prevista per il 2013, e il raggiungimento dello status di paese candidato per Serbia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia e Montenegro, il responsabile della Bei ha ricordato la questione commerciale non rappresenta “il solo elemento trainante nelle relazioni Unione europea-Balcani”. Oggettivamente parlando, infatti, i mercati balcanici non possono rappresentare “lo sbocco principale delle prospettive di crescita degli operatori economici comunitari. Sarebbe, però, altrettanto miope non rendersi conto del ruolo strategico che svolgono quei paesi per l’apertura di mercati, quelli sì interessanti anche in termini assoluti, che si estendono ancora più a oriente ei Balcani”.
La regione balcanica rappresenterebbe, quindi, un ponte di collegamento tra l’Unione europea e i mercati russi e cinesi. Nell’area si è assistito, infatti, a una trasformazione dal punto di vista storico: “Molti di questi paesi rappresentavano sino a qualche decennio fa l’avamposto difensivo di sistemi politico economici e culturali antitetici al nostro. Oggi, invece, hanno tutti politiche e soprattutto prospettive economiche del tutto filo-occidentali”. Nonostante questa trasformazione, “i legami culturali, religiosi e di civilizzazione che hanno legato per decenni questi Paesi e Mosca o Pechino non sono andati perduti ed oggi rappresentano una ricchezza che non manca di essere gradatamente consolidata”. Un esempio in questo senso è rappresentato dalla Serbia, che coltiva relazioni di partnership sempre più fitte con Russia e Cina.
Se per i Balcani potrebbe essere di fondamentale importanza aderire a organizzazioni sovranazionali come l’Unione europea, non di minore importanza sarebbe per Bruxelles poter annoverare tra le proprie fila i paesi di quest’area. Secondo Rivellini è giusto registrare “un atteggiamento di favore da parte della Germania, sul cui ruolo di leader nel contesto europeo attuale non credo ci siano dubbi”. Ricordando una recente visita del cancelliere tedesco, Angela Merkel, in Serbia, in cui ha quest’ultima dichiarato “che la Serbia ha diritto a entrare nell’Unione europea in quanto la Serbia appartiene all’Europa”. “Mi sembra un buon punto di partenza…”, conclude Rivellini. (Sit)